Impiego di proprio e suo

Clementina Gatto chiede chiarimenti sull'uso di "proprio" (con funzione di aggettivo o pronome) e di "suo" (aggettivo o pronome possessivo), domandando in particolare se ci siano casi vincolanti per la scelta dell'uno o dell'altro e se, invece, siano perfettamente interscambiabili in qualsiasi contesto.

Risposta

Impiego di proprio e suo

Suo e proprio sono sinonimi  in certi casi (Marco ribadisce le sue/le proprie idee, ha messo a profitto la sua/ la propria intelligenza)  e a volte si rafforzano a vicenda (Marco ha scritto la lettera di sua propria mano). Ma  spesso coprono segmenti non perfettamente coincidenti.   Suo non può essere sostituito da proprio:

a) quando non si riferisce al soggetto della frase, sia in funzione di aggettivo, che in quella di pronome: Marco abita in via Torti. Il suo appartamento è al terzo piano; mio figlio è più giovane del suo;

b)  in espressioni idiomatiche, come:  non ha nessuno dalla suane ha detta, fatta, combinata una (un'altra o qualcuna) delle sue ; stare sulle sue; in questi casi cui  ha valore quasi sostantivale, come anche  (al p.) quando significa  genitori :  in estate ritorna dai suoi o (al sing.) patrimonio: vive del, sul suo;

c) nell'espressione (invariabile) di suo, dal valore avverbiale di 'spontaneamente', 'naturalmente': lascialo in pace, già è nervoso di suo; non si trucca, è bella di suo;

d) infine, quando, con valore aggettivale e volto perlopiù al femminile,  sottintende il 'possesso' carnale: Anna non era mai stata sua.

L'uso di proprio in luogo di suo è preferibile in frasi che altrimenti potrebbero originare fraintendimenti di senso: Maria ha accompagnato Sara con la propria macchina (cioè, in questo caso, di Maria). La frase Maria ha accompagnato Sara con la sua macchina potrebbe infatti dare adito ad equivoci sulla proprietaria della macchina.

È preferibile anche in frasi con soggetto indefinito: ognuno ha il proprio metodo; ciascuno decide in base alla propria coscienza ed è  obbligatorio nelle frasi impersonali: è necessario rimediare ai propri errori; bisogna assumersi le proprie responsabilità.

 

 

Per approfondimenti

  • Gian Luigi Beccaria (a cura di), Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Torino, Einaudi, 1994.

  • Jaqueline Brunet, Grammaire critique de l'italien, 3 (Le possessif), Parigi, Università di Parigi VIII, Vincennes, 1980.

  • Ornella Castellani Pollidori, In riva al fiume della lingua. Studi di linguistica e filologia (1961-2002), Roma, Salerno Editrice, 2004.

  • Maurizio Dardano - Pietro Trifone, Nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997.

  • DELI = Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, ripubblicato in seconda edizione in volume unico con il titolo Il nuovo etimologico, a cura di Manlio Cortelazzo e Michela A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999 (con CD-rom).

  • LIZ 2001 = Letteratura Italiana Zanichelli, CD-ROM dei testi della letteratura italiana, a cura di P. Stoppelli, E. Picchi, Sistema di interrogazione DBT in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Bologna, Zanichelli, 2001.

  • Bruno Migliorini, La lingua nazionale, Firenze, Le Monnier, 1960.

  • Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, II, Morfologia, Torino, Einaudi, 1968.

  • Luca Serianni, Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET, 1989.

 

A cura di Manuela Cainelli

Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

 

 

27 giugno 2008


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