I razionali

Alcuni lettori ci segnalano casi di impiego della parola razionale non in funzione di aggettivo ma di sostantivo, sempre al plurale maschile (razionali), in luogo di “logiche, criteri, motivazioni sottostanti" o anche “prova, evidenza, riscontro", per es. nelle frasi “abbiamo preso questa decisione dopo aver analizzato i razionali" oppure “i razionali ci dicono che l'approccio da noi seguito è corretto”.

Risposta

Gli esempi riportati dai lettori provengono da testi riconducibili al cosiddetto “aziendalese” o “corporatese”, una varietà dell’italiano fortemente influenzata dall’angloamericano, usata nelle aziende private e che, per prestigio, avrebbe ormai soppiantato il burocratese, cioè l’italiano della pubblica amministrazione. I lettori chiedono lumi sull’origine di questo particolare significato di razionale, che non sono riusciti a individuare in alcun dizionario.

Effettivamente né il Devoto-Oli 2024, né lo Zingarelli 2024, tradizionalmente uno dei dizionari più aperti all’ingresso di neologismi e nuovi significati di parole già esistenti in italiano, riportano come voce razionali al plurale, e il singolare non comprende l’accezione segnalata dai lettori. Lo stesso vale per altri vocabolari dell’uso di dimensioni maggiori, come il Vocabolario Treccani online o il GRADIT. In questi repertori razionale risulta come sostantivo solo in quanto riclassificazione dell’aggettivo (per indicare ciò che corrisponde alla ragione, ciò che è ragionevole) oppure in riferimento a significati completamente diversi da quello che ci interessa: oltre ai numeri razionali, il sostantivo più raramente si usa per indicare un drappo o una veste della liturgia, o anche una carica amministrativa esistente ai tempi dell’Impero romano e nel Medioevo.

La ricerca della stringa “i razionali” nell’archivio online del quotidiano “la Repubblica” produce 24 risultati, di cui solo 6 riconducibili alle accezioni che hanno destato l’interesse dei nostri lettori, tutti tranne uno in articoli che riguardano economia e finanza, o la rivoluzione digitale. La prima occorrenza è della fine del 2015, a dimostrazione del fatto che si tratta di un significato piuttosto recente:

In questa circostanza, dicono invece gli esperti del Crédit Suisse, sono due i razionali che muovono Janet Yellen: limitare la possibile esplosione di bolle nell'immobiliare o sui mercati; e crearsi un cuscinetto per poter in futuro agire con la politica dei tassi, nel caso di un rallentamento economico. (Raffaele Ricciardi, Fed in azione dopo sette anni: con il rialzo dei tassi, ecco cosa cambia per dollaro, azioni e mercati emergenti, Repubblica.it, 16/12/2015)

Anche altre raccolte di testi scritti e orali in italiano, messi a disposizione dall’Università di Bologna, producono pochissimi esempi. Per superare i 100 testi in cui il sintagma “i razionali” viene usato nel senso che ci interessa occorre condurre la ricerca sul corpus itTenTen20, del servizio Sketchengine, comprendente quasi 12 miliardi e mezzo di parole estratte da siti web italiani tra la fine del 2019 e la fine del 2020. Nella totalità dei casi il sintagma compare in pagine che si occupano di economia, ma anche di medicina, e che sono caratterizzate da un forte influsso della lingua inglese (per es. “non conosciamo i razionali del move in quanto non abbiamo potuto seguire il newsflow”). Come già segnalato dai nostri lettori, è confermato che ha lo stesso valore di “ragioni, motivi, principi, criteri fondanti”: la ricerca della stringa “i razionali alla base” produce oltre 200 risultati su Google.

Poiché testi in cui abbiamo rinvenuto “i razionali” riguardano l’economia, la finanza e la medicina, cioè settori in cui anche in Italia l’inglese è la normale lingua di comunicazione degli addetti ai lavori, si può immaginare che l’origine di questa nuova accezione vada ricercata oltremanica o addirittura oltreoceano. In effetti, l’Oxford English Dictionary ci dice che in inglese esiste il sostantivo rationale (con la e finale, mentre l’aggettivo non la prevede), un latinismo derivato da ratio, cioè ‘ragione’, e quindi da rationalis, che da metà del XVII secolo indica appunto la ‘motivazione fondamentale che sta alla base di qualcosa’.

