Uguale o eguale? È uguale!

Alcuni lettori ci domandano se esistano differenze di significato e d’uso tra uguale ed eguale, uguaglianza ed eguaglianza.

Risposta

Nei dizionari moderni e contemporanei alla voce eguale si trova il rimando al lemma uguale, definito con i diversi valori di aggettivo, avverbio e sostantivo. Riportiamo qui le molteplici accezioni che si leggono alla voce uguale del Devoto-Oli 2021: come aggettivo, il termine si riferisce a qualcosa o qualcuno ‘che presenta le stesse caratteristiche di un’altra cosa o persona con cui viene posto a confronto’ ed è impiegato anche con la preposizione a (due auto uguali, vorrei una penna uguale a quella); quando è riferito a sostantivi astratti, può assumere il valore di ‘stesso, identico’ (abbiamo tutti uguali diritti e uguali doveri); l’aggettivo indica inoltre qualcosa ‘che è sempre lo stesso indipendentemente dal mutare delle condizioni’ (la legge è uguale per tutti), ‘che resta uniforme in tutta la sua durata o estensione’ (parlare con voce sempre uguale), che è ‘privo di asperità o di dislivelli; piano, liscio’ (una superficie, un terreno uguale); infine, l’aggettivo è impiegato come tecnicismo nell’ambito matematico, nella locuzione essere uguale a (5 più 3 è uguale a 8), ed è detto ‘di due enti o espressioni che sono equivalenti rispetto a qualche criterio (per es. rispetto al loro valore numerico).

Anche come sostantivo, uguale ricopre diversi significati: può essere maschile e femminile nelle accezioni di ‘chi appartiene alla stessa posizione sociale o allo stesso grado gerarchico’ − e in questo caso è usato prevalentemente al plurale (trattare con i propri uguali) − e per indicare ‘chi ha lo stesso valore, la medesima abilità e bravura’, perlopiù in espressioni enfatiche contenenti una negazione (un campione / una campionessa senza uguali). Il sostantivo uguale resta invece invariabile quando esprime ‘la stessa cosa’, usato nelle espressioni che denotano indifferenza (se non vuoi andarci, per me è uguale), e nei significati tecnici di ambito musicale (“composizione musicale per voci e strumenti dello stesso timbro; contrappunto nota contro nota; didascalia musicale che richiede un’esecuzione rigorosamente fedele a quanto scritto”) e matematico (il simbolo = usato per indicare l’uguaglianza).

Infine, uguale ha valore di avverbio quando indica ‘nella stessa misura, allo stesso modo’ in espressioni come due ragazzi alti uguale (il plurale alti uguali è segnalato dal dizionario come uso popolare).

In tutti questi significati uguale ed eguale sono perfettamente sinonimi e rappresentano dunque due varianti, alle quali possiamo aggiungerne altre più antiche, come equale o iguale, ormai da tempo in disuso (ma, giusto per citare un esempio illustre, iguale è la forma preferita da Dante e conta nove occorrenze nella Commedia; cfr. DELI). Le due varianti uguale ed eguale hanno prodotto diversi derivati realizzando quindi altrettante coppie di varianti: ugualmente / egualmente, uguagliamento / eguagliamento, uguaglianza / eguaglianza, uguagliatore / eguagliatore, uguagliare / eguagliare, ugualità / egualità. Antichi e letterari sono inoltre i derivati in ig- segnalati dal GDLI: igualità, iguaglianza, igualareigualmente.

Naturalmente, uguale ed eguale condividono l’etimologia. Come si può leggere sull’Etimologico, alla base c’è una formazione latina di origine indoeuropea, l’accusativo aequāle(m) (nominativo aequālis, -e) ‘piano, uniforme, uguale’, a sua volta derivato di aeqŭus ‘uguale, pari’ (che è la base latina dell’italiano equo). In italiano le forme in eg- sono quelle più vicine alla base etimologica, ma si alternano con quelle “non meno frequenti” in ug-, “che si spiega col richiamo per assimilazione alla u di -qua-” (cfr. DELI). La prima attestazione riportata nei dizionari etimologici è il 1282, nella variante con ug- (“Quello primo cielo è diviso en dodeci parti uguali”, Ristoro d’Arezzo).

