Se la torre è ceduta, noi abbiamo ceduto all’evidenza

Alcune domande giunte alla redazione chiedono di chiarire se l’ausiliare che accompagna il verbo cedere alla forma attiva sia sempre avere o se ci siano eccezioni.

Risposta

Il verbo cedere in italiano ammette più costruzioni, cui corrispondono significati diversi.

Come verbo transitivo, regge due argomenti oltre al soggetto (è trivalente): diciamo che “qualcuno cede qualcosa a qualcun altro”. In questa costruzione, il significato di cedere è quello di ‘lasciare’ ad altri il beneficio o il possesso di qualcosa: es. “cedere il posto agli anziani”; “cedere un negozio al miglior acquirente”. L’ausiliare in questo caso è avere, come per tutti i verbi transitivi alla forma attiva. Il participio passato si usa con essere nelle forme passive e mantiene il significato passivo (riferito cioè al referente dell’oggetto di cedere) anche quando ha valore aggettivale e si usa con funzione attributiva (es. “la quota ceduta”).

Cedere è tuttavia altrettanto spesso usato come verbo intransitivo: in questo caso, per capire quale sia l’ausiliare giusto dobbiamo interrogare la semantica del verbo. Iniziamo col distinguere due costruzioni, alle quali corrispondono due significati diversi.

Come verbo bivalente intransitivo (che regge cioè un argomento preposizionale), cedere vuol dire ‘smettere di resistere’ alla forza di qualcuno o di qualcosa (es. “ho ceduto alle tue preghiere”; “l’esercito ha ceduto al nemico”; “bisogna cedere al destino”). In questo caso il soggetto è un agente che non esercita (più) una forza, ma che è comunque percepito come responsabile della decisione di arrendersi alla forza altrui. L’ausiliare adatto è perciò avere, come per il verbo resistere.

Come verbo monovalente intransitivo (che si costruisce cioè solo con il soggetto), cedere vuol dire ‘deformarsi, rompersi, crollare’ se riferito a un soggetto inanimato (es. “gli argini hanno ceduto”, “questa stoffa cede facilmente”), ‘perdere forza, venir meno’ se riferito a un soggetto animato (es. “il cuore ha ceduto”, “l’atleta cedeva prima del traguardo”). In questo caso, il verbo ha evidentemente un significato “passivo”: il soggetto, anche se animato, non è percepito come un agente che eserciti una forza, sia pure di resistenza. Anche in questo caso, i dizionari consigliano (esplicitamente o indirettamente, attraverso gli esempi proposti) l’uso dell’ausiliare avere. Nell’uso è tuttavia possibile incontrare esempi come quelli proposti da chi scrive: “la diga era ceduta” (Alessandro B.), “in questo punto il manto stradale è ceduto” (Elia L.). Queste frasi potrebbero essere interpretate come alternative alla forma più diffusa e certamente più naturale, che prevederebbe l’ausiliare avere (“la diga aveva ceduto”, “il manto stradale ha ceduto”), legittimate dalla volontà di sottolineare il risultato dell’evento espresso dal predicato verbale. È possibile che l’uso dell’ausiliare essere in questo caso sia legato all’attrazione di verbi semanticamente affini come cadere o crollare, che si comportano come verbi intransitivi inaccusativi e accettano perciò naturalmente l’ausiliare essere (“la diga è crollata”, “l’atleta è caduto”). Va comunque sottolineato che, nell’uso giornalistico, è diffuso l’uso del participio passato con valore attibutivo, riferito al referente del soggetto: in seguito alle recenti alluvioni, si è parlato di “ricostruzione degli argini ceduti”. In molti articoli di testate online, inoltre, compaiono frasi in cui si dice che l’argine è ceduto a seguito di certi eventi, provocando a sua volta conseguenze: si tratta dunque di contesti nei quali la sequenza ha sicuramente valore di predicato verbale. Eccone alcuni:

[…] un altro piccolo tratto d’argine è ceduto molto probabilmente a causa di tane di animali sul torrente Piovola, nelle campagne di Empoli (Consorzio di Bonifica, preoccupano i torrenti minori. A Impruneta registrati 57 millimetri di pioggia, Pesa cresciuta di un metro, gonews.it, 21/10/2013)

Nel corso dell’evento alluvionale parte dell'argine è ceduto provocando il crollo di una porzione di aree per una superficie di circa 17 mq (Convenzione tra Comune di Genova e Società infrastrutture recupero energia ligure I.R.E. S.P.A., 2015)

Una notte di pioggia incessante ha trasformato il fiume Rapido in una minaccia concreta per Cassino. Nelle prime ore del mattino, gli argini sono ceduti lungo la strada provinciale che collega Caira al centro città (Paura a Cassino: il Rapido rompe gli argini, la città è in allerta, frosinonenews.eu, 28/1/2026)

Possiamo pertanto concludere che si tratta di un’estensione d’uso (dell’ausiliare essere) da non avallare, ma da monitorare.


Cristiana De Santis

26 giugno 2026


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