In inglese stalking; in italiano?

L'uso del termine stalking (come di altre forme inglesi) ha provocato reazioni in alcuni utenti che lo trovano "fastidioso" (M.C.) , "insopportabile" (A.R.) soprattutto in quanto voce di ambito giuridico; L.C. inoltre, riferendosi al linguaggio giornalistico, afferma che vorrebbe "poter leggere parole che siano comprensibili", vorrebbe che in luogo di stalking, si usasse molestie (eventualmente specificato). 

Risposta

In inglese stalking; in italiano?

La lessicografia inizia ad accogliere stalking e stalker a partire dal 2007: troviamo entrambi in GRADIT 2007, stalking in ZINGARELLI 2007, mentre stalker entrerà solo nell'edizione 2010. Nel Devoto-Oli stalking è registrato fin dall’edizione 2008 che lo definisce come “l'insieme di comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti, molestie, telefonate o attenzioni indesiderate, tenuti da una persona nei confronti della propria vittima”; nella stessa edizione stalker è un “individuo affetto da un disturbo della personalità che lo spinge a perseguitare ossessivamente un'altra persona con minacce, pedinamenti, molestie e attenzioni indesiderate” .

I termini sono giunti a noi percorrendo strade diverse: il linguaggio cinematografico, quello del giornalismo politico e mondano, quello degli studi di psicologia e psichiatria e la lingua del diritto.
Dei derivati dal verbo inglese to stalk ‘avanzare furtivamente’ – indica per esempio quel particolare incedere del gatto che si sta avvicinando alla preda – il primo a fare il suo ingresso in italiano sembra essere il sostantivo stalker ‘chi avanza furtivamente’, ‘chi segue una preda seguendo le sue tracce’: la prima attestazione (così in GRADIT e ZINGARELLI) è del 1979. Sembra trattarsi però di un caso molto particolare: lo troviamo infatti nel titolo di un film diretto da Andrej Tarkovskij, Stalker, appunto; il sottotitolo La guida offerto a volte come “traduzione” riflette più il ruolo del personaggio protagonista del film, capace di addentrarsi in una zona interdetta e pericolosa, che il valore attuale del termine.
L’impiego di stalking in Italia è più tardo; la prima attestazione, ancora secondo il GRADIT, risale al 1992 in un articolo pubblicato sul “Corriere”; da un ricerca condotta sull’archivio del quotidiano risulterebbe però che si tratti del significato originario che stalking ha in inglese, ovvero la ‘caccia con appostamento’: appare infatti in un pezzo del 29 agosto 1992 dal titolo Il culto di Diana: da qui all'eternità in cui è citata una «rivista specializzata di caccia “The field: the Stalking Review”».
Successivamente, il 24 giugno 1995, in due distinti articoli, uno sul "Corriere" e uno su "Repubblica", che trattano delle elezioni del Primo ministro britannico, appare l'espressione stalking horse; il sintagma, già presente nel Dizionario italiano - inglese di Giuseppe Marco Antonio Baretti (17551) come “cavallo vero o artificiale, dietro al quale si nasconde il cacciatore” e anche “pretesto, sotterfugio”, è usato nell’ambiente politico inglese per indicare, secondo l’articolista di “Repubblica”, “un candidato che non ha alcuna possibilità di vittoria, ma può ottenere abbastanza voti da dimostrare che il primo ministro è stato abbandonato da una minoranza di parlamentari troppo ampia per conservare la carica”.
Nel significato attuale stalking compare l’anno dopo sul "Corriere" in rapporto alle molestie di cui sono fatti oggetto personaggi famosi da parte di fan ossessivi, ovvero nella specie dello star stalking.

Sono la croce di ogni star: i "fan fanatici". […] Il fenomeno in Usa è talmente allarmante che alcune settimane fa il deputato repubblicano Ed Royce ha presentato una proposta di legge al Congresso per trasformare in crimine federale il cosiddetto "interstate stalking", che fino ad oggi permette a tanti aspiranti omicidi di inseguire le proprie vittime da stato a stato, restando impuniti.
(Alessandra Farkas, "Bjork, ti amo e ti ucciderò" La cantante islandese sfugge al pacco bomba di un fan impazzito, 19.9.1996)

Su “Repubblica” troviamo invece la prima testimonianza di stalker nel significato odierno in un articolo del 1999 che tratta della morte di "Jill Dando, la ragazza della porta accanto diventata icona televisiva, uccisa da un misterioso killer davanti alla porta di casa" – sempre in tema di star stalking quindi:

