Una risposta relativa alla reggenza di relativo

Rispondiamo ai lettori che chiedono notizie sulla reggenza dell’aggettivo relativo: si dice “Relativo il tempo trascorso o relativo al tempo trascorso?”; “I documenti relativi la certificazione o alla certificazione?”; “relativo il sinistro? relativo al sinistro?”.

Risposta

Sono giunte non poche domande sulla reggenza dell’aggettivo relativo, nel senso di ‘che si riferisce, riguarda qualcosa o qualcuno’ (e non in quello di ‘senza valore assoluto’ o ‘non completo’, che non si prolunga in un complemento e quindi non solleva problemi di reggenza). Tutte le domande chiedono se occorre o no un nesso preposizionale per introdurre il complemento dovuto (potremmo dire… il relativo complemento). I lettori, va detto, avrebbero facilmente trovato da soli la risposta aprendo qualsiasi vocabolario in cui definizioni ed esempi (nel GDLI sono centinaia) collegano sempre relativo al suo complemento tramite preposizione a, semplice o articolata. Ad esempio nel DISC la prima accezione dell’aggettivo recita: “Che si riferisce a una certa persona o cosa (introd. dalla prep. a)” e nello Zingarelli: “1. Che ha rapporto, relazione con qualcosa (+ a) 2. Che si riferisce, è attinente a qualcosa (+ a)”. Controlli su qualsiasi corpus o sito darebbero risultati altrettanto facili e vistosi: tra le centinaia di esempi con relativo nel DiaCORIS non ne vedo uno che, nel caso sia richiesto il complemento, faccia a meno della preposizione a. I numeri di Google a favore del costrutto preposizionale, poi, sono dell’ordine di 100 mila contro ben 190 milioni!

La risposta potrebbe quindi finire qui, con un invito a consultare qualsiasi dizionario, se il numero delle domande non facesse sentire il bisogno di un approfondimento. In effetti, una rapida ricerca su Google consente di osservare che, per quanto largamente minoritario, l’uso scorrettamente apreposizionale di relativo nel significato suddetto non è raro. Come spiegarlo?Si potrebbe forse farlo con la pressione dell’oscillazione di un sinonimo come attinente (che vorrebbe a ma è spesso costruito senza) o della costruzione diretta di un altro sinonimo diffuso, come riguardante, o anche della tendenza a usare il semplice riguardo invece che riguardo a.

Ma forse c’è anche un’altra spiegazione plausibile. Se non vado errato, tutti coloro che ci hanno posto il quesito sono settentrionali o abitano nel Nord Italia. Il sospetto che l’uso apreposizionale di relativo sia dovuto a varianti locali dell’italiano è più che legittimo, se pensiamo che nell’italiano settentrionale è frequente anche con altri aggettivi la cancellazione della preposizione a, come nel lombardo “vicino casa” per “vicino a casa”, “vicino Milano” per il più corretto “vicino a Milano”. Un atto formale (del 2024) dell’ITC Anna Frank di Monza si intitola: “Nomina Responsabile Unico del Progetto relativo i fondi PNRR”: con dovizia di maiuscole ma difetto di preposizione, mette insieme linguaggio burocratico e variante diatopica. Il 19 aprile del 2021 il Comune di Settimo Torinese ha emesso “Un Avviso pubblico relativo i contributi per l’alluvione ecc.”, ma all’interno parla di “modalità tecniche… e modulistica relative alla procedura di rimborso”, inducendo a pensare che la costruzione apreposizionale sia o stia cercando di diventare uno stilema del linguaggio burocratico, almeno nei punti più esposti, come il titolo di un atto pubblico, ma che questo avvenga soprattutto nel Nord Italia, dove trova la sponda della tendenza di lungo periodo alla cancellazione della preposizione negli italiani locali.

In ogni caso, usiamo la preposizione dopo relativo (e anche dopo relativamente) quando non ha valore assoluto e domanda un complemento.


Vittorio Coletti

7 marzo 2025


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