L’etimologia di una voce giudeo-romanesca: ngarelli

La signora S. L., di Roma, scrive di aver trovato in un testo il termine giudeo-romanesco ngarelli e chiede se sia possibile risalire alla sua etimologia.

Risposta

La lettrice ha visto la parola in un saggio di storia dell’ebraismo romano, contenuto nel lavoro di Silvia Haia Antonucci e Alessandra Camerano, “Ormai è passata”. L’illusione di una generazione e le trasformazioni dell’identità ebraica romana, in La comunità ebraica di Roma nel secondo dopoguerra. Economia e società (1945-1965), a cura dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, Roma, CCIAA Roma, 2007, pp. 111-140, a p. 118. Si tratta di una serie di interviste a ebrei romani, nati nella prima metà del Novecento, sulle vicende della guerra, della deportazione e prigionia oppure sulla vita nell’ex-ghetto, ormai liberato da quasi un secolo. Nell’intervista a Liliana Spizzichino si trova il passaggio che ci interessa:

«Mamma mi ha raccontato che durante la guerra è stata aiutata tantissimo, dal portiere, dai vicini di casa, anche dalle famiglie dove andava a lavorare: ci hanno sempre portato rispetto. C’erano degli amichetti miei, ‘ngarelli’, che parlavano male degli ebrei, dicevano che erano tirchi, inaffidabili, e che loro sapevano riconoscerli da lontano. Per questo non dichiaro facilmente la mia appartenenza all’ebraismo e sono sempre molto imbarazzata in un ambiente che non è il mio».

In nota è chiarito il significato: “Termine in ebraico-romanesco, l’idioma degli ebrei romani che unisce l’ebraico ed il dialetto romanesco, che indica i non ebrei”. La parola in effetti è tipica del giudeo-romanesco, il dialetto parlato dagli ebrei romani e di cui abbiamo testimonianze dal Medioevo fino almeno ai primi del Novecento – ma sulla cronologia recente diremo in chiusura di questa nota.

L’origine di giudeo-romanesco ngarelle risale all’ebraico ‘ārēl letteralmente ‘coperto’, quindi per estensione referenziale ‘non circonciso’, aggettivo frequente nell’Antico Testamento a indicare i non ebrei (sono ‘ārēlîm ad esempio i Filistei nella storia di Sansone), oppure, in senso esteso, gli ebrei che non osservano correttamente i precetti. La parola ebraica è poi stata ripresa nei dialetti giudeo-italiani moderni per designare senz’altro il ‘cristiano’ da parte degli ebrei.

Nell’articolo il brano è citato due volte e la parola appare una volta come ngarelli e l’altra come ngarelle. La forma più vicina al giudeo-romanesco è ngarelle, invariabile, che ha -e finale aggiunta all’originaria desinenza in consonante. Essa si ritrova, nella grafia ngkarelle che intende rappresentare più da vicino la pronuncia romanesca, nei Sonetti di Crescenzo Del Monte (1908), il maggior poeta giudeo-romanesco del Novecento; ad es. nel sonetto ’O scèkez la famiglia ebrea non ha ancora trovato uno scekez (il ragazzino cristiano che per una piccola mancia si prestava ad accendere il fuoco o i lumi a casa di sabato, quando agli ebrei la mansione era vietata), sicché provano a cavarsela cercando un cristiano qualsiasi, appunto un ngkarelle:


A quest’ora lo scèkez ’un c’è più:
’ngkrazziadeddio, scegnemo, e imo a vedé’
se c’è un ngkarèlle da portacce su.

Una delle prime attestazioni del termine si trova in un testo “pseudo”-giudeo-romanesco, cioè in un testo scritto da romani cristiani per imitare parodiando la parlata degli ebrei e quindi gli ebrei stessi (un genere testuale assolutamente maggioritario per quel che riguarda il giudeo-romanesco moderno). Una delle poesie reazionarie di fine Settecento raccolte nel cosiddetto “Misogallo romano”, un’invettiva minacciosa contro gli ebrei romani, inizia appunto così:

Voi ste Macchà [questi castighi] cercate o Ieudim [o Giudei]
Mentre mandaste noi cento Macod [sventure]
E lo giuraste sù la Bangenfod [una veste rituale]
Alla presenza degl’Angarelim [non ebrei, cristiani]

(il testo si legge in M. Formica e L. Lorenzetti (a cura di), Il Misogallo romano, Roma, Bulzoni, 1999, p. 420). La voce manca invece, salvo errore, nella letteratura giudeo-romanesca precedente, che consta soprattutto di testi teatrali scritti tra Sei e Settecento. In quella tradizione la parola usuale, e comprensibilmente frequente, per indicare il non ebreo è goi, plur. goìm(me), dall’ebraico gôj ‘popolo’, poi appunto ‘non ebreo, gentile, idolatra; cristiano’; il termine goi sarà poi anche della letteratura italiana “alta”, da Leopardi a Pirandello.

Ben presente dunque in giudeo-romanesco, la voce è diffusa con lo stesso valore in molti altri dialetti giudeo-italiani, dal gd.piemontese ngarél o narel al gd.triestino gnarel, gd.mantovano gnarèl (entrambi con gn- di gnomo), gd.fiorentino ’arel, gd.livornese ‘arel (l’apostrofo « ‘ » iniziale trascrive il suono ng-, che i livornesi non ebrei pronunciavano g: garè) eccetera. (Maggior dettaglio in U. Fortis e P. Zolli, La parlata giudeo-veneziana, Assisi-Roma, Carucci, 1979, pp. 207-208; M. Aprile, Grammatica storica delle parlate giudeo-italiane, Galatina, Congedo, 2012, p. 234). Le differenze nella consonante iniziale dipendono non tanto dai dialetti sottostanti, quanto piuttosto dalle tradizioni moderne di lettura della lettera ‘ayin, che sono diverse a seconda delle diverse comunità della diaspora ebraica in Italia. Infine, va notata la presenza in giudeo-romanesco di un calco di ‘ārēl, formato anch’esso su una metafora icastica: chiuso, usato anche al femminile chiusa, sempre col valore di ‘non ebreo, cristiano’.

