Meglio non volare niente dalla finestra

Ci è stato chiesto se sia corretto utilizzare il verbo volare col valore transitivo di ‘gettare, lanciare (di sotto)’ in costrutti del tipo: ti volo dalla finestra, ti volo il telefono di sotto, ecc.

Risposta

Il verbo volare è attestato in italiano prevalentemente con valore intransitivo; in tutti i principali dizionari dell’uso ne vengono riportate varie accezioni – spesso più di dieci –, tra cui: “sostenersi e spostarsi liberamente nell’aria per mezzo delle ali; percorrere lo spazio atmosferico o extraatmosferico; essere proiettato a distanza nell’aria, grazie a una forte spinta”, ecc., e fig. “correre, muoversi, dirigersi a grande velocità; andare, vagare con l’immaginazione”, ecc. (Zingarelli 2022). Tuttavia, volare si presenta anche con valore transitivo, prevalentemente in ambiti tecnico-specialistici: nel gioco del tresette, “gettare sul tavolo una carta facendole fare un piccolo volo; nei giochi del pallone elastico e del pallone a bracciale, gettare il pallone oltre il segno facendo così dei punti; nel tamburello, gettare la palla facendole superare tutti i giocatori avversari senza toccare terra; venat. del falcone, ghermire volando; teatr. pronunciare facendo una volata” (tutte queste voci sono marcate nel GRADIT, da cui sono state riprese, con TS, “tecnico-specialistico”).

Nei dizionari dell’uso quindi non vi è traccia dell’utilizzo transitivo di volare col significato di ‘gettare, lanciare (di sotto)’, con l’eccezione del Devoto-Oli 2022 che riporta “far precipitare qualcosa o qualcuno, gettare (anche + da, in, su)”, con le marche “colloquiale” e “scherzoso”. Nella lessicografia nazionale un’altra attestazione si ha nel GDLI, nel quale viene riportato “lanciare in aria un oggetto; scagliare”, con un esempio ripreso da L’altrieri. Nero su bianco di Carlo Dossi, romanzo del 1868. Tornando al Devoto-Oli, dopo aver consultato più edizioni – 1967, 1971, 1990 e 2011 –, abbiamo notato che questo valore transitivo di volare è attestato a partire dall’edizione del 1990 e non compare in quelle precedenti.

Nelle domande che ci sono state poste è stata sottolineata la toscanità di questo impiego del verbo volare – Niccolò A. infatti ci chiede se venga usato solo in Toscana – e ciò è documentabile grazie a ricerche mirate nel web di volarlo, volarla, l’ho volato e forme analoghe; le attestazioni che vengono fuori – non molte, a dire il vero –, o quantomeno quelle di cui è possibile individuare o supporre l’autore, sono tutte di residenti in Toscana. È così, per esempio, in un blog che parla della squadra di calcio della Fiorentina, citando un virgolettato dell’allenatore:

“La prossima volta che vedo un centrocampista schiacciarsi troppo in difesa e non andare a far pressing alto lo volo in tribuna tra i giornalisti” (Labaro Viola, 19/7/2021)

Interessante è il fatto che il tecnico non sia di origine toscana e ciò potrebbe lasciar supporre un intervento di chi ha riportato la citazione, col fine di rendere l’enfasi con cui Italiano (l’allenatore) si è rivolto ai propri giocatori. Sempre in merito a questo caso, da osservare il comportamento che tiene un’altra testata, che riporta lo stesso virgolettato ma nel titolo dell’articolo lo “italianizza” regolarizzandolo : “Il prossimo centrocampista che si schiaccia vola in tribuna” (Violanews, 19/7/2021).

Di esempi di questo utilizzo del verbo volare se ne trovano altri in rete e ne riportiamo qui alcuni:

Se le [sic] può ingrandire la foto, vedrà che quei cassonetti, tanto belli, sono già strapieni e di conseguenza l’utente che si sta dirigendo all’imbarco, lascia la spazzatura per terra, perché l’alternativa sarebbe portarla sul traghetto o peggio “volarla” fuoristrada sul “Capannone” o alle “Grotte”, con un disastro ecologico che, anche si capirà, sarebbe insopportabile per l’immagine dell’Elba. (Alessandro Dini, Il perché del debordare dei cassonetti, www.elbareport.it, 30/8/2021)

Agli uomini manca la pazienza e la manualità (mi viene in mente quella volta che mi provai a riattaccare con l’attack un pupazzetto di coccio, dopo 5 minuti lo volai dalla finestra...) (bellicapelli.forumfree.it, 24/1/2014)

Basta estremi sforzi e sacrifici per levarsi all’alba ed essere da subito iperattivi e operosi. Da qui in avanti spegnere la sveglia o volarla direttamente dalla finestra avrà un sapore decisamente più dolce. (Fai fatica ad alzarti la mattina? Secondo la scienza sei più intelligente, www.billoccino.com, 28/1/2020)

Come si può evincere anche dagli esempi citati, le occorrenze di questo verbo ricorrono in contesti particolarmente espressivi e/o informali; dalla prima si capisce anche come l’autore ne percepisca la marcatezza, inserendola tra virgolette.

