Alcuni lettori chiedono quale sia la scelta “corretta” tra malleva e manleva, mallevato e manlevato.
Il sostantivo femminile malleva non ha attestazioni lessicografiche; i dizionari dell’uso concordano nel registrare unicamente manleva, tecnicismo specifico di àmbito giuridico-amministrativo:
manlèva s. f. [der. di manlevare, con influsso, soprattutto nel sign. 1, del fr. mainlevée, propr. «mano levata»]. – Nel linguaggio giur. (dov’è peraltro poco com., e non ha riscontro nel lessico del diritto positivo italiano): 1. Atto che ha per effetto di far cessare un sequestro o di cancellare un’ipoteca. 2. Obbligazione, assunta verso altri, di sollevarli dalle conseguenze patrimoniali dannose di eventi o di atti il cui verificarsi sia del tutto eventuale […]. (Vocabolario Treccani online, s.v.)
Il GRADIT (s.v. manleva) precisa la recente datazione “av(anti) 1981” e classifica il vocabolo come obsoleto e d’uso tecnico-specialistico.
Risultano un po’ più comuni le altre forme della famiglia lessicale, registrate nelle varianti con assimilazione del nesso -nl-> -ll-: mallevadore, mallevare, malleveria; in qualche caso i vocabolari menzionano, come opzioni in disuso, le voci corrispondenti con conservazione del nesso -nl-.
Dai dizionari storici ed etimologici si ricava che alla base vi è la locuzione latina *man(um) levare ‘alzare la mano (per giurare), garantire’ e che le forme più antiche e più documentate nella tradizione linguistica italiana sono mallevadore, mallevare, malleveria. Il DELI – s.v. mallevadore, s. m. “colui che garantisce, obbligandosi, l’adempimento altrui” (1264) – annovera anche il s.f. malleveria “garanzia personale dell’adempimento altrui” (1279). Il GDLI lemmatizza mallevadóre, mallevare, mallevato, malleveria, con documentazione precoce e continuativa nel tempo; è accolto anche il s.f. manleva (ma non la variante malleva), deverbale dal raro manlevare, del quale è segnalata la prima attestazione nel Cane di Diogene di Francesco Fulvio Frugoni, eclettico testo in prosa pubblicato postumo nel 1689 (a tre anni dalla morte dell’autore).
Un sondaggio sul Corpus OVI dell’italiano antico certifica l’antichità e la più estesa diffusione fin dai primi secoli dei volgari italiani delle forme assimilate, con 370 occorrenze complessive dal 1268 al 1410; a queste, di contro, si affiancano soltanto 18 forme con mantenimento del nesso -nl- . Dal corpus emergono le seguenti voci, non ancora lemmatizzate nel repertorio online TLIO Tesoro della Lingua italiana delle Origini, ma estrapolabili dai testi a supporto della redazione lessicografica: mallevadore s.m., mallevadorìa s.f., mallevare vb., mallevaria s.f., mallevato s.m., malleverìa s.f.. Se il verbo manlevare risulta dunque retrodatabile di secoli rispetto al GDLI, resta invece confermata l’assenza in italiano antico del sostantivo manleva (e, a maggior ragione, di malleva).
Per il latino medievale, Charles Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis (Niort, L. Favre, 1883‑1887 [16781]), registra, con attestazioni dal X sec., sia la forma sincopata manlevare sia quella piena manulevare; anche Jan Frederik Niermeyer et al., Mediae Latinitatis Lexicon Minus (Leiden, Brill, 1976), riporta il verbo manulevare/manlevare come formula tecnica di assunzione di obbligo legale; infine il Novum Glossarium Mediae Latinitatis (Hafniae [Copenaghen], Munksgaard, 1957), s.v. manulevo/manlevo, estrae la forma da carte notarili del XII secolo. Dunque, tali tecnicismi si formano, prima nel latino tardo e poi nel volgare, nel contesto della terminologia giuridico-amministrativa medievale.
Il passaggio da manl- a mall- è pienamente coerente con le regole dell’evoluzione fonetica, tanto più che il nesso -nl- è poco frequente già in latino, dove in genere è posizionato al confine morfologico di suffissati quali conlabor, conloco, inludere, inlustris ecc.
La trafila è chiara sia semanticamente che foneticamente; considerando anche l’àmbito d’uso specialistico, è attesa nei primi secoli del volgare la compresenza di forme latineggianti e di esiti volgari, progressivamente prevalenti.
Il sostantivo manleva, privo di documentazione antica e senza controesempi con -ll- , è invece un tecnicismo più tardo: fra i vocabolari dell’uso contemporaneo, lo Zingarelli 2022, che marca il termine come “raro”, lo fa risalire al 1869.
