Alla felice e inaspettata scoperta della… serendipità

Sono giunte all’Accademia diverse richieste di chiarimento sulla parola serendipità, in particolare su origine, significato, varianti formali e parole derivate.

Risposta

Cominciamo dall’origine. Il sostantivo femminile serendipità è un forestierismo adattato, derivato dal termine inglese serendipity, che secondo l’Oxford English Dictionary (OED) è “the faculty of making happy and unexpected discoveries by accident” (‘la capacità di fare scoperte felici e inaspettate in circostanze accidentali’) e al tempo stesso anche “the fact or an instance of such a discovery” (‘il fatto o uno specifico caso di una scoperta di tal genere’).

Sempre dall’OED apprendiamo che il termine, nato nel Settecento, ha conosciuto in inglese una notevole diffusione, specie a partire dal Novecento, generando l’aggettivo serendipitous ‘caratterizzato da serendipity’ (dal 1958), l’avverbio serendipitously ‘con serendipity’ (dal 1969) e il sostantivo serendipitist ‘persona che agisce con serendipity’ (dal 1927).

Serendipity è una parola d’autore, creata a tavolino da Lord Horace Walpole (Conte di Orford e autore di The Castle of Otranto, 1764, considerato il primo romanzo gotico della letteratura inglese), il quale in una lettera del 28 gennaio 1754 indirizzata al suo lontano cugino Horace Mann (diplomatico britannico attivo in Italia) afferma di aver coniato il termine sulla base del titolo della fiaba persiana The Three Princes of Serendip (‘I tre prìncipi di Serendip’), i cui protagonisti “were always making discoveries, by accidents and sagacity, of things they were not in quest of” (‘facevano continue scoperte, grazie al caso e alla sagacia, di cose che non stavano cercando’). Serendip è la variante inglese dell’arabo Serendib, toponimo attribuito dai geografi medievali allo Sri Lanka (isola situata al largo della costa sud-orientale dell’India, in passato denominata Ceylon).

I tre arguti prìncipi dell’antica fiaba, tra le altre cose, avevano dedotto da indizi rilevati lungo il cammino (come l’altezza dell’erba ai lati della strada o le diverse impronte umane e animali) che di lì era da poco passato un cammello zoppo, orbo, senza un dente, cavalcato da una donna incinta e con un carico di miele da un lato e di burro dall’altro (e grazie a queste deduzioni erano riusciti a salvarsi dall’accusa di aver rubato quel cammello). A questa notevole “sagacia accidentale” (accidental sagacity la chiama Walpole) si sarebbero poi ispirati grandi narratori come Voltaire nel suo racconto filosofico Zadig o Umberto Eco nel Nome della rosa, nel cui incipit il protagonista Guglielmo da Baskerville riesce a dedurre da alcuni dettagli notati lungo il cammino che dall’abbazia verso cui si dirigeva era appena fuggito il cavallo preferito dell’Abate (indovinandone persino il nome, Brunello!).

L’avventurosa e affascinante storia dei tre prìncipi di Serendip era stata raccolta e tradotta dalla lingua persiana in italiano da Cristoforo Armeno nel suo Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo (Venezia, Tramezzino, 1557), libro che Walpole poteva leggere tanto nell’originale italiano quanto nella traduzione inglese Travel and Adventures of the Three Princes of Serendip (London, Chetwode, 1722).

Per la particolare ma non infrequente circostanza della serendipity Walpole sentì la necessità di coniare un nuovo termine dopo che (come racconta a Mann nella citata lettera) proprio grazie alla combinazione di caso e intuito sagace era riuscito a identificare un dipinto perduto di Giorgio Vasari: un ritratto di Bianca Capello, granduchessa di Toscana, in cui aveva dapprima casualmente notato uno stemma, identificandolo poi con il blasone gentilizio dei Capello grazie al riscontro di un vecchio libro di araldica veneziana.

Walpole rende partecipe Mann anche di un episodio di serendipity più frivolo, ma non meno indicativo: Lord Shaftesbury, trovandosi per caso a una cena con diversi commensali, aveva scoperto l’avvenuto matrimonio tra il duca di York e la signora Hyde, che era lì presente con la madre, dal rispetto che a tavola la madre dimostrava nei confronti della figlia, evidentemente maggiore del solito ora che la giovane era divenuta duchessa.

