Laurea ad honorem o laurea honoris causa?

Achille Giachino di Torino, avendo letto della laurea magistrale ad honorem in Architettura a Giorgetto Giugiaro, ci chiede se non sarebbe più corretto parlare piuttosto di laurea honoris causa, visto che il primo riconoscimento viene conferito, secondo lui, solo a persone defunte.

Risposta

Laurea ad honorem o laurea honoris causa?

 

Ad honorem e honoris causa sono due espressioni latine che rendono i complementi di fine e di causa (ad + accusativo; genitivo + causa o gratia): entrambe significano 'per onore, a titolo d'onore, a causa dell'onore' e, insieme alla forma italiana ad onore, sono normalmente riferite a titoli accademici, come lauree e dottorati di ricerca, attribuiti per meriti speciali a prescindere dai regolari percorsi accademici.

 

Il GDLI riporta la locuzione latina di valore avverbiale honoris causa per 'a titolo d'onore' e la riferisce "a una laurea o a un qualsiasi titolo accademico conferito per eccezionali meriti conseguiti nel campo della cultura, della scienza, ecc". Inoltre, sotto la voce laurea è inserita sia l'espressione laurea honoris causa sia laurea ad onore che sono entrambe definite come "titolo accademico concesso a persone insigni per meriti speciali".

 

Anche i dizionari dell'italiano contemporaneo (GRADIT, Devoto-Oli, ZINGARELLI) indicano le due espressioni come sinonimiche. Fa eccezione il Sabatini-Coletti 2008 che suggerisce di usare ad honorem in caso "di diploma, titolo, carica concessi per onorare una persona: laurea ad honorem, cittadinanza ad honorem", e di usare honoris causa per un "titolo accademico conferito a personalità che, pur non avendo seguito il corso regolare di studi per ottenerlo, se ne sono rese meritevoli per la loro attività scientifica, letteraria, sociale o politica". Ad honorem indicherebbe quindi un titolo conferito per onorare qualcuno indipendentemente dalle sue azioni, mentre il significato di honoris causa insisterebbe piuttosto sul "merito" attribuito a una persona grazie al suo lodevole operato in qualche attività.

 

Come si vede, i dizionari non accennano alla distinzione che il lettore propone, cioè che la laurea honoris causa venga conferita ai vivi e la laurea ad honorem soltanto ai morti. L'unica fonte che suggerisce tale distinzione è il portale Wikipedia (nella sua versione italiana) che, sulla scia di varie edizioni dello ZINGARELLI risalenti ai primi decenni del Novecento, cita l'articolo 169 del Regio Decreto del 31 agosto 1933 n. 1592 (ancora in vigore), ma lo fraintende. Innanzitutto, nel documento non si usa mai l'espressione honoris causa né si indica nessuna distinzione relativa al conferimento del titolo in vita o post mortem. Il decreto dispone in materia di laurea in due articoli: l'articolo 169, in cui si precisa che "la laurea ad honorem può essere conferita soltanto a persone che, per opere compiute o per pubblicazioni fatte, siano venute in meritata fama di singolare perizia nelle discipline della Facoltà o Scuola per cui è concessa", e l'articolo 331 che autorizza i rettori delle università "a conferire a titolo d'onore la laurea o il diploma agli studenti militari caduti in guerra e agli studenti che, dopo la guerra, sono caduti per la redenzione della patria e per la difesa della vittoria". Il documento prevede quindi la possibilità di onorare la memoria di chi è caduto per la patria, ma non distingue tra laurea honoris causa e laurea ad honorem.

 

In realtà, nell'uso contemporaneo laurea honoris causa e laurea ad honorem hanno valore sinonimico: non esiste nessuna distinzione tra viventi e defunti e neanche tra titoli conferiti per meriti speciali o come omaggi a personalità di rilievo. Anche all'interno dello stesso documento è infatti possibile trovare, forse per un effetto di variatio, le due espressioni usate indistintamente. Per esempio su "La Repubblica" del 10 febbraio scorso, si legge che "Zeman sarà dottore honoris causa in Scienze delle attività motorie. Il Senato Accademico dell'Università degli Studi di Foggia ha deliberato all'unanimità, nella seduta di ieri 9 febbraio 2011, il conferimento della laurea ad honorem al tecnico ceco dei rossoneri".

 

Le due espressioni sono pertanto identiche e possono essere usate indifferentemente. Attenzione però a non creare formazioni ibride non corrette come ad honorem causa (2590 occorrenze in rete), ad honoris e ad honoris causa (complessivamente 49000 occorrenze) o ancora ab honorem (474 occorrenze).

 

A cura di Angela Frati e Stefania Iannizzotto
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

 

11 marzo 2011


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