Laconico e spartano sono (possibili) sinonimi?

Alcune lettrici e alcuni lettori chiedono chiarimenti in merito ai significati dell’aggettivo laconico, alle fortune del suo utilizzo idiomatico nell’espressione sguardo laconico; inoltre sono curiosi di sapere se, nell’uso corrente, l’aggettivo in questione possa essere sostituito da spartano, inteso quale suo eventuale sinonimo.

Risposta

La risposta ai quesiti sopra indicati prevede, quale premessa, la puntualizzazione (§ 1.) sul fatto che, dal sec. XIV, è attestata (e unicamente come aggettivo) la forma lacone (latinismo secco < lat. lacō[n], -ōnis, mentre la forma laconico – grecismo di dotta mediazione latina – è attestata in italiano più tardi (dal sec. XVI), non solo come aggettivo ma anche come sostantivo (m.s.): di entrambe forme (aggettivo e sostantivo) si illustrano, per sommi capi, le vicende storico-linguistiche anche in relazione ai connessi sostantivi laconismo, laconicità, all’avverbio laconicamente, al (rarissimo) verbo laconizzare / laconicizzare e al (parimenti rarissimo) sostantivo laconista. Quindi, con riferimento alle matrici del greco classico sottese alle forme in questione, si richiamano (§ 2.) attestazioni, etimologia e semantismi degli aggettivi latini lacō[n], -ōnis e lacōnicus, -a, -um e, a proposito di quest’ultimo, anche del suo utilizzo con valore di sostantivo (Lacōnicum) nonché del connesso sostantivo Lacōnia. Infine (§ 3.), traendo materiali dalla consultazione di Google libri, si segnalano le fortune dell’aggettivo laconico nell’espressione sguardo laconico, nonché – sulla base delle fonti lessicografiche riferite in bibliografia – si indicano le sottili differenze tra gli aggettivi laconico e spartano e la conseguente difficoltà di ritenerli come pienamente sinonimi.

1. Stando ai dati riportati dal Vocabolario degli accademici della Crusca (edd. I-V, s.v.), dal GDLI, (vol. VIII, pp. 674-675) e dal TLIO (s.v.), la variante lacone (m.) / lacona (f.), quale aggettivo indicante ‘relativo / relativa alla regione della Laconia e, per estensione, a Sparta’, appare documentata nel patrimonio linguistico italiano dal sec. XIV e, più in particolare, da Giovanni Boccaccio (1313-1375):

Rime - Caccia di Diana (a p. 109 dell’ed. a cura di Vittore Branca, Pa¬dova, Liviana Editrice, 1958): Vidi, qual forse già fu la lacona donna di Paris, una ninfa uscire / d’un lieto bosco enverso me venire / co’ crin ristretti di verde corona;

e, quale sostantivo, dal poeta fiorentino (ma, ghibellino, esule a Pisa) Fazio degli Uberti (1307c.-dopo il 1367):

Dittamondo (L. III, cap. 16.39): di là li più fidi / fan fe’ del prelio, che fu anticamente / tra i Laconi e gli Argivi, e de’ micidi.

Quale aggettivo e nel significato di ‘originario o peculiare della Laconia (e particolarmente di Sparta > spartano)’, nelle fonti lessicografiche sopra indicate (non è però registrato nel TLIO), l’aggettivo laconico è attestato per la prima volta nel sec. XVI e, per la precisione, dall’umanista piacentino Lodovico Domenichi (1515-1564):

La vita del Gran Capitano e del Marchese di Pescara (p. 211 dell’ed. a cura di Costantino Panigada, Bari, G. Laterza & figli, 1931): Mise fuori una insegna, nella quale era dipinto lo scudo laconico col titolo della severa madre spartana, la quale commandava al figliuolo nuovo soldato che tornasse “o con questo o sopra questo”.