La voce Serendipity dell’enciclopedia online Wikipedia raccoglie numerosi casi di quella che, con l’economista tedesco Christian Busch, possiamo anche definire “fortuna attiva” (active luck): si va dalla scoperta della penicillina, del viagra o degli effetti allucinogeni dell’LSD all’invenzione del forno a microonde o al brevetto dei foglietti autoadesivi post-it.

Ma veniamo ora all’adattamento del termine nella nostra lingua, vale a dire il sostantivo femminile serendipità. Il Grande dizionario della lingua italiana fondato da Salvatore Battaglia (GDLI) registra la voce (vol. XVIII, 1996) e ne fornisce come prima attestazione assoluta un esempio del 1974 tratto dal repertorio di neologismi di Luciano Satta, Il millevoci: le parole e le accezioni che non tutti conoscono (Messina-Firenze, D’Anna, 1974; stessa datazione in Zingarelli 2026):

Serendipità / Strano termine, introvabile nei dizionari: “Sta a indicare – usiamo le parole di un illustre clinico – la capacità di un ricercatore di rilevare e interpretare correttamente un fenomeno occorso in modo del tutto casuale”. E si cita l’esempio di Fleming e della penicillina. Insomma è il fare una scoperta quando le ricerche non sono orientate verso quella scoperta.

Proprio su questa attestazione si basa la definizione di serendipità fornita nel GDLI, in cui si noterà (anche dalla marca d’uso “scient[ifico, linguaggio]”) che la felice e inattesa scoperta con cui si manifesta la serendipità sarebbe vincolata al solo campo della ricerca scientifica: “Capacità di cogliere e interpretare correttamente un fatto rilevante che si presenti in modo inatteso e casuale nel corso di un’indagine scientifica diversamente orientata”.

Medesima limitazione al campo delle scienze presenteranno poi anche altri dizionari importanti, quali il GRADIT 2007 e il Devoto-Oli 2025.

Ma se è vero che la serendipità è spesso collegata alle scoperte scientifiche, è altrettanto vero che la capacità di cogliere e interpretare correttamente un fatto rilevante che si presenti in modo casuale giungendo a una felice scoperta può anche riferirsi a discipline diverse da quelle scientifiche e a fatti della vita di tutti i giorni. Ce lo suggeriscono innanzitutto le definizioni di serendipità riportate in altri dizionari, per i quali l’àmbito della scoperta non è necessariamente scientifico: “La capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, spec. in campo scientifico, mentre si sta cercando altro” (Vocabolario Treccani 2008; cfr. anche le definizioni in Sabatini-Coletti 2024 o Zingarelli 2026).

E ce lo confermano le attestazioni della parola che è possibile reperire tramite il corpus testuale di Google libri. Riportiamo qui di seguito alcune attestazioni distribuite tra il 1951 e gli anni Settanta (che consentono di retrodatare la forma serendipità al 1962 e la variante serendipidità addirittura al 1951):

Potrebbe forse un giorno, per un vero miracolo di serendipidità, riesumarsi un relitto, ritrovarsi un frammento delle sue [= del pittore greco antico Zeusi] opere disseminate in Sicilia e nella Grecia, e allora la critica sarebbe in condizione di formulare il suo giudizio. (Lorenzo Collura, Zeusi, in “Sala d’Ercole. Rassegna siciliana di politica e cultura”, IV, 1-2, 1951, pp. 87-89: p. 89; si ringrazia la dott.ssa Concetta Giannilivigni della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana per aver cortesemente fornito una copia completa dell’articolo)

Vale la pena di segnalare come la questione delle «spiegazioni impreviste» suggerite dai dati rilevati sia da qualche tempo oggetto di particolare attenzione. […] a volte l’imprevisto si presenta da sé ed è compito dello statistico, in un senso più libero, anche di trarre profitto di ciò, con un’abilità che si suol designare col nome di Serendipità […]. Circa la serendipità in statistica, si vedano considerazioni ed esempi in Allen Wallis e Harry Roberts. (Sui fondamenti della statistica, testi di Vittorio Castellano, Bruno de Finetti, Leonard J. Savage, Roma, Istituto di Statistica, 1962, p. 122, in cui inoltre si rimanda per l’origine del nome all’OED)

