Ancora sul plurale dei nomi uscenti in -co e -go

Dal momento che continuano ad arrivare in Redazione richieste di chiarimenti a proposito del plurale dei nomi uscenti in -co e -go, pensiamo sia utile integrare la scheda già presente sul nostro sito, con questo contributo di Raffaella Setti apparso sul n. 38 (aprile 2009) della nostra rivista La Crusca per voi.

Risposta

Ancora sul plurale dei nomi uscenti in -co e -go

 

«Anche la questione del plurale dei nomi uscenti in -co (e -go) resta tra i terreni maggiormente scivolosi per chi abbia il compito di insegnare le "regole" dell'italiano. I grammatici hanno tentato di ricostruire un andamento sistematico tra le moltissime oscillazioni nelle forme del plurale di questi nomi ma da una regola generale restano comunque escluse moltissime eccezioni. La norma empirica fondata sulla prevalenza statistica prevede che i nomi piani (con l'accento sulla penultima) mantengano la consonante velare (albergo/alberghi; dittongo/dittonghi; fungo/funghi) mentre i nomi sdruccioli (con l'accento sulla terzultima) mutino la consonante in palatale (medico/medici; monaco/monaci; equivoco/equivoci). Dei due nomi proposti dalla nostra lettrice è quindi abaco a presentare una forma deviante rispetto a questa tendenza: si tratta infatti di un nome sdrucciolo che però, al plurale, mantiene la consonante velare (abachi). Anche lo studio della lingua antica non ha fatto completa luce su queste oscillazioni e restano valide almeno due ipotesi contrastanti: la prima considera di origine popolare i casi di palatalizzazione (con passaggio quindi dal singolare -co al plurale -ci come monaco/monaci) e di origine dotta quelli con conservazione della velare (chirurgo/chirurghi); la seconda, invece, considera popolari, perché più immediate e spontanee, le forme con conservazione della velare (come fico/fichi; fuoco/fuochi, ecc.) e di origine dotta i casi con palatalizzazione (amico/amici; greco/greci, ecc.).
In linea con quanto nota Luca Serianni "forse si dovrà tener conto, piuttosto, della prevalenza nell'uso, come forma più frequente o più immediatamente affacciantesi alla coscienza linguistica dei parlanti, ora del singolare ora del plurale. Nel primo caso, era naturale che il plurale accogliesse la velare del singolare; nel secondo, accadeva l'inverso" (Serianni, Italiano, Garzanti, 2005, I ed. 1997, p. 100)».

 

Raffaella Setti

7 maggio 2010


Agenda eventi

  Evento di Crusca

  Collaborazione di Crusca

  Evento esterno


Avvisi

Chiusura straordinaria

Avviso da Crusca

L'Accademia della Crusca resterà chiusa venerdì 9 dicembre. Gli uffici, la Biblioteca e l'Archivio riapriranno lunedì 12 dicembre.

Chiusura della sala di lettura della Biblioteca

Avviso dalla biblioteca

Da martedì 22 novembre la sala di lettura della Biblioteca è temporaneamente chiusa. I servizi della Biblioteca verranno erogati normalmente lungo tutto il periodo della chiusura, ma è raccomandata agli utenti la prenotazione, data la disponibilità limitata di posti.

Vai alla sezione

Notizie dall'Accademia

Antichi maestri: un allestimento teatrale appositamente pensato per la Crusca

11 nov 2022

Scomparso lo storico della lingua Andrea Dardi

02 nov 2022

Due spettacoli teatrali alla villa medicea di Castello

26 ott 2022

Scomparso l'accademico Luciano Agostiniani

20 ott 2022

L’italiano e i giovani. Come scusa? Non ti followo: il libro edito dall'Accademia in occasione della Ventiduesima Settimana della lingua italiana nel mondo

15 ott 2022

Tre visite guidate riservate ai soci UniCoop Firenze e Amici dell'Accademia della Crusca

10 ott 2022

Sao ko kelle terre. Piccola storia della lingua italiana: al MUNDI uno spettacolo dedicato alla lingua italiana

23 set 2022

Giusto, sbagliato, dipende: il nuovo volume sulla Consulenza linguistica dell'Accademia

05 set 2022

Vai alla sezione