Dare i numeri: trilione, trilionario e altri equivoci

Sono arrivate in redazione diverse domande sull’uso e sulla traduzione dall’inglese dei nomi che indicano grandi numeri (in particolare su trillion), la cui ambiguità è dovuta alla coesistenza di due sistemi di denominazione numerica (chiamati “scala lunga” e “scala corta”). I lettori chiedono anche quale sia la soluzione da adottare per evitare tali incertezze in italiano.

Risposta

Nel linguaggio dei media è sempre più diffuso l’uso del termine trilione come traducente dell’inglese trillion, in particolare in relazione a notizie economiche che riguardano le grandi aziende tecnologiche o i patrimoni di figure pubbliche. Non è raro, ad esempio, leggere di un’azienda che vale “un trilione di dollari”. Si tratta, tuttavia, di un’equivalenza impropria: trillion e trilione costituiscono infatti un tipico caso di “falsi amici”, cioè parole appartenenti a lingue diverse che, nonostante la somiglianza grafica o fonetica, presentano due significati differenti.

La scala corta e la scala lunga
L’equivoco nasce dalla coesistenza di due diversi sistemi di denominazione numerica: la scala corta, in uso nei paesi anglofoni, e la scala lunga, adottata in Italia e in gran parte dell’Europa continentale.

Le espressioni échelle longue ‘scala lunga’ ed échelle courte ‘scala corta’ sono state introdotte per la prima volta nel 1975 dalla matematica francese Geneviève Guitel (Histoire comparée des numérations écrites, Paris, Éd. Flammarion). Si tratta di due sistemi di denominazione di numeri decimali superiori al milione, che si distinguono per la diversa progressione dei nomi.

Nella scala corta ogni termine successivo a million presenta il suffisso -ion (million, billion, trillion, ecc.) e indica un numero mille volte più grande del precedente.


In inglese, dunque, trillion corrisponde, nella notazione scientifica, a 1012 ovvero mille miliardi (o un milione di milioni).

Nella scala lunga, in uso in Italia, il passaggio tra i nomi in -one (milione, bilione, trilione, ecc.) è più ampio, in quanto questi sono intervallati da nomi in -ardo (miliardo, biliardo, triliardo, ecc.). I due suffissi, dunque, si alternano: ogni termine con il suffisso -one è un milione di volte più grande del precedente termine in -one e mille volte più grande del precedente termine in -ardo; ogni termine in -ardo è mille volte più grande del precedente termine in -one.


La denominazione di scala corta e lunga non fa dunque riferimento alla grandezza dei numeri, ma alla distanza tra i termini della serie.

In italiano trilione designa 1018, cioè un miliardo di miliardi (o un milione di bilioni). Trillion e trilione indicano quindi due grandezze nettamente diverse, con una differenza non trascurabile.

L’equivalente dell’inglese trillion della scala corta è il bilione della scala lunga. Anche i termini billion e bilione costituiscono infatti un altro caso di falsi amici: come mostra la tabella seguente, all’inglese billion (109 o mille milioni) corrisponde infatti l’italiano miliardo.


L’origine del termine trilione
Nonostante indichino due grandezze diverse, trillion e trilione hanno un’origine comune. I due sostantivi derivano infatti dal francese tryllion, attestato nel 1484 in Nicolas Chuquet, composto di tri- e del segmento -illion di million. Come risulta dal TLFi, la parola poteva designare sia 1018, sia 1012, per cui durante la IX Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), tenuta a Parigi nel 1948, fu raccomandato l’uso del termine con il valore di 1018 per tutti i paesi europei.

Originariamente anche il termine inglese trillion, attestato a partire dal XVII secolo, faceva riferimento alla scala lunga, quindi a 1018. Solo in seguito, in particolare dopo il 1830, nei paesi anglofoni si afferma l’uso della scala corta e la parola passa a indicare il valore di 1012. Il Regno Unito adotterà ufficialmente la scala corta nel 1974, allineandosi agli Stati Uniti.

