Alcuni lettori ci chiedono quale, tra rettorale e rettorile, sia la forma corretta per l’aggettivo di relazione di rettore; domandano, inoltre, se si possa considerare corretta la forma rettoriale.
L’aggettivo di relazione di rettore (dal latino rectōre(m) ‘governatore, guida, maestro’, der. di rĕgo, -is, inf. rĕgĕre ‘dirigere, guidare in linea retta’, cfr. l’Etimologico), si ottiene attraverso l’aggiunta alla radice rettor- di -ale, il suffisso più produttivo in italiano per formare tale tipo di aggettivi. Rettorale, ossia ‘del rettore, relativo al rettore’, in particolare ‘emanato o inviato dal rettore’ (riferito prevalentemente alla più alta autorità di un Ateneo) un aggettivo registrato in quasi tutti i dizionari italiani (è assente nel DELI s.v. règgere), alcuni dei quali segnalano anche il sostantivo femminile la rettorale ‘circolare del rettore’, cfr. GRADIT e GDLI, s.v.). L’aggettivo è considerato parola relativamente recente: risalirebbe, secondo l’Etimologico e il GRADIT, al 1950, ma siamo in grado di retrodatarlo perlomeno al XVII secolo, quando comincia a essere usato assieme a casa per indicare la residenza del parroco o del rettore di un seminario, di un collegio ecc.:
Nella Casa Rettorale di Meaco, e residenze a lei soggette trecentodue. [...] Uscito dunque il Seminario di quella casa, ne uscirono ancora i Padri, & i fratelli, che al profitto nelle lettere, e buoni costumi attendevano; e si son trasferiti in Collegio; tanto che in questo modo si è disfatta in tutto la casa Rettorale di Arima, la quale per due anni in circa in questi istessa habitatione di tutti li santi si è mantenuta, e conservata. (Padre Gabriel de Mattos, Lettera annua del Giappone del 1614, Roma, Bartolomeo Zannetti, 1617, pp. 17 e 177)
Non è possibile esprimere lo stato miserabile in cui ritrovò e la Chiesa, e la Casa Rettorale, minacciando questa rovina, & essendo quella priva delli suppellettili, a segno, che l’una e l’altra sembravano miserabili residui di un deplorabile Sacco. (Descrittione della vener. Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore della Corte di Roma, nel Rione di Trastevere, Velletri, Pietro Guglielmo Cassasso, 1677, p. 101)
L’aggettivo, che non ha un antecedente in latino né classico né tardo, nelle altre lingue romanze si è formato, come in italiano, rifacendosi al suffisso latino -ale(m) e non -ile(m): rectoral in francese (cfr. il Trésor de la Langue française informatisé), rectoral in spagnolo (cfr. il Diccionario de la lengua española della Real Academia Española), reitoral in portoghese (cfr. Dicionário da Lingua Portuguesa dell’Academia das Ciências de Lisboa), rectoral in rumeno (cfr. Dicționarul explicativ al limbii romane online).
