Metadati / metadata

A coloro che ci chiedono informazioni sul termine metadati (o metadata) proponiamo la risposta di Marco Biffi comparsa sulla Crusca per voi n. 43 (ottobre 2011).

Risposta

Metadati / metadata

 

«Gabriella Spanò, da Atene, chiede informazioni sull’origine e la penetrazione in italiano del termine metadati/metadata.

 

Con il termine metadati si indica una serie di informazioni su dati, di varia natura, tanto che la letteratura relativa all’argomento spesso cita come esempio ante litteram di metadati quelli racchiusi nella scheda di catalogo di un libro (il libro è l’insieme dei dati, la scheda l’insieme dei relativi metadati). Ma l’ambito d’uso più rilevante è oggi senza dubbio quello informatico, in particolar modo quello legato alla gestione dell’informazione. A rigore si dovrebbero distinguere metadati di struttura, che definiscono l’architettura dei dati e la loro interrelazione, e metadati di contenuto, che invece classificano e descrivono l’informazione (in inglese i tecnici più ortodossi parlano in questo caso di metacontent; il corrispettivo anglismo metacontenuto è scarsamente diffuso in italiano in questa specifica accezione, e comunque in forma staccata, con o senza trattino: meta contenuto o meta-contenuto). Il significato relativo al contenuto o alle caratteristiche dei dati è quello di gran lunga più diffuso in italiano, sebbene ancora prevalentemente in ambiti tecnici: i metadati sono pertanto dei marcatori, una sorta di post-it, collegati a un oggetto informatico (immagine, documento, pagina web, brano musicale ecc.), o a una serie di oggetti informatici; e hanno lo scopo di descriverne il contenuto e/o gli attributi. L’importanza sempre maggiore dei metadati, di fatto ormai una necessità, è legata all’enorme proliferazione di contenuti web e di banche dati: ad esempio con l’aumentare delle pagine web è diventato di fondamentale importanza classificarle con marcatori che consentano ai motori di ricerca di selezionare dei sottoinsiemi (in base alla lingua, in base al dominio, in base anche a parole chiave che identificano il contenuto); così come, con la realizzazione di biblioteche digitali che riproducono volumi per intero, è diventata indispensabile la descrizione delle pagine riprodotte, con classificatori che precisano non solo i ‘dati sul dato’ (il formato, la dimensione, la qualità, gli strumenti di riproduzione), ma anche i dati in esso contenuti (autore, titolo, parole chiave ecc.).

 

Il termine deriva dall’inglese metadata, plurale, costruito con il prefisso meta- (dalla preposizione greca metà “al di sopra”) e il plurale neutro latino data “i dati”, in pronuncia inglese /déitƏ/. Tale forma viene usata anche nella nostra lingua (circa 1.140.000 occorrenze rintracciate con Google, limitando le pagine a quelle scritte in italiano; usando appunto il metadato delle pagine web relativo alla lingua usata), ma la versione adattata metadati è comunque prevalente (circa 1.450.000 occorrenze, usando gli stessi criteri). L’origine inglese del termine, imperniato sul plurale, continua a influenzare l’uso, tanto che la forma singolare metadato (ricavabile e ricavata all’interno del sistema morfologico italiano) è decisamente più rara.

 

La prima attestazione rintracciata per metadati è del 1996, all’interno di un articolo che sul “Corriere della sera” Donato Speroni dedica a un nuovo strumento di informazione predisposto dal Fondo monetario internazionale, con significato più generico di quello che poi si imporrà: “Attenzione, la lavagna elettronica (Bbs, in computerese) non conterrà numeri, ma i cosiddetti metadati, cioè le notizie sui criteri con cui le statistiche sono redatte, sulla libertà di accesso alle informazioni da parte di tutti gli utenti, sulla autonomia dell’informazione statistica dal potere politico” (“Corriere della sera”, 15 aprile 1996). Per un uso nell’accezione informatica oggi prevalente invece dobbiamo attendere il 1999, in un articolo apparso su “Repubblica” in cui Paolo Conti usa il termine tecnico virgolettato, per altro contestualizzato: «…Xml, un linguaggio che amplia di fatto le potenzialità delle pagine Web includendo riferimenti (che vengono chiamati “metadati”) a informazioni…» (“Repubblica”, 29 marzo 1999).

 

Le ricerche sugli archivi elettronici di “Repubblica” e “Corriere” evidenziano la minore diffusione dell’anglismo metadata al di fuori di testi strettamente tecnici: assente nel “Corriere”, è presente soltanto 1 volta in “Repubblica” (per altro il 14 febbraio 2011, e quindi dopo un decennio dall’attestazione di metadati che compare in tutto 5 volte nell’archivio del quotidiano, dal 1999 al dicembre 2010).  E confermano lo scarso impiego del singolare: metadato è presente unicamente nel “Corriere”, anche in questo caso con grande ritardo (di nuovo le uniche 2 occorrenze sono del 2011, a fronte delle 7 del plurale nell’intervallo che va dal 1996 al 2011).

 

Il termine, nonostante riemerga periodicamente all’attenzione del vasto pubblico attraverso i mezzi di comunicazione di massa, rimane strettamente legato all’ambito specialistico. Ancora nel giugno del 2011 Edoardo Segantini, in un articolo sulla gestione dei dati in Google, sente l’esigenza di apporre una glossa di spiegazione: “Nella sostanza Google fa, a ultravelocità, più o meno la stessa cosa che facevano gli Assiri circa tremila anni orsono: ovvero gestisce i metadati che sono le informazioni sulle informazioni” (“Corriere della sera”, 12 giugno 2011)».

 

Marco Biffi

 

Piazza delle lingue: Media

19 febbraio 2012


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