Tra uno sguardo e un traguardo: l’evoluzione del verbo traguardare

di Matilde Paoli

Questo contributo si ripromette di seguire, a partire dalle attestazioni lessicografiche e ripercorrendo poi, per quanto possibile, le testimonianze offerte dai media e dal web, le vicende di traguardare, verbo in uso in àmbito tecnico-specialistico almeno dal XV secolo, ma che recentemente si mostra in via di affermazione in altri linguaggi settoriali. La particolare circostanza riguardante questa forma verbale, apparentemente trasparente, è che la mole, pur ridotta, delle attestazioni permette di seguire da vicino documentando “in diretta” un’evoluzione semantica ancora in corso.

Traguardare nella lessicografia

Nella lessicografia più recente il verbo traguardare è registrato con due significati: il primo, proprio delle discipline ottiche è ‘guardare un oggetto fra i due punti di mira di uno strumento in modo da allinearlo al raggio visivo’; il secondo, glossato come non comune, è ‘guardare di sottecchi, con le ciglia abbassate’ (così nel Nuovo Devoto-Oli online, ma sono sostanzialmente identiche le definizioni nello Zingarelli 2023, nel GRADIT 2007, nel Vocabolario Treccani online; tutti aggiungono anche l’ulteriore accezione di ‘spiare (spingere lo sguardo tra cose che facciano impedimento)’; Sabatini-Coletti 2008 invece non registra il verbo; ultimo controllo in data 8/10/2022). Tutti i significati sono evidentemente legati alla sua origine da tra- (dal latino trans) ‘attraverso’ e guardare (DELI).

Secondo il GDLI la prima attestazione in àmbito ottico risale alla prima metà del sec. XV in un volgarizzamento di area pisana della Practica geometriae di Leonardo Fibonacci:

Traguarderesti dalla staggia il D a quello de l’A e, per la linea che farebbe l’occhio, faresti ficcare una staggia che fusse una pertica lungie [sic] dal punto del D, overo qualunque altra misura vilessi [sic] o maggiore o minore che pertica la qual sia in sul punto dell’E. (La pratica di geometria di Leonardo Fibonacci, volgariz­zata da Cristofano di Gherardo di Dino cittadino pisano, a cura di G. Arrighi Pisa, 1966)

Per il secondo significato, definito come antico e letterario, lo stesso dizionario fornisce come prima attestazione un passo dalla commedia La Fiera di Michelangelo Buonarroti il Giovane (prima rappresentazione, 1618):

Saccenti similmente era un trastullo / guardare, e uomin mestatori e ’mpronti, / scalzator di negozi e di segreti, / Traguardar di sott’ecco e spiatori / di ciò ch’altri o disegni o metta in opra, / essere a quest’e a quel mosche culaie. (atto II, scena. VII)

Mentre per il valore ‘spiare, spingere lo sguardo tra cose che facciano impedimento’ GDLI riporta un passo da Cento anni di Giuseppe Rovani (I ed. 1869):

La contessa Clelia traguardando di tanto in tanto dal finestrino della carrozza, vedeva che quella del Galantino seguiva la sua placidamente. (p. 799 dell’ed. in 2 voll., Milano, Ceschina, 1948-1949)

Analogo, difficile dire se identico, è il valore di “mirare oltra” [sic] che la seconda edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1623) registra, senza riportare citazioni di sostegno, per traguardare a chiusura del lemma guardare (al lemma traguardare si rimanda semplicemente a guardare). Nella terza edizione (1691) la situazione è analoga: traguardare si trova quasi a chiusura di guardare ed è definito ‘mirar oltre’ ancora senza attestazioni, ma in questa edizione esiste anche come lemma indipendente che vale “Adoprare il traguardo” (e s.v. traguardo si rinvia a livella che è “Strumento col quale si traguarda, e s’aggiustan le cose allo stesso piano, che anche si dice traguardo”); nella quarta edizione (1729-1838) la notazione sotto guardare è scomparsa e a lemma traguardare vale solo “Guardare alcuna cosa per mezzo del traguardo”, ma si riporta anche la citazione sopra ricordata dalla Fiera del Buonarroti.

Il Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana dell’abate Francesco Alberti Di Villanova (6 voll., Lucca, dalla stamperia di Domenico Marescandoli, 1797-1805) che, come la IV Crusca, si pone tra Sette- e Ottocento, sembra recuperare il significato non tecnico del verbo riportando come seconda accezione “Guardar oltre molto lontano”, a cui aggiunge il valore figurato di “Prevedere, Spinger lo sguardo nell’avvenire”. Analogamente, sulla soglia degli anni Quaranta dell’800, nel Panlessico italiano, diretto da Marco Bognolo (Venezia, dallo Stabilimento enciclopedico di Girolamo Tasso, 1839), il verbo è definito “Osservar col traguardo” ma anche “Guardar da lontano; e figur. Prevedere”. E fra i sinonimi di prevedere lo inserisce Palmiro Premoli nel suo Vocabolario nomenclatore illustrato (Milano, Casa Editrice Sonzogno, 1913).

Il GDLI registra per il verbo, oltre quelli già visti, altri tre significati che pertengono ancora all’ottica e alla vista. Il primo, ‘Guardare qualcosa attraverso una superficie trasparente, vitrea o una fonte luminosa’, è attestato in un documento riportato nelle Notizie degli aggrandimenti delle scienze fisiche accaduti nel corso di anni LX del secolo XVII di Giovanni Targioni Tozzetti (vol. I, Firenze, Giuseppe Bouchard, 1780). Il secondo, per il quale il dizionario dichiara l’intransitività del verbo, è ‘filtrare attraverso fessure o barriere che ne attenuano l’intensità (la luce del sole o della luna)’ e risulta usato da Giosue Carducci nelle Odi barbare (“Il sol traguarda basso ne la pergola / e si rinfrange roseo / nel mio bicchiere: aureo scintilla e tremola / fra le tue chiome, o Lidia”, Ruit hora, vv. 9-12, 1877). A proposito di questo secondo significato va notato che Policarpo Petrocchi, nel Nòvo dizionario scolastico della lingua italiana dell’uso e fuori d’uso (Milano, Fratelli Trèves, 1912, I ed. 1899), riporta, nella parte “fuori dall’uso”, il verbo come transitivo per “Guardare incerto come a travèrso ostàcoli” citando come fonte il Carducci (il verbo non è invece presente nel Nòvo dizionàrio universale della lingua italiana dello stesso autore, I ed. Milano, Fratelli Trèves 1892, che pure ha traguardo come termine degli ingegneri nella parte “dell’uso”). Se il passo considerato nelle due opere, come sembra (nel corpus della Biblioteca italiana risulta l’unica attestazione in Carducci), è lo stesso, Petrocchi legge i versi in modo diverso interpretando i raggi come sguardi del sole. Oggi anche il Nuovo Devoto-Oli online dà interpretazione analoga dei versi di Carducci visto che li riporta come esempio a corredo dell’accezione ‘spiare’.