L’alternanza tra le varianti è presente fin dalle origini della nostra lingua ed è testimoniata dai dizionari storici – come il GDLI, che rimanda da eguale a uguale − e dai sincronici dei secoli scorsi. Il TLIO, Tesoro della Lingua Italiana delle Origini, rimanda da uguale a eguale e fornisce una lunga lista di varianti, oltre a quelle già note, come aguale, aquale, aval, eguae, egual, eigual, enguale, equal, inguale, oguale, ughuale, ygual. La prima attestazione che riporta il dizionario risale al XIII secolo, nella forma ’gual con aferesi della vocale iniziale: “Qi per ben rende ben, l’un co l’autro è ’gual, / mai per mal rendre ben cento cotanto val” (Girardo Patecchio, Splanamento de li Proverbii de Salamone). Il Vocabolario degli Accademici della Crusca pone a lemma entrambe le varianti in tutte e cinque le sue edizioni: fin dalla prima, del 1612, troviamo il rimando da uguale ad eguale, e anche nella quinta edizione (1863-1923) si privilegia la variante con e- iniziale, ponendola a lemma come prima forma: “eguale o uguale”. Anche nel Vocabolario italiano della lingua parlata di Giuseppe Rigutini e Pietro Fanfani, del 1875, si trova il rimando da eguale a uguale, mentre il Tommaseo-Bellini propone una riflessione che oggi può forse far sorridere:

E Uguale e Eguale sono dell’uso; ma il secondo, rimanendo più fedele all’origine, gioverebbe forse trasceglierlo sempre. Se mai si ritenessero tutti e due, Uguale pare che potrebbe cadere più acconcio nelle cose corporee. Filo uguale; Eguaglianza d’umore. Ma gli abborraccioni grideranno, al solito, che l’è una sofisticheria.

Infine, nei dizionari novecenteschi la situazione è pressoché identica a quella odierna: lo Zingarelli 1994 e il Dizionario della lingua italiana di Palazzi-Folena del 1991 rimandano da eguale a uguale senza alcuna specificazione, mentre il Dizionario della lingua e della civiltà italiana contemporanea di Emidio De Felice e Aldo Duro del 1974 segnala che la variante con e- iniziale è meno comune rispetto a quella con u- iniziale.

Le due varianti dunque concorrono nell’italiano scritto fin dal XIII secolo, ma, stando alle indicazioni delle opere lessicografiche, almeno a partire dal XX secolo eguale è forma meno comune rispetto a uguale. Tale distinzione d’uso è segnalata anche da alcuni dizionari contemporanei, come il Vocabolario Treccani online che alla voce eguale scrive: “variante di uguale, che è forma più comune”.

Le ricerche su corpora e banche dati confermano l’uso prevalentemente letterario di eguale e il maggior impiego di uguale, e lo stesso vale in generale per i derivati.

Il 25/1/2021, tra le pagine in italiano di Google emergono 18.800.000 risultati per uguale e 1.490.000 risultati per eguale, e, per fare un esempio di un derivato, 7.530.000 risultati per ugualmente e 1.490.000 risultati per egualmente. Anche la lingua della stampa sembra confermare questa tendenza; nell’archivio della “Repubblica” si contano 37.445 risultati per uguale e 3.919 per eguale. Interessanti anche i dati che emergono dalla ricerca (del 7/3/2021), suddivisa per periodi, all’interno dell’archivio del “Corriere della Sera”: la tabella con i risultati, che riportiamo di seguito, mostra una generale prevalenza per la forma uguale, ma un maggior impiego della variante eguale nella prima metà del XX secolo rispetto alla seconda metà, fino a una consistente riduzione dell’uso nell’ultimo ventennio (le percentuali dei risultati sul totale delle occorrenze sono approssimative):


