Sulla i prostetica

Alcuni lettori ci hanno chiesto chiarimenti riguardo all'uso della i prostetica. Riportiamo la trattazione di Luca Serianni, apparsa ne La Crusca per Voi (n° 15, pp. 7-8).

Risposta

Sulla i prostetica

 

«Il fenomeno fonetico che si ha in casi come in Isvizzera (per iscritto, in iscuola, ecc.) prende il nome di pròstesi e consiste nello sviluppo di un suono non etimologico all'inizio di una parola. In particolare si ha qui la pròstesi di i davanti a s complicata (cioè seguita da un'altra consonante) in parole precedute da un'altra parola con terminazione consonantica (come in o per). Grazie a questa i prostetica si evitano sequenze di suoni non abituali nell'italiano tradizionale, come [nsv] (in Svizzera) o [nsk] (in scuola). Ma il fenomeno è in forte declino nell'italiano contemporaneo e sopravvive solo in alcune locuzioni cristallizzate come per iscritto. Ciò essenzialmente per due ragioni: 1) molti nessi consonantici un tempo non tollerati in italiano sono diventati familiari in séguito al diffondersi di parole scientifiche e tecniche (ectoplasma, inscatolare), di sigle spesso addirittura terminanti con un gruppo consonantico (ASL, AIDS), di anglicismi (flashback, windsurf); 2) l'italiano attuale tende a ridurre la gamma di varianti formali, specie quelle condizionate dal contesto: così tra la forma elisa d' (adoperabile solo davanti a vocale: d'avere) e la forma piena di (adoperabile in ogni caso: di fare, di avere) si tende a preferire la seconda, allo stesso modo tra Isvizzera (possibile solo dopo parola che termini per consonante) e Svizzera (possibile sempre) non può che aver la meglio quest'ultima.»

 

13 dicembre 2002


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