Il terzo significato registrato dal GDLI indica ancora un’operazione “visiva” che però si attua in àmbito sportivo: ‘definire con precisione l’ordine d’arrivo di una corsa’ ed è più tardo: lo si trova infatti nelle Parole nuove (Milano, U. Hoepli, 1963) di Bruno Migliorini nella definizione di traguardo, evidentemente considerata allora parola nuova (il Devoto-Oli in questo significato la data 1922), che è “la linea d’arrivo in una gara. Propriamente la linea in cui si traguarda l’ordine dei partecipanti alla gara” [corsivo mio]. Il traguardo, infatti, così come oggi comunemente lo si intende, è legato a traguardare: chi stabilisce l’ordine di arrivo dei partecipanti a una gara (si parli di imbarcazioni, di auto, di atleti, di cavalli, ecc.) usa come riferimento visivo una linea retta tesa tra due punti, il traguardo appunto. A proposito del verbo in questo particolare significato sul “Corriere della Sera” si riporta un passo tratto da un articolo del 18/7/1933, in cui si parla di Learco Guerra che quell’anno arrivò secondo al Tour de France:

Guerra è prudente. Non vuole “ingranare” il motore. Quando lo vediamo apparire – eccolo là in fondo dietro un albero che ci serve per traguardare i passaggi – ha 2’50” di ritardo su Trueba… (Orio Vergani, Guerra domina nella più aspra tappa dei Pirenei, “Corriere della Sera”, 18/7/1933)

Se interpretiamo il verbo come ‘stabilire l’ordine dei passaggi dei partecipanti rispetto a una linea di riferimento’ (in questo caso costituita dall’albero) questa testimonianza potrebbe costituire un’anticipazione.

Il verbo traguardare aveva già prodotto un altro traguardo, ben più antico, e sempre riferibile al settore dell’ottica, con il significato di ‘dispositivo ottico che permette di stabilire una linea o un piano verticale di mira, solitamente costituito da un regolo e da due punti di mira attraverso i quali si delimita una precisa visuale per dare un’esatta direzione a strumenti astronomici ed armi’; per documentarlo, il GDLI riporta un passo da una lettera di Baldassarre Castiglione (1478-1529). Abbiamo visto che, nella II e nella III edizione, il Vocabolario della Crusca riportava traguardo come sinonimo di livella, ma nella IV edizione il rapporto tra i due termini viene chiarito e il traguardo è definito “Regolo con due mire per le quali passa il raggio visivo negli strumenti astronomici, negli ottici, e nella livella, e sim.” (la definizione verrà ripresa anche nel Tommaseo-Bellini).

Per il traguardo oggi più comunemente noto il GDLI riporta come prima attestazione un passo di Ugo Ojetti in Cose viste (a p. 147 del II vol. dell’edizione di Firenze, Sansoni, 1951; I ed. Milano, Trèves, [poi] Mondadori, 1923-1938) che raccoglie la serie di bozzetti, ritratti e impressioni pubblicati, con lo pseudonimo di Tantalo, dal 1921 sul “Corriere della Sera”.

È questo secondo traguardo quello che ha generato un altro traguardare, che solo il GRADIT registra come lemma distinto dal primo, come intransitivo e con il valore di ‘tagliare il traguardo’ considerandolo di “basso uso” e datandolo 1994.

Riassumendo, in base alla lessicografia storica il verbo traguardare ha ben 9 significati (nello schema con i numeri 8 e 8bis sono indicate le registrazioni rispettivamente di GDLI e Petrocchi basate sul verso di Carducci):

  1. ‘guardare un oggetto fra i due punti di mira di uno strumento in modo da allinearlo al raggio visivo’ (XV sec.)
  2. ‘guardare di sottecchi, con le ciglia abbassate’ (1618)
  3. “mirare oltra” (1623)
  4. ‘guardare qualcosa attraverso una superficie trasparente, vitrea o una fonte luminosa’ (1780)
  5. ‘guardare (da) lontano’ (1805)
  6. ‘prevedere’ (1805)
  7. ‘spiare, spingere lo sguardo tra cose che facciano impedimento’ (1869)
  8. v. intr. ‘filtrare attraverso fessure o barriere che ne attenuano l’intensità (la luce del sole o della luna)’ (1877)
  9. bis v. tr. “Guardare incerto come a travèrso ostàcoli” (1877)
  10. ‘definire con precisione l’ordine d’arrivo di una corsa’ (1963).

A questi aggiungiamo il valore dell’omonimo (e, in fondo, anche “nipote”, figlio del secondo traguardo, che porta il nome del nonno, nello specifico il n. 9) registrato dal GRADIT:

  1. v. intr. ‘tagliare il traguardo’ (1994).

Se però cerchiamo anche altrove il ventaglio semantico di traguardare si fa più ampio (e complesso).

Evoluzione semantica e reggenze

Da un sommario esame delle testimonianze in rete si nota che l’associazione (o collocazione) che appare oggi più frequente per il verbo è traguardare il futuro (oltre 2.200 occorrenze con il verbo all’infinito; molte meno al, un o verso il; ricerche al 9/10/2022). Si tratta di un’espressione piuttosto recente[1] (in tutto il XX secolo tra traguardare il/al/un futuro si arriva a 13 attestazioni nel corpus di Google libri, di cui 7 concentrate nell’ultimo decennio) usata spesso nella comunicazione aziendale. Per fare solo un esempio il sito Generativa.org (“Generativa è una società benefit che fa parte di un Ecosistema in cui persone, team e organizzazioni si relazionano e crescono insieme generando impatto sostenibile”) ha una pagina intitolata Traguardare il futuro in cui si offrono “strumenti manageriali per accompagnare Aziende di piccole/medie dimensioni a governare l’inatteso e accompagnare con successo la trasformazione”.

Ed ecco un altro esempio in un testo riferibile al mondo sindacale:

E domani? La nostra operatività deve traguardare al futuro ed è in tale àmbito che si inserisce il corso di formazione organizzato dalla FIRST Emilia Romagna ieri ed oggi per fornire ai giovani sindacalisti gli strumenti necessari affinché vi sia continuità ed integrazione all’interno delle strutture, coesione organizzativa e rafforzamento dei principi e dei valori fondanti della CISL. (Politica dei quadri ovvero continuità di un buon sindacato, FIRST CISL Emilia-Romagna, 11/5/2018)

In questi contesti come possiamo interpretare il verbo? Come ‘guardare verso il futuro con strumenti che permettono di inquadrarlo’ (e quindi di prepararsi ad affrontarlo) o, molto più banalmente, come ‘guardare verso il futuro’ o, nel primo caso, ‘prevedere il futuro’? Oppure si intende che l’operatività deve ‘tendere a un traguardo futuro’ o ‘verso il futuro’ inteso come meta?

Cercheremo di dare conto dell’evoluzione semantica del verbo ripercorrendone le attestazioni anche considerando le reggenze preposizionali.

