Un uso particolare degli avverbi gentilmente e cortesemente

A distanza di tempo, da regioni diverse, due utenti sottopongono alla nostra attenzione un uso particolare dell'avverbio gentilmente: Marina Loconsole da Bari scrive "Si è diffusa l'abitudine di richiedere qualcosa con la formula di cortesia gentilmente invece di per gentilezza, ad esempio potresti darmi un bicchiere di acqua gentilmente?"; Antonio Marcaletti da Ponte San Pietro (BG), a proposito della formula Si prega gentilmente di chiudere che spesso trova scritta sui portoni e sui cancelli si domanda "È corretto? Significa che bisogna essere gentili e chiudere, o che siamo pregati in modo gentile di farlo? È possibile forse pregare in modo non gentile?"

Risposta

Un uso particolare degli avverbi
gentilmente e cortesemente

L'utente di Bari fornisce già, in certo modo, la risposta a chi ci scrive dalla provincia di Bergamo: l'avverbio gentilmente, negli esempi riportati, non si riferisce più all'uno o all'altro verbo, la questione non è se "si stia pregando in modo gentile" o se invece si debba "chiudere in modo gentile": la funzione dell'avverbio è cambiata, è divenuta equivalente a quella delle locuzioni per gentilezza, per cortesia, per favore. Di questo ampliamento nell'uso dell'avverbio, nel panorama della lessicografia contemporanea, sembra prendere atto solo il DISC (Disc. Dizionario italiano Sabatini-Coletti), in cui, già a partire dall'edizione 1997, sotto il lemma gentile, si legge a proposito di gentilmente "'in modo gentile', ma anche con valore frasale, nel significato di 'chiedo la gentilezza, la cortesia': Gentilmente, potrebbe dirmi dov'è la stazione?"; e analoga notazione troviamo per cortesemente alla voce cortese.

Il passaggio è in realtà implicito nel valore dell'avverbio, che assume sfumature diverse a seconda della posizione: voi rispondete gentilmente significa che lo fate 'in modo gentile' (e non per esempio 'sgarbatamente'), ma voi gentilmente rispondete è da intendersi nel senso che 'usate la gentilezza di rispondere'. La linea di confine tende a confondersi se si passa alla formulazione di richieste: in potete rispondere gentilmente? non è più chiaro se si tratta di un appello alla risposta gentile o alla risposta tout court richiesta per favore (così come in vi prego di rispondere gentilmente) e una virgola prima dell'avverbio può essere decisiva; in potete gentilmente rispondere? il passaggio è ormai avvenuto: l'appello è inequivocabilmente alla gentilezza di una risposta e non nella risposta. Una volta interpretabile come 'usa/usate gentilezza' l'avverbio può assumere qualsiasi posizione, anche in apertura di frase, esattamente come la locuzione per gentilezza e similari.

I contesti interessati sono, ovviamente, esortazioni, inviti o domande: un osservatorio privilegiato per l'analisi delle formule di richiesta può essere questo stesso servizio di consulenza, poiché le domande che ci vengono rivolte, sia per l'argomento trattato, sia per la natura del destinatario, si collocano a un livello alto di formalità. Visto che le richieste inviate a partire dalla fine del 2002 sono archiviate in una banca dati, è possibile censire i quesiti formulati con cortesemente o gentilmente: la modalità più frequente è vorrei (o gradirei) gentilmente (o più spesso cortesemente) conoscere (o sapere); altre formulazioni presentano gli stessi elementi in diverso ordine a volte con l'avverbio posto tra virgole. Molto usata risulta anche una formulazione che ci riporta all'esempio proposto dall'utente bergamasco: chiedo gentilmente (o cortesemente) ...; infine troviamo l'avverbio in apertura di frase come nell'esempio del DISC: Gentilmente / cortesemente vorrei sapere... o anche seguito dall'interrogativa diretta: Cortesemente, in locuzioni del tipo xy, l'elemento z va accentato oppure no?

