Parole… ove soavemente il cor s’invesca
La pala ritrae un paesaggio reale di colline e vigneti, un fiume, un albero al centro che fiorisce di bianco in primavera, accesi i colori, giallo un campo di grano o di stoppie: è il paesaggio dove sono cresciuto.
Ma di un’immagine importa meno l’oggetto, di più il messaggio che trasmette. Il nome accademico scelto (“L’incantato”) esprime gli “incantamenti” che nella vita mi hanno ammaliato: in età giovanile la musica, poi le lettere, attraverso le parole di un maestro incantevole e dotto (ad esse poi dedicai anch’io le cure: “parole… ove soavemente il cor s’invesca” recita appunto il cartiglio, da Petrarca, RVF CCXI, vv. 10-11). La mia attività fu in effetti “invescata” prima dai suoni, in seguito dalla materialità della lingua: non volli più uscire da quel vischio vitale.
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