Non c’è da peritarsi a chiedere, se non si conosce il verbo

Sono arrivate alla redazione alcune domande che riguardano il verbo peritarsi: qual è la sua etimologia? E il suo significato? Si può usare solo in frasi negative? E infine: Si dice pèritano o perìtano?

Risposta

La forma peritarsi corrisponde in italiano a due verbi diversi:

1. peritarsi nel senso di ‘esitare, vergognarsi’ viene dal latino tardo pigritàri, una forma intensiva del verbo pigrāri‘essere pigro’. Peritarsi risulta attestato fin dal XIV secolo ed è considerato dai dizionari poco comune. Ne troviamo un esempio in poesia: “tu che costì / di più covar ti duoli, che ti periti più? // Fuori le aluccie pure / tu che così sei vivo” (Giovanni Pascoli, Le foglie morte, I canti di Castelvecchio - rivolgendosi a un uccello che fa capolino dall’uovo). Di seguito due esempi dalla prosa letteraria riportati sul DOP: “non mi pèrito di prendere queste imagini alla leggenda mistica” (Gabriele D’Annunzio); “quell’altro amore che ogni persona dabbene si pèrita a nominare” (Bruno Cicognani).

Come si vede dagli esempi, il verbo è spesso accompagnato dall’avverbio di negazione e nelle forme singolari del presente indicativo l’accento cade sulla prima sillaba (mi pèrito / ti pèriti / si pèrita NON mi perìto ecc.!); lo stesso vale per la terza persona plurale del presente indicativo: si pèritano (rispondiamo così ad Andrea A.).

La costruzione del verbo (bivalente intransitivo) prevede che sia seguito da una infinitiva retta dalla preposizione di o da a: non mi pèrito di telefonargli a casa; non mi pèrito a disturbarlo ancora (esempi tratti dal DISC).

Si tratta di un verbo poco comune, ma diffuso in Toscana (come giustamente nota Patrizia P.): è riportato infatti nel repertorio Parole di Firenze dal Vocabolario del fiorentino contemporaneo, a cura di Teresa Poggi Salani, Neri Binazzi, Matilde Paoli e Maria Cristina Torchia (Accademia della Crusca, 2012), chiosato come ‘farsi degli scrupoli, vergognarsi’. Vale la pena riportare l’osservazione dell’informatore: “Io vorrei invitarti [...] a pigliare un caffè, ma mi pèrito, perché c(i) ho poca confidenza. [...] Penso che peritarsi sia italiano, però noi s’addopra proprio regolarmente. Cioè come modo colloquiale”.

2. Peritarsi nel senso di ‘mostrarsi capace, esperto (di qualcosa)’, derivato dall’aggettivo perìto (lat. pĕrītus, dalla stessa radice di experiri ‘fare esperienza’), è di più recente attestazione (fine XIX-inizio XX sec.) e di ambito burocratico.

In questo caso è più frequente l’uso in frasi affermative, come nota uno scrivente (Luca F. N.) che ha incontrato per ben due volte il verbo in un saggio recente e ne ha trovato un precedente, registrato nel GDLI, in una poesia di Vittorio Betteloni (vi si cita un tipo di caccia nel quale “schive non son di peritarsi le donne stesse”).
Si noti che, in questo caso, nelle persone singolari del presente indicativo, l’accento cade sulla penultima sillaba: mi perìto, ti perìti, si perìta, si perìtano.
Di questo verbo è in uso anche la forma transitiva oltre a quella pronominale: peritare qualcosa nel senso di ‘sottoporre a perizia’, di ambito burocratico, con attestazioni dalla fine del XIX secolo.
Si tratta, evidentemente, di forme tipiche di un linguaggio “peritale”, da tecnici e giuristi, da cui consigliamo di peritarsi, a meno che non si sia dei periti o non si voglia fiorentineggiare.
Anche perché, con verbi poco frequentati, è facile cadere in errore, usando il verbo a sproposito, come in una frase comparsa sul giornale “la Stampa” nel 1987 (attribuita a Craxi), sottoposta al giudizio del professor Tristano Bolelli da un lettore del giornale: «Per la verità su una questione politicamente tanto delicata nessuno si era peritato di chiedere una mia opinione». Bolelli scrive: «Rispondo che ne penso male. Peritarsi significa ‘esitare per preoccupazione o timidezza’ e perciò nella frase indicata, se è riportata esattamente, è usata a sproposito. Semmai si sarebbe dovuto dire “nessuno si era premurato” (non è bello, ma non è sbagliato)». (Tristano Bolelli, Al buon Dio non si dà del lei, in Id., Italiano sì e no, Milano, Longanesi, 1988, pp. 167-168: p. 168).


Cristiana De Santis

29 novembre 2023


Agenda eventi

  Evento di Crusca

  Collaborazione di Crusca

  Evento esterno


Avvisi

Chiusura dell'Accademia

Avviso da CruscaLa sede dell'Accademia resterà chiusa il 29 marzo 2024.

Visita dell'ultima domenica di marzo

Avviso da Crusca

ATTENZIONE: Per concomitanza con le feste, la visita all'Accademia della Crusca dell'ultima domenica del mese di marzo si terrà domenica 24 marzo 2024 ore 11.

Vai alla sezione

Notizie dall'Accademia

Italiano e inglese nei corsi universitari: la lettera aperta del Presidente dell'Accademia al Rettore dell’Alma Mater Studiorum e alla Ministra dell’Università

23 feb 2024

Giornata Internazionale della lingua madre: il contributo video del presidente dell'Accademia Paolo D'Achille

21 feb 2024

"Sao ko kelle terre... Piccola storia della lingua italiana": la Compagnia delle Seggiole in scena alla Villa medicea di Castello con uno spettacolo dedicato alla storia dell'italiano

25 gen 2024

Il restauro degli infissi dell'Accademia per il concorso Art Bonus 2024

25 gen 2024

Scomparso l'Accademico Angelo Stella

15 dic 2023

Corso di formazione per insegnanti Le parole dell’italiano: idee e pratiche efficaci per insegnare e apprendere il lessico

15 nov 2023

25 ottobre 2023: il Collegio della Crusca nomina 10 nuovi accademici

27 ott 2023

Aspettando la Piazza delle lingue: quattro incontri all'Accademia della Crusca

05 ott 2023

Vai alla sezione