Etimologia e origine della parola standard

Vari utenti hanno scritto chiedendo informazioni sulla parola standard nel significato di 'modello' e delucidazioni sull'uso del termine in linguistica.

Risposta

Etimologia e origine della parola standard

La consonante finale della parola standard suggerisce l'origine non italiana del termine, che deriva, senza adattamenti, dall'inglese che ha adottato il termine a sua volta dal francese estandart (su tutta la questione etimologica cfr. DELI).

Il significato di 'modello, esempio' non è, chiaramente, originario della parola, che ha le prime attestazioni in inglese sin dal 1154 come 'stendardo, insegna' e solo successivamente 'esemplare di misura' (1429), 'criterio di eccellenza' (1563) e 'livello definito' (1711). Per quanto riguarda l'italiano, standard col significato di 'modello' compare alla fine dell'Ottocento (1892) nel Dizionario del turf italiano di G. Ballarini e viene poi registrato nel Dizionario moderno del Panzini nel 1905: «è voce inglese usata in commercio, per indicare che la qualità di una merce o di un prodotto dell'industria è quella tipica, normale [quindi eletta]». Nel Dizionario di Panzini è ricordato anche l'uso ippico registrato da Ballarini e, dal 1942, si registra anche l'uso come aggettivo invariabile posposto al nome (nell'appendice sui Forestierismi). La prima attestazione del termine sarebbe però rintracciabile nel 1764 in un dizionario di G. Bergantini rimasto tuttavia inedito (cfr. Morgana 1985).

In linguistica col termine standard si indicherebbe una varietà di lingua assunta dai parlanti come modello anche d'insegnamento «non connotata socialmente o regionalmente, risultante dalle tendenze alla convergenza operanti in una comunità linguistica» (GRADIT, s.v. standard). La definizione non è unanimemente accolta, perché bisognerebbe prima di tutto accettare che esista una varietà di lingua che non abbia nessuna condizione di variabilità (di luogo, tempo, ambito d'uso ecc.) e che si caratterizzi di fatto come avente tutti tratti "non marcati". Una condizione che ad esempio in italiano sembra difficile da rintracciare.

Sempre nell'ambito linguistico si parla anche di neo-standard (e sub-standard) per indicare una varietà di italiano con diversi tratti in comune con l'italiano parlato (ad esempio gli per a lei, a loro; l'indicativo per il congiuntivo nelle subordinate e nelle ipotetiche; il tipo c'ho) e che alcuni considerano destinata ad affermarsi come forma standard appunto: un'altra denominazione di questa varietà è quella di italiano dell'uso medio (Sabatini 1985).

Non senza critiche è stato anche l'ingresso in italiano sia dell'aggettivo nel sintagma italiano standard sia del sostantivo (lo standard). Soprattutto Arrigo Castellani ha proposto di adattare la parola alla struttura morfologica dell'italiano (quindi stàndaro), oppure di ricorrere alla locuzione norma (italiana) e di conseguenza italiano normale, adottando normale come termine della linguistica sinonimo di standard.

Per approfondimenti:

  • A. Panzini, Dizionario moderno, Milano, 1905 (s.v.);
  • A. Castellani, Terminologia linguistica, in «Studi linguistici italiani», X (2) 1984, pp. 153-61 (in particolare p. 156);
  • DELI. Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, di M. Cortelazzo e P. Zolli, Bologna, Zanichelli, 1999 (s.v.);
  • Dizionario di linguistica, diretto da G. L. Beccaria, Torino, Einaudi, 1994 (s.v.);
  • F. Sabatini, L'"italiano dell'uso medio": una realtà tra le varietà linguistiche italiane, in G. Holtus-E. Radtke (a cura di), Gesprochenes Italienish in Geschicte und Gegenwart, Tübingen, Günter Narr, 1985, pp. 154-84;
  • Forestierismi da eliminare, in A. Panzini, Dizionario moderno, Milano, 1942, pp. 881-95 (s.v.);
  • GRADIT. Grande Dizionario Italiano dell'Uso, diretto da Tullio De Mauro, Torino, UTET, 1999-2000 con aggiornamento del 2004 (s.v.);
  • S. Scotti Morgana, Tradizione e novità nei vocabolari inediti di Giovampietro Bergantini, in La Crusca nella tradizione letteraria e linguistica italiana, Firenze, 1985, pp. 153-71.

A cura di Mara Marzullo
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

20 maggio 2005


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