In italiano, tuttavia, risultano attestati anche rettorile e rettoriale. Di rettorile abbiamo trovato esempi che risalgono alla seconda metà del XIX secolo [1][2], mentre di rettoriale abbiamo una singola attestazione risalente al XVII secolo [3] e poi diverse del XVIII [4][5]:
[1] Io le trasmetto adunque questo nuovo giojello di sacra poesia, perché io faccia conoscere nella Scuola Cattolica, persuaso che il mio titolo patriarcale salverà lei e me da una sgridata rettorile per questo arbitrio. (Lettera di Paolo Angelo [Patriarca d’Alessandria], datata 5 agosto 1880, in “La Scuola Cattolica”, a. VIII, vol. XVI, 1880, p. 174)
[2] Comeché il suolo apparteneva allora alla chiesa rettorile di S. Simone di Atrani, l’Università di Maiori obbligossi di corrispondere a quel rettore un annuo canone di carlini 12. (Matteo Camera, Dell’antica città e ducato di Amalfi cronologicamente ordinate e continuate sino al secolo XVIII, Salerno, Stabilimento Tipografico Nazionale, 1881, p. 512)
[3] Non ha lungo tempo, che l’officio di Rettore è stato ridotto in beneficio, e maggior parte delle rendite del Collegio è ora affetta al beneficio Rettoriale. (Sebastiano Fantoni Castrucci, Istoria della città d’Avignone e del Contado Venesino, tomo I, Venezia, Giacomo Hertz, 1678, p. 67)
[4] In vero l’estensione di questa Pieve è assai grande, comprendendo le Chiese ora Parrocchiali di Cazzano, Castelcerino e Rota e quella Rettoriale di Celore [...]. Nel 1635 a titolo d’Ospizio fu conceduto a F. Francesco Grifoni del Terz’Ordine di S. Francesco la casa Rettoriale, e l’uso della Chiesa per due soli Sacerdoti, uno de’ quali ora suol essere eletto da’ Confratelli per loro Cappellano. (Giambattista Biancolini, Notizie storiche delle chiese di Verona, Verona, Alessandro Scolari al Ponte delle Navi, 1749, pp. 565 e 631)
[5] Quindi il Marchese Azzo munito d’uomini e d’armi, e d’un vivo e fermo risentimento ricomparve in Verona col collega Lodovico Sanbonifacio, cui per riparazione dell’aggravio patito dinanzi alla regia sentenza, non compiuto ancor l’annuo corso di Rotondello, acconciò di suo moto proprio nella signoria rettoriale. (Alessandro Carli, Istoria della città di Verona sino all’anno 1517 divisa in undici epoche, tomo III, Verona, Stamperia Giuliari, 1796, pp. 143-144)
Vediamo ora in quali contesti ricorrono oggi le forme e quali possono essere i motivi che hanno alimentato questa variabilità.
La base degli aggettivi in questione è la parola rettore nella sua funzione di sostantivo (e non di aggettivo); inoltre, delle venti accezioni che di questo sostantivo registra il GDLI, i dizionari dell’uso ne segnalano solo cinque o sei, che riportiamo di seguito citando dal Devoto-Oli online:
1. SCOL. La suprema autorità di un’università, responsabile dell’attività amministrativa, didattica e scientifica dell’ateneo, eletta tra i professori di prima fascia dai docenti e dai rappresentanti delle varie componenti universitarie: Esempi Il magnifico rettore dell’università di Bologna
2. Chi dirige un istituto, un collegio, una comunità religiosa: Esempi Il rettore di un convitto, di un seminario
3. ECCL. Sacerdote che presiede una chiesa non parrocchiale
4. STOR. Titolo attribuito in passato ad alti funzionari con incarichi governativi, amministrativi e giudiziari
5. LETT. chi ha un’alta funzione di guida o di controllo: rettor del cielo (Petrarca), Dio
Il significato attuale dell’aggettivo di relazione si riferisce sostanzialmente ai primi tre valori del sostantivo.
Colpisce che, proprio in àmbito accademico, in riferimento alla massima autorità universitaria, sia diffusa (anche per bocca degli stessi rettori) la forma rettorile, che ricorre nei siti delle università (specialmente nei documenti amministrativi, come bandi, concorsi ecc., si noti nell’esempio [6] l’alternanza con rettorale, presente nel titolo) e anche nei discorsi accademici:
