Alcuni lettori ci chiedono quale forma sia da preferire tra polifora e polifera per indicare tubazioni, normalmente interrate, all’interno delle quali sono ospitati cavi per reti di telecomunicazioni, linee elettriche o altri impianti infrastrutturali.
Il dubbio dei lettori riguardo alla scelta tra polifora e polifera è del tutto legittimo, poiché entrambe le forme risultano attestate nell’uso e i principali dizionari della lingua italiana non registrano né l’una né l’altra con il significato tecnico in questione. Il solo significato della voce polifora documentato riguarda l’àmbito architettonico che designa le finestre a più aperture suddivise da colonnine o pilastrini, tipiche dell’arte romanica e soprattutto gotica. La forma polifera non trova invece spazio nei dizionari.
L’uso che interessa i nostri lettori è relativamente recente, legato all’espansione delle reti in fibra ottica e alla posa di infrastrutture in cavo nel sottosuolo. La polifora posacavi, o semplicemente polifora, è una tubatura che contiene al suo interno più alloggiamenti (normalmente di sezione circolare) destinati ad accogliere e proteggere singoli cavi o fasci di microtubi. Essa garantisce protezione meccanica, isolamento dall’umidità e dall’acqua del terreno, e consente ispezioni e manutenzione tramite pozzetti disposti a intervalli regolari.
Un primo criterio per orientarsi nel dare preferenza a una voce rispetto a un’altra è quello della frequenza. Le ricerche in rete (in particolare tramite Google Books Ngram Viewer) mostrano che la parola polifora è significativamente più diffusa rispetto a polifera, anche escludendo le occorrenze in cui polifora designa un tipo di finestra anziché una tubazione. Un secondo criterio è quello dei contesti d’uso. Sebbene polifera compaia in capitolati e atti amministrativi, la consultazione dei siti di ditte produttrici, di imprese installatrici e dei bandi di appalto per telecomunicazioni e infrastrutture elettriche rivela che il termine più ampiamente impiegato è polifora. I principali gestori di reti in Italia adottano questa dicitura nei cataloghi e nei manuali operativi, descrivendo la polifora come una conduttura che garantisce separazione fisica dei cavi in compartimenti distinti, resistenza meccanica superiore alla posa di tubi singoli e la possibilità di riserve di capacità per futuri ampliamenti della rete senza necessità di nuovi scavi.
Per chiarire le ragioni della preferenza per polifora rispetto a polifera è innanzitutto necessario esaminare dal punto di vista etimologico e morfologico gli elementi formativi coinvolti nelle due parole in questione.
L’elemento formativo -fero ‘che porta, che produce’, riconducibile al verbo latino fero ‘portare’, è presente in parole composte di origine latina (es. aurifero, fruttifero, lucifero, sonnifero) e impiegato produttivamente nella formazione di moderne parole tecniche e scientifiche, tra cui frigorifero, mammifero. L’elemento formativo -foro ha lo stesso significato di -fero, ma è di origine greca: è la forma nominale del verbo phérō ‘portare’ ottenuta tramite apofonia, fenomeno diffuso in greco antico, che consiste nell’alternanza sistematica di vocali all’interno di una stessa radice, attraverso cui si veicolano informazioni di natura grammaticale. Il fenomeno riguarda diversi altri verbi e le corrispettive forme compositive nominali del greco, per esempio -logos da légō ‘dire’, -tomos da témnō ‘tagliare’ (cfr. atomo, biologo, teologo). La somiglianza semantica e formale del verbo greco phérō e di quello latino fero non è casuale, poiché entrambi i verbi hanno origine dalla stessa radice indoeuropea *bʰer- ‘portare’. L’elemento -foro era usato già in greco per formare composti nominali, tra cui fosforo letteralmente ‘portatore di luce’, doriforo ‘portatore di lancia’, idroforo ‘portatore d’acqua’, e, in epoca moderna, è impiegato produttivamente nella formazione di parole tecniche e scientifiche diffuse nella terminologia internazionale, cfr. it. elettroforo, port. eletróforo, sp. electróforo, fr. électrophore, ted. Elektrophor, ingl. electrophorus o electrophore.
Nella formazione dei termini tecnici e scientifici moderni, la tendenza è quella di non mescolare elementi delle due lingue: si usa -fero se il primo elemento della parola è latino (fiammifero); se invece è greco, si usa -foro (semaforo). Si possono così determinare abbinamenti di parole di significato coincidente o molto simile, ciascuna riconducibile a una delle due lingue classiche, come acquifero e idroforo, le quali tendono a differire per àmbito d’uso; in alcuni casi, come in calorifero e termoforo, parole entrambe interpretabili come ‘portatore di calore’, ma formate rispettivamente con elementi latini e greci, le due forme si sono specializzate per indicare oggetti fisicamente e funzionalmente distinti.
