Non sconvolgiamoci se scon- non è un prefisso

Un lettore ci chiede quali siano l’origine e il significato del prefisso scon-, che ritiene di riconoscere nei verbi scombavare, scompannare, scompigliare e scompisciare.

Risposta

La domanda del lettore nasce dalla percezione di una regolarità nella sequenza iniziale di alcuni verbi, che lo porta a supporre l’esistenza di un prefisso scon- (e la sua variante fonetica scom- davanti a consonante bilabiale) nei verbi scombavare, scompannare, scompigliare e scompisciare. In effetti, in italiano non sono pochi i verbi che iniziano in scon- (es. scompaginare, scompagnare, sconvolgere), ma un’analisi più attenta mostra che la sequenza iniziale scon- non costituisce un prefisso unitario bensì è il risultato della combinazione di due prefissi distinti, s- e con-, che concorrono alla formazione di verbi attraverso percorsi derivazionali eterogenei e significati diversi, oltretutto non sempre trasparenti.

Le ragioni di questa conclusione emergono già dall’esame dei quattro verbi segnalati dal lettore, facendo ricorso alle informazioni fornite dai due più ampi dizionari dell’italiano: il GRADIT e il GDLI.

Il verbo scompigliare, attestato già prima del 1276, è tuttora impiegato nell’uso comune dell’italiano contemporaneo. Dal punto di vista formale, vi si riconoscono i prefissi s- e con- e il lessema pigliare. Tuttavia, la relazione tra questi elementi e il significato complessivo del verbo (‘mettere in disordine’, e in senso figurato ‘turbare, confondere’) non è immediatamente trasparente. L’opacità è segnalata anche dalle opere lessicografiche: il GRADIT propone cautamente “forse der. di pigliare con s- e con-“; il dizionario etimologico di Cortelazzo e Zolli (DELI) la definisce “formazione non del tutto chiara”. La presenza, attestata nel GDLI, del verbo oggi obsoleto compigliare (XIII secolo) con il significato ‘ordinare, comporre’ consente di avanzare l’ipotesi secondo cui scompigliare potrebbe derivare da compigliare mediante l’aggiunta del prefisso s- con valore oppositivo-reversativo, in ragione del fatto che il significato ‘ordinare, comporre’ di compigliare può essere ricavato dalla combinazione del prefisso con- e del verbo pigliare attraverso l’evoluzione semantica da ‘prendere insieme’ a ‘mettere in ordine’, attestata, ad esempio, nel verbo comporre, il cui primo significato nel GRADIT è quello di “mettere insieme ordinatamente oggetti, elementi”.

Il verbo scompannare, attestato dal 1625 e di uso ristretto all’àmbito regionale toscano, significa ‘spogliare’ o ‘scoprire chi è a letto’. Il verbo sembra essere formato direttamente a partire dalla base nominale panno, in quanto non si hanno attestazioni del verbo pannare nel senso di ‘vestire, coprire di panni’ né tantomeno di compannare. I due prefissi contribuiscono al significato complessivo del verbo con funzioni consecutive distinte: il prefisso con- col significato di ‘unione’, il prefisso s- con quello di ‘separazione’.

Scombavare, attestato dalla prima metà del XIV secolo con il significato ‘sporcare di bava’, è oggi un verbo obsoleto. La base lessicale va identificata nel nome bava, dal momento che il verbo bavare è una formazione più tarda ‒ con attestazioni sporadiche intorno alla fine del XVI secolo e rimasta di uso marginale ‒ e che non risultano attestazioni di combavare. L’esistenza del verbo sbavare, attestato dal 1561, suggerisce che la sequenza dei prefissi s- e con- con funzione intensificatrice sia l’esito di una strategia presente nelle fasi iniziali della lingua, a cui in seguito è subentrato il ricorso al solo prefisso s-.

Il verbo scompisciare è attestato già dal 1260 con il significato ‘imbrattare d’orina’ e, in senso figurato, ‘svilire’. Nell’italiano contemporaneo è usato quasi esclusivamente nella forma pronominale scompisciarsi, che, accanto al significato letterale ‘pisciarsi addosso’, esprime quello figurato oggi più comune ‘ridere smodatamente’. Rispetto alla base verbale pisciare, di origine onomatopeica, la sequenza prefissale ha nel suo insieme valore intensivo. Si noti però che il GDLI lemmatizza anche compisciare (XVII secolo), ora obsoleto, e il GRADIT spisciarsi (datato 1980 e definito di uso popolare), entrambi sinonimi di scompisciarsi. Non è inoltre da escludere che la formazione di scombavare e scompisciare sia stata modellata sul verbo di origine latina concacare ‘imbrattare di escrementi’, attestato in italiano antico insieme a sconcacare.

