Guardaparco o guardiaparco?

Vari lettori domandano quale sia la forma più corretta, fra guardaparco e guardiaparco, e composti simili con primo elemento guarda- o guardia-.

Risposta

Se consultiamo un dizionario come il DISC di Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, vediamo che i lessicografi hanno una chiara preferenza per guarda-: solo nel caso di guardacaccia, guardacoste e guardalinee infatti dànno al secondo posto anche le varianti con guardia- (nel caso di guardiagoletta, che designa una parte dell’armatura che proteggeva la goletta, il DISC lemmatizza solo la variante con guardia-, anche se quest’ultima è recente e nettamente meno frequente di guardagoletta, secondo Google libri: 7 esempi contro 195). Questa scelta lessicografica riflette tuttavia in maniera alquanto idealizzata la realtà dell’uso di cui la Tabella 1, che riporta i risultati da Google, consultato il 22/9/2022, costituisce un’approssimazione. Dalla tabella si evince che le varianti con guarda- sono generalmente preferite, ma alcune varianti con guardia- raggiungono quote di esempi non trascurabili. Nel caso di guard(i)acaccia la variante con guardia- supera persino la variante con guarda-, e in altri, come guard(i)acoste, guard(i)aparco e guard(i)apesca, si può parlare di un pareggio. Per ogni coppia, comunque, il rapporto quantitativo è diverso, il che conferma la massima che ogni parola ha una storia propria.


Tabella 1: Frequenza di composti con guarda- e guardia- in Google

Complessivamente, le varianti con guardia- hanno ormai raggiunto una diffusione nella comunità linguistica che impedisce di considerarle semplicemente come erronee. Esse si trovano anche in fonti come giornali, testi amministrativi, saggi e romanzi, e anche in scrittori “al di sopra di ogni sospetto”, come per es. in Dino Buzzati: “trovano una specie di grotta, la chiudono con un muro e ci mettono i guardiaboschi a fare il servizio di guardia” (Bàrnabo delle montagne). La tabella però mostra anche che chi vuole andare sul sicuro fa bene a scegliere la variante con guarda-, accettabile in tutti i casi, mentre alcune varianti con guardia- sono ancora così poco frequenti in confronto con quelle con guarda- che potrebbero essere percepite come strane o addirittura erronee. C’è chi, come Isidoro Sparnanzoni (Come si dice. Curiosità sulla lingua che cambia, Siena, I libri del Casato, 2016, p. 24), “preferisce pronunciare guardiacaccia piuttosto che guardacaccia e guardaboschi più che guardiaboschi”. Consultando la tabella, si vede che queste raccomandazioni corrispondono all’uso maggioritario. Lo stesso autore dichiara che, dopo un’esplorazione sommaria, gli risulta che “[l]a narrativa giurisprudenziale annovera prevalentemente guardiacaccia; le cronache giornalistiche invece riportano guardacaccia.” La distribuzione dei nostri doppioni nei vari tipi di testo rimane da studiare.

Cerchiamo ora di vedere come questa situazione di incertezza della norma linguistica si sia sviluppata.

Il primo elemento guarda- è forma del verbo guardare, germanismo entrato nel lessico latino già in epoca imperiale, come suggerisce la sua vasta presenza nelle lingue romanze, escluso il romeno. Secondo il DELI, “[a]nche guardia ha il suo antecedente nel got. wardja ‘sentinella’, *guărdia(m) nel lat. imperiale”. Nell’italiano antico, guardare si presentava già come verbo altamente polisemico (cfr. Hugo Styff, Étude sur l’évolution sémantique du radical ward dans les langues romanes, Lund, Gleerup, 1923), le cui accezioni più importanti nel nostro contesto sono ‘sorvegliare’, ‘proteggere’ e ‘custodire’. Nella prima di queste accezioni, guarda- forma soprattutto nomi di persona agentivi (il tipo guardaboschi), nelle altre due invece designazioni, che non sempre si distinguono facilmente, di oggetti (il tipo guardalato) e luoghi (il tipo guardaroba). Nella fase più antica della lingua, i composti di questo tipo, inclusi i nomi di persona, avevano sempre come primo elemento guarda-. Ciò si rispecchia nel fatto che i nomi di persona segnalati come antiquati nel GDLI sogliono avere un’unica forma, perché erano già usciti dall’uso quando guardia- cominciò a fare concorrenza a guarda-: guardacapre, guardacasa, guardadonna, guardafeste, guardamandria, guardarmenti.

