Di oggi nell'italiano regionale piemontese

Sono arrivati in redazione vari quesiti a proposito della correttezza dell’espressione di oggi in frasi come di oggi devo finire questo lavoro o non riesco a farlo di oggi, nel senso di “per oggi”, “entro oggi”, in uso in Piemonte (regione da cui proviene la maggior parte delle richieste).

 

Risposta

L’uso della locuzione avverbiale di oggi in enunciati come quelli menzionati è in effetti una caratteristica dell’italiano del Piemonte. Di oggi, nell’accezione che ha in questa varietà regionale, è equivalente a oggi: significa cioè “in questo giorno”, come ad es. in di oggi non sono ancora andato a correre, e a seconda della semantica della frase può assumere il valore di “entro oggi” o “per oggi”, ovvero “prima della fine di questo giorno”, come ad es. in di oggi devo finire questo lavoro o non riesco a farlo di oggi. La locuzione avverbiale colloca dunque un certo evento o stato di cose all’interno dell’intervallo di tempo a cui oggi si riferisce, che coincide evidentemente con il giorno nel quale l’enunciato è prodotto. Orientativamente, poi, l’evento o stato di cose espresso non è coestensivo con l’intervallo di tempo denotato da oggi: non si hanno infatti riscontri empirici per casi quali *di oggi è il mio compleanno o *di oggi sono in ferie. Similmente, non si hanno enunciati come *di oggi i giovani viaggiano molto e simili, nei quali il deittico assumerebbe il senso più esteso di “al giorno d'oggi”, “di questi tempi”.

Più in generale, comunque, l’uso della preposizione di con espressioni deittiche temporali, con il valore di “in una certa unità di tempo” (o “prima della fine di una certa unità di tempo”), è un costrutto che sembra avere una sua produttività nell’italiano del Piemonte, e del quale di oggi rappresenta l’esempio probabilmente più frequente. Meno diffusi ma ugualmente attestati sono ad es. casi del tipo di il regalo arriva già di questa settimana o di questa mattina non riesco a passare, dove di + SN ha il significato di “(entro/per) questa settimana” e “(entro/per) questa mattina”, rispettivamente. Come per di oggi, così in casi come questi, il momento dell’enunciazione è compreso nell’intervallo di tempo all’interno del quale è collocato l’evento. Questa sembra essere una condizione decisiva per l’uso del costrutto; non si hanno infatti né casi come *il regalo arriva già della prossima settimana o *il regalo è arrivato già di ieri, né casi come *il regalo arriva già di questo martedì, nei quali l’intervallo denotato dall’unità di tempo (unità ‘di calendario’ nei primi due enunciati e unità ‘posizionale’ nel terzo) non comprende il momento dell’enunciazione. Analogamente a quanto notato per di oggi, poi, l’evento espresso non è coestensivo con l’intervallo temporale denotato da espressioni come questa settimana o questa mattina.

Si può aggiungere, infine, che il costrutto ricorre con una certa frequenza in combinazione con l’avverbio fasale già; il che parrebbe suggerire una qualche sfumatura pragmatico-interazionale del costrutto, determinata dalle attese rispetto al momento dell’avvenimento; si vedano ad es. i casi seguenti, tratti da dialoghi sul web fra scriventi piemontesi: speriamo che se ne sappia qualcosa già di oggi, non sono riuscito a saldarla già di oggi, passa già di oggi se riesci perché vanno via come il pane,ti confermiamo che [...] già di questa settimana è partita la produzione, speriamo di fare la prima visita già di questa settimana.

La presenza di casi come questi nell’italiano del Piemonte è verosimilmente da imputare all’interferenza del dialetto piemontese. Di oggi, nella fattispecie, rappresenta con ogni probabilità un calco dal piemontesed’ancheuj; la locuzione del dialetto significa infatti “in questo giorno” (è glossata così, ad es., nel Vocabolario piemontese-italiano di Michele Ponza, Pinerolo 1877, rist. Torino 1967, s.v. ancheui) e, in certi contesti, “entro la fine di questo giorno” (“d’entro oggi” nel Gran dizionario piemontese-italiano di Vittorio di Sant’Albino, Torino 1859, rist. Savigliano 1993, s.v. d’anchēūi). Un enunciato come d’ancheuj i riesso nen a finilo, ad es., ha per l’appunto il valore di “(entro) oggi non riesco a finirlo”. L’uso della preposizione di come introduttore di un complemento di tempo è del resto diffuso nel dialetto piemontese in vari contesti: ad esempio, anche con le indicazioni di anno (es. a l’han finì la decorassion dël 2005 “hanno finito la decorazione nel 2005”); e in questi stessi contesti si ritrova nell’italiano regionale piemontese (es. hanno finito la decorazione del 2005). È possibile, poi, che la stabilizzazione di casi come di oggi o di questa settimana nell’italiano del Piemonte sia stata influenzata positivamente da alcuni usi panitaliani di di come introduttore di un complemento di tempo; in combinazione, ad esempio, con unità di tempo ‘posizionali’, come nelle locuzioni di sabato, di sera, d’estate e simili.

La diffusione del costrutto pare tuttavia limitata al parlato conversazionale. Casi come non sono riuscito a saldarla già di oggi o già di questa settimana è partita la produzione emergono, non a caso, nel parlato grafico della comunicazione dialogica via web, ma non si ritrovano ad es. nello scritto formale e mediamente formale dei testi giornalistici; che si possono annoverare fra i tipi di testo esemplari dell’uso medio, o ‘di norma’, dell’italiano contemporaneo, anche regionale. Diverso è ad es. lo statuto di un tratto ugualmente regionale come il focalizzatore solo più (es. ho solo più tre libri “mi rimangono tre libri”), che compare regolarmente nella prosa giornalistica, nella saggistica, nella narrativa e persino nella prosa burocratica, e che può perciò ritenersi un tratto ‘di norma’ dell’italiano regionale piemontese.

 

Massimo Cerruti

Piazza delle lingue: La variazione linguistica

10 gennaio 2017


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