Dall’analisi dei quattro verbi emerge con chiarezza che non è possibile attribuire alla sequenza scon- un significato unitario né un comportamento morfologico uniforme in relazione al tipo di basi documentate o ricostruibili. Abbiamo infatti a che fare, da una parte, con due verbi, scombavare e scompisciare, in cui la parte prefissale ha un valore intensivo ma basi diverse, il nome bava e il verbo pisciare; dall’altra con due verbi in cui il prefisso s- ha invece valore oppositivo-reversativo: scompannare formato a partire dal nome panno e scompigliare formato a partire da un verbo semplice, pigliare, o già prefissato, compigliare. I quattro verbi menzionati dal lettore sono dunque il risultato della combinazione di processi derivazionali eterogenei a cui hanno contribuito il prefisso s- – in alcuni casi con significato intensivo, in altri con significato oppositivo-reversativo, entrambi attualmente produttivi – e il prefisso con-, a cui si può attribuire un significato genericamente intensivo, non più produttivo nell’italiano corrente.

Questa conclusione è confermata anche dall’osservazione dei verbi di formazione più recente. Nel GRADIT, tra quelli che iniziano con scon- attestati negli ultimi cinquant’anni, non se ne trova alcuno che legittimi l’ipotesi di un prefisso scon- autonomo. Scontrinare (1995) non è un verbo prefissato, poiché la base è scontrino, mentre scondizionarsi, scomplessare e scomunistizzarsi sono derivati mediante il prefisso s- con significato oppositivo-reversativo.

Quando due affissi diventano uno
La domanda del lettore offre tuttavia lo spunto per una riflessione di carattere più generale relativa alle condizioni per cui una sequenza di affissi possa essere reinterpretata come un affisso unitario.

La fusione di due o più affissi può avere luogo in conseguenza del loro uso ripetuto in molte parole derivate in cui esprimono un significato coerente. La fusione può dirsi completata quando si constata un “salto” nel normale iter derivazionale, a causa della mancata attestazione della parola formata con l’affisso più interno – come ad esempio in fieristico da fiera senza che sia attestato fierista – e quando l’affisso è usato produttivamente per formare parole nuove. Per indicare la riduzione della sequenza derivazionale risultante dalla fusione di due affissi viene talvolta usata anche nella terminologia linguistica italiana la parola inglese telescoping (cfr. risposta Doveristico: il suffisso -istico come esempio di “telescoping” morfologico).

Nell’italiano contemporaneo il cumulo di suffissi, premessa necessaria ma non sufficiente alla loro fusione, è un fenomeno piuttosto diffuso, specialmente nei linguaggi specialistici (ess.: soci-al-izz-abil-ità, internazion-al-izza-zione); la prefissazione multipla è invece piuttosto rara e difficilmente una parola presenta più di due prefissi (ess.: pre-ri-s-caldare, sur-ri-s-caldare). Nel caso dell’aggiunta di un prefisso con valore oppositivo-reversativo a un verbo già prefissato (es. intossicaredisintossicare, incrostaredisincrostare), non è raro che il prefisso, piuttosto che aggiungersi a quello adiacente al verbo, lo sostituisca: es. avvitare / svitare; impolverare / spolverare.

La fusione di suffissi è stata studiata già da Migliorini (1963) a proposito di -istico: si pensi a calcistico, formato direttamente da calcio, e allo sviluppo del significato di tipo collettivo di -istica in derivati come cartellonistica e modulistica, formati direttamente da cartello e modulo (cfr. risposta Tempistica, scontistica, eventistica). La fusione di prefissi è stata descritta da Iacobini (2004) a proposito di ra- (fusione di ri- e ad-) e rin- (fusione di ri- e in-), usati per formare verbi direttamente da nomi o da aggettivi: es. menterammentare, topparattoppare, casarincasare, facciarinfacciare. La fusione dei due prefissi è stata favorita dalla vicinanza semantica oltre che posizionale, in quanto ad- e in- designano l’ingresso in uno stato e ri-, a partire dal significato primario di ripetizione, può esprimere anche quello del reingresso in uno stato.

Affinché si possa parlare di un nuovo affisso risultante dalla fusione di due affissi contigui, sono dunque necessarie alcune condizioni che si possono sintetizzare nella coerenza semantica e nella produttività.

