La Sala delle Pale

La Sala delle Pale (foto di George Tatge, Regione Toscana)

La simbologia dell’Accademia fonda le sue motivazioni sull’idea della buona lingua intesa come farina che viene separata dalla crusca. Questa immagine ha come immediato riferimento l’attività dei vocabolaristi che miravano a proporre un modello di lingua ripulita dalle impurità dell’uso, ma si traduce anche nell’adozione di oggetti e suppellettili strettamente connessi alla coltivazione del grano, alla macinatura e alla panificazione.

Simbolo fondamentale dell'Accademia è il frullone, strumento con cui si separava il fior di farina dalla crusca.

La suppellettile tradizionale dell’Accademia si compone di 18 "gerle" o sedie accademiche da cerimonia (le prime sono databili al 1642) realizzate con una sporta da pane rovesciata con infilata una pala che fungeva da schienale (l’aggiunta della pala fu un’innovazione dovuta a Leopoldo de’ Medici).

Oltre alle gerle, nella sala si trovano anche 2 “sacchi”, ovvero mobiletti a forma di sacco con uno sportello e all’interno degli scaffali per conservare la “farina”, cioè gli statuti, i regolamenti e altre scritture approvate dai censori accademici.

Nella Sala delle Pale sono visibili due dipinti particolarmente significativi per la storia dell'Accademia: il ritratto di S. Zanobi, arcivescovo di Firenze (morto nel 417 d.C.), scelto nel 1650 quale protettore dell'Accademia; un dipinto allegorico che rappresenta Filippo Baldinucci, Accademico e autore del primo Vocabolario dell'Arte e del Disegno (1681), nell'atto di compilare la sua opera, assistito dalle Arti e dall'Accademia della Crusca.

Il nome della sala deriva dalle 153 pale antiche, gli stemmi personali dei membri cinque-settecenteschi dell’Accademia, qui conservate. In un’altra sala si possono vedere le pale appartenenti ad accademici contemporanei, che testimoniano la volontà di mantenere viva questa tradizione.

La pala di un Accademico della Crusca è composta dal nome accademico, da un’immagine e da un motto, e costituisce l’“impresa” che precisa l’“intenzione” e l’attitudine dell’Accademico rispetto al progetto complessivo dell’Accademia.

I motti sono tratti dalla Commedia di Dante e soprattutto dal Canzoniere di Petrarca, e talvolta anche da altri autori come Giovanni della Casa, il Tasso, l’Ariosto. Separata dal contesto originale, l’espressione scelta acquista un nuovo significato in una complessa relazione concettuale con la parte iconica. 

Il catalogo completo delle pale è stato realizzato da Roberto Paolo Ciardi e Lucia Tongiorgi Tomasi (Le pale di Crusca, Accademia della Crusca, Firenze 1983) ed è ora in vendita sul sito delle pubblicazioni dell'Accademia. Alle pale è dedicata anche la riproduzione anastatica del manoscritto 125 della Biblioteca dell'Accademia, Raccolta d'imprese degli Accademici della Crusca (a cura di Domenico De Martino con premessa di Nicoletta Maraschio, Biblion Edizioni, Milano-Venezia 2010), anch'esso acquistabile in rete. È possibile consultare le schede delle pale nella sezione del sito e nella galleria Facebook dedicate.

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