Sicuramente il significato più antico, quello segnato con il n. 1, è tuttora attuale ma, nel corso dei decenni, almeno a partire dalla seconda metà del secolo scorso, ha prodotto usi figurati estendendosi ad àmbiti diversi da quelli in cui normalmente si usano strumenti dotati di traguardo (architettura, urbanistica, nautica, balistica…). Occorre anche considerare che il verbo, usi specialistici a parte, sembra essere ormai dotato una particolare versatilità grazie, probabilmente, alla possibilità di rinviare contemporaneamente sia a guardare sia a traguardo inteso anche come ‘obiettivo che ci si prefigge’ (e verso cui si guarda). A titolo di esempio si vedano questi passi risalenti agli anni Settanta del Novecento, tratti dalle pagine del “Corriere della Sera” del critico musicale Franco Abbiati che lo usa più volte in modi diversi ampliando lo spettro del valore “ottico” del verbo:

[…] la giustificazione e insieme la validità dei concorsi musicali […] vengono assicurate in parti eguali sia dalla volontà di traguardare alto di quanti privilegiati vi partecipano […] sia dai doviziosi frutti sul piano spirituale… (Franco Abbiati, Non assegnato il “Busoni”, “Corriere della Sera”, 4/7/1970)

Compito della critica musicale nel seminato degli esperimenti contemporanei è quello di traguardare tra i fumi a volte ottenebranti e di non lasciarsi ingannare dalle etichette a volte prive di significato. (Franco Abbiati, Serate di “Nuova consonanza”, “Corriere della Sera”, 4/11/1970)

Un uso più “creativo” dello stesso autore, che non ci risulta testimoniato da altri, lo troviamo, sempre sul “Corriere”, due anni dopo:

In alcuni casi […] scendere in profondità, guardare e traguardare per il sottile può diventare ozioso, oppure prezioso, oppure noioso, che è poi lo stesso. (Franco Abbiati, “Aida”: i cavalli sbagliano l’entrata, “Corriere della Sera”, 19/7/1972)

Negli stessi anni in àmbito economico-politico in un testo pubblicato sulla rivista “Il Mulino” il verbo sembra interpretabile come ‘definire/calibrare in modo preciso’ attraverso, o basandosi su riferimenti prestabiliti:

Mentre il riformismo che, per timore dell’utopia, si accontenta di traguardare l’obiettivo su quello neocapitalistico di un’espansione della base produttiva e di un aumento della sua competitività… (“Il Mulino”, fascicoli 234-236, 1974, p. 907)

Altri esempi, rari a dire il vero, dello stesso àmbito, sono reperibili sui quotidiani nel decennio successivo, fino al nostro secolo[2].

Si trovano però testimonianze della stessa costruzione in cui è difficile capire se il traguardo, inteso in senso sportivo, non possa aver influito sulla semantica del verbo, come in questo passo, sempre risalente ai primi anni Duemila, nel quale la cosa che si traguarda è una corsa:

Tuttavia [la Lancia Ypsilon 1.2] è ancora troppo economica per poter essere paragonata a piccole di prestigio come Audi A2, Mini e Mercedes Classe A. Eppure è proprio sul fenomeno Mini che gli uomini Lancia hanno voluto traguardare la corsa della Ypsilon che, zitta zitta, nei primi due mesi del 2004 ha venduto in Europa 17. 936 unità, 877 pezzi in più della rivale germanobritannica. (Luca Ciferri, La rincorsa della piccola Lancia, “la Repubblica” 14/4/2004)

Non sembra da escludere l’interpretazione del verbo come ‘individuare il traguardo della corsa (della Ypsilon) basandosi sul modello della Mini’.

Il verbo usato in senso proprio (n.1), oltre a su, può anche reggere la preposizione a; anzi, sebbene non sia presente nelle attestazioni riportate dalla lessicografia esaminata, questa sembra essere la reggenza più antica, dato che ne troviamo testimonianza in un testo dell’inizio del XVII secolo[3]. Questa possibilità, che abbiamo visto anche in traguardare al futuro, ha una tradizione ininterrotta soprattutto nel campo tecnico-scientifico (si trova i testi che trattano di matematica, ingegneria, agrimensura), ma, già alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, è pure testimoniata in scritti di critica letteraria, naturalmente con significato esteso (forse vicino al n. 7 se interpretiamo il “reticolato delle norme” come qualcosa che fa impedimento alla vista):

[...] che sa traguardare alle tante avventure dei giorni umani nel reticolato delle norme giuridiche e della prassi legale: ne trasse conferma a un dono che è della sua indole: dar corpo, e per la sua stessa naturalezza toglier peso [...]. (Carlo Goldoni: dalle maschere alla commedia: Venezia Palazzo Grassi 25 luglio - 2 ottobre 1957), Venezia, C. Ferrari, 1957, p. 9)

E si trova anche, con il valore figurato di ‘rivolgersi con la mente’, in testi che trattano di architettura (uno degli àmbiti originari, come detto)[4].

A partire dalla fine del secolo scorso abbiamo esempi della reggenza in a in associazione al participio passato in funzione aggettivale, in cui sembra possibile ravvisare il valore ‘che ha come obiettivo, come traguardo’ ovvero ‘finalizzato’ (finalizzare regge appunto la preposizione a):

Il trionfo del codice come forma normale di libro, a partire dalla Tarda Antichità, non determinò la totale scomparsa del r[otolo], il quale continuò a vivere nel Medioevo sia greco sia latino, pur se tecnicamente strutturato in maniera diversa e traguardato a usi particolari. […] Nel mondo bizantino, r[otoli] di pergamena vennero largamente adoperati per rituali e ufficiature liturgiche della Chiesa greco-orientale. (Guglielmo Cavallo, rotulo, Enciclopedia dell’Arte Medievale, vol. X, 1999)

Altre testimonianze più recenti, in cui il verbo ha valore transitivo, sembrano confermare questa interpretazione:

[…] il 2019 può essere davvero un orizzonte comune di lavoro ricco di opportunità per tutti. La comune volontà delle città di proseguire lungo questa strada è una bella occasione per abbandonare vecchi campanilismi, traguardare l’impegno di ciascuna e di tutte allo sviluppo dell’Italia. (Cristian Lamorte, Capitale Europea della Cultura, nasce il progetto Italia 2019 che abbatte i confini tra candidature, agenziaimpress.it, 20/11/2012)

Uno dei significati che abbiamo visto già nella seconda Crusca era ‘guardare oltre’ (n. 3), ma sembra che il verbo abbia progressivamente perso trasparenza e che a un certo punto si sia avvertita la necessità di “ribadire” l’oltre: si poteva traguardare oltre (anche se molto raramente) già nell’Ottocento in testi specialistici con il valore indicato al n. 1 del nostro elenco; però, dalla seconda metà del Novecento, la costruzione viene impiegata anche nella lingua comune con un valore vicino a quello di Crusca (o a quello indicato col n. 7 ‘spiare, spingere lo sguardo tra cose che facciano impedimento’):

Traguardando oltre quelle cartelle, Mussolini, calmatosi, mi ascoltava parlare e non faceva mostra di risentirsi per tutto ciò che, in uno slancio di sincerità, mi veniva di dirgli, quasi che toccasse a me di aprirgli gli occhi. (Silvio Bertoldi, La guerra parallela: 8 settembre 1943-25 aprile 1945, Milano, Sugar, 1963, p. 63)