Una nota conclusiva: il valore linguistico di testimonianze come quella di Liliana Spizzichino, contemporanee benché riferite a eventi di settant’anni fa, è discusso. Il giudeo-romanesco è considerato dagli specialisti come una lingua ormai estinta. La presenza di singole parole giudeo-romanesche in tali testimonianze, numerose quanto si voglia, è di sicuro una documentazione importantissima, ma non implica che la lingua a cui quelle parole appartenevano fosse essa stessa ancora viva nell’uso all’epoca, né tanto meno che lo sia adesso. D’altra parte, non è lecito sottovalutare, tra le molte testimonianze odierne fatte di letteratura, soprattutto teatrale, con una forte componente identitaria, le varie videoregistrazioni di parlato comune (o sedicente tale) effettuate in anni recentissimi da parte di ebrei e soprattutto di ebree romane, oggi anziani ma tuttavia appartenenti alla generazione successiva a quella dei deportati dai nazifascisti, ora rintracciabili con facilità nei repertori in rete. In molti casi il dialetto usato dagli interpreti è un romanesco comune infarcito di giudaismi stereotipici, perlopiù di livello lessicale, e ha quindi un interesse linguistico relativo. In altri invece i tratti di pronuncia e alcuni elementi grammaticali ricorrenti incuriosiscono per vivacità e verosimiglianza rispetto a quanto sappiamo del giudeo-romanesco, e meriterebbero perciò un’indagine specifica (sul tema si veda intanto la testimonianza aggiornata di M. Procaccia, Cronache di Piazza, in G. Vaccaro (a cura di), Marcello 7.0. Studi in onore di Marcello Teodonio, Roma, Il Cubo 2019, pp. 489-498).

Luca Lorenzetti

18 gennaio 2022


Agenda eventi

  Evento di Crusca

  Collaborazione di Crusca

  Evento esterno


Avvisi

Chiusura straordinaria della Biblioteca

Avviso dalla biblioteca

Mercoledì 6 luglio 2022 la biblioteca dell'Accademia della Crusca chiuderà alle ore 15.

Chiusura estiva della biblioteca

Avviso da Crusca

A causa della chiusura estiva dell'Accademia della Crusca, la biblioteca resterà chiusa dall'8 al 19 agosto compresi.

Chiusura estiva dell'archivio

Avviso dall'archivio

A causa della chiusura estiva dell'Accademia della Crusca, l'Archivio resterà chiuso dall'8 al 19 agosto compresi.

Chiusura estiva dell'Accademia

Avviso da Crusca

L'Accademia della Crusca resterà chiusa dall'8 al 19 agosto compresi. Gli uffici riapriranno regolarmente il lunedì 22.

Accesso alla Biblioteca

Avviso dalla biblioteca

Avvisiamo gli studiosi che dal 1° maggio 2022 per accedere alla Biblioteca non è più necessario esibire la certificazione verde (green pass) né indossare una mascherina, che rimane però fortemente raccomandata nei locali aperti al pubblico o in caso di assembramento.

Norme di accesso alla sede dell'Accademia

Avviso da Crusca

Avvisiamo che dal 1° maggio, a norma del D.L. 24 marzo 2022 n. 24 e dell'Ordinanza del Ministero della Salute del 28 aprile 2022, per accedere ai locali dell'Accademia, all'Archivio e alla Biblioteca non è più necessario esibire la certificazione verde (green pass) né indossare una mascherina, che rimane fortemente raccomandata nei locali aperti al pubblico o in caso di assembramento.

Accesso all'Archivio

Avviso dall'archivio

Avvisiamo gli studiosi che dal 1° aprile 2022, con l’entrata in vigore del Decreto Legge 24/22 (cosiddetto Decreto Riaperture), per accedere all'Archivio dell'Accademia non sarà più necessaria la certificazione verde (green pass), né base né rafforzata. È obbligatorio invece indossare una mascherina chirurgica.

Accesso alla Biblioteca

Avviso dalla biblioteca

Avvisiamo gli studiosi che dal 1° aprile 2022, con l’entrata in vigore del Decreto Legge 24/22 (cosiddetto Decreto Riaperture), per accedere alla Biblioteca non sarà più necessaria la certificazione verde (green pass), né base né rafforzata. È obbligatorio invece indossare una mascherina chirurgica.

Vai alla sezione

Notizie dall'Accademia

Gli accademici contro la guerra

04 mar 2022

Le parole di Dante fresche di giornata in onda su Radio 1

27 dic 2021

Federica Mauro, autrice di Dante e le stelle, è insignita dell'onorificenza di Alfiere della Repubblica

28 nov 2021

Il presidente dell'Accademia sull'uso di booster

07 nov 2021

L'Accademica Paola Manni presenta la sua pala

28 ott 2021

Scomparso l'accademico Maurizio Vitale

22 ott 2021

EFNIL: rinnovamento del comitato esecutivo

12 ott 2021

Il Dante della Crusca in prestito alle Scuderie di Quirinale

27 set 2021

Vai alla sezione