Parte attrice o attorea?

Diverse persone chiedono se sia possibile usare equivalentemente, in testi di carattere giuridico, le espressioni parte attrice e parte attorea.

Risposta

L’aggettivo attoreo, quando è lemmatizzato dai dizionari italiani, è concordemente trattato come una variante di attorio, attestato dal 1955 (così Zingarelli 2025, Devoto-Oli, GRADIT). Attorio è considerato da GRADIT e Zingarelli derivato da attore, mentre Devoto-Oli e GDLI lo dichiarano tratto dal latino medievale actorius, actoreus, a sua volta derivato di actor, actoris ‘attore’. L’aggettivo è un termine tecnico giuridico, “disus[ato]” secondo il GDLI e “non com[une]” secondo il Devoto-Oli.

Nel corpus ItTenTen20 (contenente oltre 14 miliardi di occorrenze, tratte da testi disponibili in rete) la variante attoreo prevale su attorio, che come si è detto è la forma lemmatizzata come principale dai dizionari. Riportiamo qui di seguito il numero di occorrenze nel corpus delle due varianti, e del loro concorrente attrice, nel contesto oggetto del quesito, dove l’aggettivo attoreo modifica il nome femminile parte:


Come si vede, nel contesto oggetto dei dubbi espressi da chi ci ha rivolto il quesito, parte attrice è oltre trenta volte più frequente di parte attorea (mentre è trascurabile la frequenza di parte attoria). Analoghi risultati si ottengono ricercando le tre espressioni nella banca dati ForoPlus, che contiene solo testi di carattere giuridico.

Evidentemente al raro e tecnico attoreo, aggettivo di origine dotta di recente attestazione in italiano e formato con un suffisso pochissimo produttivo (come testimoniano le scarse menzioni ad esso riservate in Grossmann-Rainer 2004, ad indicem), si preferisce una forma di uso più comune, attrice.

Indubbiamente attrice, come attore, è innanzitutto un nome, e non un aggettivo. Tuttavia, è noto che le formazioni deverbali in ‑tore e ‑trice possono essere anche aggettivi. Trattando degli aggettivi in ‑tore /‑trice, Davide Ricca osserva che, se nella maggior parte dei casi essi sembrano nati da conversione dei nomi omonimi, è però “indiscutibile [...] che ci siano formazioni in ‑(t)ore con carattere unicamente o prioritariamente aggettivale: cfr. chiarificatore, civilizzatore, conservatore, risolutore, rivelatore, vivificatore ecc.” (Ricca 2004, p.443). Questi aggettivi, rispetto al resto degli aggettivi italiani, hanno la peculiarità di esprimere l’opposizione tra forme maschili e forme femminili non tramite una desinenza flessiva (come in nuov‑o / nuov‑a, o anche attore‑o / attore‑a) ma tramite un suffisso derivazionale, che svolge nel contempo la funzione di derivare un aggettivo da un verbo: per esempio, chiarificare > chiarifica-tor-e / chiarifica-tric-e (per es. incontro chiarificatore, risposta chiarificatrice).

Gli stessi suffissi ‑tore e ‑trice appaiono nei nomi attore / attrice, non analizzabili in italiano come deverbali, ma discendenti dai sostantivi latini actor / actrix, deverbali da agĕre ‘fare’. In latino i due nomi hanno sia il senso generico di ‘chi fa qualcosa’, sia vari sensi specifici, tra cui quello giuridico ‘chi fa causa’, ‘accusatore’ (il Thesaurus Linguae Latinae ThLL glossa actrix con “quae accusat”, con rimando a un’attestazione nel codice giustinianeo, 7.16.41). Questo senso tecnico giuridico è attestato anche per l’italiano: nel GDLI, tra le accezioni di attore si elenca al quarto posto “Chi agisce in giudizio, promuovendo un’azione legale contro altri”, con attestazioni che vanno da Giovanni dalle Celle (autore toscano del XIV secolo) al vigente Codice di procedura civile, art. 165.

Ci si può chiedere quindi se in parte attrice la forma attrice sia un aggettivo (derivato per conversione dal nome, e usato nella forma femminile per accordo con il sostantivo femminile parte), o se si tratti invece del nome attrice, usato come apposizione nel suo senso tecnico giuridico. A favore di questa seconda ipotesi sta il fatto che il maschile attore non risulta attestato in uso aggettivale, neppure in testi di carattere giuridico.

In entrambi i casi, comunque, la formula parte attrice è semanticamente e sintatticamente ineccepibile.

Nota bibliografica:

  • Wolfgang U. Dressler, Ursula Doleschal, Gender agreement via derivational Morphology, in “Acta Linguistica Hungarica” 40, 1/2 (1990), pp. 115-137.
  • Davide Ricca, Derivati con suffissi non tipicamente aggettivali, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 442-444.

Anna M. Thornton

15 settembre 2025


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