La rivelazione, com’è d’uso per rivelazioni, illuminazioni, estrapolazioni non programmate e serendipità varie, cadde per caso, mentre in libreria qualcuno discuteva di altro (“Il Verri”, 1963, p. 146)

nel criticare gli eccessi del sapere spontaneo – non solo nel reprimerlo, ma nel farne scaturire connessioni, occasioni, altro sapere specializzato, in un movimento più o meno ordinato in cui il fraintendimento spesso diventa Serendipità (Umberto Eco, Il costume di casa, Milano, Bompiani, 1973, p. 38)

Numerose altre attestazioni in Google libri indicano che tra gli anni Ottanta e i nostri giorni la parola ha goduto in Italia di discreta fortuna. Viene utilizzata anche negli studi sulla lingua italiana (in una rivista di questa Accademia):

questo prospetto evidenzia un graduale e poi drastico calo dei pronomi di terza persona, il quale conferma pienamente i risultati di una precedente ricerca (straordinario caso di serendipità), secondo cui in circa mezzo secolo (la seconda metà del Novecento) il numero di quasi gli stessi pronomi si è ridotto di più della metà. (Fulvio Leone, La diacronia dei pronomi personali dalla “Quarantana” dei Promessi sposi a oggi, in “Studi di Grammatica Italiana”, XXV, 2006, pp. 155-174: p. 157)

Ed è particolarmente importante la vetrina concessa alla parola nei titoli di alcuni libri (per lo più su materie scientifiche), tra cui basterà citare Telmo Pievani, Serendipità. L’inatteso nella scienza (Milano, Cortina, 2021).

Benché di registro elevato (il Vocabolario Treccani 2008 lo classifica come letterario), il termine non sembra aver attecchito nella prosa narrativa degli ultimi decenni, risultando assente nei romanzi più significativi del Premio Strega (dalla prima edizione del 1947 a quella del 2021: PTLLIN).

Veniamo ora ad altri significati di serendipità. Abbiamo visto come l’italiano abbia mantenuto il valore, proprio dell’inglese serendipity, di ‘capacità di fare, in circostanze accidentali, scoperte felici e inaspettate’. Ma accanto a questo significato si sarà notato che se ne affianca un secondo, quello di ‘trovare una cosa mentre se ne cerca un’altra’: si veda la già citata definizione di serendipità nel Vocabolario Treccani 2008 (“inattese e felici scoperte […] mentre si sta cercando altro”), oppure quella in Zingarelli 2026 (“1. il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne cerca un’altra”), in cui si riporta come esempio dell’accezione la frase “la scoperta dell’America fu un caso di serendipità” (cfr. anche Sabatini-Coletti 2024).

Ci troviamo di fronte a un leggero slittamento semantico rispetto al significato originario di serendipity, nel quale le circostanze della scoperta sono accidentali (non si sta necessariamente cercando qualcos’altro) e l’elemento della capacità dello scopritore (la sagacity evidenziata da Walpole) non viene mai a mancare.

Gli elementi di caso, ricerca e scoperta sono presenti in tutte e due le accezioni, ma mentre nel significato originario c’è prima l’evento casuale e poi la capacità intellettuale messa all’opera, sotto forma di ricerca, al fine di una scoperta, nella nuova accezione troviamo prima una capacità intellettuale messa all’opera sotto forma di ricerca (di qualcosa), e poi l’evento casuale che consiste nello scoprire qualcosa di totalmente diverso da quanto si cercava.

