È (il) più bello del mondo o al mondo?

Ci sono pervenute molte domande che ci chiedono se sia corretta l’espressione al mondo invece di del mondo dopo un superlativo relativo. 

Risposta

 

È (il) più bello del mondo o al mondo?

 

Nelle espressioni il più bello del mondo, il più famoso al mondo e simili, del mondo e al mondo costituiscono il termine di riferimento che limita l’ambito di validità del superlativo, che si dice appunto in questi casi relativo. Si tratta di quel complemento che nella pratica scolastica dell’analisi logica viene interpretato come una fattispecie del complemento partitivo, o anche, con uso estensivo, come un secondo termine di paragone.

In realtà, proprio come oggetto di riflessione logica astratta, questo complemento può essere anche interpretato in modi diversi:

1) complemento di limitazione: se dico che Luigi è il più bravo della classe intendo dire che l’eccellenza della sua bravura è valida limitatamente alla classe;

2) complemento di stato in luogo, reale o figurato: è l’aula più grande dell’edificio (= nell’edificio).

In effetti, quando usiamo introdurre il secondo termine di paragone con fra/tra o in, utilizziamo un complemento di stato in luogo proprio o figurato, circoscrivendo il valore del superlativo in uno spazio reale o in un ambito di riferimento virtuale: le espressioni è il più ricco d’Italia, il più bravo della scuola, la più graziosa di tutte, equivalgono rispettivamente a in Italia, è il più ricco; a scuola, è il più bravo (di tutti); fra tutte (le ragazze), è la più graziosa.

A ragione di queste molteplici interpretazioni, l’espressione formale di questo termine di “paragone” può realizzarsi in vari modi. Già in latino è possibile usare varie forme, corrispondenti ad altrettanti complementi, usati in senso proprio o figurato: il genitivo di specificazione; inter + accusativo (= fra: complemento di stato in luogo); e/ex + ablativo (= da: complemento di moto da luogo). In quest’ultimo caso il valore logico è quello della “provenienza”, ovvero dell’ambito da cui viene “estratto”, “innalzato” l’elemento a cui viene assegnato il valore superlativo (non si dimentichi che l’etimologia di superlativo richiama appunto l’idea del “portare sopra”).

Anche in italiano sono pertanto possibili varie soluzioni: è il più bravo della classe; in/nella classe, è il più bravo; è il più ricco fra tutti i calciatori; è il più famoso al mondo.

Ora, in diversi casi, nella lingua italiana, il complemento di stato in luogo può essere introdotto sia da in sia da a: essere a casa/in casa; stare a letto/nel letto, all’ospedale/in ospedale, ecc. Analogamente, nel mondo e al mondo sono espressioni di luogo pressoché equivalenti, anche senza associazione a un superlativo. Vero è che la seconda forma (al mondo) è spesso avvertita come meno propria e più popolare. Ma questa percezione non sembra avere giustificazioni. Anzi, in talune espressioni l’uso della preposizione a è d’obbligo (essere a scuola; restare al lavoroessere a caccia, a pesca, ecc.), o comunque preferita: essere al mondo (non c’è nessuno al mondo; non avere nessuno al mondo; essere solo al mondo; non esiste al mondo;ecc.); residente a Roma oggi è sicuramente prevalente rispetto a residente in Roma.

D’altra parte, sul piano storico, l’espressione al mondo (con o senza superlativo) è del tutto comune in italiano fin dalle origini (soprattutto in presenza del verbo essere), come documentato dalle letteratura toscana del Duecento e del Trecento, sia in prosa che in versi: per esempio, con il superlativo di bello, nel Tristano Riccardiano ("lo più bello cavaliere che ssia al mondo"; "io voglio che voi sappiate ched io sì amo per amore la più bella dama che ssia al mondo"), nel poemetto L’Intelligenza ("più bella al mondo mai non fu veduta"), nei Fatti di Cesare ("la reina Cleopatra, la più bella donna che fusse al mondo") e nella Cronica di Giovanni Villani ("Menelao avea per moglie Elena, la più bella donna che allora fosse al mondo"). La forma al mondo ricorre anche in Boccaccio ("siete la più avventurata donna che oggi sia al mondo", Decameron, IV, 2) e perfino nella raffinata espressione poetica del Petrarca: "quelle / ch’i’ vidi, eran bellezze al mondo sole, / mai non vedute più sotto le stelle" (Canzoniere, 158, vv. 9-11). Sembra quindi ovvio che l’uso moderno proviene dall’utilizzo di al mondo come termine di paragone espresso mediante un complemento di stato in luogo, uso normale in presenza di una forma del verbo essere, successivamente caduta per ellissi.

La più antica attestazione di al mondo con superlativo e senza più il verbo essere è forse in Lorenzo de’ Medici ("l’uomo più infelice al mondo", L’altercazione, ossia Dialogo in cui si disputa della felicità secondo la dottrina di Platone). In Giovanni Battista Guarini figura "il più bello al mondo" (1609). Da segnalare la presenza del costrutto anche nella prosa nobile di Gabriele d’Annunzio (nel Trionfo della morte: "ecco il titolo di nobilità più antico al mondo"). È peraltro vero che l’espressione è attestata più spesso solo fra Settecento e Ottocento e soprattutto nel corso del Novecento, rimanendo comunque sempre minoritaria rispetto a quella concorrente. Singolari mi sembrano tuttavia i risultati numerici di alcuni sondaggi effettuati oggi sul web, qualora siano attendibili i riscontri troppo facilmente offerti dal motore Google: del mondo prevale ancora di gran lunga nelle espressioni consuete il più bello del mondo e il più ricco del mondo, ma al mondo si avvicina al pareggio con famoso e, imprevedibilmente, anche con il più colto aggettivo celebre.

Aggiungo ancora una considerazione sul piano semantico. L’uso della preposizione a sembra prevalere nei casi in cui il “luogo” di riferimento è usato in senso virtuale o figurato, indicando piuttosto, per metonimia, l’attività connessa al luogo. Si osservino le differenze d’uso e di significato nei seguenti esempi: essere in ufficio (luogo reale) ma essere al lavoro (= “stare svolgendo un’attività lavorativa”, non necessariamente in uno spazio definito); essere in tavola ("il vino è in tavola") ma essere a tavola (= “essere a pranzo, stare mangiando”); essere nel letto ma essere a letto (= “dormire”). Ora, nei superlativi del tipo il più famoso al mondo, la parola mondo è appunto usata in senso ellittico e traslato: l’espressione è infatti da un lato iperbolica, dall'altro metonimica, indicando "tutti gli uomini, le persone che ci sono nel mondo". Difficilmente si dirà invece è il più famoso nel mondo. Anche quest’ultimo argomento potrebbe quindi costituire un motivo di legittimazione dell’uso.

Ci sembra quindi che l'uso di a abbia dalla sua parte diverse motivazioni, fondate sulla logica e sull’ampio utilizzo, e non possa essere ritenuto erroneo neppure sul piano storico, funzionale e comunicativo.

 

Massimo Bellina

 

7 marzo 2017


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