“Mi spiace doverlo dire – sbotta il presidente [Berlusconi] – ma penso che i partner della maggioranza siano ancora presi da queste beghe da cortile. Invece noi dobbiamo traguardare oltre il cortile”. (Enzo D’Errico, “Basta con le beghe da cortile”, “Corriere della Sera” 5/6/1994)

In anni più recenti l’uso si è consolidato (le occorrenze rimangono comunque basse, nell’ordine delle centinaia); oggi si può traguardare oltre un confine, che sia fisico:

Un salto di qualità significativo e per certi versi storico che dà valore al ruolo istituzionale di quei comuni che, per la prima volta, riescono a traguardare oltre i propri confini territoriali […]. (comunicato stampa dell’11/11/2021 su Parteci-PIANO! - Percorso di partecipazione per la redazione del Piano Strutturale Intercomunale della Valdelsa Fiorentina)

o cognitivo:

L’esposizione propone un’esperienza dell’incontro con l’opera come accadimento intimo e ravvicinato, portandoci sul margine del sensibile, per traguardare oltre il confine del nostro conoscere. (Traguardare oltre il confine del conoscere, ArteVarese. com 12/1/2021)

Si può anche “traguardare oltre il quotidiano” (Osservatorio del Santerno e del suo territorio, L’impiego dei bioindicatori per il monitoraggio ambientale nel contesto dell’agenda 21 locale., GeoL@b onlus, 2003, p. 5), o semplicemente “oltre le spalle”. (Sandro Cipiccia, La veglia di Elle, onnigrafomagazine.com, 21/11/2020)

Spesso, in testi specialistici o burocratici, si traguarda oltre un dato numerico, che può indicare un anno:

[…] l’evento [Giornata Mondiale dell’Acqua] del 23 Marzo 2021 si propone pertanto come un momento di informazione, confronto e soprattutto riflessione per traguardare oltre il 2020 […]. (La riqualificazione fluviale oltre l’orizzonte 2020: strumenti, metodi ed esperienze per concretizzare gli interventi in un contesto di cambiamenti, patrocinato dall’Ordine regionale dei geologi del Piemonte)

o un valore percentuale:

Dopo una prima fase di adattamento e di consolidamento delle nuove abitudini con la messa a regime del servizio [“porta a porta”], grazie alla collaborazione dei cittadini la percentuale RD (raccolta differenziata) oggi al 62%, potrà traguardare oltre il 70%. (Rignano sull’Arno: “porta a porta” per tutti, Aliaserviziambientali.it 22/9/2020)

In quest’ultimo passo – a differenza che nel precedente dove, pur in presenza di un’espressione temporale, l’immagine sottostante è in realtà spaziale (“l’orizzonte del 2020” del titolo) e rende il verbo interpretabile come un ‘guardare oltre’ metaforico – il riferimento è quantitativo. Se vogliamo attribuire al verbo un significato “ottico” possiamo interpretarlo (forse) come ‘guardare verso il / puntare al superamento (oltre) del 70%’. A meno che il traguardo (nel senso a noi più familiare) non pesi di più del guardare e la sequenza non sia interpretabile come ‘raggiungere il traguardo di oltre il 70%’ ovvero ‘superare il traguardo del 70%’.

Se si può traguardare oltre, si può traguardare anche al di là di qualcosa (coerentemente con il significato n. 7, ma ampliandone l’orizzonte metaforico fino a ‘guardare, immaginare, ricercare’) e lo si fa, in scritti di critica letteraria, almeno dagli anni Sessanta del secolo scorso:

Nelle Notti romane, infatti, la suggestione classica è estremamente invitante, e Cicerone, nel passo trascelto dal Leopardi, poteva ben prestarsi, con il suo traguardare al di là del tempo, a contrabbandare verità cui il giovane poeta si affacciava […]. (Ernesto Travi, Leopardi lettore delle opere di Alessandro Verri, in Leopardi e il Settecento: atti del I Convegno internazionale (Recanati 13-16 settembre 1962), Centro nazionale di studi leopardiani, Firenze, L. S. Olschki, 1964, pp. 497-520: 500)

Esempi dell’uso del verbo con la preposizione verso (attestata almeno dal XVI sec. in studi tecnico-scientifici[5]) si trovano in anni recenti, soprattutto in testi di carattere politico, amministrativo e sindacale, in cui è interpretabile come ‘puntare, mirare verso qualcosa’:

“Altro discorso sono le riforme istituzionali e una corresponsabilità più generale per la possibilità di traguardare verso riforme che aspettano da troppo tempo”, ha aggiunto [Bersani]. (Napolitano: “Ora le mie decisioni”. Bersani: “Il Paese vuole governo e cambiamento”, Repubblica.it 21/3/2013)

Ma se il verbo è transitivo il valore cambia, come in alcuni testi, tutti dell’ultimo decennio, in cui sembra valere ‘portare (verso) (il traguardo di)’, ‘condurre’, ‘accompagnare’, in qualche caso pare quasi un equivalente di traghettare[6]. Stessa interpretazione è forse possibile anche in questi passi in cui appaiono altre preposizioni:

[…] non ha mai mollato le sue radici. Piantate nella “valle dei segni”, la Valcamonica alla [sic] cui incisioni rupestri ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vita […] come presidente del Centro Camuno di studi preistorici, di cui ha risanato i conti, e [che], senza scosse, ha traguardato in una nuova stagione. (Tino Bino, Umberto Cerqui e le passioni civile, “Corriere della Sera”, 21/6/2015)

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. […] Per questo, il mio pensiero e il mio abbraccio va a quanti vivono nell’ansia di un contratto a tempo determinato che sperano si rinnoverà, […].
A loro ribadisco il mio impegno a costruire opportunità economiche per il futuro della nostra Città, e traguardarla oltre la crisi. (L’augurio del Sindaco Peracchini per la festa del 1° maggio, ComuneLaSpezia.it, 30/4/2018)

[…] penso che i Blut Aus Nord siano una delle poche band nate negli anni ’90 che […] abbiano superato indenni quegli anni in cui fare black metal non era più sufficiente e occorreva rinnovarsi a tutti i costi. Può piacere o no la loro interpretazione di tale rinnovamento che li ha traguardati fino ai giorni nostri come una band contemporanea […]. (Charles, Qui una volta era tutta tundra: Grima, Forhist e Havukruunu, MetalSkunk.com, 12/11/2021)

Se in questi contesti il valore del verbo è probabilmente influenzato dall’idea del traguardo inteso come punto di arrivo, nelle testimonianze, tutte risalenti all’ultimo decennio, in cui il verbo con valore transitivo regge la preposizione fino seguita da una determinazione di tempo, il peso del traguardo2 è preponderante, tanto che il verbo si può interpretare come ‘spostare in avanti il traguardo’, quasi ‘protrarre’, ‘prorogare’:

Il curricolo dell’obbligo di istruzione è costituito da uno zoccolo di saperi di base organizzato in discipline, che si sviluppa in verticale in una logica di continuità del percorso educativo che va dai 3 ai 14 anni, che oggi va traguardato fino a 16 anni (conclusione obbligo istruzione). (Carlo Sacco, Indicazioni nazionali 2012: Organizzazione del curricolo, PassalaParola.net 31/3/2017)

