Autorale o autoriale, comunque d’autore

Corrado A., dall'area metropolitana di Napoli, Simone P. e Patrizio V., da quella di Milano, Barbara B., dalla provincia di Pisa, Giorgio S., da Bologna, Maria Luisa P., da Reggio Calabria, Federico S. e Luana B., da Roma, ci chiedono quale, tra i due aggettivi derivati da autore, autorale e autoriale, sia da considerarsi corretto, visto che alcuni dizionari non registrano nessuno dei due termini, benché entrambe le forme ricorrano nell'uso.

Risposta

 

Autorale o autoriale, comunque d’autore

 

Cominciamo col dire che entrambe le forme, autorale e autoriale, sono entrate di recente nella lingua italiana; ne è la riprova l’assenza dei due aggettivi nel Grande dizionario della lingua italiana diretto da Salvatore Battaglia (il volume contenente la lettera A risale al 1961), che sono stati però inseriti nel Supplemento 2004 del GDLI curato da Edoardo Sanguineti. Il GRADIT di De Mauro (nella chiavetta USB del 2007) data autorale al 1984 e autoriale al 1987 (al 1989 è datato cantautorale, di cui cantautoriale viene considerata una semplice variante, come tale non corredata di indicazioni).

Autorale e autoriale sono aggettivi di relazione che rinviano a autore, e indicano ciò che riguarda l’autore, che gli appartiene, che gli è proprio. Per secoli la nostra lingua ha fatto a meno di un pur possibile aggettivo derivato per suffissazione, ricorrendo al sintagma preposizionale. In alcuni casi si sono create delle locuzioni cristallizzate, che presentano la preposizione semplice, del tipo film d’autore, canzone d’autore, diritti d’autore (quest’ultima con un preciso valore tecnico). In altri registriamo invece occorrenze libere, nella quali però figura di norma la preposizione articolata: la volontà dell’autore, il punto di vista dell’autore e così via.

Per molto tempo, dunque, non si è avvertita la necessità di ricorrere a uno specifico aggettivo di relazione per autore, diversamente da ciò che è avvenuto per tantissime altre basi nominali. Dietro la creazione neologica c’è, come spesso accade, l’inglese. Dobbiamo infatti muovere dall’inglese authorial per arrivare a autoriale. In italiano i suffissi che danno luogo ad aggettivi di relazione sono diversi (un elenco e una trattazione esaurienti si possono trovare nel volume curato da M. Grossmann e F. Rainer, La formazione delle parole in italiano, pp. 387-394). Il suffisso -ale è molto produttivo e si unisce a un gran numero di basi nominali primitive o già suffissate: industria > industrialeprocedura > procedurale, elettore > elettorale, addizione > addizionale, reggimento > reggimentale. Alcuni tipi di base, però, selezionano di preferenza la variante suffissale -iale, come ad esempio i nomi in -ore e quelli la cui radice finisce in z: equatore > equatoriale, senatore > senatoriale, residenza > residenziale, sapienza > sapienziale.

Possiamo quindi concludere che il successo di autoriale, sicuramente favorito dal modello inglese, poggia su un rodato procedimento suffissale. Viceversa autorale è una soluzione che si richiama al grande numero di aggettivi di relazione che presentano il suffisso -ale, decisamente maggioritario rispetto alle varianti -iale, -eale, -uale. Entrambe le forme, dunque, appaiono legittime, seppure autoriale (che ha nel frattempo prodotto il derivato autorialità e che pare preferita nel linguaggio giornalistico) è decisamente più diffusa nella lingua comune.

 

Claudio Giovanardi

 

24 maggio 2016


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