Un approfondimento mirato è possibile grazie alla consultazione dell’Archivio Vocanet-LLI (cfr. Francesco Romano, Elena Tombesi, Documenti giuridici digitali per la storia del diritto e la lessicografia, 6/5/2022): si tratta di una nuova banca dati che raduna schede lessicografiche tratte da testi di dottrina, legislazione e prassi giuridica dal X al XXI secolo. L’interrogazione dell’Archivio non dà risultati per malleva e restituisce una sola occorrenza di manleva (1855) in Cesare Parodi, Lezioni di diritto commerciale (4 voll., Genova, Lavagnino Parodi, 1854-1857, vol. III, p. 89). Risulta anche un unico caso di manlevare, nella stessa fonte (Ivi, vol. II, p. 62). Dalla consultazione recuperiamo 9 occorrenze di mallevare (dal 1321 al 1950), e una documentazione più corposa per mallevadore (in 164 fonti giuridiche antiche e moderne) e malleveria (in 136 fonti, a partire dal 1279, cit. da Arrigo Castellani, Nuovi testi fiorentini del Dugento, Firenze, Sansoni, 1952); mallevaria, con conservazione di ar (ovvero senza il passaggio -ar->-er- tipico del fiorentino), è invece una variante debolmente rappresentata.
La comparsa di manleva solo a partire da testi ottocenteschi avvalora l’ipotesi di un francesismo, suggerita dal Vocabolario Treccani, citato sopra. Un importante indizio di francesismo è offerto dal commento di Alfredo Panzini: “deforme termine giuridico tolto dal francese” (Dizionario moderno, Milano, Hoepli, 1942 [19051], s.v. manlevare). In verità, si è visto che manlevare è attestato anche nell’italiano antico; ma il suo recupero, insieme all’introduzione di manleva, risente probabilmente del francese mainlevée, documentato dalla fine del Seicento (cfr. Trésor de la langue française, versione elettronica TLFi, s.v. mainlevée).
Alla ben nota influenza esercitata dal francese sull’italiano nel Settecento e primo Ottocento, si può aggiungere la peculiare incidenza sul lessico giuridico dell’epoca, come osservano Romano e Tombesi in Francesismi e anglismi nei testi giuridici italiani: studio sugli archivi Vocanet-LLI e Normattiva, 22/9/2022):
[Nel lessico giuridico-amministrativo] la maggior quantità di forestierismi non adattati proviene dalla lingua francese, a causa sia della grossa influenza esercitata tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento dal dominio politico, culturale dell’impero francese su gran parte dei territori italiani, sia dall’effetto esercitato dai prodotti della scienza giuridica francese e dalla codificazione del diritto civile napoleonico (1804).
Tirando le fila, l’oscillazione mallev- / manlev- nell’italiano antico è riconducibile alla concorrenza tra forme assimilate e forme che, almeno sul piano grafico, conservano il nesso latino. A partire dal XVI secolo si stabilizzano le varianti con mallev- e oggi quasi tutti i vocabolari antepongono le forme con assimilazione. Solo Zingarelli 2022 correda la variante arcaica manlevare con il simbolo del trifoglio, scelto per contrassegnare quelle voci che, per personale gusto dei redattori, vengono considerate “parole da salvare”.
Nella serie, fa eccezione manleva, che entra nell’italiano ottocentesco verosimilmente come calco dal francese mainlevée, affermandosi tuttavia debolmente. Nel linguaggio giuridico-amministrativo contemporaneo (diritto commerciale, contratti, prassi notarile e assicurativa), manleva si trova in locuzioni tecniche cristallizzate con significati molto circoscritti: atto di manleva, clausola di m., foglio di m., patto di m..
Il termine non è recepito uniformemente neppure dai dizionari settoriali. Non figura, ad esempio, nel noto repertorio ottocentesco di Giulio Rezasco, Dizionario del linguaggio italiano storico e amministrativo (Firenze, Le Monnier, 1881) che registra mallevadore, mallevadoria, mallevare, mallevato, malleveria e nessuna forma in manl-.
In conclusione, il sostantivo manleva – a cui non può essere affiancata l’inesistente alternativa malleva – è estraneo alla tradizione giuridica italiana più antica e risulta, sul piano teorico, superfluo, data l’esistenza di una forma continuativamente e solidamente attestata come malleveria. Quest’ultima appare pertanto la voce preferibile, almeno negli usi non strettamente professionali, ovvero quando vale genericamente come ‘impegno assunto a proposito del comportamento o della condotta di altri’ (ad es. lettera di malleveria).
Laura Ricci
5 giugno 2026
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