“La filosofia è di traguardare fino al 2030 la raccolta differenziata all’80 per cento […].”, dice il presidente della Toscana, Enrico Rossi, rivolto all’Aula. (Rifiuti: soluzioni alternative Case Passerini e raccolta differenziata all’80 per cento entro il 2030, Consiglio.Regione.Toscana.it, 23/7/2019)

“[…] Fermo restando che queste restrizioni le abbiamo traguardate fino al 15 settembre, confidando di entrare presto in una nuova fase che possa garantirci maggiori libertà”. (Coronavirus, il sindaco di San Bartolomeo Valerio Urso: “Prendiamo decisioni in base alle nostre sensibilità”, RivieraTime.news, 9/6/2020)

Nel passo seguente il verbo sembra valere ‘stabilire il traguardo (di)’:

In politica il vero e il verosimile spesso coincidono, ma è un fatto che – nel giorno delle dimissioni – Di Maio abbia traguardato la durata del governo “fino al termine della legislatura”. (Francesco Verderami, L’amara sfida (ancora aperta) al fuoco amico, “Corriere della Sera”, 23/1/2020)

In altri contesti, di àmbito sindacale, il verbo potrebbe essere sostituito, ci pare “senza danni”, da arrivare:

“Si tratta di lavoratrici particolarmente fragili, spesso monoreddito - ricorda Silvia Avanzino, segretario generale di Fisascat Cisl Liguria - […] in questa situazione non hanno potuto mettere i soldi da parte per traguardare fino a settembre […]”. (Lavoratrici mense in piazza, tg24.sky.it 10/6/2020[7])

La RSU FISTel CISL […] ha invitato TIM a prevedere una costante formazione per le nuove risorse, […], nonché il riconoscimento del giusto livello professionale che da oltre 11 anni (CCNL TLC del 23 ottobre 2009) può traguardare fino al 6° livello […]. (Tim - Esito incontro territoriale, FistelVeneto.Cisl.it, 3/11/2020)

Alcuni percorsi più definiti

Come abbiamo visto, traguardare, seguito da varie preposizioni, ha ampliato le sue possibilità di impiego specie in campi in cui la suggestione del linguaggio è particolarmente sentita, come la politica, la burocrazia e la comunicazione sindacale, mantenendo, al contempo, una sorta di indefinitezza semantica.

Si possono però individuare anche percorsi più “lineari” del verbo, almeno a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, in cui l’affermarsi nella lingua comune di traguardo nel significato di ‘punto d’arrivo di una gara’ ha inciso maggiormente. Il primo, abbastanza prevedibile, dal significato più antico ‘guardare mirando verso un punto preciso’ conduce a ‘raggiungere (un obiettivo, ovvero un traguardo)’.

Tenteremo di ripercorrere questa particolare evoluzione attraverso alcuni esempi tratti dai quotidiani; quello che segue ci risulta essere il primo:

[parla il direttore dell’Associazione Industriali di Firenze] Tempo fa il nostro obiettivo era quello di traguardare, nel ’70, le due paia di scarpe per abitante. Non ci siamo riusciti. Ora poi, in una situazione economica precaria come la nostra, quel traguardo si allontana ancora di più. (Lamberto Artiolo, Si cammina meno «Made in Italy», “Corriere della Sera”, 26/9/1972)

Anche grazie alla citazione del “traguardo che si allontana”, si può ipotizzare che il significato sia ‘raggiungere il traguardo (nel senso di linea d’arrivo) di’. Come abbiamo visto il GRADIT, unico tra i dizionari, registra traguardare per ‘tagliare il traguardo’, ma lo indica come intransitivo (senza peraltro riportare esempi dell’uso) diversamente da quanto si rileva in queste testimonianze.

Circa un decennio dopo si ha una nuova attestazione, stavolta di àmbito politico, in cui il verbo, transitivo, è ancora interpretabile come ‘raggiungere’:

[parla il segretario democristiano Francesco Accordino] “Clamorosi i risultati di Finale, Varazze, Cairo, Andora e Ceriale. Unico neo il comune di Savona, dove per un pugno di voti non siamo riusciti a traguardare l’obiettivo dell’undicesimo consigliere”. (Massimo Numa, Savona una proposta del pci «Giunta di sinistra allargata», “La Stampa” 17/5/1985)

Ancora più evidente il valore assunto dal verbo in casi in cui l’oggetto è costituito da un valore numerico:

[parla Gianluca Caffarena consigliere del Comitato direttivo della Borsa Valori] Gli spazi finanziari in Italia, secondo recenti studi, sono virtualmente grandi e il risparmio delle famiglie ha traguardato i 100 mila miliardi. (Paola Mattarana, La Borsa «conquista» Genova, “La Stampa”, 22/1/1989)

La Provincia [di Alessandria] ha ritenuto di dover proporre a Comuni e loro Consorzi un programma che […] permetterà […]  all’intero territorio alessandrino di traguardare la data del 2010 soddisfacendo agli obblighi di legge e garantendo il minimo impatto ambientale necessario. (Ennio Negri [assessore provinciale all'Ambiente], Sulle discariche la parola è ai Comuni, “LaStampa”, 25/01/1998)

Sulla “Stampa”, tra la fine del ’900 e il 2000, si trova poi una serie di passi (di cui diamo un solo esempio) dello stesso autore, in cui il verbo ha come oggetto la pensione (in un caso, più precisamente, l’età pensionabile: m.ca., Ferrania strappa l’ok dei sindacati, 18/10/2001) e nei quali è indiscutibile il valore di ‘arrivare al traguardo (della pensione)’ quindi ‘raggiungerla’.

Una novantina di lavoratori [di Cengio prov. di Savona] che, nemmeno nell’ipotesi più rosea - e finora nemmeno accennata - di mobilità lunga riuscirebbero a traguardare la pensione e quindi […] si troverebbero, comunque, «in mezzo alla strada». (Mauro Camoirano, All’Acna ora c’è solo rabbia, “La Stampa”, 9/4/1999)

Si possono traguardare anche “la scadenza delle Olimpiadi di Torino 2006” (Maurizio Lupo, «Le mummie dovranno stupire», “La Stampa”, 15/9/1999) o “le elezioni amministrative” (Ava Zunino, ‘Governare bene non basta’ il centrosinistra cambia marcia, “la Repubblica”, 16/6/2000).