Infine, quale termine tecnico-linguistico, laconico ricorre come aggettivo, sempre dal sec. XVI, per indicare il dialetto dorico della Laconia e di alcune colonie doriche della Magna Grecia. Così in Luigi Lanzi, gesuita e archeologo maceratese (1732-1810):

Saggio di lingua etrusca (4 voll., Firenze, Tip. Attilio Tofani, 1824-1825, vol. I, p. 48): Alcune voci laconiche riunì Casaubono nel suo Ateneo.

Per estensione – nel valore di ‘conciso, essenziale, sbrigativo nell’esprimersi sia a voce che per scritto’ –, l’aggettivo laconico è ampiamente attestato sempre dal sec. XVI.

Lo si ritrova in Paolo Giovio, celebre vescovo e storico comasco (1483-1552):

Lettere (a p. 222 dell’ed. a cura di Giuseppe Guido Ferrero, 2 voll., Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1956-1958): Perché io so qual fastidio portino le letre longe a chi tene el luoco ovi è V.S. Rev.ma e Ill.ma, ma sarò laconico referendomi ad una domestica;

in Anton Maria Salvini, grecista fiorentino (1653-1729):

Discorsi accademici, 2. 23 (Crusca): Di qui ne nacque il parlare stretto, serrato, conciso, detto stile laconico;

in Melchiorre Cesarotti, linguista e poeta padovano (1730-1808):

Lettera XXIX al Sig. N.N., in Opere (40 voll., Pisa, Tipografia della Società Letteraria, 1800-1813, vol. XL, p. 60): Sarò […] preciso e laconico a scanso d’equivoci;

e, in tempi più recenti, in Giuseppe Mazzini (1805-1872):

Lettera alla madre, in Scritti editi e inediti (60 voll., Imola, P. Galeati, 1906-1931, vol. XXVI, p. 32): Sto sempre meglio, o più esattamente, sto bene. Ma ho molto da fare e sarò laconico.

Nel valore figurato di ‘Severo, rigido, aspro (detto di un atteggiamento, di un sentimento)’, laconico, come aggettivo, è documentato dai secc. XVII-XVIII e lo si ritrova in Pier Iacopo Martello, poeta e drammaturgo bolognese (1665-1727):

Del verso tragico, (a p.171 di Id., Saggi critici e satirici, a cura di Hannibal S. Noce, Bari, Laterza, 1963): La gran fortuna che appresso molti ha conseguita quest’opera [sc. la Canace] non so se di dire assai enfatica … o di qualche sentimento laconico, paradossico e meraviglioso …

Nel valore di ‘poco espansivo, chiuso, introverso (detto di una persona o del suo carattere)’, l’aggettivo laconico ricorre dal sec. XIX e si ritrova, di nuovo, in Giuseppe Mazzini (1805-1872):

Scritti editi ed inediti - Appendice (Epistolario) (a p. 239 del I vol. dell’ed. in 6 voll., Imola, P. Galeati, 1938): Dio mio! Non essere così austera, così laconica, così aspra con me, mia Giuditta!

Oltre ai valori aggettivali sopra riportati – puntualmente registrati nei dizionari segnalati in bibliografia – va segnalato che laconico indica, quale sostantivo (m.s.), “persona che parla laconicamente e cioè in modo conciso, serrato”. Così in Lorenzo Magalotti, scienziato e diplomatico romano (1637-1712):

Lettere scientifiche ed erudite, Firenze, Tartini e Franchi, 1721, p. 294 (Crusca): … farò conto di scrivere a quel Laconico, che, avuta dal giudice l’alternativa di leggere nel Guicciardini l’assedio di Pisa, o d’essere impiccato, s’elesse il secondo.

