Derivati dei nomi dei mesi (Gennaio)

Pubblichiamo la prima scheda della rubrica mensile dedicata ai derivati dei nomi dei mesi, relativa al mese di gennaio. Per quanto riguarda criteri e bibliografia generale si veda la scheda introduttiva Derivati dei nomi dei mesi.

Risposta

Il nome gennaio deriva dal latino tardo Ienuarĭus, variante di Ianuarius ‘di Giano, pertinente a Giano’, derivato di Ianus ‘Giano’, nome di un dio romano, noto perché bifronte, a cui il mese era dedicato. Gennaio è, come detto, il primo mese dell’anno nel calendario giuliano e gregoriano, mentre era l’undicesimo nell’antico calendario romano. Alla base dei derivati non sempre c’è la forma toscana e poi italiana in -aio, ma a volte anche la variante letteraria e dialettale gennaro, che presenta l’esito non toscano -aro invece di -aio, a volte altre forme ancora più marcatamente dialettali (diverse per la consonante iniziale, per la vocale protonica, per la stessa terminazione), e a volte anche la base latina.

  • gennaieggiare/gennareggiare

Le due varianti del verbo sono costruite rispettivamente sull’esito toscano (Ienuarĭu(m)gennaiogennaieggiare) e sull’esito non toscano -aro (Ienuarĭu(m)gennarogennareggiare).

La variante gennareggiare si trova nei proverbi dialettali, nella forma tipica se gennaio (non) gennareggia…, e significa ‘che gennaio si comporta da gennaio, facendo freddo’.

L’Atlante Paremiologico Italiano (Franceschi 2000) e il Dizionario dei proverbi di Boggione e Massobrio (2004) citano il proverbio Se gennaio non gennareggia febbraio mal pensa [= ‘agisce, si comporta male’], che è presente sia in alcuni dialetti pugliesi, come il salentino (ci scinnaru nu scinnariscia febbraru male pensa e ci li ia tutti, facia quajare lu vinu intra le utti = ‘se a gennaio non fa freddo, febbraio pensa male e se li avesse tutti [i giorni] farebbe intorbidire il vino nelle botti’) o il tarantino (Cə scennarə no scənnarescə, fəbbrarə malə penzə), sia nel siciliano (si jinnaru ’un jinnarìa, frivaru malu pensa). È inoltre presente nella variante bresciana (se zenèr no ’l zenerèsa, fevrer ’l fa ’na gran scorèsa = ‘se gennaio non gennareggia, febbraio fa una gran scoreggia’) e nel ladino (ladino veneto: se genàr no genaréza, febràr fa na scorésa = ‘se gennaio non genareggia, febbraio fa una scoreggia’; ladino friulano: se genâr nol genàre e fevrâr nol febràre, març mal al fâs e mal al pense = ‘se gennaio non gennareggia, se febbraio non febbrareggia, marzo fa male e pensa male’).

Il verbo risulta tipico anche dei proverbi dialettali della Svizzera italiana, come illustrato nel saggio di E. Ghirlanda, Il mese di gennaio negli usi e nei dialetti della Svizzera italiana (1968). Ne riportiamo alcuni esempi (da cui ricaviamo anche le traduzioni): se snair u snàira, ènca màisc u màisgia = ‘se gennaio gennaieggia, anche maggio si comporta da maggio’ (Olivone); se sgiane no sgianèira e faurè no faurèira, marz u i pinsa = ‘se gennaio non gennaieggia e febbraio non febbraieggia, marzo ci pensa’ (Gordevio); se sgenè u ne sgeneresgia, fervè ma u la pensa = ‘se gennaio non gennaieggia, febbraio male la pensa’ (Ronco s. Ascona); se sgenéi ne sgenesgia, se fevréi ne fevresgia, marz e avrii matesgia = ‘se gennaio non gennaieggia, se febbraio non febbraieggia, marzo e aprile fanno i matti’ (Lavertezzo); se sgianee ne sgiana, fevree ne fala = ‘se gennaio non gennaieggia, febbraio non falla’, lo sostituisce (Frasco); se genàr nu l genegia, febràr al ga dà d'uregia = ‘se gennaio non gennaieggia, febbraio dà d'orecchio’, si fa sentire (Viganello); sa giné nu l genesgia e fevré nu l fevresgia, mars e aprìl i tiran la curesgia = ‘se gennaio non gennaieggia e febbraio non febbraieggia, marzo e aprile tirano la cinghia’, li imitano, non fanno il tempo che dovrebbero (Brusio).

  • gennaiese/gennarese

È possibile rintracciare in rete alcuni aggettivi (anche sostantivati), non registrati dai dizionari sincronici, usati in riferimento ad alcune colture e i cui nomi derivano dal mese della raccolta. Così, ad esempio, il cavolfiore tipico della zona napoletana annovera tra le specie il gennaiese/gennarese, il febbraiese/febbrarese, l’aprilatico e il dicembrese.