Questa nuova accezione è riscontrabile fuori dall’àmbito lessicografico almeno dai primi anni Novanta:

«Per la serendipità.» / «Che cos’è?» / «È la possibilità di fare scoperte inaspettate e felici, mentre si cerca qualcos’altro». (Stanislao Nievo, La balena azzurra, Venezia, Marsilio, 1998, p. 9; I ed. 1990)

Considerato il silenzio relativo a questa nuova accezione nell’autorevole OED, si potrebbe pensare che il significato di ‘scoprire qualcosa di importante mentre si cerca qualcos’altro’ sia un’innovazione lessicale italiana. In realtà l’accezione è presente anche in inglese, almeno dal 1960, come ricaviamo da Google libri, fino a oggi:

What is now known as the Paul-Bunnell test for infectious mononucleosis was in fact a by-product of these studies – an example of serendipity which in Dr. Greene’s paraphrase is the “finding of farmers’ daughters while searching for a needle in the haystack”. [‘Ciò che ora conosciamo come il test di Paul-Bunnell per la mononucleosi infettiva era di fatto un sottoprodotto di questi studi – un esempio di serendipità che nella parafrasi del Dott. Greene è “il trovare figlie di contadini mentre si cerca un ago in un pagliaio”’] (“The Yale Journal of Biology and Medicine”, XXXIII, 1960, p. 206)

One of the most famous examples of serendipity is Christopher Columbus’ discovery of America when he was looking for India. [‘Uno degli esempi più famosi di serendipità è la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo mentre era alla ricerca dell’India’] (UK’s favourite word is a surprise, 18/9/2000)

Più verosimilmente, dunque, l’innovazione semantica sarà giunta in italiano dall’inglese. È probabile anche che la nuova accezione sia nata in campo scientifico. Avviene soprattutto nelle scienze che gli studiosi, cercando la soluzione a un determinato problema, si imbattano per caso in fenomeni utili per altre ricerche e che possono portare a felici scoperte.

Esiste anche una terza accezione di serendipità. Il significato segnalato sopra per l’inglese serendipity ‘il fatto o uno specifico caso di una scoperta di tal genere (= dovuta a serendipità)’ non è registrato per l’adattamento italiano in nessuno dei principali vocabolari. Tuttavia, l’accezione è documentabile almeno dagli anni Sessanta: infatti in uno degli esempi riportato sopra (“rivelazioni, illuminazioni, estrapolazioni non programmate e serendipità varie”, 1963) e nel titolo bibliografico “L. Di Natale, Serendipità della scienza (Science miscellany)”, citato in “Italian Books and Periodicals”, 1965, p. 1130, il sostantivo vale ‘atti o casi di scoperta dovuta a serendipità’.

Vediamo ora alcuni dubbi che riguardano appunto la semantica. Roberto da Bologna chiede se sia corretto utilizzare serendipità per denotare una “scoperta casuale” avulsa da ragionamenti deduttivi dello scopritore (come quelli dei tre prìncipi di Serendip). È il caso, come abbiamo appena visto, della seconda accezione di serendipità (‘scoprire qualcosa mentre si cerca qualcos’altro’). Rimanendo sulla medesima accezione potremmo rispondere anche al dubbio di Fabrizio da Siena, il quale chiede se potrebbe essere interpretata come caso di serendipità la scoperta descritta in Dante, Convivio (II, XII, 5): “E sì come essere suole che l’uomo va cercando argento e fuori de la ’ntenzione truova oro”. Questo brano dantesco ci presenta verosimilmente il primo caso di serendipità della letteratura italiana, in cui dunque la “cosa” esisteva prima della parola.

A Riccardo da Milano, il quale chiede se serendipità sia utilizzabile in italiano “come indicatore di quella sensazione di sorpresa nello scoprire qualcosa di inaspettato”, risponderemo che una sfumatura semantica del genere (la sensazione di sorpresa) non risulta documentata.

Passiamo ai dubbi di natura morfologica. Gennaro da Napoli chiede se sia più corretto usare serendipità oppure serendipidità. La domanda non è insensata, considerato che la variante formale più lunga serendipidità, sia pure non registrata nei lessici, è abbastanza diffusa. Ne citiamo da Google libri un paio di esempi successivi a quello del 1951 già segnalato sopra:

serendipidità dell’invenzione, che discende non solo dal problem solving […] ma anche dai fattori operanti nel problem making. (La città e le sue scienze, a cura di Cristoforo S. Bertuglia e Franco Vaio, Milano, F. Angeli, 1997, p. 86)

Il metodo della ricerca antropologica ha spesso a che fare con la serendipidità, che può essere considerata una delle possibilità stesse del far ricerca. (Valentina Aimassi, Socialità e identità in gioco: il fenomeno del lip dub in Catalogna, in “Rivista Italiana di Studi Catalani”, II, 2012, pp. 21-33: p. 21)

