Cinquantare e cinquantarla

Due lettori, entrambi lombardi, ci sottopongono il verbo cinquantare in uso dalle loro parti: qual è la sua origine?

Risposta

La voce cinquantare è una formazione verbale derivata dal numerale cinquanta, che può venire usata con valore indeterminato e iperbolico “per indicare un gran numero o una gran quantità: te l’ho detto cinquanta volte” (GRADIT), in analogia a millanta (da cui è derivato millantare). Quest’uso di cinquanta è attestato nella lessicografia storica italiana solo con pochi esempi d’autore (GDLI: Del Bene, XIV sec., e Giusti, XIX sec.), a cui possiamo aggiungere anche un esempio tratto dalle poesie milanesi di Carlo Porta (1819): minga vuna, el ghe n’ha cinquanta [reson] ‘non una, ne ha cinquanta [di ragioni], 87 118). Ancora più scarsa, a differenza di quanto si riscontra per l’ampiamente esemplificato millantare, è la documentazione italiana per il verbo derivato cinquantare, che è registrato dal Tommaseo, ma senza esempi autoriali e solo con la definizione data da Pietro Fanfani nel suo Vocabolario della lingua italiana (Firenze, 1855), da cui dipende anche il GDLI. Fanfani, rinviando per il tipo di formazione della voce a millantare, spiegava il significato di cinquantare con ‘Esagerare una cosa con molte parole, o Parlare a lungo di una cosa’, e aggiungeva: “usasi più volentieri in questa forma assoluta Cinquantarla, o nella frase Stare a cinquantarla”.

La diffusione della voce nell’area lombarda, da cui provengono anche i nostri lettori (Pavia e bassa Bresciana) è confermata dalla sua precoce presenza nella lessicografia dialettale milanese: il Vocabolario milanese-italiano di Francesco Cherubini registra cinquantà, già nella prima edizione (1814) e poi nella seconda (1839), spiegando con ‘cincischiare. Baloccare, baloccarsi’ e citando anche l’espressione idiomatica Stà minga lì tant a cinquantà la rizza, nel senso di ‘non stare lì tanto a perdere tempo’. Più diffusamente Cletto Arrighi nel suo Dizionario milanese-italiano (1896) registra cinquantà (‘indugiarsi intorno ad una risoluzione pur necessaria’) aggiungendo due esempi dell’uso vivo: Ch’el staga minga lì tant a cinquantà (‘Non la stia lì troppo a ninnolare’). A furia de cinquantà l’è riussii a nagott (‘A furia di baloccarsi non è riuscito a nulla’).

Dal dialetto all’italiano regionale: venendo ai nostri giorni, infatti, cinquantare e più spesso cinquantarla e stare a cinquantarla, sono ben attestati anche negli usi scritti, ma sembrano mantenere una connotazione di espressività regionale. Appare significativo il loro impiego da parte di narratori lombardi che mescolano all’italiano forme popolari e ricalcate sul dialetto, come il vigevanese Lucio Mastronardi e, più recentemente, Laura Pariani, originaria dell’alto Milanese (Busto Arsizio).

Mastronardi:
E disse che Paolo è il suo figlio più bravo; che, come prende la busta paga, ce la dà in mano tutta, e quando fanno le parti, non sta lì a cinquantarla (nel racconto Gli uomini sandwich, 1977).

Pariani:
Ma all’Agabio, il padre di Mafalda, non piaceva star lì a cinquantarla, e con malizia ribatteva a don Franco che in America la gente mangiava carne tutto il giorno. (Quando Dio ballava il tango, 2002);
Adesso comunque è meglio non rimanere a cinquantarla, ché il pomeriggio avanza. (Il gioco di Santa Oca, 2019);
Corsero giù senza cinquantarla oltre, scalpicciando sull'acciottolato lustro di bruma (Arrivederci, signor Ciajkovskij, 2019, scritto con Nicola Fantini).

Analoga impronta regionale si trova anche nel dialogo teatrale Matermundi (2018) del regista milanese Egidio Bertazzoni, scritto in un colorito impasto linguistico, dove l’autore fa parlare la protagonista, l’attivissima santa di origini lodigiane Francesca Cabrini, della sua “vita mesedata, avanti e indré, tra gente di tutti i tipi e de tute le rase”: “io non son capace di star lì tanto a cinquantarla”.

Oggi cinquantare e soprattutto cinquantarla e (non) stare (lì, là, qui, qua) a cinquantarla godono di una insospettata vitalità negli usi informali dei nuovi media, dove, grazie ai motori di ricerca, si possono ricavare molti esempi negli ambiti più disparati. Eccone una variegata antologia, tratta da siti e blog di scrittura creativa, di sport, di politica, di medicina, di enogastronomia:

sto lì a “cinquantarla” troppo con la spazzola (31/3/2009, https://www.cefalea.it);

Le mie Amiche sono belle perchè non ci scappa niente, perchè ridono sempre, perchè se hanno qualcosa lo dicono e non stanno tanto lì a cinquantarla (31/12/2010, http://fragoleinfinite.blogspot.it);

inutile che stiamo qua a cinquantarla, questa è una scelta politica per accontentare le altre parti politiche… (2/11/2011, https://www.comune.nerviano.mi.it);

Io avrei pure lasciato passare la nottata così, senza star lì a cinquantarla più di tanto, ricominciando a pubblicare col millesimo post e via! (17/5/2013, http://errore403.blogspot.com);

Senza offesa, io non mi permetterei mai di “cinquantarla” sul lavoro in vigna o in cantina del vino come stai facendo tu per la birra in totale… (23/4/2014, https://www.intravino.com);

Fortunatamente non sono stato a cinquantarla, l’ho portato a guadino velocemente risparmiandomi brutte sorprese (7/2/2015, http://walkingontheriverside.blogspot.com);

…prometteva ancora una calura appiccicosa come la bava di una lumaca, la signora Mariuccia aveva colto l’esortazione a non “cinquantarla” (26/8/2017, http://www.pianoinclinato.it);

insomma, non è il caso di star lì troppo a cinquantarla. Dal Passo ci incamminiamo sul Sentiero 4 Luglio (14/7/2018, https://it.wikiloc.com);

Il nostro editore, da giornalista di razza, non è stato lì troppo a “cinquantare” è ha messo giù un pezzo (11/2/2020, https://www.sportgrigiorosso.it);

e la chiudiamo subito qui senza stare troppo a cinquantarla (10/3/2021, https://bocca.blogautore.repubblica.it).

Ma qui è meglio concludere la risposta ai nostri lettori, per non stare a cinquantarla troppo…




Silvia Morgana

23 novembre 2021


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