Perché scon- non soddisfa queste condizioni
Nel caso della sequenza scon-, tali condizioni non sono soddisfatte. Il prefisso con- è infatti attualmente usato produttivamente davanti a verbi solo con significato comitativo (più spesso nella variante co-), per esprimere cioè o un’azione compiuta da due o più persone nello stesso tempo, nello stesso luogo o con pari impegno o efficacia, oppure una relazione di tipo simmetrico: coabitare, cointeressare, compartecipare / copartecipare, copresiedere. Con questi verbi il prefisso s- non è impiegato né nel significato intensivo (cfr. sbattere, scacciare, spremere) né in quello oppositivo-reversativo (cfr. scaricare, slegare, scucire).

I verbi prefissati in cui con- esprime valore intensivo o perfettivo non sono di formazione italiana, ma ereditati dal latino: commuovere, comprimere, concentrare, concludere, condensare, congelare, consolidare, contenere. In questi verbi il valore intensivo o perfettivo deriva da un’evoluzione semantica che conduce dal significato originario di unione a quello di realizzazione congiunta e, da qui, all’idea di un’azione portata a compimento o eseguita con particolare energia.

Nella maggior parte dei verbi prefissati in con-, la prefissazione di s- aggiunge, come si è detto, un significato oppositivo-reversativo (ess.: scombinare, scomparire, scomporre, sconfortare, scongelare, sconnettere). Pochissimi sono i verbi in cui s- apporta un valore intensivo (scommuovere ‘agitare fortemente, turbare’, sconquassare ‘scuotere violentemente’), ed è ancora più difficile trovare altri verbi inizianti in scon- con valore intensivo di cui non sia attestato il derivato in con-, oltre ai due segnalati dal lettore.

Conclusioni
In definitiva, il nostro lettore non deve “sconvolgersi” se scon- non è un prefisso. Corretta è la sua intuizione nel rilevare una ricorrenza formale, che nasce dalla spontanea tendenza dei parlanti a ricondurre la ripetizione di configurazioni formali a unità morfologiche con funzioni distinte; tuttavia l’analisi dei verbi proposti mostra che tale regolarità è solo apparente.

Come si è visto, i verbi scombavare, scompannare, scompigliare e scompisciare sono il risultato di percorsi derivazionali distinti che coinvolgono il prefisso s- con valore intensivo o oppositivo-reversativo e il prefisso con-, oggi improduttivo con valore intensivo. La somiglianza formale della sequenza iniziale non corrisponde dunque a una uniformità strutturale: diversi sono i valori semantici dei prefissi, il tipo di base lessicale e anche il grado di trasparenza della composizionalità semantica. In alcuni casi è persino difficile ricostruire un percorso derivazionale certo, anche se la forma prefissata in con-, laddove è documentata, tende a precedere cronologicamente quella in scon-.

L’idea che esista un prefisso scon- può nascere dalla ricerca di regolarità a partire dall’identificazione di schemi ricorrenti. Tuttavia non sempre a una somiglianza formale corrisponde un’unità funzionale. Come mostra il confronto con altri casi di fusione di affissi, la creazione di un nuovo prefisso presuppone condizioni – coerenza semantica, sistematicità, produttività – che nel caso di scon- non sono soddisfatte.

L’italiano contemporaneo non mostra alcuna produttività riconducibile a scon- come unità prefissale autonoma, e anche l’aggiunta del prefisso s- con significato intensivo a verbi prefissati in con- è attualmente marginale e poco produttiva. La sequenza scon- con significato intensivo appare dunque come il risultato di un accumulo di prefissi che era caratteristico delle fasi iniziali dell’italiano (si vedano anche verbi come spergiurare, sprofondare, strascinare), mentre l’aggiunta di s- con significato oppositivo-reversativo a verbi già prefissati in con- (es. congelare / scongelare) rientra nel normale e produttivo uso del prefisso.

Nota bibliografica:

  • Migliorini 1963: Bruno Migliorini, Appunti sulla lingua contemporanea, II. Il suffisso ‑istico, in Id., Saggi sulla lingua del Novecento, Firenze, Sansoni, 1963, pp. 99-144 [prima versione in “La cultura: rivista mensile di filosofia”, X, 1931, pp. 976-984].
  • Iacobini 2004: Claudio Iacobini, Parasintesi, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 165-188.

Claudio Iacobini
Mikaela Cordisco

29 giugno 2026


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