Casomai aveste dei dubbi sull’uso di casomai

Alcuni lettori ci scrivono esprimendo dubbi a proposito del tempo del verbo nella subordinata retta da casomai.

Risposta

Casomai (o caso mai, la grafia separata è stata prevalente fino alla prima metà del Novecento) può avere valore di congiunzione o di avverbio. Come congiunzione significa “nel caso in cui” e regge una subordinata condizionale. Il verbo della subordinata è al congiuntivo e il tempo si accorda a quello della principale: “casomai lo vedessi, te lo saluterei”; “casomai lo avessi visto, te lo avrei salutato. Come avviene di solito per le condizionali, la subordinata precede la reggente anziché seguirla. Dal punto di vista semantico, come nota Serianni (Serianni 1988, XIV, 166a), rispetto alle condizionali introdotte da se, casomai “accentua il carattere ipotetico-eventuale proprio della condizionale”. Dicendo “Se avessi fame, mangerei”, non suggerisco nessuna ipotesi sulla probabilità che si verifichi l’evento espresso dalla subordinata; se invece dico “Casomai avessi fame mangerei” suggerisco che si tratta di un’eventualità più remota. Ecco un intenso esempio d’autore tratto dal PTLLIN:

Casomai questo vecchio cielo ci crollasse addosso, Luisa, Luisa, Luisa mia, senza lasciarci il tempo di dircelo, noi siamo due che ci si ama. (Sandro Veronesi, Il colibrì, Milano, La nave di Teseo, 2019)

Anche per questo motivo, con casomai non è contemplato l’uso dell’indicativo, mentre si può usare con le condizionali introdotte da se: “se ho fame, mangio”. Casomai si comporta al riguardo come altre congiunzioni che introducono una condizionale e richiedono il verbo al congiuntivo: qualora, purché, ove.

Le subordinate introdotte da casomai presentano occasionalmente vari tipi di ellissi: quando il verbo è già menzionato in una frase adiacente può essere sottinteso: “Pensi che servirà altro vino per stasera? Casomai (servisse), ci penso io”; “Non so se verrò al cinema: casomai (venissi), ti mando un messaggio”. Con un’ellissi più radicale, in particolari contesti, la congiunzione può comparire da sola: Casomai è il titolo di un film del 2002 di Alessandro D’Alatri, e una nota azienda internazionale di mobili propone ai suoi clienti una polizza assicurativa denominata Protezione casomai.

Nella lingua del passato, almeno sino alla fine dell’Ottocento, si poteva trovare anche caso mai che:

c’entrano affari segreti, che non si vorrebbero lasciar capire a un terzo, caso mai che la lettera andasse persa. (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap. XXVII, 1840)

oppure, per ellissi, la forma ridotta caso:

parlar chiaro e tondo a’ signorini Scielzo, e caso o non volessero o non potessero, proprio, pagare, supplire a’ bisogni più urgenti con la vendita de’ giojelli inutili. (Vittorio Imbriani, Dio ne scampi dagli Orsenigo, Napoli, Trani, 1876)

Come avverbio, casomai vale ‘semmai, piuttosto, al limite’: “Al concerto non c’erano centomila persone, casomai ventimila”. Documentiamo anche quest’uso con un esempio d’autore:

Ettore era avvilito: aveva sempre creduto di essere come tutti gli altri, diverso sì per quello che era suo, ma uguale a tutti gli altri lavoratori e studenti, casomai più ai lavoratori che agli studenti. (Paolo Volponi, La strada per Roma, Torino, Einaudi, 1991)

Massimo Palermo

15 dicembre 2025


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