In italiano, le prime attestazioni del sostantivo risalgono al XVIII secolo. I dizionari lo datano 1805, nella variante antica trillione; se ne trovano tuttavia occorrenze già nella prima metà del Settecento nelle opere del matematico Francesco Saverio Brunetti:

Il numero già scritto per quanto grande, e superiore al nostro intendimento egli sia, si potrà facilmente leggere, se dalla destra verso la sinistra procedendo, ad ogni ternario di figure si fraponga alternativamente prima il punto, e poi la virgola, ma le virgole susseguentemente vanno crescendo, cioè la prima volta se ne pone una, poi due, poi tre ecc. i punti significano, che ivi le migliaja si devono nominare, e che le virgole, o milioni, se sia una, o i billioni, se due, o i trillioni, se tre ecc. billione vuol dire millione di millioni, e trillione tre volte ecc. (Francesco Saverio Brunetti, Dell’aritmetica comune e speciosa, Roma, presso Rocco Bernabò, 1731, p. 5)

10 volte 10 è il cento, 10 volte 100 è mille, e 1000 volte mille è un millione, che i Latini dicono decies centena millia, un millione di volte un millione fanno un billione, e così un trillione vuol dire un millione di volte un billione […]. (Francesco Saverio Brunetti, Dialogo analitico, in Id., Arimmetica binomica, e diadica, in cui tutte le operazioni si fanno colle sole figure uno, e zero, Roma, nella stamperia del Bernabò e Lazzarini, 1746, pp. 4-5)

L’Italia adottò inizialmente la scala lunga, convertendosi a quella corta durante il XIX secolo, per poi tornare a quella lunga nel XX secolo, recependola ufficialmente nel 1994. L’alternarsi dei sistemi di numerazione è probabilmente il motivo principale per cui si registra questa sovrapposizione di significati per bilione e trilione.

A generare incertezza contribuisce anche il fatto che gli stessi dizionari italiani non risultano concordi: l’oscillazione nell’uso delle scale si riflette anche nella lessicografia. Solo il Sabatini-Coletti 2024 offre infatti una definizione esaustiva di trilione: “Nei sistemi di numerazione italiano, francese e statunitense, numero cardinale corrispondente a mille miliardi; nei sistemi inglese e tedesco, numero cardinale corrispondente a un miliardo di miliardi”. Invece, nello Zingarelli 2026 e nel GRADIT troviamo la definizione obsoleta di ‘numero pari a mille miliardi | in passato, numero pari a un miliardo di miliardi’, mantenuta anche nel Nuovo De Mauro. Anche il GDLI (compilato per la gran parte prima dell’adozione della scala lunga) registra l’accezione di ‘mille miliardi’, riportando la voce del Tommaseo-Bellini (‘mille bilioni, ossia un milione di milioni’). Il Vocabolario Treccani online, il Devoto-Oli online e il Garzanti registrano invece il sistema di numerazione attuale, indicando trilione come ‘un milione di bilioni’.

Come uscire dunque dall’ambiguità che comporta l’uso di questi vocaboli?

Una prima soluzione consiste nell’evitare i falsi amici e ricorrere a formulazioni esplicite. Nel caso di trillion è preferibile tradurre con mille miliardi, così da eliminare ogni possibile equivoco. Un’altra strategia è quella di specificare il valore numerico ricorrendo alla notazione scientifica (dunque 1012 per la scala inglese): si tratta della soluzione adottata dalla comunità scientifica che garantisce la massima precisione. Una terza possibilità è l’uso consapevole del sistema italiano, e quindi l’impiego dei termini come bilione o trilione nel loro significato proprio. Può essere infine utile dichiarare esplicitamente la scala adottata (trilione – scala lunga).

Trilionario e triliardario
Alle incertezze legate ai nomi dei grandi numeri si sono aggiunti, più recentemente, due nuovi sostantivi, trilionario e triliardario, usati come traducenti dell’inglese trillionaire. Le due forme sono diffuse soprattutto nel linguaggio giornalistico, in relazione ai patrimoni dei grandi imprenditori: negli ultimi mesi, ad esempio, si è parlato spesso di Elon Musk come “primo trilionario della storia”, con un patrimonio stimato superiore a 600 miliardi di dollari, e destinato a crescere, cosicché potrebbe diventare addirittura il primo triliardario al mondo.

Anche in questo caso si tratta di falsi amici: trillionaire e trilionario (o triliardario) fanno infatti riferimento a grandezze diverse. Il sostantivo inglese trillionaire, composto di trillion e del suffisso -aire, è un prestito del francese trillionaire (1849) e risulta attestato dal 1861; fa riferimento a ‘una persona il cui patrimonio supera il trillion/bilione di unità monetarie del proprio paese’ (Collins English Dictionary, trad. mia). Nell’uso corrente inglese, dunque, un trillionaire è chi possiede almeno mille miliardi (1012).