Per completezza di informazione è interessante sapere che, di nuovo quale sostantivo e quale termine decisamente tecnico, Laconico – secco latinismo: < lat. Lacōnicum) – designa l’ambiente maggiormente riscaldato delle terme romane, una sorta di bagno di vapore, simile a una moderna sauna: il termine si ritrova in Cicerone, Att. 4.10.2: […] nostram ambulationem et Laconicum [] invisas ‘che tu possa dare un’occhiata al nostro sentiero e al Laconico’; e in Vitruvio 5.10.5: siccus calor est et harenae calidae et Lacōnici ‘è calore secco [prodotto] da calda sabbia e da un Laconico’ (Forcellini 1865, p. 673; Glare 1982, p. 994; Lewis 1988, p. 1027); e che, infine, nel lessico tecnico della metrica classica e in funzione sia di aggettivo che di sostantivo (m.s.), laconico indica un tipo particolare di verso (per la precisione un tetrametro anapestico catalettico) usato dagli antichi spartani per dare ritmo al canto militare di marcia (Liddell-Scott 1996, p. 539): gr. ἐμβατήριος παιάν / embatḗrios paián ‘peana / canto di marcia’ (Plutarco, Lycurgus, 22).

Stando sempre alle fonti lessicografiche, può essere ugualmente interessante segnalare alcuni derivati di laconico (aggettivo o sostantivo): il verbo laconeggiare ‘esprimersi nel parlare o nello scrivere in modo conciso, essenziale, sentenzioso; ostentare concisione’ (la variante laconizzare ricorre anche nel valore di ‘parteggiare per Sparta’); l’avverbio laconicamente ‘in modo succinto, stringato, essenziale; concisamente, brevissimamente’ (o anche la locuzione avverbiale alla laconica ‘al modo che nel parlar usavano i Laconi, cioè con brevità sentenziosa’); i sostantivi laconicismo/laconismo e laconicità ‘concisione, brevità, stringatezza’ e, infine, laconista ‘imitatore dei costumi laconici, propri degli spartani’.

Quanto a laconeggiare, il verbo è attestato dai secc. XVI-XVII, utilizzato da Marcello Adriani, umanista e politico fiorentino (1553-1604):

Opuscoli morali di Plutarco, 3-451: Come, se per esempio, domandasse alcuno. Socrate è in casa? L’altro contro sua voglia e mal volentieri rispondesse. Non è in casa. E se da vantaggio vuol laconeggiare, ne levasse di più quelle parole: È in casa, e solo profferisse la negazione. (Crusca V ed.)

L’avverbio laconicamente ricorre dal sec. XVI, in Claudio Tolomei, vescovo e umanista di Asciano (1492-1555 [o 1557]):

Lettere, 244: Sapete voi come si scrive laconicamente? Eccovene un esempio, se no ’l sapete (Crusca V ed.)

e, anche, successivamente, tra i secc. XVI-XVII, in Galileo Galilei (1564-1642):

Lettera al principe Leopoldo di Toscana (1640) in Opere scelte, Vol.II, p. 262: Troppo laconicamente vorrebbero vedere nei più angusti spazi che possibil fusse, costretti i filosofici insegnamenti. (Crusca V ed.)

In merito all’espressione avverbiale alla laconica, essa è attestata dal sec. XVI da Francesco Baldelli (nato a Cortona dopo il 1587):

Filostrato Lemmio, della vita di Apollonio Tianeo... (1549), p. 559: Né fu egli nello scrivere giamai prolisso, anzi che tutte [sc. le sue lettere] son scritte alla laconica. (Crusca V ed.)

A proposito di laconicismo/laconismo e laconicità, si ritrova laconicismo in Lorenzo Magalotti (1637-1712):

Lettere sopra i buccheri (p. 142 dell’ed. a cura di Mario Praz, Firenze, Felice Le Monnier, 1945): Adesso che il colpo non può arrivare improvviso, dirò, col più arrabbiato laconicismo, che questi soni due barri di Guadalacara della forma d’orci da olio.

e poi ricorre in Vincenzo Gioberti (1801-1852):

Il Gesuita moderno (tomo IV, p. 171 dell’ed. Losanna, Bonamici, 18472): Il padre Pellico e i suoi soci sono di un laconismo singolare quando trattano di civiltà.

