Varianti: vaso-cottura, vaso cottura
Ambito d'uso: cucina, ristorazione
Ambito d'origine: cucina, ristorazione
Categoria grammaticale:
sost. f. (pl. vasocotture)
Tecnica di cucina che consiste nel cuocere gli alimenti a bagnomaria o a vapore, dentro vasetti di vetro sigillati.
Composto Nome + Nome: vaso ‘contenitore in vetro per conservare gli alimenti’ + cottura.
2009
"Esistono anche porzioni singole in contenitore: gli involtini verza vasocottura [sic] offrono ordine e cottura pulita. Stesso discorso per il involtino [sic] di verza legato con spago da cucina: forma precisa, taglio netto, risultato elegante". (Tiziana Colombo, Involtini di verza e carne della mamma Enrica, nonnapaperina.it, 5/2009)
Periodo di affermazione:
2019-2020
Nessuna
Neologismi Treccani 2017
Diffusione al: 30 ottobre 2025
Google: 101.404 r.
"Corriere della sera": 25 r. (2011; 2 r. 2012; 2 r. 2025; 2016; 3 r. 2017; 3 r. 2018; 2019; 4 r. 2020, 5 r. 2022; 2024; 2 r. 2025)
"la Repubblica": 20 r. nella “Repubblica” (2015; 2 r. 2016; 2017; 2 r. 2018; 4 r. 2020; 2 r. 2021; 3 r. 2022; 2 r. 2023; 2 r. 2024; 2025); 11 r. in repubblica.it (4 r. 2016; 3 r. 2018; 2 r. 2019; 3 r. 2020)
"La Stampa": 10 r. (2 r. 2016; 2 r. 2019; 2020; 3 r. 2021; 2022; 2024)
Il composto vasocottura nasce alla fine del primo decennio del Duemila come termine usato nell’àmbito della cucina, per indicare un tipo di cottura degli alimenti all’interno di vasetti di vetro chiusi ermeticamente e fatti cuocere per lo più a bagnomaria, ma anche con altri metodi (come al microonde, nel forno a vapore, nelle pentole a pressione elettriche e perfino nella lavastoviglie). Si tratta di una tecnica di cottura antica, riportata in auge dall’alta cucina contemporanea con questo nome, e poi diffusa nuovamente anche presso i non addetti ai lavori. Nel 2010 lo chef Cristian Mometti scrive il primo libro e inaugura il primo corso dedicato alla vasocottura: si tratta di “prodotti” destinati ancora agli specialisti del settore, sebbene la tecnica di cottura sia semplice e accessibile a tutti. Non tardano di molto le prime attestazioni del termine sui social: su Twitter (ora X) i primi commenti risalgono al 2011 circa e nel 2012 nasce l’account @vasocottura; nel 2014 Rosella Errante inaugura il blog Dal tegame al vasetto nel quale propone ricette che adottano questa tecnica di cottura, semplici, da poter replicare anche con elettrodomestici presenti in tutte le case. Da questo momento in poi si ha un proliferare di ricette, consigli, libri che hanno al centro la vasocottura. In questi stessi anni vengono proposti anche panificati in vasocottura come il panettone e il babà napoletano. Nel 2020 esce il primo libro dedicato alla vasocottura nel microonde, che rende la tecnica ancor più popolare presso il pubblico, contribuendo a diffondere la parola. Il termine compare come italianismo, usato pure metaforicamente, anche in testi in lingua spagnola e inglese. Dal 2021 notiamo un calo del numero delle occorrenze, ma questo non significa che la parola stia scomparendo: dopo l’ondata dovuta alla moda, che ha portato alla diffusione della tecnica (e quindi della parola), si assiste a uno stabilizzarsi delle occorrenze su numeri comunque alti.
A livello morfologico si tratta di un composto N[ome]+N[ome] di tipo endocentrico, la cui testa è cottura; l’ordinamento dei costituenti sembrerebbe essere quello tipico dell’inglese (ossia determinante + determinato), anche se non abbiamo attestazioni di jar(-)cooking, se non come traducente dell’italiano vasocottura. A differenza di vasocottura, non è fuoriuscito dall’àmbito tecnico dell’alta cucina e, dal 2017 a oggi, ha visto una notevole diminuzione del numero di occorrenze (le quali ricorrono, attualmente, quasi solo in menù dell’alta ristorazione).
A livello (micro)sintattico di solito il termine vasocottura compare dopo un nome, preceduto dalla preposizione in, con funzione strumentale/modale (ad es. baccalà in vasocottura), ma non mancano alcuni sporadici esempi in cui è testa di un sintagma a cui si subordina un complemento di specificazione, come in vasocottura di baccalà.
27 gennaio 2026
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