Differenze tra i prefissi dis-, de-, in- e a-

M. Ferrari chiede: «Vorrei sapere quali sono le differenze tra i prefissi dis-, de-, in-, a- e il loro uso. (es. capace-incapace, incagliato-disincagliato, normale-anormale, compresso-decompresso).

Risposta

Differenze tra i prefissi dis-, de-, in- e a-

Tutti i prefissi da lei considerati si usano per attribuire alla base a cui si agganciano una valenza negativa, ma all'interno di questa categoria generica si distinguono cinque possibili tipi di relazione tra la base e la parola derivata. Sono state identificate le relazioni di opposizione, contraddizione, contrarietà, privazione, reversione: i prefissi a-, in- e dis- possono esprimere sia valore contrario (es. normale/anormale; capace/incapace; abitato/disabitato), sia privativo (cefalo/acefalo; attivo/inattivo; attivo/disattivo). I prefissi de- e dis- possono esprimere, oltre al valore privativo (Serianni lo definisce sottrattivo) come in deteinare, decaffeinare, derattizzare, diserbare anche quello reversativo (disincagliare, disabilitare, destabilizzare); il prefisso dis- può poi avere valore oppositivo (come ad esempio in disapprovare, disobbedire). Si tenga presente che il prefisso de- con valore reversativo è quello usato in più del 70% dei casi fra i verbi suffissati in -izzare (destabilizzare, desemantizzare, ecc.).

La selezione del prefisso è condizionata da più fattori sia di tipo fonomorfologico sia di tipo semantico: a titolo di esempio, per quanto riguarda il significato, si può notare che i prefissi che esprimono valore reversativo selezionano verbi che descrivono azioni indicanti un processo che prevede un risultato (es. unire/disunire; stabilizzare/destabilizzare); il prefisso dis-, premesso a verbi che non hanno queste caratteristiche, assume valore oppositivo (approvare/disapprovare). Sul versante morfologico la distribuzione dei diversi prefissi è in molti casi condizionata dalla terminazione della base stessa, anche in presenza di suffissi: oltre al caso già citato dei verbi suffissati in -izzare cui nella maggior parte dei casi si associa il prefisso de-, gli aggettivi deverbali terminanti in -to possono essere prefissati sia con dis- (disabilitato) sia con in- (impreparato), mentre quelli che terminano in -bile ammettono quasi esclusivamente il prefisso in- (immangiabile, ma non *dismangiabile) con l'eccezione di alcune forme arcaiche come disamabile o di qualche neoformazione ancora priva di attestazione nei vocabolari, ma entrata nell'uso come disattivabile e disassemblabile. Un'ultima osservazione riguarda la produttività di questi prefissi: de- con valore privativo/sottrattivo è quello che si ritrova con maggior frequenza in recenti neoformazioni  e nel dizionario Neologismi quotidiani di Valeria Della Valle e Giovanni Adamo (Firenze, Leo Olschki, 2003) possiamo contare 29 nuove parole prodotte con l'aggiunta di questo prefisso; nello stesso dizionario sono invece 5 le neoformazioni col prefisso privativo a-, solo 3 i prefissati con dis-, 1 con in- (inidentificato). È evidente quindi come i valori privativo e reversativo siano resi con maggiore frequenza attraverso l'aggiunta del prefisso de- più facilmente agganciabile a basi inizianti per consonante rispetto a dis-, che infatti si ritrova unito per lo più a parole che iniziano per vocale (es. disallenato).

Per approfondimenti:

  • G. Adamo e V. Della Valle, Neologismi quotidiani, Firenze, Leo Olschki, 2003.
  • M. Dardano e P. Trifone, La nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997, pp. 540-545.
  •  M. Dardano, Manualetto di linguistica italiana, Bologna, Zanichelli, 1996, pp. 230-235.
  • M. Dardano, La formazione delle parole nell'italiano di oggi, Roma, Bulzoni, 1978, in particolare pp. 133-134.
  • M. Grossmann e F. Rainer, La formazione delle parole in italiano, Tübingen, Niemeyer, 2004, in particolare pp. 111-115.
  • L. Serianni, Grammatica italiana, Torino, Utet Università, 1989, pp. 658-662.

A cura di Raffaella Setti
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

27 maggio 2005


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