In inglese si chiama lo "stalker". Il pedinatore, persecutore, inseguitore e molestatore di star. Magari vittima della sindrome di De Clerembault, ovvero erotomania, innamoramento di una persona irraggiungibile, convinzione di essere corrisposti per un casuale incrociarsi di sguardi, e poi delusione quando si legge sui giornali che lei sposa un altro (Antonio Polito, Chi ha paura della Bbc? Londra 30.4.1999)

Sullo stesso quotidiano l'anno successivo in Allarme rosso in Rete per le molestie sessuali di Riccardo Staglianò si parla di cyberstalking ovvero “la molestia sessuale online”, prendendo in esame la situazione degli Stati Uniti dove dal 1999 in California è in vigore la prima legge contro questa specifica forma di persecuzione e "il Congresso sta considerando di varare una legge federale che regoli la materia (lo Stalking Prevention and Victim Protection Act è già passato alla Camera ed è pendente in Senato)".

Sempre all'inizio di questo secolo la forma è impiegata in studi di psichiatria e psicologia in cui, con stalking, ci si riferisce alla “sindrome delle molestie assillanti”, una patologia della relazione e della comunicazione che vede come vittime principalmente le donne e coloro che svolgono particolari professioni. L'azione di chi è affetto da tale disturbo provoca nelle persone molestate profonda sofferenza e paura, tanto da indurle a cambiare stile di vita, a volte anche domicilio, limitandone oggettivamente la libertà e minando il loro stato psicologico.

Nel linguaggio del diritto la forma è penetrata grazie alle normative in materia emanate in Europa a partire dal Regno Unito che ha legiferato in tal senso alla fine degli anni Novanta. Successivamente altri paesi dell'Unione Europea hanno elaborato strumenti legislativi in proposito, fra di essi l'Italia: nel 2009, con la legge n.38 “in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori (stalking)” la parola è entrata anche nel nostro diritto dove

con il termine inglese stalking (derivante da “to stalk”) si è soliti indicare una serie di atteggiamenti – comportamenti (c.d. atti persecutori) tenuti da un soggetto (c.d. stalker) nei confronti di un altro soggetto – vittima, mediante persecuzione e al fine di ingenerare nello stesso paura ed ansia, compromettendo, in tal modo, il normale svolgimento della vita quotidiana. Tali comportamenti costituiscono una condotta penalmente rilevante (art. 612 bis c.p.).

Sia la formulazione di ambito medico-psichiatrico, molestie assillanti, sia quella di ambito giuridico, atti persecutori, sembrano rivelarsi meno efficaci a livello di italiano comune, di quanto non lo sia la forma inglese. Come spesso accade, il forestierismo, non essendo trasparente nella sua motivazione etimologica, si offre come "contenitore ideale" di un significato che fa riferimento a una realtà molto complessa, tanto nelle forme che può assumere, quanto nella tipologia dei protagonisti. Il reato di stalking può assumere infatti la forma di diversi illeciti: dall’omicidio alle lesioni personali, alla violenza privata, alla diffamazione, specialmente nella forma del cyberstalking; dalla violazione di domicilio alle minacce, alle ingiurie al danneggiamento di beni. Il contesto ambientale in cui si verifica è differenziato: dal condominio all’ufficio, dalla scuola al ciberspazio. La vittima è molto frequentemente l'ex partner, ma può essere lo psicanalista, l'avvocato, il vicino di casa o l'avversario politico, fino al concorrente commerciale. Per gli stalker infine, secondo gli psicologi e i criminologi, si prevedono almeno cinque profili diversi.

Si tratta in effetti di una voce di indubbio successo, non solo nel nostro paese: da un sondaggio condotto in rete il 30 ottobre scorso, le occorrenze in tutte le lingue di stalking raggiungono 28.700.000. Tra le lingue europee la nostra sembra essere una delle più recettive (1.770.000 risultati), seguita dal tedesco (1.240.000) e, a molto distanza, dallo spagnolo (481.000) e dal francese (309.000).
Nei paesi dell’Unione Europea, secondo il Protecting women from the new crime of stalking: a comparison of legislative approaches within the European Union final report, nel 2007 solo otto paesi membri avevano uno specifico termine per indicare il fenomeno, mentre gli altri 17 tra cui l’Italia, usavano formulazioni generiche. Le formule specifiche (belaging in Belgio e Paesi Bassi, forfolgelse in Danimarca, beharrliche verfolgung in Austria, zalezovanje in Slovenia, stalkning in Svezia e naturalmente stalking in Irlanda e nel Regno Unito) sono riconducibili ai concetti di 'inseguimento', 'appostamento' e 'persecuzione'. A questa serie si può aggiungere la forma dioxìs, proposta in Francia dagli studi psichiatrici, che in greco significa appunto 'inseguimento', 'incalzamento'. Gli altri paesi usano l'equivalente di molestie (così lo spagnolo acoso, il greco parenochlisi o l'ungherese molesztàlàs) eventualmente specificato, come il francese harcèlement du troisième type o il nostro molestie assillanti.