Col passare degli anni le attestazioni interpretabili in questo senso si fanno più frequenti: nel solo 2000 si possono traguardare “un’unica società di trasporto pubblico” (g.vi., Gli autobus valgono ben una crisi, “La Stampa”, 19/9/2000), “risultati impensabili” (m.b., Cavalli Marci: ritorno alla grande con Nettuno, Nessuno, Centomila, “La Stampa”, 12/11/2000), o anche “il [proprio] cinquantennio” (Franco Manzitti, Il ringhio dell’orso nella città ferma, “la Repubblica”, 21/12/2000); mentre in un passo dell’anno successivo si usa un’espressione (unico esempio finora reperito) che costituisce una variante del più comune paura di non arrivare a domani:

Rossetti: «c’è la paura di non traguardare il domani, e poi quando uno è malato, come in questo caso [un anziano malato ha ucciso la moglie] e vede l’altro a sua volta declinare, può cadere in uno stato depressivo che si trasforma in rabbia». (Wanda Valli, Sergio Rossetti, psicologo e assessore comunale, la “Repubblica” 3/12/2001)

Negli anni a seguire, oltre agli impegni e agli obiettivi, gli oggetti che si traguardano possono essere delle date, più o meno precise:

Se anche ci saranno variazioni [nel calendario degli eventi di Genova Capitale], non appariranno in catalogo: 19 giugno si apre, primo novembre si chiude, anche se si dovesse far scivolare la mostra del Galata più avanti, a traguardare il 2005, così come farà Arti&Architettura (2 ottobre-9 gennaio) o “I Liguri” (23 ottobre-23 gennaio). (Donatella Alfonso, Un 2004 lungo tredici mesi, “la Repubblica”, 4/1/2004)

Ma la proroga del grande blocco, dicono gli addetti ai lavori, è praticamente certa […]: ancora in bianco, però, è il termine della nuova proroga. […], gli operatori del settore fanno sapere di essere disponibili ad una nuova ondata di blocchi per traguardare la fine di novembre. Per poi aumentare indiscriminatamente alla vigilia di Natale? (Raffaele Niri, Prezzi, stop agli aumenti fino a novembre, “la Repubblica” 26/8/2008)

I conti emergono con drammatica facilità: l’equivalente di uno stipendio annuo se ne va per far fronte agli obblighi di rientro di interessi e capitale. Un dato proiettato sul numero complessivo di famiglie […] che fanno costantemente fatica a traguardare la fine del mese. (Famiglie alle strette per debiti con le banche e pressione fiscale provinciale, laNazione.it, 4/4/2012)

In altri casi si traguardano periodi di tempo (“traguardare i vent’anni”: Terminal, ferrovie, riparazioni così si prepara la grande svolta, “la Repubblica” 20/1/2005; o “due decenni” di musica: lu.bac., Vent’anni in coro festeggiati con Orff, “la Repubblica” 27/10/2015) e anche le età:

La lunga vita di Cristina Cesa ha aumentato la schiera degli ultracentenari all’anagrafe. L’elisir per traguardare il secolo di vita pare che sia nel dna […]. (C.B., Addio a Cristina Cesa la “nonnina” di Stevenà si è spenta a 104 anni, MesaggeroVeneto.gelocal.it, 24/4/2019)

Nel settore finanziario si traguardano utili e profitti spesso espressi in cifre milionarie, come in questo passo, in cui l’interpretazione del verbo come ‘raggiungere il traguardo (di)’ è certificata anche dall’“anticipazione” (forse intenzionale) di poche righe sopra:

Mediobanca raggiunge il traguardo del mezzo miliardo di utile netto a metà esercizio, raddoppiando il precedente dato […]. Di questo passo è possibile traguardare gli 830 milioni di profitti già a giugno […]. (Andrea Greco, Mediobanca presto fuori da Ferrari, “la Repubblica” 9/3/2006)

O anche espressi in percentuali:

Ma senza il 15,5% di Mediobanca e il 5,6% di Fonsai non sarà facile raggiungere quel 40% che la Fiat vorrebbe traguardare per non far pesare troppo il suo 20%. (Giovanni Pons, Mediobanca, patti di sindacato addio il salotto buono ha i giorni contati, “la Repubblica”, 15/9/2013)

Se poi si parla di industria turistica si traguarda pure il numero dei passeggeri:

Record al porto di Bari: poco meno di 1 milione e mezzo di passeggeri, vale a dire il 5 per cento in più rispetto allo scorso anno. Un dato che entro la fine dell’anno potrebbe traguardare i 2 milioni di passeggeri […]. (Franco Lella, L’industria turistica trascina la Puglia, “la Repubblica”, 24/10/2009)

Un ulteriore àmbito in cui può capitare di incontrare il verbo è quello sportivo, dove può essere associato a record e rendimenti[8]. Anche in questo settore l’oggetto che si traguarda è spesso espresso da un valore numerico e in questo caso si tratta di punti, presenze o partite, come nell’esempio che segue:

[…] Giacomo Galanda taglia il traguardo delle 650 partite in A, ventesimo assoluto nella storia. […] L'EA7 è reduce dal bel successo di coppa a Bamberg ed ora attesa dalla sfida contro la Virtus, storica al punto di traguardare la numero 160. (Basket: Bologna-Milano il match clou. Siena, per Venezia è un tabù, Repubblica.it, 9/11/2013)

Numeri a parte, nello sport si può traguardare anche la salvezza:

Il recupero fisico e mentale di Curci non fu immediato, ma ripagò gli sforzi. Con lui, da febbraio ad aprile, il Bologna raccolse 18 punti in 12 partite, decisivi per traguardare la salvezza. (Luca Baccolini, Elogio (a sorpresa) di Curci ma la porta del futuro è aperta, “la Repubblica”, 9/11/ 2013)

Se ci spostiamo in àmbito politico le cose da traguardare sono varie; sicuramente si traguardano le elezioni:

[Tremonti] “La riflessione di Veltroni ha poco senso […] se è proiettata nel 2011, ma ha molto senso se mirata ad organizzare e traguardare elezioni politiche anticipate”. (Gianna Fregonara, Lite ecologisti-Rutelli e Veltroni: sostegno al titolare dell’ambiente, “Corriere della Sera” 21/1/2008)

C’è poi la necessità di “aver chiaro quello che si vuole traguardare” (Raffaele Niri, Il sindacato inquilini avverte ‘Attenti a dare le case ai nomadi’, “la Repubblica”, 14/11/2013) e la cosa più importante da traguardare sono “i risultati”:

Ceriscioli […] ha fatto propri alcuni temi della protesta: “lo strapotere lasciato ai dirigenti scolastici va mitigato - ha detto - perché la collegialità è un valore quando si devono traguardare risultati”. (Boschi: “Scuola solo in mano ai sindacati non funziona”. Per Cgil è “disprezzo democrazia”, Repubblica.it 10/5/2015)

In altri casi l’influenza di traguardo2 sembra aver giocato in un modo leggermente diverso e il verbo può essere interpretato come ‘portare (qualcosa) al traguardo’ ovvero ‘portarla a termine, a compimento’. Eccone due esempi:

La soluzione di un recupero è una delle poche chances che ha il Terzo Valico di potersi traguardare per un futuro prossimo, altrimenti l’opera chiave per garantire uno sviluppo del porto e della città slitterebbe con tutta l’Alta Velocità di anni, se non di lustri […]. (Terzo Valico: nuova speranza, “la Repubblica”, 7/12/2000)

Soddisfazione per l’apertura del padiglione è stata espressa anche dal sindaco di Genova, Marco Doria: […] Un discorso che si spinge molto oltre per traguardare la realizzazione del nuovo ospedale del ponente genovese, strategico per ridisegnare una porzione di città”. (Sampierdarena, l’ospedale cambia pelle tutti i letti trasferiti nel nuovo padiglione, “la Repubblica”, 7/9/2013)

Ma le possibilità semantiche di traguardare non finiscono qui: si trovano alcuni contesti, come quello seguente, in cui il significato sembra potersi interpretare come ‘arrivare alla fine di’, o anche ‘superare’, più che ‘raggiungere’.

