Un lettore chiede se sia legittimo l’uso figurato del verbo sfilare con il significato di ‘elencare’, come sinonimo di scorrere, snocciolare, con rifermento a una serie di elementi.
Nei dizionari dell’uso consultati (Garzanti, GRADIT, Sabatini-Coletti, Zingarelli) per il verbo sfilare sono registrate tre voci: un primo verbo sfilare transitivo, col significato di ‘togliere ciò che è infilato’, ‘togliere, estrarre dalla sua sede ciò che vi è infilato facendolo scorrere’; un secondo verbo sfilare transitivo, col significato di ‘togliere uno o più fili da un tessuto; togliere di dosso indumenti o altri oggetti di vestiario’, e un terzo sfilare, di uso intransitivo, con i significati di ‘procedere in fila o secondo un ordine stabilito’; ‘procedere in rapida successione’; ‘presentare una collezione di moda o partecipare a una sfilata come modella o modello’; e, con uso figurato, ‘susseguirsi, succedersi, detto di immagini, idee, ricordi ecc., uno dopo l’altro’. Due dizionari, il Devoto-Oli e il Vocabolario Treccani registrano i significati suddividendoli in due sole voci, una per sfilare con uso transitivo e una per il verbo con uso intransitivo. Possiamo far rientrare l’uso transitivo e figurato segnalato dal lettore nel primo verbo sfilare citato, che si riferisce a qualcosa che si sfila facendolo scorrere (con esempi che vanno da “sfilare le perle di una collana” a “sfilare le salsicce dallo spiedo”)? Il Devoto-Oli, il Garzanti, il GRADIT e il Vocabolario Treccani citano anche l’espressione “sfilare il rosario”, cioè ‘recitare la devozione facendo passare a uno a uno i grani della corona fra le dita’; “sgranare” e, in senso figurato, ‘dire un sacco di malignità intorno a una persona’. Allo stesso modo, proprio come le perle o i grani del rosario, si potrebbero sfilare anche i nomi di un elenco?
Ci sembra più probabile che l’uso di sfilare come ‘elencare, scorrere’ rientri tra i vari significati del verbo usato come intransitivo, tutti legati all’idea di una successione, di uno scorrimento progressivo di qualcosa, in senso concreto e figurato. A confortarci in questa ipotesi è la consultazione di un dizionario storico, il GDLI: solo in questo dizionario, che registra il significato e gli usi delle parole nel loro sviluppo diacronico, attraverso le citazioni da autori e da altre fonti scritte, nella voce dedicata al verbo intransitivo sfilare si aggiunge un possibile uso transitivo dello stesso verbo, col significato di ‘dire, raccontare senza interruzione, per filo e per segno; snocciolare chiacchiere, notizie, imprecazioni, ecc.’. Vale la pena di riportare alcune delle citazioni letterarie che nel GDLI testimoniano l’uso del verbo con questo valore: la più antica risale allo scrittore Francesco Fulvio Frugoni (1620 circa-1686): “Belle due parole con le quali pretendevate di convincermi! Tante ne sfilaste, che m’han confuso! In somma voi siete il dio delle chiacchiere” (Del cane di Diogene: La Barca di Caronte, Venezia, Bosio, 1670, vol. VI, p. 70), ma il GDLI allega anche citazioni più recenti: da quella di Giosue Carducci: “Io non ho avuto cuore, e non ho, di scrivergli: perché sfilare i soliti luoghi comuni della consolatoria non so, né vorrei, né potrei” (Lettera a Louisa Grace Bartolini, 26 luglio 1861, in Lettere, 21 voll., Bologna, Zanichelli, 1944 e sgg., vol. II, p. 296) a quella di Federico De Roberto: “Gestendo vivacemente, quasi gli contraddicessero, sfilava la litania delle recriminazioni” (I Viceré, Milano, Galli, 1894, in Opere, a cura di Luigi Russo, Milano, 1950, p. 215) fino a un passo di Riccardo Bacchelli: “Pesce in Barile non sperava di spuntarla così presto, e prima di tagliar corto e di concludere, aveva preparato tante giaculatorie che un poco dovette sfilarne fuori” (Il diavolo al Pontelungo, Milano, Rizzoli, 1951 [19271], p. 117).
A questi esempi ne aggiungo uno ritrovato grazie a Google libri, tratto da Le novelle della Nonna della giornalista e scrittrice Emma Perodi (1850-1918): “Frà Gaudenzio tornò in cucina a capo basso, umile e contrito d’aspetto, ma fra i denti sfilava contro il morto una giaculatoria di bestemmie da far venire giù il convento” (Il teschio di Amalziabene, 1892, p. 127 dell’ed. a cura di Antonio Faeti, Torino, Einaudi, 1993).
In tutti questi esempi sfilare è usato proprio col senso di ‘snocciolare’, ‘elencare’, riferito a parole, luoghi comuni, recriminazioni, bestemmie, giaculatorie. Bastano questi precedenti per giustificare e legittimare, nell’italiano contemporaneo, l’uso figurato al quale fa riferimento il lettore? In teoria sì, perché l’uso è documentato nella tradizione letteraria, dal Seicento al Novecento. Ma dalle poche testimonianze citate l’uso transitivo e figurato risulta essere stato poco comune anche nel passato (o forse comune solo nell’espressione sfilare giaculatorie), e per questo ne riteniamo sconsigliabile l’uso nella lingua contemporanea (a meno che non vi si ricorra volutamente consapevoli della sua rarità).
Valeria Della Valle
27 febbraio 2026
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