Articoli e preposizioni davanti ai nomi delle isole

Molte persone si sono rivolte all'Accademia proponendo la stessa questione: perché con i nomi di isole a volte si usa la preposizione in (sono andato in Sicilia) altre volte a (vado a Cuba)?

Risposta


Articoli e preposizioni davanti ai nomi delle isole


È ben noto che alcuni nesonimi (termine onomastico per indicare la denominazione di un’isola o di un gruppo di isole) richiedono l’articolo determinativo e altri lo rifiutano. Il criterio discriminante è assai complesso e anzi si può solo abbozzare una regola o più regole (tutte con eccezioni).

La prima approssimazione normativa riguarda l’estensione dell’isola. Perlopiù si può dire che le grandi isole richiedono l’articolo determinativo e le piccole no. Così abbiamo “la Sicilia”, “la Sardegna”, “la Corsica” da un lato e, in ordine di grandezza decrescente, limitatamente al territorio italiano, “Sant’Antioco”, “Pantelleria”, “San Pietro”, “Ischia”, “Lipari”, “Salina”, “Vulcano”, “Lampedusa”, “Favignana”, ecc. senza l’articolo. Fanno tuttavia eccezione ben quattro nesonimi sui primi 14: “l’Elba”, “l’Asinara”, “il Giglio”, “La Maddalena” (ma se siano davvero eccezioni si veda più avanti). Gli arcipelaghi richiedono sempre l’articolo (plurale), sottintendendo isole: “le Eolie”, “le Egadi”, “le Pelagie” “le Tremiti”, ecc.
Altrove nel Mediterraneo la norma prescrive l’assenza di articolo per tutte le isole, da Korcula a Candia/Creta, da Rodi a Eubea, da Maiorca a Ibiza, da Djerba a Zante, da Cefalonia a Corfù, ecc., anche quando si tratti di nazioni indipendenti, come Cipro e Malta. Troviamo invece l’articolo coi nomi di arcipelaghi: le Baleari, le Egee (tra cui le Cicladi e le Sporadi), le Elafiti (Croazia meridionale), ecc.
La distinzione fra isole grandi e piccole rimane pertanto un criterio incerto, o comunque ricco di eccezioni, per l’attribuzione dell’articolo e altrettanto incerto è quello secondo il quale l’articolo accompagnerebbe isole che sono o sono state nazioni indipendenti con una storia più rilevante.
Se ampliamo l’orizzonte ai grandi oceani, la distinzione si fa ancora più complessa, perché accanto a fattori storico-geografici subentrano elementi di carattere prettamente linguistico (la lingua d’origine del nesonimo, la lingua di penetrazione del toponimo nell’italiano), indipendentemente dall’estensione dell’isola e dal suo status politico-amministrativo. Fatta salva ancora la questione dei gruppi di isole, tutti articolati – le Canarie, le Antille, le Maldive, le Seychelles, le Molucche, le Comore, le Cook, ecc. – troviamo infatti nell’Atlantico, a partire dall’Europa del Nord, la Gran Bretagna, l’Irlanda, l’Islanda e la Groenlandia; nel Mar dei Caraibi, nesonimi articolati – la Giamaica, la Martinica – ma soprattutto privi di articolo: e non soltanto Cuba, l’esempio più frequente portato in tal senso, ma anche Portorico e le tante isole i cui nomi non sono usati in traduzione italiana: Haiti, Dominica, Grenada, Antigua e Barbuda, Trinidad e Tobago, St. Lucia, Curaçao, ecc. e risalendo verso nord le canadesi Terranova e Victoria (isola artica).
Nell’Oceano Indiano figurano il Madagascar, ma Sumatra, Giava, Bali e in genere tutte le isole dell’arcipelago indonesiano, con l’eccezione del Borneo (per il quale la dizione senza articolo si è però fatta strada, almeno a giudicare dalle attestazioni in rete). Un caso curioso è costituito da Mauritius (nome originale olandese e inglese): per molti italiani costituisce un arcipelago (“le Mauritius”), per altri e per i francesi si tratta di un’isola unica (Maurizio, l‘Île Maurice).
Nell’Oceano Pacifico i nesonimi sono quasi tutti in lingue locali, come Luzon e Mindanao nelle Filippine, o in inglese, nel qual caso la dizione originale prevede perlopiù il denotato island e la traduzione italiana mantiene in genere la voce isola seguita da preposizione semplice. In entrambi i gruppi, comunque, l’articolo è escluso.

Da questa rapida carrellata si potrebbe concludere che la maggiore familiarità storica e geografica con l’Italia e la lingua italiana hanno favorito l’uso dell’articolo; il mantenimento dei toponimi in altre lingue ha costituito invece un ostacolo a tale utilizzo. È evidente che nella costruzione di una maggiore familiarità le dimensioni dell’isola e l’importanza che essa ha assunto sul piano storico e politico hanno giocato un ruolo di notevolissimo rilievo.
Aggiungiamo che, a ben vedere, le isole che richiedono l’articolo si comportano rispetto a tale norma come le nazioni e gli Stati indipendenti che in italiano, tranne poche eccezioni (tra cui i minuscoli Andorra e San Marino), sono preceduti dall’articolo determinativo; le isole che non lo richiedono possono assimilarsi alle città che, a loro volta, rifiutano l’articolo tranne i pochi casi in cui esso sia conglomerato nel toponimo (Il Cairo, Le Havre, L’Aquila, La Spezia, ecc.).
Si ha una controprova della divisione in due gruppi distinti di nesonimi, sul piano grammaticale, verificando l’uso delle preposizioni a oppure in davanti al nome dell’isola nei complementi di moto a luogo e di stato in luogo. I nesonimi “articolati” richiedono in: “in Sicilia”, “in Sardegna”, “in Corsica”, “in Islanda”, “in Giamaica”, “in Madagascar”, ecc.; gli altri vogliono a: “a Cipro”, “a Capri”, “a Mallorca”, “a Fuerteventura”, “a Cuba”, “a Bali”, “a Luzon”, ecc. Nel caso degli archipelaghi la preposizione è articolata: “alle Eolie”, “alle Canarie”, “alle Maldive”, “alle Comore” ecc. (ma nello stato in luogo può usarsi anche la preposizione articolata con in).
C’è tuttavia un’importante eccezione: la preposizione articolata con a e non con in si usa anche per alcune isole che richiedono l’articolo: “alla Maddalena”, “al Giglio”, “all’Elba”: ciò si potrebbe spiegare col fatto che l’articolo, in questi casi, è parte integrante del toponimo (La Maddalena, e infatti lo si registra con la maiuscola) o è parte integrante del sintagma Isola di N con N nesonimo (Isola del Giglio) o perché comunque sottintende Isola (d’Elba).
Una postilla. In Italia le isole di varia misura, anche le più piccole, che sono state denominate sono quasi 800. Nel ricchissimo repertorio si alternano nesonimi senza articolo – la maggioranza – e nesonimi con articolo: ma questo sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo, perché occorrerebbe conoscere con inchieste sul campo o per meglio dire con i pescatori in mare aperto, considerato che si tratta di territori perlopiù inabitati, le dizioni nelle parlate locali) essere parte integrale del micronesonimo, spesso generico: i Panarelli nelle Eolie, Lo Scoglione e Gli Scoglietti (Livorno), Le Scoglietelle (Latina), Su Scoglitteddu (Cagliari), il frequente tipo Le Formiche di N, Isolotto de Sa Tonnara (Oristano), La Nave di Fuori (Latina), ecc.

 

Enzo Caffarelli
 

16 giugno 2017


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