In tempi più recenti, laconicità, in tempi più recenti, è attestata in Ardengo Soffici (1879-1974):

Passi tra le rovine (Firenze, Vallecchi, 1952, p. 279): Il suo aspetto burbero, il suo fare brusco, certa sua laconicità di linguaggio e un certo modo di guardare e di gestire…

e in Vasco Pratolini (1913-1991):

La costanza della ragione (Milano, Mondadori, 1963, p. 149): “Vi bastano due sigarette per uno?”. Sì o no, la sua laconicità non ammetteva confidenze.

Quanto a laconista, la voce ricorre, attestata tra i secc. XVI-XVII, nel già citato Marcello Adriani:

Vite parallele di Plutarco volgarizzate (vol. IV, p. 404, dell’ed. in 6 voll., Firenze, Le Monnier, 1859-1865): Era in Atene un certo Alcibiade, soprannominato il laconista, forse perché contraffaceva gli Spartani. (Crusca V ed.)

2. Al pari dell’aggettivo lacone, l’aggettivo e il sostantivo laconico sono, nella vicenda linguistica dell’italiano, preziosi cultismi direttamente derivati rispettivamente dagli aggettivi latini lacō[n], -ōnis e lacōnicus, -a, -um, significanti entrambi ‘proprio, peculiare della Laconia’, relativo cioè alla peloponnesiaca regione della Lacōnia (gr. Λακωνία / Lakōnía) la cui capitale Sparta era ben nota per la severità del vivere e il proverbiale coraggio dei suoi abitanti.

Va da sé che, mentre l’aggettivo latino lacō[n], -ōnis è prestito diretto da gr. λάκων, λάκωνος / lákōn, -lákōnos ‘lacedemone, spartano’ (Aristofane, Lisistrata, 276 e 628), la sua variante lacōnicus, -a, -um è parimenti prestito diretto da gr. λακωνικός, λακωνική, λακωνικόν / lakōnikós, lakōnikḗ, lakōnikón ‘proprio della Laconia’ (Liddell-Scott 1996, p. 1026): onde ἡ Λακωνική / hē Lakōnikḗ ‘la Laconia’ (Aristofane, La Pace, 245); τὸ Λακωνικόν / tò Lakōnikón ‘lo stato spartano’ (Erodoto, Storie, 7, 235).

Del medesimo àmbito semantico fanno parte in greco, oltre che il verbo λακωνίζω / lakōnízō ‘imitare comportamenti o abbigliamenti spartani’ (Platone, Protagora 342b); ‘agire nell’interesse di Sparta’ (Senofonte, Elleniche 4.8.18), anche il sostantivo λακωνισμός / lakōnismós ‘azione nell’interesse degli spartani’ (Senofonte, Elleniche, 4.4.15; 7.1.46) e ‘imitazione di comportamenti spartani, in particolare del loro conciso modo di parlare’ (Senofonte, Elleniche, 4.4.15): quest’ultimo utilizzato peraltro, e come secco grecismo, anche da Cicerone (Fam.11.25.2, Sed quid ago? Non imitor λακωνισμὸν tuum ‘Ma che faccio? Non imito la tua spartana concisione’). Infine, va ricordato anche il sostantivo λακωνιστής / lakōnistḗs ‘colui che imita gli spartani’ (Plutarco, Focione, 10) o ‘colui che parteggia per gli spartani’ (Senofonte, Elleniche, 1.1.32).

3. Dell’espressione sguardo laconico, indicante ‘modo di guardare severo, giudicante e che non ha bisogno di parole per esprimere il proprio sentimento di partecipazione, o di disaccordo o disagio’, la consultazione dei materiali disponibili su Google libri permette di cogliere attestazioni che vanno dalla seconda metà del sec. XIX ai tempi nostri.

In una rivista degli anni ’70 dell’Ottocento si legge:

Giuseppe Baffico, Lontani dal nido (“L’illustrazione popolare”, X, 1874, pp. 371-374: p. 371): [...] sguardo pieno di affetto e di riconoscenza. Signorina mia bella [...] laconico, ma espressivo […]. Ebbene che si fa? Si lavora [...] È tuo [...] sguardo che ben diceva quanta pietà sentisse dei due fanciulli.