[Claudio Riva CD dell’Ilva] “La crisi si combatte proprio con gli investimenti e con le innovazioni tecnologiche. […] Ora vogliamo investire proprio per pensare al futuro e per costruire impianti che siano in grado di traguardare la concorrenza nel prossimo secolo”. (f. m. e n.c., Rivoluzione bianca a Cornigliano lattine e lavatrici al posto della colata, “la Repubblica” 20/5/2005)

Se nel passo precedente possono sussistere dei dubbi (forse la concorrenza si vuole, per il momento, solo raggiungere), ce ne sono altri in cui il valore di ‘superare (il traguardo di)’ è chiaro: il passo qui sotto, per esempio, una volta assodato che i 70 $ al barile furono superati proprio in quei mesi (cfr. Katrina accelera la corsa del greggio. Il petrolio sfonda quota 70 dollari, Repubblica.it, 29/8/2005) non dà adito a dubbi.

Così come sui futuri scenari dei prezzi del petrolio, che solo nelle ultime settimane sembrano aver preso un po’ di respiro dopo le impennate che hanno visto anche traguardare il massimo storico dei 70 dollari al barile. (Gabriele Dossena, “Con Gazprom puntiamo a un accordo quadro”, “Corriere della Sera”, 22/10/2005)

Quando si traguarda un periodo, in particolare un anno, tutto dipende se l’ideale traguardo da tagliare sia l’inizio o la fine dell’anno. Benché, nel primo dei contesti che seguono, il 2012 si potrebbe anche soltanto voler raggiungere, nel secondo caso, in cui si è già ben oltre la metà dell’anno che si intende traguardare, è evidente che ci si augura di superarlo:

[…] abbiamo chiesto all’amministratore delegato di trasferire carichi di lavoro da Monfalcone, dove stanno costruendo due navi, in modo da traguardare il 2012 (Giuseppe Filetto, Sestri, squilli di rivolta operaia la città prepara lo sciopero generale, “la Repubblica”, 13/10/2011)

In attesa dei successi nel campo del gas e dell’inversione di tendenza nella raffinazione prevista per il prossimo anno, Saras ha trovato un’altra strada per mettere da parte un tesoretto con cui traguardare il 2013 con una certa tranquillità. (Luca Pagni, La metamorfosi di Saras i Moratti sciolgono la Sapa e aprono la strada agli eredi, Repubblica.it, 9/9/2013)

Sembra quasi che il verbo possa considerarsi un equivalente di sbarcare nel senso di ‘superare alla meglio’ (cfr. GRADIT).

Ma sono soprattutto alcuni contesti, in cui la cosa che si traguarda è sicuramente negativa, a darci a sicurezza dell’interpretazione. Per esempio, ci sono casi in cui si traguarda una crisi:

Sono ormai parecchie decine le aziende che continuano a ricorrere alla cassa integrazione, spesso in deroga, per cercare di traguardare una crisi che sembra non finire mai […]. (Nadia Campini, Amt, Centrale del latte, Fincantieri l'autunno caldo delle industrie, “la Repubblica”, 2/9/2012)

E poi si possono traguardare “un autunno che si preannuncia critico”, “mesi bui”, “la difficile situazione”, “le difficoltà”; in tempi recentissimi, in mancanza del gas russo, si è dovuto cercare di traguardare anche “quel che resta della stagione fredda”[9].

Quest’ultima evoluzione semantica si può forse spiegare con un uso del verbo in àmbito nautico, in particolare quello delle regate sportive. In queste competizioni il punto di partenza e quello di arrivo spesso coincidono (o sono comunque sulla costa) mentre all’interno del percorso della gara si trova un punto (o anche più punti) costituito da una boa, un promontorio, un isolotto o altro, che deve essere raggiunto e poi superato lasciandolo di fianco, appunto, traguardato:

Gli scafi in gara si affronteranno lungo un percorso di circa 250 miglia che da St. Tropez va a traguardare l’isolotto di Levante, quello della Giraglia, e quindi Genova. (Fabio Pozzo, Oggi prende il largo lo «Giraglia Rolex Cup» “LaStampa”, 22/6/2000 [per il percorso si veda il sito ufficiale della gara])

E lo stesso uso del verbo è anche nel linguaggio di chi nel mare lavora:

[parla un pescatore di S. Margherita Ligure] «Erano circa le 11,45. Avevo sentito da poco Michele, via radio, per mettermi d’accordo su come traguardare uno scoglio sommerso, che noi conoscevamo bene: io dovevo passare verso terra, lui verso il largo. Eravamo distanti dalla sua barca circa un miglio». (Fabio Pozzo, Pescatore muore d’infarto mentre la sua barca affonda, “La Stampa” 15/1/1994)

Quest’uso, in una regione tutta affacciata sul mare come la Liguria, si è anche trasferito sulla terraferma:

[a Chiavari] Le auto in uscita da via Entella potranno proseguire diritto per piazza Verdi e piazza Fenice, potranno accedere a salita Gianelli, potranno traguardare il monumento di piazza Matteotti e immettersi in corso Garibaldi. (Fabio Pozzo, Viabilità, rivoluzione in centro città per il senso unico in corso Garibaldi, “LaStampa”, 1/3/1995)


In fig. 1 (da Google Maps) si può avere l’idea del percorso: in sostanza si tratta di attraversare la piazza superando il monumento al centro tenendolo sulla sinistra.

A questo punto c’è una considerazione da fare: la maggior parte delle attestazioni meno recenti in cui il verbo appare anche al di fuori di usi specialistici, è riferibile all’area ligure. Non ci pare azzardato pensare che da quella regione, in cui la nautica, la pesca, le attività portuali e marinare in genere sono così rilevanti, si sia innescato il processo di fuoriuscita dall’àmbito tecnico-specialistico del verbo e che da lì, anche attraverso la stampa, abbia avuto inizio la diffusione in àmbito sindacale, finanziario, politico e, come spesso accade, dello sport (anche terrestre).

Per concludere

Come si è cercato di mostrare, il verbo traguardare, al di fuori degli àmbiti tecnico-specialistici più volte ricordati, rivela una instabilità semantica motivata certamente dall’influenza di traguardo2 che ha portato in alcuni casi a una reinterpretazione paretimologica, quasi una creazione ex novo direttamente da traguardo2 + il suffisso -are simile a molte altre che caratterizzano la lingua contemporanea; si notano anche alcune “tendenze” del verbo verso il consolidamento di certe accezioni tra le quali quella di ‘raggiungere (il traguardo di)’ sembra mostrare maggiori possibilità di affermazione.

Potremmo completare la lista dei significati di traguardare con altri valori:

  1. v. tr. ‘raggiungere (il traguardo di)’ (1972)
  2. v. tr. ‘portare al traguardo’, ‘portare a compimento’ (2000)
  3. v. tr. ‘superare’ (2005); ‘superare alla meglio, sbarcare’ (2011)
  4. v. tr. ‘condurre’, ‘accompagnare’; ‘traghettare’ (2016) (ma da considerare probabilmente un’estensione del n. 12).
  5. v.tr. ‘protrarre’, ‘prorogare’ (2017).

