I due punti: alcuni particolari usi

Moltissimi tra i nostri lettori ci inviano quesiti a proposito dell'uso dei due punti; in particolare due domande risultano molto frequenti: 1) se sia possibile usarli due o più volte consecutive nella stessa frase (ce lo hanno chiesto nel solo anno corrente Gemma Gigli da Roma, Paolo Malchiodi da Milano, Alessandro Miazzi da Badia Polesine, Duc Thang Vu da San Biagio di Callalta e Massimo Battisti da Monterotondo) e 2) se dopo i due punti si debba usare la lettera maiuscola o minuscola (così Nicola Zanolli dalla provincia di Bolzano, Renato D'Angelo da San Giuliano Terme, Ferdinando De Napoli da Sassoferrato, Enrico Maggiola da Trieste, Antonino Rizzo da Palermo). Poiché sul numero 36 della nostra rivista La Crusca per Voi (aprile 2008) Elisa Tonani ha trattato anche queste due questioni, fra le altre riguardanti il segno di interpunzione, riproponiamo le parti interessate del suo lungo articolo. Per ciò che riguarda indicazioni più generali sull'uso della punteggiatura rimandiamo anche alla scheda curata da Mara Marzullo pubblicata su questo stesso sito.

Risposta

I due punti: alcuni particolari usi

 

«Partiamo dalle questioni relative all'uso dei due punti.

 

1) Innanzi tutto, alla vexata quaestio se sia "corretto usare i due punti in due frasi che si susseguono" si potrebbe subito rispondere che non c'è nulla che vieti di fare ricorso a questo tipo di soluzione, la quale anzi spesso chiarifica, rendendolo esplicito per via interpuntiva, il rapporto di connessione tra gli enunciati; di solito un rapporto di causalità bidirezionale: vale a dire interpretabile sia in senso progressivo, dalla causa all'effetto, sia regressivo, dall'effetto alla causa, come nella frase "Il tempo è sovrano: nulla dura e nulla permane", dove si può leggere ciascuno dei due enunciati tanto come causa che come conseguenza dell'altro (da Bice Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, Roma-Bari, Laterza, 2003, p. 8).
Prima di dichiarare chiusa la questione, però, può essere utile prendere in considerazione le differenti risposte fornite da due testi a cui si consiglia di fare riferimento per dirimere i dubbi in materia di interpunzione, il Manuale di redazione a cura di Epigeo (Milano, Editrice Bibliografica, 2005, in partic. pp. 94-108) e il Prontuario di punteggiatura di Mortara Garavelli, se non altro per avere la misura della differente funzione che essi assolvono e della presenza o meno di un solido impianto teorico a sorreggere le opzioni proposte: il primo manuale ci dà, senza argomentare, un'indicazione piuttosto netta, ma tuttavia delegata al buon comportamento dello scrivente: "è bene evitare che in una frase i due punti vengano ripetuti più di una volta" (Manuale di redazione, p. 99); il secondo, pur registrando che "è generalmente sconsigliata la replica dei due punti tra frasi precedute o seguite dallo stesso segno", constata tuttavia che "quest'uso, fiorente nella prosa letteraria, non è affatto sconosciuto in tipi di testo di tutt'altro genere: ad esempio, nella saggistica scientifica", e quindi conclude con l'inopportunità di "censurarlo quando si tratti di un susseguirsi di enunciati consequenziali" (Prontuario di punteggiatura, pp. 103-104), del tipo dell'esempio fornito da chi ha posto la domanda: "Abbiamo parlato di te: sono state dette solo cose piacevoli: sei davvero in gamba".
In ambito letterario, non soltanto Carlo Emilio Gadda fa un uso sfrenato dei due punti in sequenze consecutive, in sintonia con una forzatura espressiva della lingua in tutti i suoi aspetti, compreso quello interpuntivo: "All'anulare destro, sulla mano bianca dalle lunghe dita di signore, che gli servivano da scotere la sigaretta, er signorino ci aveva un anello: d'oro vecchio, assai giallo: magnifico: un diaspro sanguigno nel castone; un diaspro ovale con una cifra a matrice." (Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Milano, Garzanti, 1957, p. 26). Ma anche scrittori caratterizzati, all'opposto, da uno stile molto più scarno e sobrio, come Silvio D'Arzo, in Casa d'altri, indulgono in simili costruzioni interpuntive: "Qualcosa doveva accadere: qualcosa era già per l'aria, vi dico: e di colpo, senza sapere perché, mi fu più chiaro del sole che tutte quelle sue sciocche domande sul matrimonio e la regola e sui casi speciali e via ancora non erano più che un pretesto: e se io le avevo prese sul serio e mi ci ero per giunta arrabbiato, bene, tanto peggio per me." (Silvio D'Arzo, Casa d'altri e altri racconti, nuova edizione a cura di Eraldo Affinati, Torino, Einaudi, 1999, p. 20).

 

2) Relativamente al quesito se vi siano "casi in cui dopo i due punti si mettono le maiuscole (escludendo nomi propri e virgolettati)", come avverte il Manuale di redazione "di norma dopo i due punti si ha l'iniziale minuscola", tranne nel caso in cui essi introducano (oltre a una citazione o a un discorso diretto tra virgolette, come già anticipato) "un'elencazione i cui singoli elementi terminano con il punto" (p. 99)».

 

Elisa Tonani

6 novembre 2009


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