E in tempi vicini a noi l’espressione è ancora ben viva, come emerge dai seguenti esempi:

Mario Aldo Toscano, L’ovvio quotidiano (Napoli, Guida, 2004, p. 21): [uno] sguardo accompagnava la neve che cadeva ‘lieve lieve’ e con essa si piegava fino al suolo. Oggi chi guarda più la neve? È anch’essa entrata nella spirale del consumo. Lo sguardo è laconico.

Elena Molini, Piccola libreria con delitto (Milano, Mondadori, 2021, [s.i.p.]): [...] sguardo laconico in direzione della mia nuovissima – solo per me, perché in realtà di anni ne aveva parecchi – Due Cavalli beige che avevo acquistato da un’amica di nonna Tilde a un prezzo di favore.

Rebecca Quasi, La questione dell’erede (s.l., [StreetLib], 2025, [s.i.p.]): [...] sguardo laconico di Miss Ashbury. Infine, uscendo, passò accanto all’austera dama di compagnia della sua fidanzata, la cinse per la vita.

Stefano Coropulis, Granelli di sale (Roma, Albatros, 2022, [s.i.p.]): [...] sguardo laconico a quei disegni che non avevano volto, era la sua nuova incapacità espressiva a non permettergli di riuscire a disegnare.

Agnese Palumbo, I love Napoli (Roma, Newton Compton, 2018, [s.i.p.]): [...] sguardo laconico dell’eroe che perde l’amore. Dirsi addio nonostante l’amore, l’arte e il sacrificio fatto scendendo fin dentro le viscere della terra, oltre il mondo dei vivi a dettare legge in quello dei morti. A provarci almeno ...

Quanto al rapporto – e al grado di sinonimia – tra gli aggettivi laconico (del cui utilizzo si sono dati esempi nel § 1.) e spartano, è utile ricordare che spartano (che ricorre peraltro, e al pari di laconico, sia come aggettivo che come sostantivo) è di nuovo, al pari di laconico, una forma dotta e cioè un secco latinismo (< lat. Spartānus -a, -um). Nei dati del TLIO (s.v.) esso risulta attestato per la prima volta alla fine del sec. XIII (come sostantivo, al plurale) nel significato di ‘abitante o originario di Sparta’ presso il volgarizzatore fiorentino Bono Giamboni (prima del 1240-1292?):

Orosio (a. 1292), L. 2, cap. 9, p. 87.17: Leonida re degli Spartani, con quattro migliaia d’uomeni nello stretto Termopilas contradicendo, si fece loro incontro.

E, qualche decennio dopo, ricorre, nella forma siciliana Spartanu, in Accurso di Cremona (morto nel 1337ca.):

Libru di Valeriu Maximu translatatu in vulgar messinisi, L. VI, cap. 4, vol. 2, p. 81.9: Nin fu di puca gravitati lu dictu di unu Spartanu, lu quali, essendu excellenti et di gentiliza et di santctitai, vinchutu que fu in la peticiuni di unu officiu, dissi claramenti que multu avia issu grandi aligria.

Quale aggettivo poi, nella forma femminile plurale e nel significato di ‘originario o proprio della città di Sparta’, spartano appare di nuovo in un volgarizzamento fiorentino trecentesco:

Valerio Massimo, Libro II volg. B, a. 1326 (fior.), par. 114, p. 66.22: Ricevuto questo comandamento nelle loro case andavano a combattere le spartane schiere.

Quindi, al singolare, nel volgarizzatore senese Ciampolo di Meo Ugurgieri (1290?-dopo il 1345):

Ciampolo di Meo Ugurgieri, Eneide volgarizzata (a. 1340), L. 1, p. 14.19: Al quale Enea se offerse la madre sua Venus in contra, in mezzo della selva avendo faccia ed abito di vergine spartana, o vero quale Arpalice di Tracia fatiga li cavalli;

e poi, come sostantivo plurale, in Niccolò Machiavelli (1469-1527):

Il principe (1532, I-129): Ad alcune [città], o nel principio d’esse e dopo non molto tempo, sono state date da uno solo le leggi e ad un tratto, come quelle che furono date da Licurgo agli spartani.

