Poiché continuano a giungere richieste a proposito del significato del verbo diffidare, pubblichiamo la risposta di Bice Mortara Garavelli su La Crusca per voi n. 36 (aprile 2008).
Diffidare a fare o dal fare qualcosa?
«Francesco Mosca è disorientato dall'uso specialistico del verbo diffidare e chiede se si debba intendere come 'intimare a non fare' o 'intimare a fare'.
Il sostantivo diffida, attestato nella lingua italiana come termine specialistico dal 1812, significa 'intimazione a fare o ad astenersi dal fare qualcosa'. Con tale significato è registrato nei dizionari italiani dell'uso. Nel codice civile l'articolo 1454 ha la seguente intitolazione (propriamente detta "rubrica"): "Diffida ad adempiere". E il primo comma dello stesso articolo recita: "Alla parte inadempiente l'altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s'intenderà senz'altro risoluto".
Una ricerca (condotta agevolmente con gli attuali mezzi informatici) in un ampio corpus della legislazione italiana (i 4 codici e 350 leggi complementari), documenta l'uso del nome diffida e del verbo diffidare nel senso, rispettivamente, di "intimazione" e di "intimare a fare". Due soli esempi fra i molti: "...previa diffida a provvedere nei successivi trenta giorni (art. 24, d.lg. 490/1999)"; "...il Ministro dell'ambiente diffida il Presidente della Giunta regionale a provvedere entro un congruo termine..." (art. 13, d.lg. 22/1997).
Si tratta dunque di un'espressione non, come vorrebbe l'estensore del quesito, "errata", ma pienamente corretta e appropriata negli usi sia comune sia specialistico».
Bice Mortara Garavelli
27 febbraio 2009
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