Tre quesiti relativi all’uso e alle concordanze del pronome dimostrativo ciò chiedono, rispettivamente: se può essere usata la reggenza tutto ciò per il quale o sia “più giusta” la forma tutto ciò per cui (Nicoletta C., Brindisi); e se siano leciti/corretti l’uso di ciò “riferito a un sostantivo femminile” (Fabio D., Maleo, LO) e la reggenza ciò per la quale (Cristina P., Avezzano, AQ).
Richiamando l’etimologia, va precisato che ciò (derivato dalla locuzione latina ecce hoc e attestato sin dal Duecento) è di genere maschile, ma può essere riferito sia a nomi maschili, sia a nomi femminili, sia a intere frasi: si tratta insomma di un maschile generico, che eredita la funzione del pronome dimostrativo neutro hoc. Quindi, è usato con il significato di “questa, codesta, quella cosa; questo, quello, sempre con valore di neutro, riferibile anche a un’intera frase, precedente o successiva” (Sabatini-Coletti 2024) e può svolgere funzioni di soggetto, complemento oggetto o complemento indiretto, con preposizione: “ciò è improbabile”; “non intendevo ciò”; “di ciò parleremo un’altra volta”. Spesso introduce una relativa restrittiva: “ciò che dici è inaccettabile”; “subiremo le conseguenze di ciò che hai fatto”. Va poi rilevato che tutti questi usi di ciò sono decisamente più frequenti nell’italiano scritto; nel parlato è sostituito perlopiù da questo, meno spesso da quello.
Grammaticalmente di genere maschile, ciò ammette reggenze con il pronome relativo al maschile, per es.:
La vita di qualcuno è ciò che lo interessa di più, è ciò del quale vive la stessa facoltà, ciò per il quale è consacrata la sua esistenza. (Elda Fiorentino Busnelli, Giovanni de Menasce. La nascita del servizio sociale in Italia, Roma, Studium, 2000, p. 167)
[...] il soggetto principale è ciò del quale prioritariamente […] si occupa la scienza. (Amos Corbini, La teoria della scienza nel XIII secolo, Firenze, SISMEL, 2006, p 146)
Si tratta, comunque, di usi scritti peculiari e assai meno diffusi rispetto alla forma corrente con il relativo invariabile cui: la ricerca su Google (con la specifica “pagine in italiano”) restituisce 349.000 ca. occorrenze della stringa “ciò per il quale” a fronte di 1.530.000 ca. risultati di “ciò per cui”.
Non sono invece ammissibili costruzioni con accordo al femminile del pronome relativo adiacente a ciò: si tratta di un accordo “a senso”, fatto con il soggetto femminile della frase (antecedente di ciò), invece che con il pronome in posizione di nome del predicato (ciò) che introduce la relativa restrittiva: “NF è ciò della quale…”: meglio dunque usare (per) cui, che risolverebbe l’ambiguità di genere, o (per) il quale. Qualche considerazione merita tuttavia la forma ciò per la quale, sia per la sua non trascurabile diffusione (319.000 ca. risultati su Google, pagine in italiano), sia per le singolari osservazioni che si leggono in AI Overview:
Ciò per la quale è una locuzione formale e letteraria italiana […] usata per introdurre una conseguenza, una spiegazione o un’attribuzione, riferendosi a un antecedente femminile o a un concetto astratto […]. È un modo più elaborato per esprimere un rapporto di causa-effetto o una descrizione […]. Aggiunge un tono più solenne o formale alla frase.
Osservazioni infondate dal punto di vista grammaticale, e quindi inaccettabili, ma che legittimano le sconcordanze sintattiche su cui sono costruiti gli esempi seguenti:
Da sempre, la chiesa è quella particolare opera architettonica che non raffigura e racconta solo ciò per la quale viene costruita. (Da cinquecento anni sulla breccia, a cura di Eleonora Miriole Dedini e Paolo Camaiora, musapietrasanta.it, 2013)
Infine, vi è la Coscienza, che è praticamente ciò per la quale è possibile avere un punto di vista che percepisce e valuta i fatti. (I tipi psicologici di Jung: apprendi come riconoscerli per rispettare l’Altro, psicologiajunghianaperugia.it)
Si tratta, oltretutto, di una tendenza operante già da qualche decennio e nella quale si rilevano costrutti congiunzionali come “onde per cui la quale” e “ragion per cui la quale” (cfr. Domenico Proietti, Origine e vicende di per cui assoluto: un altro caso di conflitto tra norma dei grammatici e storia, in “Studi di grammatica italiana”, XXI, 2002, pp. 195-308: pp. 300-301).
Domenico Proietti
8 giugno 2026
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