Sempre per i cavolfiori la provincia di Salerno è prevalentemente interessata alla produzione e alla commercializzazione dei tipi precocissimi e precoci (novembrino, natalino e gennaiese) e scarsamente impegnata nei tipi a media e tardiva maturazione (febbrarese, marzatico e aprilatico), che costituiscono, invece, il grosso dell’apporto napoletano (dal resoconto stenografico delle sedute dell’Assemblea e degli organi parlamentari della V Legislatura della Repubblica italiana, Seduta di giovedì 15 luglio 1971, Assemblea, p. 30129).

  • gennaino

L’aggettivo gennaino è attestato esclusivamente in rete ed è spesso associato a condizioni meteorologiche favorevoli: ad esempio, c’è chi approfitta di una giornata gennaina, fredda ma serena (o di un cielo gennaino, di una domenica gennaina, ecc.), per fare una passeggiata:

Grande partecipazione alla prima Edizione del Trail del Cuculo tenutasi ieri (Domenica 17 Gennaio) a Castiglion Fibocchi in provincia di Arezzo, ben 360 competitivi e 30 camminatori accompagnati da un espertissima [sic] guida della Nordic Walking Arezzo, hanno approfittato della bella giornata gennaina, fredda ma serena, per scoprire sentieri, luoghi e paesaggi ai più ancora sconosciuti (Brezzi E Parigi Trionfano Al Trail Del Cuculo, Subbiano Marathon La Società Più Numerosa, 18/1/2016).

Non mancano, tuttavia, esempi in ambiti del tutto differenti, come il mercato calcistico:

Gli innesti del mercatino di gennaio non funzionano. Camplone, con il suo presuntuoso 4-3-3, non sa che pesci pigliare. La Samb allora fa vedere che la gallina vecchia, che non usa gli acquisti “gennaini”, fa anche le uova d’oro (Veleno, La Samb col Martina? Facile, facile, ilquotidiano.it, 10/2/2008).

  • gennaiolo/gennaiuolo

In rete è attestato (ma le occorrenze sono piuttosto sporadiche) anche l’aggettivo gennaiolo (con la variante gennaiuolo), usato principalmente in relazione alle condizioni meteorologiche (il gelo g., il sole g., il tepore g., la neve g. [qui solo esempi puntati?], ecc.) o all’inusuale fungo che nasce nel mese di gennaio, quando il clima è particolarmente caldo e umido. L’aggettivo gennarolo (anche nella forma sostantivata) è invece usato quasi esclusivamente in riferimento a San Gennaro (il cui nome deriva sempre da Ienuarius).

Una curiosa occorrenza del termine si ha nei Proverbi agricoli di Ugo Rossi-Ferrini (1931). Sotto il proverbio n. 1047 (p. 109), Sementa anticipata, rare volte fu sbagliata, l’autore del volume riporta una citazione di Giovanni Emilio Rasetti, direttore della cattedra ambulante di agricoltura dell’Università di Pisa e autore del Manuale di agricoltura pratica (1919), nella quale si parla di grano gennaiolo:

1047 - Sementa anticipata, rare volte fu sbagliata.
«Vale anzitutto pel grano marzuolo, che anzichè con questa denominazione più propriamente, in Toscana, dovrebbe chiamarsi gennaiolo o febbraiolo, perchè è appunto nella prima quindicina di febbraio e magari alla fine di gennaio, quando le condizioni del tempo lo permettono, il tempo adatto per questa semina». (G. Rasetti).

  • gianuario

L’aggettivo gianuario non è un derivato di gennaio ma del latino Ianuarĭus, e significa ‘di gennaio’. Il termine è registrato dal dizionario Tommaseo-Bellini e da due dizionari sincronici, il GRADIT e lo Zingarelli. Il Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO) registra anche un sostantivo gianuario (riportando anche le varianti ormai in disuso gianuaro, ianuario, ianuariu), presente già in testi del ’200 e del ’300, generalmente in contesti latineggianti o in riferimento alla denominazione usata dai Romani, come nelle citazioni seguenti:

E appresso Numa Pompilio, di cui dicemmo dinanzi, ve n’agiunse due, e ciò fu gennaio e febraio. E chiamò gianuario perché tanto è a dire gianua quanto porta, ed elli ha due porti, ciò è l’entrata e l’uscita dell’anno... (A. Pucci, Libro, cap. 17, 1362, pag. 142)

Li antichi Romani al tempo del popolo gentile avieno un tempio nella città consegrato a Giano, il quale nel loro errore facieno Iddio dell’anno. E per tanto il primo mese dell’anno a questo loro Iddio era consegrato, e da llui era dinominato gianuaro, che noi volgarmente appelliamo gennaio (Matteo Villani, Cronica, L. 8, cap. 59, vol. 2, ed. Moutier, 1348-63, pag. 207).

Secondo il GRADIT e lo Zingarelli, la voce gianuario è di basso uso e viene impiegata prevalentemente nell’espressione calende gianuarie, chiamate anche le gianuarie.

31 gennaio 2021


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