[6] Le elezioni sono indette dal Decano dei professori di prima fascia almeno sessanta giorni prima della data stabilita per le votazioni e non più di centottanta giorni prima della scadenza del mandato rettorile. (Decreto rettorale dell’Università di Teramo, “Gazzetta Ufficiale”, in Supplemento Ordinario, 22/10/1996, p. 10)
[7] «[...] Voglio anche rivolgere un ringraziamento a tutti i senatori uscenti che mi hanno affiancato con entusiasmo nel primo anno di mandato rettorile». (Eletto il nuovo senato accademico dell’Università di Teramo. Rimarrà in carica tre anni, unite.it, 10/9/2025)
L’aggettivo rettorile si trova frequentemente nei testi dei Ricorsi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), in cui solo sporadicamente compare anche rettorale, e sempre in alternanza a rettorile, senz’altro più frequente. Ne riportiamo solamente tre esempi, ma ce sarebbero moltissimi:
L’istanza cautelare è stata accolta con ordinanza 11 ottobre 2012 n. 784, con la seguente motivazione: “considerato che l’intempestività della dichiarazione di interesse ai fini dell’immatricolazione di cui all’art. 6 del decreto rettorile n. 3489/2012, ad un sommario esame tipico della fase cautelare, parrebbe imputabile a forza maggiore [...]”. (Ricorso al Tar Puglia, cameraamministrativa.it, 12/4/2013)
Annullato il decreto rettorile di approvazione della graduatoria del concorso per la copertura di un posto di professore universitario di prima fascia di «Fisica Sperimentale» per il Dipartimento di Matematica e Fisica per le violazioni commesse della Commissione nella procedura valutativa per la nomina del vincitore. (Università del Salento, il concorso per la cattedra di ‘Fisica Sperimentale’ va rifatto. Arriva la sentenza del Tar, leccenews24.it, 16/6/2016)
[...] Decreto Rettorile prot. 80213 del 18/10/2021 dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti Pescara, nella parte lesiva e/o eventualmente possa acquisire efficacia lesiva per effetto del giudizio di non idoneità e della disposta esclusione del ricorrente della graduatoria finale di merito. (Ricorso al TAR Abruzzo, unich.it, 5/7/2022)
Nei quotidiani, la forma rettorile è ben poco utilizzata; ricorre, infatti, in un unico testo del “Corriere della Sera”, e in uno della “Stampa” mentre ha qualche occorrenza in più sulla “Repubblica” (9 attestazioni, rispetto alle 171 di rettorale):
E hanno vinto la prima battaglia: i decreti rettorili che imponevano il numero chiuso sono stati sospesi e i cosiddetti «ricorrenti», iscritti d’ufficio all’università, hanno potuto fino ad oggi frequentare corsi e addirittura sostenere esami. (Sissi Bellomo, Il percorso di guerra prima di arrivare dentro le «facoltà», “Corriere della Sera”, sez. Lavoro, 11/4/1997, p. 4)
Se violare un sito web è un po’ come entrare in casa altrui, l’Università di Bologna ha ricevuto un altro danno, solo virtuale, dopo quello materiale dell’intrusione nell’economato, dove hanno rubato la collana rettorile. (Violato il sito web dell’Alma Mater[:] l’attacco è partito dal Brasile, “la Repubblica”, ediz. Bologna, 26/9/2002, p. 1)
Tra l’altro, riferisce il giornalista Umberto Filena, nell’aprile del 2010 la Chiesa Rettorile è stata perfino oggetto di un accertamento fiscale. (Giacomo Galeazzi, “Ici, manganelli mediatici”, lastampa.it, 15/12/2011)
In Google, il numero delle occorrenze di rettorile, circa mille, tra singolare e plurale (ricerche aggiornate al 7/1/2026) induce a credere che tale forma sia poco diffusa, ma l’aggettivo in -ile è molto più frequente di quanto si possa pensare: infatti risulta essere particolarmente utilizzata, oltre che nelle sentenze del TAR, come aggettivo di relazione di rettore nel secondo e terzo significato (cioè quei significati che riguardano la figura rettrice in àmbito ecclesiastico), sia in testi di carattere storico o filologico in riferimento a strutture, atti ecc., sia in testi recenti, spesso in associazione a Chiesa, come negli esempi riportati all’inizio per la retrodatazione.
