Lo scorso giovedì 7 maggio 2026 si è spenta a Roma Maria Grossmann, dal 2018 professoressa emerita presso l’Università dell’Aquila, linguista ben nota sia in Italia, sia all’estero. Avrebbe compiuto ottant’anni tra pochi mesi, essendo nata il 22 novembre 1946. Abbiamo deciso di ricordarla riportando, con pochi ritocchi, il discorso che il presidente Paolo D’Achille tenne presso l’ateneo abruzzese il 14 luglio 2017, in occasione della Giornata di studi in onore della linguista scomparsa, nel corso della quale, in presenza di tanti colleghi, amici e allieve, fu presentato il volume Di tutti i colori. Studi linguistici per Maria Grossmann, a cura di Roberta D’Alessandro, Gabriele Iannàccaro, Diana Passino, Anna M. Thornton, Utrecht, Utrecht University Repository, 2017, volume consultabile tuttora in rete all’indirizzo https://shs.hal.science/halshs-02060688/file/Di_tutti_i_colori.pdf.
"È difficile individuare un tono preciso per presentare Maria, i cui “portenti infiniti son noti all’universo… e in altri siti”, per riprendere le parole del Dottor Dulcamara nel libretto (di Felice Romani) dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. E le riprendo non a caso: siti (in senso informatico) è effettivamente una parola cara a Maria, che da anni cura quello dell’Ateneo aquilano che ci ospita, e, se per universo intendiamo un po’ tutte le parti del mondo, Maria è sicuramente una delle persone che ha più amici disseminati ovunque; anche se non li sente tutti contemporaneamente, riesce a mantenere da molti anni rapporti con tutti.
Maria è, come lei stessa dice, “ungherese di Romania”. È di madrelingua ungherese, ma è nata a Satu-Mare/Szatmár, nella Transilvania romena. Si è laureata all’Università di Bucarest nel 1968, in un momento in cui la linguistica romena annoverava nomi quali quelli di Iorgu Iordan, Alexandru Graur, Maria Manoliu-Manea, che sono certamente delle figure di primo piano della linguistica romanza. Maria è entrata subito nei ruoli universitari, perché è immediatamente diventata ricercatrice in linguistica presso l’Accademia Romena a Bucarest, preparando delle bibliografie, degli studi di fonologia, ma anche di spagnolo (relative, in particolare, all’ispano-americano). Ha partecipato in quegli anni al XII Congresso di Linguistica e Filologia Romanza e ai congressi del CILPR è poi stata sempre presente, divenendo anche membro del bureau della Societé de Linguistique Romane, che organizza questi convegni. Si capiva subito, tuttavia, che l’orizzonte di Maria non poteva rimanere limitato alla Romania e all’ungherese, dato che ben presto, nel 1970, Maria ha cominciato ad andare in Spagna, apprendendo così lo spagnolo e il catalano, lingue che sarebbero poi diventate quasi delle sue madrelingue, alle quali avrebbe dedicato (soprattutto al catalano) degli studi fondamentali, sia dal punto di vista storico (si pensi alla formazione delle parole), sia per quanto concerne la varietà parlata nella comunità di Alghero. In Catalogna è tornata nel 1972 e nel 1973 con una borsa di studio, iniziando ad affrontare il tema dei cromonimi, che sarebbe poi diventato uno (certo importante, ma non l’unico) dei suoi tanti àmbiti d’interesse (la semantica, la fonologia, la sociolinguistica, il lessico, la formazione delle parole). Altro momento fondamentale della sua formazione è rappresentato dalla prestigiosa borsa di ricerca dell’Alexander von Humboldt-Stiftung a Tübingen, con Eugenio Coșeriu, che certamente è stata un’esperienza fondamentale, tanto che penso che lei annoveri Coșeriu tra i suoi maestri, accanto a quelli degli anni universitari.