La variante guardia- comincia a infiltrarsi nelle serie di questi composti a partire dal Settecento. Nel tomo VI degli Annali della repubblica di Genova del secolo decimo settimo (Genova, Casamara, 1800), Filippo Casoni (1733-1811) scrive a p. 117 guardiasigilli al posto del tradizionale guardasigilli (1630, DELI). In una lettera del conte Carlo Vidua datata al 25 marzo 1813 troviamo guardiacoste, sostantivo femminile applicato a una nave (Lettere del conte Carlo Vidua, ed. Cesare Baldo, Torino, Pomba ,1834, tomo I, p. 236). A partire dalla seconda metà dell’Ottocento gli esempi con guardia- si fanno più numerosi, e al giorno di oggi hanno raggiunto l’estensione che abbiamo già visto. L’infiltrazione comunque è rimasta limitata essenzialmente ai nomi agentivi e, metonimicamente, alle navi, che hanno in comune con le persone la funzione della sorveglianza e sono difficili da separare dal corpo militare a bordo che la esegue. È stato senz’altro il fatto che, in casi come questi, il sostantivo guardia potesse anche fare da iperonimo dei composti contaminati che sta alla base della contaminazione. Il guardacoste in qualche modo è una guardia nell’accezione 3 del DISC (‘gruppo, corpo di militari o di civili che svolgono servizi di vigilanza, di custodia, di protezione’) e il guardasigilli una guardia nell’accezione 2 (‘chi svolge attività di controllo e sorveglianza’). Ciò spiega anche perché i nomi di oggetti e luoghi sono rimasti immuni, a parte pochissime eccezioni, da questa contaminazione: il guardalato e il guardaroba non sono guardie. Il verbo guardare, nei nomi di oggetti e luoghi, non ha valore attivo. Secondo Luciano Satta (Parole. Divertimenti grammaticali, Milano, Mondadori, 1981, pp. 83-84) chi dicesse guardiacaccia dovrebbe anche dire guardiamano, ma questo ragionamento non prende in considerazione la diversa semantica di nomi di persona e nomi di oggetti/luoghi. I doppioni nati dalla contaminazione sono naturalmente scomodi e inutili, ma la loro limitazione ai nomi di persona è motivata.

La serie dei composti con guardia- è stata dunque il frutto di una contaminazione, di un “incrocio”, come diceva Bruno Migliorini (Saggi linguistici, Firenze, Le Monnier, 1956, p. 71: “Il guardiacaccia, che si vede talvolta in luogo del più comune guardacaccia, è dovuto all’incrocio di quest’ultimo termine con guardia”). Da un punto di vista sincronico, composti come guardiacaccia potrebbero interpretarsi a prima vista come dei composti nome-nome, con guardia in prima posizione (cfr. Wolfgang Schweickard, Die “cronaca calcistica”. Zur Sprache der Fußballberichterstattung in italienischen Sporttageszeitungen, Tübingen, Niemeyer, 1987, p. 96, a proposito di guardialinee e guardialinea). Tale interpretazione però non spiega alcuni fatti importanti. Innanzitutto, nei composti nome-nome con testa a sinistra è il primo elemento a determinare il genere grammaticale (il capomafia vs. la donna-oggetto); i composti con guardia- invece sono maschili malgrado il genere femminile di guardia (il guardiacaccia; se guard(i)acoste è occasionalmente femminile, ciò si deve probabilmente al fatto che si tratta di una ellissi basata sull’espressione nave guard(i)acoste). Quanto al plurale, diversamente da questi composti, che pluralizzano normalmente il primo elemento (i capimafia, le donne-oggetto), i composti con guardia- rimangono invariabili, come i composti verbo-nome (guardiacaccia, non guardiecaccia). Infine, si osservi che guardia, come anche guardiano, predilige composti sintagmatici con la preposizione di: guardia di finanza, non guardia finanza; guardiano di pecore, non guardiano pecore. In un’analisi sincronica, la soluzione preferibile sembra dunque essere quella di considerare guardia- come variante di guarda-, ma di lasciare al composto lo status di composto verbo-nome.

Franz Rainer

6 febbraio 2023


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