La variante dipende verosimilmente da una spinta analogica verso una forma percepita dai parlanti come più familiare. In base ai dati forniti nel GRADIT, infatti, nel lessico italiano il segmento finale -ipità compare nella sola parola serendipità, mentre il segmento -ipidità è presente in parole quali ripidità e insipidità. Allo stesso modo l’elemento finale -pità compare in sole 5 parole oltre a serendipità (tra l’altro obsolete, letterarie o di basso uso: cispità, decrepità, troppità, turpità, vippità), mentre il segmento -pidità conta ben 14 occorrenze, tra cui i vocaboli di alto uso o comuni rapidità, stupidità o ripidità. La spinta analogica può aver agito più agevolmente per il fatto che la base del sostantivo, serendip- (dall’esotico toponimo Serendip), non è identificabile per la stragrande maggioranza dei parlanti, che dunque non percepiscono chiaramente il sostantivo come un suffissato in -ità. Non è da escludere, inoltre, l’influsso della variante di pronuncia del modello inglese serendipity, che in angloamericano si pronuncia serendìpidi (con le prime due e aperte e sostanzialmente una d nell’ultima sillaba), mentre la pronuncia britannica è serendìpiti, con la t nell’ultima sillaba.

Varie attestazioni di serendipidità reperibili in rete sono però una chiara svista da parte di qualcuno non avvezzo a maneggiare il termine: si veda l’articolo del quotidiano online “La Provincia Pavese” sul già citato volume del 2021 di Telmo Pievani Serendipità. L’inatteso nella scienza, che riporta nel titolo serendipità (Telmo Pievani e il valore della serendipità: “Caso e intuizione pesano in ogni scoperta”) mentre nel corpo dell’articolo presenta serendipidità (“La serendipidità si manifesta quando meno te lo aspetti”); oppure l’articolo dell’Ansa su un’iniziativa didattico-divulgativa di Luca Abete (Luca Abete in tour tra gli studenti con la ‘serendipidità’), che però rispecchia un’alterazione della forma del termine rispetto a quella effettivamente usata dall’autore nella sua iniziativa (cfr. il video Alla scoperta della Serendipità con Luca Abete).

Per rispondere con chiarezza a Gennaro da Napoli, dunque, la forma serendipità appare preferibile rispetto a serendipidità in quanto più rispettosa della trafila etimologica e della corrispondenza morfologica tra l’inglese e l’italiano (toponimo Serendip + i suffissi coetimologici, rispettivamente, -ity e -ità).

Marco da Parma chiede se si possa usare l’avverbio serendipitamente, come nell’ipotetica frase “ho serendipitamente scoperto di aspettare un bambino”. Lo si sconsiglia, in quanto gli avverbi in -mente presuppongono una base aggettivale, e *serendipito (da cui ricavare l’ipotetico *serendipitamente) non è un aggettivo attestato per indicare una relazione con la serendipità.

Per trovare una risposta soddisfacente al dubbio di Marco occorrerà piuttosto chiedersi quale aggettivo di relazione abbiano formato i parlanti italiani a partire da serendipità (per l’inglese ci è noto: serendipitous). A partire da tale aggettivo, quale che esso sia, risulterà possibile ricostruire la formazione dell’avverbio. Una ricerca in Google libri (dai cui ricchi materiali sull’aggettivo si sono tratti i quattro esempi che seguono) mostra che il termine più in uso nel senso di ‘caratterizzato da serendipità’ è, sin dagli anni Sessanta, l’aggettivo serendipico:

Gli effetti di cooperazione e interazione vengono chiamati «sinergetici», le scoperte o le applicazioni impreviste «serendipiche». (Herman Kahn, Anthony J. Wiener, L’anno 2000: la scienza di oggi presenta il mondo di domani, Milano, Il Saggiatore, 1968, p. 86)

Senza mappa, con poche guide, l’esperienza dello spettatore abbraccia la serendipica scoperta che le immagini vibrino ben al di là dei loro significati chiari. (Marco Bertozzi, Storia del documentario italiano, Venezia, Marsilio, 2008, p. 23)