Proprio a Tübingen Maria ha elaborato la tesi sul lessico e i colori con cui ha conseguito il titolo di dottore in filosofia. Ma nel frattempo era già venuta in Italia, dato che dal 1973 ha iniziato la sua attività qui, con un passaggio che ha avuto momenti non facili sul piano umano (essere sradicati dalla propria terra, in un momento molto difficile, a causa della dittatura di Ceaușescu, in quegli anni particolarmente aspra), anche perché l’italiano non era ancora al centro dei suoi interessi, come poi sarebbe diventato. Sono stati quindi anni difficili, ma superati con la grinta che la contraddistingue. Nell’Università della Calabria, dove ha insegnato tra il 1973 e il 1987, prima di trasferirsi stabilmente all’Università dell’Aquila, dapprima come professoressa incaricata e poi come professoressa associata, ha stretto rapporti umani molto forti, perché l’Università della Calabria è stata spesso una sede di passaggio, per chi insegnava lì qualche anno prima di tornare nella propria sede d’origine, in centri fondamentali per la linguistica come Pisa e Padova, e lì Maria è diventata amica di vari colleghi italiani, tra i quali ricorderei Lorenzo Coveri, Ivano Paccagnella, Mirko Tavoni, Leonardo M. Savoia, Luigi Rizzi. All’Aquila nel 1994 è divenuta Professoressa di I fascia, e proprio all’Aquila ha avuto l’esperienza della presidenza della Facoltà di Lettere e Filosofia, tra il 1999 e il 2005, in anni segnati dal passaggio tra il Vecchio e il Nuovo Ordinamento, nei quali Maria ha profuso moltissime energie per impostare bene il passaggio, indubbiamente tormentato. Anche dopo la venuta in Italia, ci sono stati ulteriori passaggi internazionali, come quelli in Somalia presso l’Università di Mogadiscio, in Uruguay a Montevideo, e in altre sedi, tra cui Helsinki. Non si citano le società di cui fa parte, catalane, italiane, internazionali, romene, francesi, nelle quali ha rivestito cariche importanti, perché tutti sanno che è una persona su cui si può fare sicuro affidamento per competenza, capacità, dedizione al lavoro e anche, all’occorrenza, autorità. È stata responsabile di vari gruppi di ricerca, l’ultimo dei quali con me con un progetto (PRIN 2011) dedicato alla storia della formazione delle parole in italiano, che ha avuto come esito la costituzione di un piccolo corpus in rete (MIDIA, Morfologia dell’Italiano in DIAcronia, consultabile al sito https://www.corpusmidia.unito.it/). Grazie alla capacità di coordinamento di Maria in quel PRIN hanno lavorato proficuamente assieme linguisti generali e storici della lingua italiana. Sugli interessi di ricerca e sugli studi di Maria, ospitati in sedi tanto italiane quanto internazionali, è inutile che spenda parole, perché sono fin troppo noti: Maria ha costantemente primeggiato per impegno, continuità e qualità dei contributi.
Concludo dicendo che ho conosciuto Maria nel 1989, al Congresso della SLI di Trento-Rovereto. Io andavo a quel convegno con Ugo Vignuzzi e, sul treno, Vignuzzi mi presentò Maria; qualche anno dopo, nel 1991, venni qui all’Aquila come ricercatore presso la cattedra dello stesso Ugo Vignuzzi ed ebbi il piacere di ritrovarla. Me la ricordo tutta imbacuccata, perché partimmo in una giornata di freddo intenso. Durante il mio primo anno di servizio, tra l’altro, Ugo prese un anno sabbatico e fu proprio Maria a tenere il corso di Storia della lingua italiana, affidando a me le esercitazioni di grammatica storica. Io, divenuto professore associato, ho poi insegnato all’Aquila per altri quattro anni, sostituendo Ugo, che si era trasferito alla Sapienza, e nel frattempo è arrivata all’Aquila anche Anna M. Thornton, come ricercatrice. Si è così stretta con entrambe un’amicizia che abbiamo mantenuto anche dopo che io mi sono definitivamente stabilizzato come professore ordinario a Roma Tre, e che si è rafforzata grazie ai numerosi studi scritti in collaborazione."
Paolo D'Achille
Aggiungiamo, in ordine cronologico inverso, la lista delle monografie scritte o curate da Maria Grossmann, che si snodano in un arco cronologico di oltre 55 anni: l’ultima di esse (la prima dell’elenco) è stata pubblicata proprio sul sito dell’Accademia pochi mesi prima della scomparsa: un’ampia bibliografia sulla formazione delle parole in italiano, che possiamo considerare il suo ultimo regalo.
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