Di fronte all'alta resa funzionale del termine inglese, gli equivalenti italiani usati in giurisprudenza e in psichiatria non mostrano la stessa immediatezza e non rispondono alle esigenze dello stile giornalistico. Almeno in un primo tempo, i mass media, grandi "traghettatori" contemporanei di terminologie specialistiche, sembrano aver trovato difficoltà a proporre un traducente efficace per stalking e stalker: nei casi di stalking ai danni di una donna sono usate spesso, affiancate a stalker, formulazioni che vanno da "innamorato", eventualmente seguito dalla specificazione "fino all' ossessione", a "scomodissimo ammiratore", da "spasimante respinto” a "focoso vicino"; in altri casi è possibile trovare le etichette "rompiscatole telefonico" o "scocciatore". Ci sembra evidente il divario tra la complessità del significato di stalker e stalking e la banalizzazione implicita nei tentativi di traduzione.
Attualmente le forme che appaiono più frequentemente usate, almeno stando agli archivi della "Repubblica" e del "Corriere", sono persecuzione e persecutore, con qualche intrusione di vessazione / vessatore, usati però frequentemente in rapporto a imposizioni di natura finanziaria, o di molestie / molestatore, che forse non sottolineano sufficientemente il tratto della reiterazione degli atti di disturbo.

Crediamo che persecutore / persecuzione pur usati solitamente in riferimento a situazioni come le persecuzioni per motivi religiosi o etnici, rappresentino un'efficace soluzione per l'italiano comune in grado di dare conto della gravità del comportamento in questione.
In GDLI per il lemma persecuzione, il cui primo significato è in riferimento alla repressione politica o religiosa, troviamo anche il valore di "corteggiamento importuno e sgradito, volgare, o anche, brutalmente insistente”. L’autore che impiega il termine in tal senso è Alessandro Manzoni: nel capitolo III dei Promessi sposi Lucia racconta alla madre e a Renzo

come, pochi giorni prima, mentre ella tornava dalla filanda, ed era rimasta addietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo in compagnia d'un altro signore; che il primo aveva cercato di trattenerla con chiacchiere, com'ella diceva, non mica belle; ma essa, senza dargli retta, aveva affrettato il passo e raggiunte le compagne [...]. Il giorno appresso coloro s' erano pur trovati sulla strada, ma Lucia era nel mezzo delle compagne con gli occhi bassi; e l' altro signore sghignazzava, e don Rodrigo diceva : Vedremo, vedremo. […]
Lucia aveva avute due buone ragioni [per non parlarne ad Agnese]: l'una di non contristare né spaventare la buona donna, [...]; l'altra di non mettere a rischio di viaggiare per molte bocche una storia che voleva essere gelosamente sepolta, tanto più che le sue nozze avrebbero troncata sul principiare quella abbominata persecuzione.

Nello stesso GDLI perseguitare vale anche "importunare, insidiare" e ancora si cita il romanzo di Manzoni al capitolo IX:

- Basterà dire, - riprese il guardiano [rivolto alla monaca di Monza], - che un cavalier prepotente... [...] dopo aver perseguitata qualche tempo questa creatura con indegne lusinghe, vedendo ch'erano inutili, ebbe cuore di perseguitarla apertamente con la forza, di modo che la poveretta è stata ridotta a fuggir da casa sua.
- Accostatevi, quella giovine, - disse la signora a Lucia, facendole cenno col dito. - So che il padre guardiano è la bocca della verità; ma nessuno può esser meglio informato di voi, in quest'affare. Tocca a voi a dirci se questo cavaliere era un persecutore odioso -.

 


Per approfondimenti:

  • M.L. Bourgeois, M. Bénézech, La dioxis (stalking), le harcèlement du troisième type, "Annales Médico-psychologiques, revue psychiatrique", vol. 160 - n. 4, ‎mai 2002, pp. 316-321
  • A. Caldaroni, Stalking e atti persecutori, GAIA srl - Edizioni Univ. Romane, 2009
  • P. Curci , G. M. Galeazzi e C. E. Secchi, La sindrome delle molestie assillanti – stalking, "Manuali di psicologia psichiatria psicoterapia", Bollati e Boringhieri, 2003
  • Modena group on stalking, Protecting women from the new crime of stalking: a comparison of legislative approaches within the European Union final report, Università di Modena e Reggio Emilia – Daphne project, 2007
     

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

22 novembre 2013


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