Il criterio di omogeneità della provenienza linguistica degli elementi compositivi porta dunque a preferire polifora a polifera, in quanto la prima forma risulta dalla combinazione di elementi greci, mentre la seconda è un ibrido greco-latino. Il punto decisivo è però che il termine polifora non è il risultato dell’impiego dell’elemento formativo -foro nel senso di ‘portare’, bensì di -fora, che risale al nome latino foris (accusativo forem) e che significa ‘porta, apertura, passaggio’. L’elemento finale di polifora indica dunque ‘apertura’, non ‘che porta, che conduce’. Si tratta cioè di una formazione che appartiene alla serie di termini impiegati in architettura e in storia dell’arte il cui elemento iniziale indica il numero di aperture in cui è strutturata una finestra: monofora (una sola apertura), bifora (due aperture), trifora (tre aperture), e così via, fino a polifora (molte aperture). La polifora è dunque etimologicamente ‘ciò che ha molte aperture’ e, nella sua declinazione tecnica moderna, indica una tubazione con molti fori per il passaggio dei cavi. Benché si tratti di un composto che mescola un elemento greco (poli-) e uno latino (-fora), è stato preferito alla più regolare forma plurifora, composta da elementi entrambi latini, ma che, pur se attestata nella terminologia architettonica, è molto meno diffusa di polifora.
Chi usa polifera per indicare una conduttura in cui passano molti cavi compie un’associazione mentale intuitiva e plausibile, ma che non corrisponde alle intenzioni di chi ha coniato il termine polifora. L’uso di polifera presuppone un’interpretazione del termine come se significasse ‘che porta molti (cavi)’, al posto dell’interpretazione corretta ‘che ha molti fori’. Si tratta quindi di un fenomeno di rianalisi semantica favorito dall’ambiguità formale dell’elemento finale, che, come abbiamo visto, sia nella forma -fero che nella forma -foro può significare ‘che porta’.
L’interpretazione etimologica che assegna a polifora il significato ‘che ha molti fori’ trova conferma nel confronto con la terminologia tecnica delle principali lingue europee, dal quale si evince, da un lato la peculiarità morfologica della soluzione terminologica italiana, dall’altro la corretta interpretazione semantica.
In inglese il concetto è espresso da termini che mettono in evidenza il numero di canali o condotti: multi-duct conduit ‘condotto multicanale’ è il termine più specifico per indicare il tubo che ha più scomparti al suo interno, duct bank è il termine diffuso negli Stati Uniti per indicare un blocco di condotti posato e rinfiancato nel cemento, a cui corrisponde nell’inglese del Regno Unito la denominazione multi-way duct, letteralmente ‘condotto multivia’. In francese si usano canalisation multitubulaire ‘canalizzazione multitubolare’ o bloc alvéolaire ‘blocco alveolare’, in cui alvéolaire richiama la struttura a celle simile a quella di un favo. In spagnolo troviamo, analogamente al francese, canalización multitubular ‘canalizzazione multitubolare’, mentre in tedesco si usa Mehrfachrohr ‘tubo multiplo’ per tubi in PVC e Kabelformstein ‘pietra sagomata per cavi’ per i blocchi prefabbricati in cemento.
Risulta evidente da questo confronto che nessuna altra lingua moderna fra quelle qui menzionate, oltre all’italiano, utilizza per questo termine tecnico l’elemento formativo -fora. L’italiano si distingue perché si appoggia alla serie lessicale architettonica (monofora, bifora, trifora) estendendo al nuovo referente il significato di ‘oggetto che ha più aperture interne’, concetto comune alle diverse denominazioni delle altre lingue.
In conclusione, le ragioni per cui si raccomanda l’uso di polifora come sostantivo e di poliforo come aggettivo (es. blocco poliforo, cavidotto poliforo) sono molteplici e convergenti.
Dal punto di vista della frequenza d’uso, polifora è nettamente predominante nella documentazione tecnica specializzata (cataloghi, manuali, capitolati) e nella lingua dei professionisti del settore. Dal punto di vista della coerenza lessicale, polifora si inserisce nella serie lessicale monofora, bifora, trifora, termini in cui -fora significa ‘apertura’. E soprattutto, sul piano della composizionalità morfo-semantica, il termine, analogamente alle formazioni delle altre lingue moderne europee, descrive la struttura del manufatto ‒ un oggetto caratterizzato da molti fori ‒ e non la sua funzione dinamica di trasporto.
La forma polifera, per quanto attestata e talvolta presente persino in documenti ufficiali, è da considerare un errore nato da una reinterpretazione del termine. Il suo uso dipende dall’associazione con la funzione della tubazione di ‘portare molti cavi’, significato esprimibile con l’elemento formativo latino -fero ‘che porta’, che assumerebbe una forma femminile presupponendo un nome testa femminile come tubazione, conduttura. Un’alternanza analoga si è avuta anche per semafero, documentato in passato e tuttora talvolta usato al posto di semaforo (sia Google sia Google libri ne restituiscono varie attestazioni), ed è possibile che la forma con -e- sia effetto di dissimilazione (rispetto alla -o finale nel caso di semafero, rispetto alla -o- protonica nel caso di polifera).
Claudio Iacobini
8 luglio 2026
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