In italiano trillionaire è stato inizialmente reso con trilionario, ma il calco risulta ambiguo: se lo interpretiamo, infatti, secondo la scala lunga, dovrebbe indicare una persona che possiede un trilione (1018), quindi una quantità di gran lunga superiore a quella designata dalla forma inglese.

Sebbene si sia diffuso in anni recenti, il sostantivo trilionario risulta attestato sulla stampa già tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, in riferimento a Bill Gates. La prima occorrenza, che riportiamo, si trova in un articolo della “Repubblica” del 1999; le successive, del 2002 e 2003, compaiono nella “Stampa”.

Sembra di leggere un fumetto di Topolino. Trilioni, quadrilioni, fantastilioni, come quelli che, avaramente, custodisce Paperon de’ Paperoni nel suo forziere. Il link tra il papero più ricco dell’universo dei fumetti e l’uomo più ricco del pianeta terra, è quasi automatico. Il Re Mida si chiama Bill Gates, il suo forziere è la Microsoft. Secondo lo scenario tracciato dal mensile Wired, Bill Gates sarà entro i prossimi 5 anni il primo trilionario della storia. (Massimo Miccoli, Ma intanto Gates sarà il primo trilionario, “la Repubblica”, 27/9/1999)

Si trova invece già nel 1986 nell’archivio della “Stampa” un’occorrenza di trilionario come aggettivo, usato in riferimento alla nascita di Eurodisneyland (oggi Disneyland Paris), definito dall’autore un “bel regalo del cretinismo trilionario” (Guido Ceronetti, Eurodisneyland, scampato pericolo, 10/1/1986).

Più recentemente fa la sua comparsa anche il traducente triliardario, contribuendo a generare ancora più confusione. Il termine triliardo indica infatti una quantità ancora maggiore, pari – nella scala lunga – a mille miliardi di miliardi (1021) e rappresenta il numero successivo sulla scala rispetto al trilione. Usare il sostantivo triliardario per trillionaire è quindi del tutto fuori luogo, perché largamente sproporzionato rispetto ai valori reali.

Non è un caso, infatti, che le prime attestazioni in italiano del sostantivo, a partire dal 2020, facciano riferimento a personaggi di fantasia, come Paperon de’ Paperoni (Scrooge McDuck), il più famoso triliardario di Paperopoli nell’immaginario Disney. Si rintraccia, tuttavia, anche un’attestazione precedente, del 2013, in un blog dedicato ai 10 migliori tennisti viventi all’epoca:

Il tennis è pieno di arci-miliardari che sputano sangue alla cannibale ricerca di gloria, malgrado titoli in bacheca e acciacchi. Federer non è triliardario? (Top 10 ATP – I migliori dieci tennisti viventi, belli e perdenti - part 1, tennispsiche.blogspot.com, 19/9/2013)

Sulla stampa quotidiana triliardario come sostantivo è presente a partire dal 2022, mentre come aggettivo ha qualche sporadica occorrenza già nel 2020.

I due termini hanno una diffusione ancora limitata (la ricerca su Google restituisce, ad esempio, circa 70.000 risultati per trilionario e circa 6.000 per triliardario) e non sono registrati dai dizionari dell’uso. Resta quindi forte l’esigenza di rendere in italiano il termine inglese trillionaire, ormai piuttosto diffuso, senza entrare in conflitto con il sistema di denominazione numerico adottato. In base a tale sistema, il termine corrispondente a trillionaire sarebbe bilionario, che tuttavia viene confuso con la forma inglese billionaire, che coincide invece con il nostro miliardario.

Altri termini per le grandi quantità
La vitalità di questo tipo di formazioni è testimoniata dalla presenza di altri termini costruiti sul modello di milione, trilione, miliardo, ecc. Tra le formazioni occasionali si trovano ad esempio fantastilione e fantastiliardo, di uso colloquiale o giocoso, impiegati in riferimento a quantità o ricchezze esagerate, come quelle attribuite a Paperon de’ Paperoni (registrate entrambe in vari dizionari con le datazioni 1961 e 1987: cfr. Sabatini-Coletti). Il GDLI registra, come termine letterario, il sostantivo miriachilione, formato con il greco mýrioi ‘diecimila’ e chílioi ‘mille’, usato con valore iperbolico a indicare una quantità estremamente grande; il vocabolo non ci risulta tuttavia in circolazione. Si segnala infine una formazione recente, inserita da Treccani nel repertorio Neologismi 2025: centimiliardario, aggettivo e sostantivo che indica ‘che, chi ha un patrimonio superiore ai cento miliardi di dollari’.

Lucia Francalanci

22 luglio 2026


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