Un lettore domanda se sia “corretto” l’uso dell’aggettivo detrimentale, che incontra in àmbito medico come equivalente dell’inglese detrimental. Un altro lettore prende le mosse da detrimento ma si muove in senso contrario, formando un verbo base corrispondente detrimere; a verbo fatto però lo ha assalito un dubbio circa la correttezza della sua creazione.
L’aggettivo detrimentale non è ancora entrato nei grandi repertori lessicografici dell’italiano come il Nuovo De Mauro, il Vocabolario Treccani online o il GDLI ma, come osserva il lettore, per faciloneria si usa nel linguaggio medico come equivalente dell’inglese detrimental. Il motore di ricerca Google (al 27/3/2026) incontra 518 pagine con la collocazione effetto detrimentale, quasi tutte di àmbito medico, contro 75.500 per effetto dannoso e 41.200 per effetto nocivo. Il linguaggio medico, fortemente influenzato dall’inglese, lingua ormai universale della scienza medica, ha dunque già adottato l’aggettivo ed è prevedibile che vi si espanda ancora grazie all’onnipresenza della letteratura scientifica inglese fra i medici. Nel linguaggio comune, invece, l’uso dell’aggettivo è scarso e anche superfluo in vista dell’esistenza di due sinonimi perfetti, dannoso e nocivo.
L’aggettivo fa già capolino timidamente nell’Ottocento in documenti che tradiscono chiaramente la loro origine inglese. Appare addirittura a fine Settecento come parola fantasma nel dizionario bilingue inglese-italiano di C. [Giuspanio] Graglia, The new pocket dictionary of the Italian and English languages (a new edition, London, Dilly, 1795), che traduce detrimental con detrimentale. Ma fino a metà Ottocento questo dizionario rimane l’unico testimone. I pochi esempi della seconda metà dell’Ottocento mostrano anch’essi una chiara dipendenza dall’inglese:
Egli era intimamente convinto − come credeva che fossero molti dei suoi colleghi − che il connetterlo colle Corti dei Magistrati avrebbe avuto effetto detrimentale. (Tornata del 5 aprile 1861, Raccolta dei provvedimenti del Consiglio di Governo di Malta dell’anno 1860-61, Valletta, 1861, p. 92)
Dandosi il caso di un Cambio Marittimo viziato, detrimentale per l’armatore od oppressivo per l’esorbitante interesse, la Corte di Ammiragliato, dietro opportuno ricorso, può porvi rimedio frammettendo la sua valida protezione. (Eduardo Laugieri, Il capitano marittimo in Inghilterra ossia Raccolta delle leggi regole e consuetudini in materia marittimo-commerciale applicate agli interessi italiani, Genova, Tip. del R. I. de’ sordo-muti, 1872, p. 155)
Nella diffamazione la condotta è generalmente a rischio del locutore, perchè le imputazioni che la costituiscono sono veramente detrimentali, e, nella pratica, le questioni relative riguardano più che altro la verità dell’asserto e il diritto o privilegio di asserirlo. (Oliver Wendell Holmes jr., Il diritto comune (anglo-americano), trad. di Francesco Lambertenghi, dispensa I, Sondrio, Tipografia A. Moro e C., 1888, p. 207)
La stessa influenza dell’inglese rimane ancora visibile nel Novecento.
Dal punto di vista morfologico, comunque, la parola ha le carte in regola, essendo il suffisso -ale comune con basi in -mento, non solo in aggettivi presi dal latino come fondamentale, monumentale o sacramentale, ma anche in creazioni autoctone come rinascimentale, risorgimentale, sperimentale o il meno diffuso armamentale, che manca ancora nei dizionari.
Il discorso è differente per la seconda domanda. Il neologismo audace detrimere ‘nuocere’, infatti, è difficile da giustificare. Si tratta di ciò che in linguistica si chiama una “retroformazione”, cioè la creazione di una base non attestata per una parola che viene percepita come complessa, a torto o a ragione. Detrimento non è scomponibile in italiano in parti più piccole, dato che togliendo -mento rimane un mozzicone inesistente detri-. Se si volesse assolutamente creare un verbo base, il risultato sarebbe un verbo ipotetico detrire (cfr. condire / condimento), che però mi sembra improbabile perché detrimento non è sentito come nome d’azione prototipico. Un derivato regolare da un ipotetico verbo detrimere, per altro, darebbe detrimimento, che solo con una successiva aplologia potrebbe approdare a detrimento. Il latino detrimentum era derivato da deterere ‘logorare’, parola che non è stata tramandata all’italiano, rendendo detrimento opaco per il locutore comune.
Franz Rainer
15 luglio 2026
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