In testi che rimandano al linguaggio burocratico, reperibili in Internet (in siti di uffici amministrativi, segreterie universitarie, alberghi di ogni parte d'Italia), molto spesso si prega gentilmente, più raramente cortesemente (51.900 vs 23.300 occorrenze), di contattare qualcuno, di consegnare o compilare un modulo, di indicare dati anagrafici, di attenersi al regolamento, di confermare la presenza; l'esordio Cortesemente (o gentilmente) ragazzi è invece piuttosto diffuso nel mondo dei blog per le richieste di collaborazione tra internauti. Entrambe le formulazioni sono approdate anche ai vertici della politica nazionale, con diffusione non solo geograficamente indifferenziata, ma anche politicamente bipartisan: "la seconda carica dello Stato" del momento, ovvero il Presidente del Senato Marcello Pera, toscano, durante una seduta di qualche anno fa rivolgeva il seguente invito "Chiedo cortesemente, colleghi, dichiarazioni di voto rapide" (Resoconto stenografico della seduta n. 513 del 18/12/2003) e l'allora Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, molisano, in una lettera al Ministro dei Trasporti Bianchi scriveva "Gradirei cortesemente conoscere le ragioni della mancata intesa..." (M. Minella, Di Pietro, ultimo affondo a Merlo "La Repubblica" 24/01/2008). D'altra parte l'attuale Presidente del Senato Renato Schifani, siciliano, ha invitato così al silenzio in aula "Cortesemente, colleghi, vorremmo proseguire" (A. Caporale, E in aula il Pd sale sulle barricate, "La Repubblica" 18/06/2008) e Maria Carazzi, lombarda, deputato del PRC, qualche anno fa concludeva così un intervento alla Camera dei Deputati: "però, cortesemente, colleghi, invece di ripetere tutti quanti lo stesso imparaticcio, sarebbe meglio se ci deste modo di capire il vostro pensiero" (Verbale della seduta n. 277 del 26/11/1997).

Dalle preghiere si può passare alle ingiunzioni, in cui l'avverbio accompagna un ordine, ancorché non espresso in termini imperativi: è nell'esperienza di molti di noi, che le forze dell'ordine molto spesso invitano cortesemente a mostrare i documenti, ad allontanarsi, a presentarsi o a seguirle in caserma; "invito" analogo è rivolto in una lettera al Sindaco di Firenze "Signor Sindaco, voglia cortesemente far abbassare immediatamente il volume degli altoparlanti" (Abbassate il volume alla Festa dell'Unità "La Repubblica" 26/07/2007). E si giunge fino al titolo di un appello pubblicato in rete il 5 gennaio 2009, da uno studente pescarese, riferito alla guerra in corso a Gaza: Cortesemente, gentilmente, basta!

A proposito di una possibile datazione la consultazione degli archivi in rete dei quotidiani più diffusi ci consente di anticiparla di qualche anno rispetto alla registrazione nel DISC: risale infatti al 15 ottobre 1992 un articolo del "Corriere della Sera" a proposito del divieto di fumare in tutti gli uffici e locali pubblici a Roma, dove si fa cenno «ai cartelli del "vietato fumare" o del "si prega gentilmente di non fumare"», mentre è datato 11 ottobre 1994 il pezzo di "La Repubblica", che riporta una scritta su un altro cartello, affisso in una chiesa di Bergamo "si prega gentilmente di non dare soldi alle persone fuori dalla porta". Per quanto riguarda la diffusione nelle diverse regioni è difficile individuare un'area specifica: sia le richieste dei nostri lettori che le varie testimonianze reperite, provengono da ogni parte d'Italia. Possiamo dire che si tratta sicuramente di un uso diffuso in ambiente burocratico, recepito anche dai mezzi di comunicazione: chiunque segua i programmi televisivi ha senza dubbio sentito usare in tempi recenti gentilmente o cortesemente in funzione di per gentilezza, per cortesia in produzioni televisive, come nella serie Il commissario Montalbano (RAI1), per citare uno sceneggiato di ambientazione meridionale, o nella sit-com Piloti (RAI2), da parte del pilota milanese impersonato da Enrico Bertolino. Sicuramente l'uso è molto frequente e pare avviarsi a divenire uno dei vezzi (o "malvezzi" secondo Ornella Pollidori Castellani) della nostra lingua contemporanea, tanto che Alberto Arbasino chiude quel suo graffiante "dizionario degli orrori" (E. Scalfari) che è La vita bassa (Milano, Adelphi 2008) con questa frase:

"Siete cortesemente pregati di rimanere in dolce attesa".

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

30 gennaio 2009


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