Come è evidente, tutte queste nuove accezioni hanno in comune il riferimento al traguardo inteso come punto di arrivo, diversamente da quelle attestate dalla lessicografia (con l’unica eccezione del GRADIT) in cui il nucleo è rappresentato dall’azione di guardare. Ci si può quindi chiedere se, almeno in alcuni casi, non si tratti in realtà di un lemma traguardare2 (quello registrato da GRADIT) direttamente discendente da traguardo2 e del tutto indipendente da traguardare1. Per tutti questi valori in realtà l’ipotesi è più che plausibile; solo nel caso del valore n. 13, che, come abbiamo visto, sembra riconducibile all’àmbito della nautica, in cui persiste il significato tecnico originario del verbo, i dubbi sono maggiori.

Va comunque notato che si tratta di una forma che non ha (ancora) una diffusione particolarmente rilevante: nell’archivio della “Repubblica” le attestazioni attuali del verbo all’infinito (ricerche effettuate in data 9/10/2022) sono in totale 316, in quello del “Corriere della Sera” sono 109, nell’archivio storico della “Stampa” sono 90, a cui si devono aggiungere le 86 rintracciate nel sito LaStampa.it. Le testimonianze sono sporadiche e, a parte negli àmbiti sindacale e burocratico, che forse rappresentano il campo di maggior impiego della voce e in cui, non a caso, si è sviluppato il percorso più lineare e quantitativamente più rilevante, a volte paiono quasi un vezzo linguistico, specie in politica, una sorta di preziosità “lasciata cadere” ogni tanto.

 

Matilde Paoli

 

Note:

[1] La prima attestazione di traguardare il futuro risale, a quanto ci risulta, agli anni Cinquanta (“Rivista di politica economica”, vol. 42, Edizioni 1-6, 1952, p. 237), e resta isolata fino al 1970 (traguardare (anche) al futuro appare in “Vita e pensiero”, vol. 53, Edizioni 8-12, 1970, p. 170); scompare nuovamente per poi riemergere in un Postscriptum di D’Arco Silvio Avalle al suo La filologia romanza a Firenze (in Id., Dal mito alla letteratura e ritorno, Milano, Il saggiatore, 1990, pp. 41-62: 61; già pubblicato in Storia dell’Ateneo fiorentino: contributi di studio vol. 1, Firenze, F. & F. Parretti grafiche, 1986): “Il quadro della filologia romanza nella storia dello studio fiorentino è puramente sintomatico e, nel traguardare un futuro forse non del tutto programmato e tanto meno previsto dai suoi protagonisti, vistosamente tendenzioso”.

[2] [Paolo Costa ex ministro dei Lavori pubblici] «Se si ritiene, come io credo, che il porto di Genova costituisca soprattutto in questo momento una grande risorsa per l’Italia e per l’Europa […]. Se si ritiene invece che vada considerato come “cosa genovese”, da traguardare strettamente innanzitutto su interessi genovesi, io non ho né la competenza né l’interesse a guidarlo». (Porto, i candidati a San Giorgio il 14, “la Repubblica” 8/12/ 2007).

[3] […] il che alla nostra Stella non aviene, peroche è dà noi lontanissima, e di essa non possiamo veder’ più della metà; & nè pur la intera metà, come della Luna dicevamo, nè per essa si può traguardare alla ottava Sphera, […]. (Discorso dell’ecc: signor Antonio Lorenzini da Montepulciano Intorno alla nuova stella, in Padova, Appresso Pietro Paolo Tozzi, 1605, p. 8).

[4] La storia della messa in scena a Piacenza si svolge appunto dapprima in stretta connessione con quella di Bologna e di Parma e poi traguardando alle nuove scuole del triangolo di Venezia, Torino e Milano. (Marco Dezzi Bardeschi, Gotico, neogotico, ipergotico: architettura e arti decorative a Piacenza, 1856-1915, Casalecchio di Reno, Grafis, 1984 p. 44). 

[5] Per es. nei Due dialoghi di M. Iacomo de’ Lanteri da Paratico, bresciano; ne i quali s’introduce ... à ragionare del modo di disegnare le piante delle fortezze secondo Euclide del 1557.

[6] L’augurio che mi sento di fare per i prossimi anni, forte e sentito, è che i futuri dirigenti della «centenaria» Unione Agricoltori […], sappiano sempre interpretare, capire e cogliere le esigenze dei propri associati, specialmente dei più giovani, per riuscire a traguardarli verso obiettivi di efficienza, competitività e modernità, […]. (Bettoni [Presidente Inail]: «Ecco quello che avrei detto alla festa del centenario», Bresciaoggi.it 2/10/2016); […] agli istruttori ed ai tecnici che in àmbito sportivo si impegnano con passione per traguardarli verso i migliori risultati, o anche, più semplicemente, per garantire a tutti loro più inclusione e maggiore integrazione. (Sport & integrazione un binomio vincente, CitySport.news, 1/10/2020);  “[…] Ho gestito la trasformazione di Coingas da Consorzio a Società per Azioni, a traguardarlo [sic] verso il mercato libero, agli accordi con Edison ed alla nascita di Estra con tre diversi sindaci di Arezzo, tutti di grande temperamento […]”. (Arezzo, mister metano Alberto Ciolfi su Coingas ed Estra: la politica, l'energia, l'ambiente e la svolta che serve, CorrierediArezzo.it, 31/1/2022).

[7] Le parole di Avanzino sono riportate anche in Fabrizio Cerignale, In piazza i lavoratori delle mense “Impossibile vivere con 260 euro al mese”, “la Repubblica”, 11/6/2020.

[8] L’uomo da Guinness dei primati è un medico odontoiatra genovese che divide la sua vita tra ambulatorio e kayak. […] Ma il suo record ha voluto traguardarlo nel Mincio, uno degli affluenti del Po che ha importanti connotazioni storiche. (Federico Casabella, Il dentista con la passione del kayak, IlGiornale.it, 26/6/2011). Quello della pantera colombiana è un risveglio: perché per 10 giornate non aveva fatto gol in campionato [...]. Poi si è scatenato e adesso vorremmo non si fermasse più. Traguardo auspicabile: la doppia cifra. […]. E può traguardare anche il suo miglior rendimento in Italia (11 gol con la Sampdoria nel 2017-2018, 10 gol con l'Udinese nel 2016-2017). (Paolo Berizzila, Ultima Dea, “la Repubblica” 29/12/ 2018). 

[9] [9] Rispettivamente in Stefano Parola, Serve un patto sulle risorse umane per l’ultima mutazione della città, “la Repubblica”, 15/8/2012; Luca Baccolini, Questo Bologna non vede la luce, “la Repubblica”, 8/12/2013; Carlo Felice, va in scena l’intesa sindacati e sovrintendente trovano il primo accordo, “la Repubblica”, 16/7/2014; Quattro nuovi Civ, commercio alla riscossa, “la Repubblica”, 5/9/2014; Giuliano Foschini, Luca Pagni, Carlo Bonini, Il ricatto del gas, Repubblica.it, 3/3/2022.