Come aggettivo, spartano via via attestato da molti autori quale forma di matrice colta, arriva fino a noi nel significato, oltre che di ‘nativo, abitante di Sparta’, anche nei valori estesi di ‘fiero, austero, rigido’ (leggi spartane; educazione spartana; regime spartano…) e poi di ‘sobrio, semplice, frugale, parsimonioso; di poche parole, conciso’. Due esempi d’autore, tra i tanti citabili, rispettivamente di Ugo Foscolo (1778-1827) e di Guido Gozzano (1883-1916):

Foscolo, Prose varie d’arte (p. 310 dell’ed. a cura di Mario Fubini, Firenze, Le Monnier, 1951): […] ma non credo che neanche la sua innamorata possa costringerlo a mantenere la promessa di scrivere lunghe lettere, né spesse, ed in questo è spartano.

Guido Gozzano, Lo stesso gorgo (in L’ultima traccia, Milano, F.lli Treves, 1919, pp. 181-191: p. 182): Non pretendo che tu sia una genitrice spartana. [...] Sii semplicemente la donna di spirito che sei sempre stata.

Nell’italiano comune le due forme aggettivali laconico e spartano, quanto al loro semantismo, non prevedono significati perfettamente sovrapponibili / interscambiabili: così una cena spartana e un arredamento spartano indicano, rispettivamente, una cena ‘sobria’ e un arredamento ‘semplice / modesto’ (ma, a meno di volere essere stucchevolmente “ricercati”, nessuno direbbe / scriverebbe: una *cena laconica o un *arredamento laconico). Ancora, una ragazza laconica indica soltanto una giovane donna di poche parole, dal carattere chiuso, poco comunicativo, ossia qualcosa di diverso rispetto a una ragazza spartana; ancora, le storiche utilitarie Renault R4 e Citroën 2CV, popolarissime soprattutto tra i giovani degli anni ’70-80 del secolo scorso, sono definibili senz’altro, per l’essenzialità delle loro carrozzerie e dei loro dispositivi proto-tecnologici, come vetture spartane, mentre bizzarro sarebbe definirle *vetture laconiche. Infine, a proposito del rapporto tra i sostantivi spartanità, derivato da spartano e indicante un ‘modo di vivere sobrio, essenziale’, e laconicità, suo (potenziale) parallelo derivato da laconico, potremmo tranquillamente annunciare di avere trascorso durante l’estate “una allegra e felice vacanza estiva in gioiosa spartanità” mentre risulterebbe bizzarro dire *in gioiosa laconicità.

Nota bibliografica:

  • De Agostini-Gedea: Grande Dizionario della Lingua Italiana, 10 voll., Novara, De Agostini, 2004.
  • Devoto-Oli 2024
  • Forcellini 1865: Egidio Forcellini, Lexicon totius latinitatis, 7 voll., Prati, Typis Aldinianis, 1858-1875, vol. III, 1865.
  • GDLIM: Grande Dizionario della Lingua Italiana Moderna, 5 voll., Milano, Garzanti, 1998-1999.
  • GRADIT 2007
  • Glare 1986: Peter Geoffrey W. Glare, Oxford Latin Dictionary, Oxford, Oxford Clarendon Press, 1986.
  • Lewis 1988: Charlton T. Lewis, A Latin Dictionary, Oxford, Clarendon Press, [1879] 1988.
  • Liddell-Scott 1996: Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon, Oxford, Clarendon Press, 1996.
  • NVdB: Tullio De Mauro, Nuovo vocabolario di base della lingua italiana, 2016.
  • Piccolo Palazzi 2020: Piccolo Palazzi-Dizionario della lingua italiana, Hoepli, Milano, 2020.
  • Sabatini-Coletti 2024
  • Tommaseo-Bellini
  • VOLIT




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