Oggi riciclo o reciclo?

Alcuni lettori ci chiedono se sia corretta la forma reciclare anziché riciclare così come reciclato/reciclabile anziché riciclato/riciclabile. Altri lettori invece ci chiedono se si debba usare riciclo o riciclaggio per indicare il recupero dei materiali già utilizzati.

Risposta

Risale alla seconda metà del Novecento il termine riciclare ‘reinserire nel ciclo di lavorazione la parte di materia prima di partenza non trasformata o non utilizzata’ e ‘ricuperare materiali di rifiuto o scorie di lavorazione per sottoporli a nuovi processi di trasformazione, evitando inquinamento ambientale’ (GRADIT) e con significato generico ‘riutilizzare’. Le prime attestazioni, stando a GRADIT, Devoto-Oli 2021 e DELI risalgono alla fine degli anni Cinquanta e, dagli anni Settanta, si aggiungono anche i significati di ‘depurare acqua o aria impura per riutilizzarle’ e per estensione ‘riqualificare professionalmente personale tecnico’. Oggi il termine è molto diffuso, soprattutto grazie alla rinnovata sensibilità circa le tematiche legate all’ambiente, alla limitazione degli sprechi e al contenimento della produzione di plastiche dannose per l’ecosistema e per la catena alimentare.

Molte sono le domande arrivate all’Accademia riguardanti la correttezza d’uso di reciclare (re- in tutte le sue forme e derivati: reciclaggio ecc.) anziché riciclare. Effettivamente questo dubbio è lecito visto che la forma con re- registra non poche occorrenze tra le pagine in italiano di Google e all’interno degli articoli della “Repubblica” (si consideri che l’archivio del quotidiano comincia dal 1984; si mette tra parentesi la prima attestazione; le ricerche sono del 9/3/2021):


Confrontando i dati delle occorrenze sulle pagine in italiano di Google ci si accorge che le forme con ri- sono nettamente più usate rispetto a quelle con re-, eccezion fatta per reciclate: in questo caso il dato non è attendibile perché, nonostante si inserisca su Google il filtro di prendere in considerazione solo le pagine in italiano, il motore di ricerca prende anche quelle in rumeno dove reciclate è il femminile e neutro plurale di reciclat ‘riciclato’. Comunque la tabella mette in evidenza come le forme con re- non siano poche e trovino un discreto uso anche all’interno della stampa.

L’estensione d’uso delle forme in re- può essere giustificato dall’etimologia di riciclare che viene dal francese recycler ‘reinserire nel ciclo di produzione’ in cui il prefisso iterativo (che esprime ripetizione) è re- associato al nome cycle ‘ciclo’. Nella nostra lingua abbiamo due prefissi iterativi: re- e ri- entrambi produttivi (sebbene re- prevalga in parole dotte ormai lessicalizzate come reperire e davanti a parole che iniziano per i come reimmergere). Può aver influenzato la presenza delle forme in re- anche l’analogia con un altro verbo italiano che presenta entrambe le forme in re- e ri- e che ha una semantica affine al nostro riciclare: si tratta di recuperare e ricuperare (si vada la risposta di Alice Mazzanti). Nel GDLI si segnala come prevalente la forma con ri- mentre oggi, nei dizionari più aggiornati come ad esempio il Devoto-Oli 2021 è registrata soltanto la forma con re- che risulta essere la più conservativa dell’etimologia latina: dal latino re + capĕre ‘prendere’.

Riassumendo, la preferenza di re- si spiega tramite l’etimologia delle parole in questione che trova una giustificazione nella presenza, in italiano, del prefisso iterativo re- analogo a quello francese. I vari dizionari sono concordi nel riportare le prime attestazioni della parola riciclare al 1959; attraverso una rapida ricerca su Google libri si evince che già negli anni Settanta, accanto alle forme con ri- si diffondono quelle con re-:

Ne consegue che: a) la formazione di acido lattico non ulteriormente catalizzato né reciclato, determina un abbassamento del pH muscolare. (“Rivista di zootecnica: rassegna mensile di scienza pratica”, 1970, p. 741)

Nella vita politica italiana essa svolge più o meno la stessa funzione che in medicina compete ai preparati così detti “ricostituenti”: la si adotta cioè ogni qualvolta sia necessario tonificare d’urgenza un governo stanco, o reciclare una formula politica un po’ obsoleta. (“L’Espresso”, vol. XX, ediz. 4045, 1974, p. 5)