Benché nessuno dei dizionari italiani dell’uso da me consultati riporti questo forestierismo, rationale è presente da almeno 15 anni anche in testi italiani, principalmente di argomento economico-finanziario e medico: l’archivio della “Repubblica” produce due occorrenze, la prima delle quali, in ordine cronologico, è contenuta in una rubrica di medicina datata 25 maggio 2009:

Caro lettore, le terapie che le sono state prescritte hanno un loro rationale scientifico! (Placca calcifica, le terapie orali non risolvono il problema, 25/5/2009)

Anche in questo caso non ci troviamo di fronte a una parola molto frequente, come dimostrano i corpora bolognesi già consultati sopra. L’archivio itTenTen20 di Sketchengine permette di recuperare 121 occorrenze di rationale, costantemente di genere maschile, con due sole eccezioni in cui è utilizzato al femminile (la rationale). Medicina (soprattutto), economia, informatica e scienze sono gli argomenti dei testi in cui compare questo anglicismo, che spesso viene seguito da aggettivi come teorico o scientifico, o da sintagmi come della ricerca o del progetto. Insomma, razionali (nella sua nuova accezione) e rationale paiono proprio condividere non solo il significato, ma anche la frequenza, i contesti d’uso e il periodo di ingresso nella lingua italiana. È dunque probabile che razionali sia una sorta di traduzione dell’originale inglese rationale. Resta da spiegare perché sia l’anglicismo sia la sua “traduzione” innovativa abbiano preso piede negli ultimi anni, almeno in testi di argomento specifico.

Penso che il motivo principale sia quello che di norma governa l’ingresso di prestiti di lusso (cioè che non introducono concetti nuovi) in una qualsiasi lingua: il prestigio della lingua di provenienza. È pacifico che oggi l’inglese è la lingua franca della comunicazione globale (cfr. Stefano Ondelli, La lingua franca della società della comunicazione e il successo degli anglicismi, Treccani Magazine, 23/4/2018) e che, specialmente nei settori in cui abbiamo rintracciato la gran parte degli esempi di razionali/rationale, gli anglicismi contribuiscono a garantire una patina di tecnicità ai testi. In questo caso specifico, inoltre, credo che in italiano esistesse già una parola in grado di tradurre in moltissimi casi rationale, ma che sia stata scartata perché il suo impiego ultimamente può dar adito a dubbi, soprattutto nelle discipline mediche, scientifiche ed economiche. Questa parola è il latinismo ratio (pronunciato ['rattsjo]). A parte il significato distinto di ‘ramingo, errabondo’ (come in: andar ratio), segnalato come OB (= obsoleto), per quel che ci interessa il GRADIT segnala che questa parola può entrare in diversi composti (ratio legis, extrema ratio, ultima ratio), mentre il Vocabolario Treccani specifica che da sola, sempre al singolare femminile, ratio significa “ragione, motivo, motivazione e sim.”. Tuttavia ratio (pronunciato ['rejʃʃow]) è anche un anglicismo che il Dizionario delle parole straniere nella lingua italiana di Tullio De Mauro e Marco Mancini (Milano, Garzanti linguistica, 2001) data al 2000, e che lo Zingarelli 2024 segnala come calco improprio sull’uso inglese nel senso di ‘rapporto tra due grandezze’. È possibile che, per evitare confusioni analoghe ad altri casi di malaproposimi e paraetimologie, del tipo di aut-aut/out out e par condicio/par condition, almeno in certi ambiti specialistici ratio ['rattsjo] sia stato soppiantato da ratio ['rejʃʃow].

Più difficile stabilire perché si sia attribuito un nuovo significato al maschile plurale razionali per avere un corrispettivo italiano di rationale. La mia ipotesi è che si sia proceduto per analogia con un altro anglicismo molto utilizzato in economia e finanza, ma stranamente assente dai dizionari italiani: i fondamentali. A questo sostantivo, per lo più usato al plurale, i dizionari da me consultati attribuiscono esclusivamente il significato di ‘insieme delle tecniche di base di una disciplina sportiva’, come in “i fondamentali del tennis”, ma non fanno alcuna menzione dell’impiego specifico in ambito economico e finanziario, a indicare valori e dati di base che permettono di valutare una data congiuntura economica o le condizioni di un comparto o di una data azienda. Come dimostra l’Oxford English Dictionary, si tratta evidentemente di un altro calco sull’inglese fundamentals. Ricordo ancora il consulente finanziario che, all’avvio della bolla dei subprime del 2007 cercava di convincermi a non disinvestire ripetendo che “i fondamentali sono buoni” (ilgazzettino.it, 31/5/2018). Per fortuna non l’ho ascoltato.

Stefano Ondelli

5 febbraio 2024


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