La variante rettoriale risulta essere più diffusa di rettorile: in Google restituisce 96.420 risultati (somma delle forme singolare e plurali); conta qualche attestazione in più nel “Corriere della Sera” (una decina, con esempi risalenti alla fine del XIX secolo), 8 nella “Repubblica”, nessuna, invece, nella “Stampa”:
Nell’articolo si afferma, tra le altre cose, che all’Università di Catania si vota il Rettore con i pizzini. Più precisamente, l’autore dell’articolo scrive. «La cupola rettoriale catanese aveva truccato, innanzitutto, l’elezione del Magnifico Basile: pizzini distribuiti a tutti gli elettori, anche agli studenti, e obblighi rispettati». (Corrado Zunino, “Fermate le elezioni per il nuovo rettore di Catania”, repubblica.it, 18/7/2019)
A proposito dell’alternanza tra -ale e -iale, vale la pena riportare quanto scriveva Bruno Migliorini nella rubrica Vocabolario del “Corriere della Sera” nel 1962 (si veda anche la recente risposta di Vittorio Coletti su valoriale):
Un lettore, osservando il diffondersi dell’aggettivo settoriale, domanda se è ben formato, e se non si dovrebbe piuttosto dire settorale «come si dice regionale da regione». Notiamo anzitutto che, nella coniazione di singoli derivati, le lingue naturali non seguono binari fissi, ma hanno una notevole libertà. [...] Tuttavia qualche linea direttiva si può vedere se si considera in qual modo termina la parola-base. Quindi non è giusto prendere a confronto la parola regione, ma bisogna assumere come riscontro una serie più ristretta, quella delle parole che terminano in -ore. Vedremo allora che alcune di queste hanno aggettivi derivati in -ale (dottorale, elettorale), altre invece in -iale (editoriale, equatoriale, senatoriale, vettoriale), a cui si aggiungono poi altri aggettivi in -orale od -oriale non da nomi in -ore ma da altre parole (per esempio temporale o territoriale).
E che, in alcuni esempi, la scelta sia stata causale, o dettata da vaghe assonanze con parole simili o da mal valutabili motivi eufonici, si vede dal fatto che si è oscillato: nell’uso dell’università di Firenze l’aggettivo di rettore è rettorale in quella di Pisa rettoriale.
Si potrebbe, è vero, auspicare una derivazione più simmetrica, ma questo non ci autorizza a considerare errato l’uno o l’altro di due modi di formazioni. (Bruno Migliorini, Settoriale, in Vocabolario, “Corriere della Sera”, 6/3/1962, p. 3 [grassetto mio])
Possiamo ora trarre alcune conclusioni: la forma dell’aggettivo di relazione da rettore maggiormente attestata in italiano è rettorale, che può essere retrodatato al XVII secolo. Accanto ad essa si è diffusa la forma rettoriale, costruita a partire dal suffisso -iale, che di frequente concorre con -ale nella formazione degli aggettivi di relazione da basi in -ore (governatore > governatoriale, dittatore > dittatoriale, direttore > direttoriale, cfr. Wandruszka 2004, p. 390). Sulla formazione di rettoriale può aver influito proprio l’aggettivo direttoriale, affine nella forma e nel significato e diffuso già a partire dal XVII secolo: tale datazione indebolisce la proposta formulata da Salvatore C. Sgroi (2021, p. 952) quando asserisce che la variante rettoriale sia stata influenzata dall’inglese rectorial: la forma in -iale ha motivazioni sia morfologiche (dalla base in -ore si formano prevalentemente aggettivi di relazione in -iale e non in -ale), sia “analogiche” (non solo su base morfologica ma anche semantica visto che direttore ha un significato affine a rettore). Potremmo in alternativa supporre che rettoriale possa essere aggettivo di relazione da rettorìa, anche se attestazioni con questo significato sono difficili da reperire e risultano sempre di dubbia interpretazione semantica (un decreto rettoriale è senz’altro un decreto relativo al rettore, mentre una chiesa rettoriale può essere una chiesa gestita da un rettore o in cui è presente la rettorìa di un seminario, ad esempio).
La forma rettorile, diffusa in àmbito amministrativo a partire dalla fine dell’Ottocento, è motivata dal fatto che in italiano anche -ile, come -ale, concorre a formare aggettivi di relazione, seppur con meno frequenza. Pure in questo caso la base potrebbe essere anche rettorìa, ma tutte le attestazioni che abbiamo reperito sono inequivocabilmente riferite a rettore. In definitiva, come già notava Migliorini, non possiamo considerare corretta una forma a discapito delle altre, ma solo constatarne la compresenza: ognuna infatti è perfettamente trasparente dal punto di vista morfologico e semantico. Si può solo rilevare come anche l’italiano di oggi non intenda rinunciare completamente al gusto della polimorfia, presente nella nostra lingua fin dalla fase antica.
Nota bibliografica:
Miriam Di Carlo
23 giugno 2026
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