Nel GDLI sotto la voce riciclaggio viene segnalata come forma meno diffusa ma comunque corretta reciclaggio mentre mancano tutte le forme in re- delle altre parole. Vale la pena soffermarsi sulla prima occorrenza di reciclaggio sul quotidiano “Repubblica” visto che questa forma viene impiegata in un articolo su una notizia riguardante la Francia:

Aveva “combattuto” contro le flotte baleniere sovietiche e islandesi; [...] era stato abbordato dalla polizia mentre cercava di opporsi, al largo del porto francese di Cherbourg, all’invio di scorie nucleari alla centrale di reciclaggio di Hague (in Francia). ([s.f.], Distrutta da bombe misteriose, l’ammiraglia degli ecologisti, larepubblica.it, 12/7/1985)

Oltre al francese, possiamo pensare che anche l’inglese possa aver contribuito alla diffusione delle forme in re- visto che il corrispondente inglese di riciclare è, per l’appunto, to recycle. Nel seguente articolo tratto dalla “Stampa” infatti, viene riportato, tradotto in italiano dall’inglese, il discorso di un rappresentante dell’ONU:

“Le materie plastiche giocano un ruolo cruciale nella vita moderna ma il loro impatto ambientale non può essere ignorato”, ha dichiarato Achim Steiner, capo del Programma dell’Onu per l’Ambiente (Unep), la cui sede è a Nairobi. “E’ [sic] necessario prendere le misure appropriate per impedire fin dall’inizio che i rifiuti di plastica si disperdano nell’ambiente, il che si traduce in un solo e forte obiettivo: ridurre, riutilizzare, reciclare”, ha aggiunto. ([s.f.], Onu: rifiuti plastica minacciano sempre più la vita degli oceani, lastampa.it, 23/6/2014)

In definitiva riciclare è preferibile rispetto a reciclare anche se quest’ultimo avrebbe buone ragioni d’essere in virtù alla sua etimologia. Inoltre reciclare sarebbe giustificato dalla oscillazione delle vocali toniche iniziali (che si nota anche in ri/recupero e ri/reverenza) rilevabile soprattutto nei testi antichi dell’italiano e che ancora oggi rappresenta uno dei punti non ancora stabilizzati della fonetica delle parole italiane.

Infine alcuni lettori ci chiedono se sia corretto usare riciclo oppure riciclaggio per indicare ‘operazione del riciclare, spec. materiale di scarto’ (Zingarelli 2021). Anzitutto la parola riciclo è attestata già a partire dai primi anni del Novecento e in particolare è impiegata in Note azzurre di Carlo Dossi del 1910: in questo caso non deriva da riciclare ma da ciclo con l’aggiunta del suffisso iterativo ri- e significa ‘ritorno ciclico, ripetizione periodica di fatti, avvenimenti ecc.’ come nell’espressione cicli e ricicli storici (GRADIT). Tra l’altro, la presenza nella lingua italiana di questa parola ha sicuramente influenzato l’adattamento dal francese di recycler nella forma riciclare con ri- anziché con re-.

Tornando a riciclo (come derivato di riciclare) e a riciclaggio, la prima parola è anteriore, seppur di poco, alla seconda: le prime attestazioni di riciclo con il significato di ‘operazione di riciclare’ risalgono alla fine degli anni Cinquanta del Novecento (come quelle di riciclare) mentre quelle di riciclaggio risalgono a poco più di dieci anni dopo.

Per quanto riguarda i significati delle parole, riciclo e riciclaggio sono sinonimi, ma mentre il primo termine indica solo ‘operazione di riciclare’, riciclaggio ha una semantica più complessa. Infatti alla prima accezione (e anche più diffusa) di ‘nuova utilizzazione di materiali di scarto o rifiuto’ e ‘trattamento di depurazione dell’aria o dell’acqua’ si aggiunge quella di ‘reato consistente nell’impiego di beni e denaro di provenienza delittuosa in attività apparentemente legali’ e anche ‘riqualificazione professionale, riutilizzo per nuovi impieghi’ (Devoto-Oli 2021). Alcuni lettori chiedono se con riciclaggio si intenda il solo reato: ebbene no, visto che la parola ha assunto il significato di reato per estensione semantica partendo da quello di ‘nuova utilizzazione di materiale di scarto o rifiuto’. In effetti il reato consiste nella nuova utilizzazione del denaro ottenuto illegalmente, nella “reimmissione nel ciclo” del denaro “sporco” che diventa “pulito”.