Un altro esempio si trova nei contesti del Vocabolario del fiorentino contemporaneo (VFC), disponibile online:

Fa i’ dormi: l’è uno che quande l’è a lavorare, anche pe laorare è un po’ addormentao. Un è uno che gl’apprende di volata, subito, a scuola, magari, i’ maestro spiega e quello… lo volo ’n terra, dice, perché fa i’ dormi. (fare il dormi, vocabolariofiorentino.it)

Come sappiamo, la situazione sociolinguistica di Firenze, e più in generale della Toscana, non distingue dialetto e italiano come codici chiaramente separati, ma piuttosto l’opposizione tra i due si risolve in prospettiva stilistica lungo un continuum con ai propri poli gli usi più marcatamente informali (“dialettali”) e quelli formali (“italiani”); l’impiego di volare ‘gettare, lanciare (di sotto)’ sicuramente si colloca tra gli usi più spiccatamente espressivi, ricorrendo in maniera quasi esclusiva in contesti nettamente informali, soprattutto quando a essere volata è una persona (cfr. supra la citazione di Italiano e il contesto del VFC). A differenza di quanto avviene per altri toscanismi, la sua marcatezza è ben percepita dai parlanti – come si è potuto osservare anche in precedenza – e questo, unito alla probabile “giovinezza” dell’uso di cui parleremo in seguito, limita fortemente la risalita all’interno del repertorio e di conseguenza l’entrata negli usi più formali: per questo motivo, le occorrenze nella lingua scritta, anche quella del web, sono assai rare.

Una volta acclarata la toscanità del costrutto, abbiamo cercato come e se questo utilizzo del verbo volare venisse rappresentato nella lessicografia regionale. Dopo uno spoglio di quattordici opere – si è consultato almeno un dizionario per ogni capoluogo di provincia, compresa Massa-Carrara, nonostante l’appartenenza di questa ad un’altra area linguistica –, è stato riscontrato in solo due di queste: nel Nuovo dizionario pisano (Guidi 1996) e nel Vohabolario del vernaholo fiorentino e del dialetto toscano di ieri e di oggi (Rosi Galli 2009). Ciò contrasterebbe con la marcatezza di cui abbiamo parlato in precedenza: volare ‘gettare, lanciare (di sotto)’ non fa parte dell’italiano regionale toscano, le cui forme non sono percepite come locali dai parlanti, ma indiscutibilmente del dialetto, quindi dovrebbe essere avvertito chiaramente come locale.

È a questo punto necessario chiedersi perché un costrutto ben vitale nel parlato regionale – è così sicuramente a Firenze –, seppur confinato ai registri informali, non sia rappresentato nella lessicografia toscana. L’ipotesi più probabile, in parte confutata dall’attestazione presente nel GDLI ma al tempo stesso validata dalle voci del Devoto-Oli, è che si tratti di un’innovazione piuttosto “recente” nel repertorio dei parlanti, quantomeno degli ultimi cinquanta-sessanta anni.

In merito all’origine di volare ‘gettare’, – come abbiamo visto – già nell’italiano standard sono presenti accezioni transitive del verbo, tra l’altro, in aumento (cfr. Biglietti volati e biglietti viaggiati: l’insolito dinamismo del “titolo di viaggio”); questo uso del verbo, nello specifico, potrebbe derivare dalla forma fare + volare, successivamente ridottasi: ti faccio volare il telefono > ti volo il telefono, ti faccio volare di sotto > ti volo di sotto; un processo analogo a quanto avvenuto coi verbi di moto entrare, uscire, salire e scendere e con sedere.

Facendo ricerche su questo particolare impiego di volare si è riscontrato un altro uso transitivo del verbo, anche questo molto limitato (due soli esempi, entrambi recenti), col significato di ‘pilotare (un velivolo)’, stavolta però senza una particolare connotazione diatopica:

Una volta ottenuto il brevetto i primi voli in solitaria furono fatti con il Piper PA 28 Archer 2, che poi è stato il primo aereo da lui acquistato arrivando a volarlo per circa 1000 ore. (Intervista a Roberto Wild, www.hangaritaly.it, 23/3/2019)

L’md80 scorre nel mio sangue… L’ho volato per circa 11000 ore per 17 anni!
Prima come copilota e poi come Comandante. È insieme al dc9 l’aeroplano più bello della storia, da vedere, da sentire e da pilotare. (commento a MD80: il Miglior Aereo della Storia dell’Aviazione Civile, www.aviationcoaching.com, 22/10/2017)

Per concludere, tornando all’uso di volare nel senso di ‘gettare, lanciare (di sotto)’, è da evitare, sia nello scritto che nel parlato, in contesti anche solo mediamente formali; di fatto, anche in Toscana questo rimane confinato in contesti molto marcati per informalità.


Nota bibliografica:

  • Rosi Galli 2009: Stefano Rosi Galli, Vohabolario del vernaholo fiorentino e del dialetto toscano di ieri e di oggi, Firenze, Romano, 2009.
  • Guidi 1996: Guido Guidi, Nuovo dizionario pisano, II ed., Pisa, Goliardica, 1996.

Lorenzo Cambi

22 marzo 2023


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