Se però spostiamo le ricerche su Google libri, i risultati cambiano, confermando l’uso letterario delle varianti con eg-: dalle interrogazioni sul corpus (eseguite il 25/1/2021) emergono infatti 391.000 risultati per uguale e 398.000 risultati per eguale; 379.000 risultati per ugualmente e 397.000 risultati per egualmente; da notare però che una parte considerevole di queste ultime occorrenze sono ottocentesche o anteriori. Interrogando corpora di italiano letterario possiamo tuttavia verificare una risalita, negli ultimi decenni, dell’uso di uguale al posto di eguale anche in questo ambito. Ad esempio, nella BIZ − corpus d’italiano della letteratura dalle origini fino al Novecento – troviamo maggiori attestazioni per le varianti in eg- rispetto a quelle delle varianti in ug- (eguale 852 risultati, uguale 551; egualmente 820 risultati, ugualmente 357), oltre alla presenza minoritaria delle varianti antiche iguale (27) e equale (155) in testi scritti tra il XIV e il XVI secolo. Se invece prendiamo un corpus di italiano letterario moderno, come il PTLLIN Primo Tesoro della Lingua Letteraria Italiana del Novecento curato da Tullio De Mauro, non solo non vi sono occorrenze, come è naturale, delle varianti antiche, ma si conferma la prevalenza d’uso delle varianti con ug-: uguale conta 472 occorrenze in 87 opere, eguale ha invece 77 occorrenze in 25 opere; ugualmente ne conta 258 in 62 opere, egualmente conta 105 occorrenze in 22 opere.

Per rispondere ai nostri lettori, dunque, entrambe le varianti sono corrette e attestate nella nostra lingua fin dalle origini; uguale è la forma oggi più comune, eguale è variante meno comune e prevalentemente letteraria, ma è anche quella più vicina all’etimo latino.

La variante eguale mantiene comunque una certa vitalità e, ad esempio, è preferita alla forma uguale nella locuzione in egual/ugual misura (su Google Italia: 295.000 risultati per “egual misura”, 87.000 per “ugual misura”) o anche in senza eguali/uguali (rispettivamente 642.000 e 103.000). Inoltre, tra i derivati vi sono alcuni casi in cui la variante con eg- è tutt’oggi maggioritaria. Osservando i risultati che emergono dalle ricerche su Google possiamo affermare che, se per le coppie uguagliatore/eguagliatore (2.680/1.300 risultati) e, soprattutto, uguaglianza/eguaglianza (3.920.000/1.350.000) le forme con ug- sono superiori rispetto alle varianti con eg-, nella coppia uguagliamento/eguagliamento le occorrenze della seconda variante sono leggermente superiori; il divario tra le occorrenze sale poi in favore delle forme con eg- per le coppie di derivati ugualità/egualità (37.300/71.500 risultati) e uguagliare/eguagliare (172.000/381.000), fino ad arrivare agli aggettivi inuguale e ineguale in cui la variante con -eg- risulta nettamente prevalente nell’uso con 197.000 risultati su Google contro i 16.400 risultati della variante con -ug-. Almeno per quest’ultimo caso andrà però ricordata la scelta linguistica di Manzoni nel noto passo Addio, monti (“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi”; cap. VIII) che nell’edizione definitiva dei Promessi sposi, la cosiddetta “quarantana”, optò per la forma cime inuguali, laddove nella “ventisettana” troviamo cime ineguali. Come scrive Giovanni Nencioni:

la correzione ineguali > inuguali si fonda forse sulla maggiore fiorentinità di uguale su eguale, senza però che se ne possa arguire la fiorentinità di una forma non popolare come inuguale, e comunque meno frequente, nella tradizione scritta, di ineguale, che Petrocchi dichiara più comune. (Giovanni Nencioni, La lingua di Manzoni. Avviamento alle prose manzoniane, Bologna, Il Mulino, 1993, cap. VI)

In generale nell’intero testo dell’edizione definitiva dei Promessi sposi Manzoni predilige le varianti in ug-, e questo ha probabilmente contribuito al loro affermarsi nella lingua d’oggi.

Occorre altresì considerare la possibilità che sulla conservazione delle varianti in eg- abbia influito, specialmente nel Settecento, il francese égalité, reso popolare dal trinomio liberté, égalité, fraternité, divenuto motto della Repubblica Francese.

Un caso a parte è infine rappresentato da egualitario (e il derivato egualitarismo). Questo aggettivo e sostantivo, infatti, non è un derivato di eguale, bensì giunge nella nostra lingua nel XX secolo, direttamente dal francese égalitaire (da cui égalitarisme), datato nella lingua d’origine al 1840 e derivato da égal ‘uguale’. Per influsso della variazione tra uguale ed eguale, si è originata anche la variante ugualitario (e ugualitarismo) che resta però minoritaria rispetto a egualitario.

Insomma, le forme con ug- non risultano sempre vincenti e dunque questo caso di polimorfia sembra destinato a durare ancora a lungo.

Luisa di Valvasone

26 ottobre 2021


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