In Qatar abitano i qatariani, i qatarini o i qatarioti?

F.Z. da Pordenone, C.M.T., da Torino, A.M. da Bruxelles e B.B. da Novara ci chiedono quale sia l’aggettivo che indica gli abitanti, la lingua e i prodotti del Qatar: tutti loro fanno cenno alla pluralità di forme in cui si sono imbattuti.

Risposta

In Qatar abitano i qatariani, i qatarini o i qatarioti?

 

Non è raro che gli etnonimi, ovvero i nomi che designano gli abitanti di un determinato paese, specialmente quando si riferiscono a stati extraeuropei, conoscano una fase di concorrenza tra più forme: troviamo un esempio di ciò nelle diverse denominazioni degli abitanti dell’Ecuador trattate da Piero Fiorelli in questo stesso sito. Se poi lo stato in oggetto è  anche di costituzione relativamente recente, come è il caso del Qatar indipendente dal 1971, è chiaro come  la questione possa essere viva ancora oggi.

Nel Dizionarietto di parole del futuro  (Roma-Bari, Laterza, 2006, p. 67 sg), che raccoglie brevi scritti apparsi sul settimanale “Internazionale” a proposito di termini di uso incipiente non ancora registrati nei dizionari contemporanei, Tullio De Mauro scriveva sotto il titolo Qatariota:

“Per merito soprattutto della televisione Al Jazira, il Qatar appare sempre più spesso nelle cronache. Ma quale è l’etnonimo, la parola che designa abitanti, cose e fatti del Qatar? Nelle maggiori lingue europee la risposta non è univoca e in diverse, come in italiano, regnano esitazioni e oscillazioni.
In inglese e in spagnolo domina l’aggettivo tratto più direttamente dall’arabo: qatari. Ma in inglese da tempo si affaccia con insistenza l’aggettivo qatarian. Forme omologhe alla inglese, pur possibili, altrove stentano a imporsi o mancano. In francese qatarien(ne) è in ritirata rispetto a qatariote. In tedesco troviamo Katarier e Katarierin per gli e le abitanti, katarisch come aggettivo (analoga è la scelta svedese). In italiano qatariano, omologo dell’inglese qatarian, cede il passo a qatariota, omologo del francese qatariote, con l’antica finale greco-latina estesasi fin dai tempi antichi negli etnonimi dall’Adriatico all’Africa, passando per Lipari e Bagheria [si riferisce alle forme lipariota e baariota, ndr]. Dunque almeno in questo caso nel mercato internazionale delle lingue l’inglese non è modello incontrastato” [17 dicembre 2004].

Alla scheda aggiungiamo solo un breve aggiornamento per verificare, a distanza di otto anni, la “previsione” di De Mauro.

Rispetto a qatariano la tendenza alla progressiva scomparsa è decisamente confermata dalla lessicografia: troviamo al forma testimoniata solo nel Vocabolario accessibile in rete dal Portale Treccani, in cui è l’unica registrata sia come aggettivo che come sostantivo (va anche notato che nell’articolo che tratta il Qatar nella V Appendice – 1994 - dell’Enciclopedia nello stesso Portale è ancora presente Qatari come De Mauro rilevava per l’inglese) e nel GRADIT 2007, glossata come “di basso uso” .

Nello stesso GRADIT qatariota è invece la forma data come comune ed è anche l’unica forma registrata in ZINGARELLI 2004 nell’appendice dedicata ai nome degli abitanti del mondo e promossa a lemma a partire dall’edizione 2006 e in Devoto-Oli a partire dall’edizione 2009.
Il corpus italiano consultabile attraverso Google libri (sondaggio condotto il 27.11.2012) sembra sostenere l’affermazione di De Mauro rispetto a qatariano (5 sole testimonianze in totale per plurale e singolare, tra cui una è costituita proprio dal Dizionarietto di De Mauro e un’altra si trova nella versione italiana della Guida Lonely Planet del 2011 dal titolo Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita di Jenny Walker e Iain Shearer scritta presumibilmente in inglese).
Pur non raggiungendo un alto numero di attestazioni, si ferma infatti a 12 unità,  qatariota è comunque la forma più diffusa; l’occorrenza meno recente  in Tabucchi (Il gioco del rovescio ed altri racconti del 1988).

In Google libri è testimoniato anche il termine qatarino non preso in esame da De Mauro, che con le sue 8 occorrenze sembra essere un possibile concorrente  di qatariota; peraltro appare come l’opzione più antica: lo si trova infatti nel XXXIII volume del Il Mondo, pubblicato nel 1982 (p.28).
Anche gli archivi in rete della “Repubblica” e del “Corriere” sanciscono la preminenza di qatariota (oltre 150 e 74 articoli rispettivamente), la sporadicità di qatariano (16 e 7), ma anche la presenza non esigua di qatarino (circa 40 e 22).

Infine la rete fornisce un dato interessante: nel sito dell’Ambasciata italiana a Doha è utilizzato solo il termine qatarino e in quello del Ministero degli Affari Esteri, l’unica occorrenza di qatariota si deve a Pier Paolo Garofalo in una intervista, pubblicata sul “Piccolo” di Trieste al Sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, registrata nell’Archivio Notizie, a fronte dell’uso costante di qatarino.

Per concludere: qatariota è senza dubbio da preferirsi in quanto legittimato dalla lessicografia e dal largo uso; non è però da escludersi che in futuro anche qatarino, usato come abbiamo visto da istituzioni ufficiali, possa entrare tra le varianti registrate dai dizionari.

 

A cura di Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

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3 dicembre 2012


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