Qui utilizzerò per eufonia l’aggettivo “serendipico” in luogo del non proprio felice calco anglofono “serendipitoso” presente nella traduzione italiana di Merton e Barber, 1992. (Luca Lupo, Filosofia della Serendipity, Napoli, Guida, 2012, p. 10)

[…] serendipico susseguirsi di eventi (Wayne W. Dyer, Esercizi di mindfulness per trasformare la tua vita, Milano, Corbaccio, 2022, ed. digitale)

Si può attestare anche, a partire almeno dal 2003 (secondo i dati in Google libri), il sinonimo serendipitoso, meno frequente e non da tutti apprezzato (cfr. appena sopra l’esempio del 2012), nonostante sia corretto a livello di formazione della parola (è un suffissato in -oso derivato da un suffissato in -ità, sul modello di precedenti come dignitoso da dignità, vanitoso da vanità, ecc.).

Serendipico può essere trattato alla stregua di un aggettivo etnico, in quanto la sua base è il toponimo Serendip, e considerato che per gli etnici il suffisso -ico non si presenta privo di precedenti (ugaritico da Ugarit, dolomitico da Dolomiti, ecc.), la scelta e la preferenza da parte dei parlanti non appare ingiustificata.

Segnaliamo dunque a Marco che l’avverbio atteso sarebbe serendipicamente ‘in maniera serendipica’, di cui tramite Google libri è possibile reperire un paio di attestazioni a partire dal 2003; serendipitosamente, invece, conta solo qualche rarissima attestazione nel motore di ricerca Google.

Da serendipico risulta a sua volta essere nato il raro sostantivo femminile serendipicità (di cui Google libri fornisce due sole attestazioni, tra il 1987 e il 2013). Si sconsiglia però l’uso di questa variante a scapito dell’originario serendipità, il quale, come abbiamo già visto sopra, è etimologicamente più lineare e dal punto di vista morfologico corrisponde meglio al modello inglese.

Infine, Monica da Monza segnala di essersi imbattuta una trentina di anni fa in “un verbo, non più in uso” (si badi, un verbo e non un sostantivo) che indicava lo scoprire casualmente ciò che non si stava cercando, ma di non ricordare più quale verbo fosse. Sempre che non si tratti (come potrebbe ben essere, dopo trent’anni) di un lapsus memoriae, e che il riferimento sia non a un verbo ma a un sostantivo (che sarebbe, ovviamente, serendipità), a parte il perifrastico scoprire (e simili) serendipicamente non vengono in mente ipotesi alternative. Non bisogna, però, mai smettere di cercare. Magari durante qualche amena lettura quel verbo segnalatoci da Monica potrebbe saltare fuori… serendipicamente.

Yorick Gomez Gane

3 giugno 2026


  Evento di Crusca

  Collaborazione di Crusca

  Evento esterno


Avvisi

Servizio civile regionale 2026-2027

Avviso da Crusca

È aperto il bando per il Servizio civile regionale 2026-2027.

Questionario di gradimento della Biblioteca dell'Accademia della Crusca

Avviso dalla biblioteca

Questionario di rilevazione della soddisfazione degli utenti

Avviso dall'archivio


Vai alla sezione

Notizie dall'Accademia

Il Presidente dell’Accademia della Crusca Paolo D’Achille ospite del concorso letterario internazionale “Ceresio in Giallo”

In occasione della terza tornata del 2026, presentate due nuove pale accademiche

18 mag 2026

Ricordo di Maria Grossmann

11 mag 2026

Rielezione del presidente Paolo D'Achille e del Consiglio direttivo dell'Accademia

28 apr 2026

L'Accademia della Crusca e il Bosco degli scrittori di Aboca Edizioni

23 apr 2026

Il conferimento della laurea honoris causa a Sergio Mattarella da parte dell'Università di Firenze

10 mar 2026

I vincitori e le vincitrici dei David di Donatello “Rivelazioni italiane 2026” in visita all'Accademia della Crusca

10 mar 2026

All'Accademia della Crusca la giornata Le Ville Medicee: patrimonio UNESCO da vivere

04 mar 2026

Vai alla sezione