Vediamo quando, all’interno dei testi normativi italiani, cominciano ad essere impiegate le parole riciclo e riciclaggio, quando riciclaggio ha cominciato ad assumere il significato relativo al reato e, ad oggi, con quale accezione la parola viene impiegata maggiormente (il motore di ricerca consultato per norme ad oggi vigenti è normattiva.it).

Il termine riciclo viene introdotto per la prima volta all’interno delle norme italiane nel 1961, in un Decreto del Presidente della Repubblica in cui un paragrafo ha la dicitura “Processi continui di riciclo” (Decreto del Presidente della Repubblica, 30 settembre 1961, n. 1222, Sostituzione degli orari e dei programmi di insegnamento negli istituti tecnici, “Gazzetta Ufficiale” n. 299 del 2/12/1961). Una nuova occorrenza risale al 1967 a proposito dei provvedimenti riguardanti l’inquinamento atmosferico negli impianti termici (in questo caso ci si riferisce al gas): “Alla pompa deve essere annesso un dispositivo che consenta la regolazione manuale della portata aspirata; sono ammessi i dispositivi a riciclo anche allo scopo di rendere regolare il funzionamento della pompa” (Appendice n. 4 al Decreto del Presidente della Repubblica, 24 ottobre 1967, n. 1288, Regolamento per l’esecuzione della legge 13 luglio 1966, n. 615, “Gazzetta Ufficiale” n. 6 del 9/1/1968). Dagli anni Ottanta la parola riciclo viene inserita frequentemente all’interno dei provvedimenti italiani, a volte anche in alternanza, nello stesso testo, con riciclaggio:

Art. 9-ter; punto 9: A decorrere dal 31 marzo 1993, ai contenitori per liquidi prodotti con i materiali appartenenti ai gruppi dell’allegato 1 per i quali non siano stati conseguiti i rispettivi obiettivi di riciclaggio, si applica un contributo di riciclo nella misura di lire 20 per i contenitori fino a 300 centimetri cubi [...]. (Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 367, recante disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti industriali, “Gazzetta Ufficiale” n. 264 del 10/11/1993)

All’interno dei testi normativi italiani, la parola riciclaggio prevale su riciclo: riciclo è impiegata in 142 atti mentre riciclaggio in 337 (si prendono in considerazione solo le norme tuttora vigenti). Il termine riciclaggio compare più tardi rispetto a riciclo: per la prima volta nell’Allegato di un Decreto del Presidente della Repubblica risalente al 1978 dove troviamo una lista di alimenti e altri prodotti in relazione alle norme per la tutela della denominazione protetta del Prosciutto di Parma:

a) Alimenti di origine animale: 1) farina di pesce; 2) farina di carne; 3) sottoprodotto vari di macellazione essiccati; 4) prodotti derivati da riciclaggio di deiezioni. (Decreto del Presidente della Repubblica del 3 gennaio 1978, n. 83, Regolamento di esecuzione della legge 4 luglio 1970, n. 506, concernente norme relative alla tutela della denominazione di origine del prosciutto di Parma alla delimitazione del territorio di produzione alle caratteristiche del prodotto, “Gazzetta Ufficiale” n. 90 del 1/4/1978)

Da questa prima occorrenza fino alla successiva passano circa dieci anni: dalla fine degli anni Ottanta le norme italiane cominciano a impiegare frequentemente la parola riciclaggio con il significato relativo alla pratica di riciclare:

PREMESSA. Le regioni, nell’elaborare e predisporre i piani di cui all’art. 1-ter del decreto-legge n. 361, convertito, con modificazioni, nella legge 29 ottobre 1987, n. 441, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, relativi alla realizzazione di nuovi impianti, favoriscono soluzioni di smaltimento che consentano il riutilizzo, il riciclaggio e l’incenerimento con recupero di energia e che siano rispettosi dell’ambiente. ELABORAZIONE E PREDISPOSIZIONE DEL PIANO [...] 2) d) le tipologie degli impianti sono determinate in base ai suesposti criteri; vengono in particolare favorite le soluzioni che consentono il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio dei materiali e il recupero di energia. (Decreto 28 dicembre 1987, n. 559, Criteri per la elaborazione e la predisposizione dei piai regionali di cui all’art. 1-ter, comma 1, del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361, convertito, co modificazioni, nella legge 29 ottobre 1987, n. 441, per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, “Gazzetta Ufficiale” n. 19 del 25/1/1988)

Le prime occorrenze in cui la parola riciclaggio viene impiegata con il significato di ‘reato’ (in cui si spiega che cosa si intende per esso) risalgono al 1990:

Art. 648-bis. – (Riciclaggio. – Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce denaro, beni e altre utilità provenienti dai delitti di rapina aggravata, di estorsione aggravata, di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope, con altro denaro, altri beni o altre utilità, ovvero ostacola l’identificazione della loro provenienza dai delitti suddetti, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da lire due milioni a lire trenta milioni. (Legge 19 marzo 1990, n. 55, Nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazioni di pericolosità sociale, “Gazzetta Ufficiale” n. 69 del 23/3/1990)

Art. 4 (Modalità di accesso delle amministrazioni pubbliche all’anagrafe tributaria). 1) Ai fini della realizzazione di una efficace banca dati per la lotta al riciclaggio di denaro di provenienza illecita, nonché per consentire la verifica dei limiti di reddito ove previsti per erogazioni di benefici assistenziali, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la disciplina delle modalità di accesso delle amministrazioni pubbliche al sistema informativo dell’anagrafe tributaria. (Legge 29 dicembre 1990 n. 407, Disposizioni diverse per l’attuazione della manovra di finanza pubblica 1991-1993, “Gazzetta Ufficiale” n. 303 del 31/12/1990)

Oggi nelle norme italiane le parole riciclo e riciclaggio sono usate entrambe per indicare la pratica del riutilizzo. Riciclaggio in particolare viene usato spesso per il riutilizzo non solo di materiali e sostanze ma anche di oggetti e strutture come ad esempio le navi:

Decreto Legislativo 30 luglio 2020, n. 99 (Disciplina sanzionatoria delle violazioni delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1257/2013, relativo al riciclaggio delle navi, che modifica il regolamento (CE) n. 1013/2006 e direttiva 2009/16/CE, “Gazzetta Ufficiale” n. 200 del 11/8/2020)

Nei testi legislativi dell’anno 2020, la parola riciclaggio compare per la maggior parte delle volte con il significato affine a quello di riciclo e soltanto sporadicamente con l’accezione di reato:

Art. 27. Cooperazione nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Comma 1) Le parti convengono di collaborare onde evitare che i loro sistemi finanziari e determinate imprese e professioni non finanziarie siano utilizzate per riciclare i proventi di attività illecite e per finanziare il terrorismo. [...] Le parti convengono di promuovere l’assistenza tecnica e amministrativa ai fini dell’elaborazione e dell’attuazione delle normative e dell’efficiente funzionamento dei meccanismi di lotta contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo. La cooperazione consente in particolare lo scambio di informazioni pertinenti nell’ambito delle rispettive legislazioni e l’adozione di norme adeguate e riconosciute a livello internazionale per combattere il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo, equivalenti a quelle adottate dall’Unione e dagli organismi internazionali che operano nel settore come la task force Azione finanziaria (FATF). (Legge 12 ottobre 2020, n. 145, Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo tra Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica islamica di Afghanistan, dall’altra, fatto a Monaco il 18 febbraio 2017, “Gazzetta Ufficiale” n. 274 del 3/11/2020)

Attraverso una rapida ricerca su Google (ricerca del 2/4/2021), inserendo “riciclaggio della plastica” si hanno 138.000 occorrenze contro le 68.900 di “riciclo della plastica”; situazione analoga se inseriamo “riciclaggio della carta” con 63.600 occorrenze contro le 32.400 di “riciclo della carta”.

I risultati su Google e le occorrenze all’interno delle leggi italiane sono una riprova del fatto che oggi la parola riciclaggio non è stata sostituita dal termine riciclo per quanto riguarda la pratica di riciclare e che non prevalga, nel suo impiego contemporaneo, l’accezione di reato relativo al riutilizzo nel mercato del denaro ottenuto in maniera illecita.

Miriam Di Carlo

14 gennaio 2022


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