Plurali anomali: carcere, uovo, dito & Co.

Franco L. di Forlì e Elena P.  si chiedono se in una frase come "le dita (o le uova) si rompono uno a uno" sia da vedersi una "incongruenza" morfologica; Alice M. di Firenze, Chiara Z. e Chiara B. di Roma si interrogano sul plurale di carcere: le carceri o i carceri? Sono corrette entrambe le forme? Da cosa trae origine l'alternanza di genere tra il singolare e il plurale? Per rispondere a tutti pubblichiamo la risposta di Raffaella Setti già apparsa sulla Crusca per voi n. 39 (ottobre 2009). 

Risposta

Plurali anomali: carcere, uovo, dito & Co.

«Raccogliamo qui alcuni quesiti relativi alla formazione del plurale dei nomi che si discostano dai tipi canonici, sotto l'aspetto della forma o del genere o di entrambi i tratti.
Valeria Carozzi chiede se sia corretta l'espressione "inserire
le uova a uno a uno" (essendo uovo il singolare di uova) [...] o una frase come "spaccare le ossa a uno a uno".
Daniela Di genova chiede chiarimenti sul corretto uso dei nomi sovrabbondanti riguardo al numero del tipo
urla/urli.
Marco Baldraz [...] chiede: "perché al singolare questo sostantivo [cioè
carcere] vuole un articolo maschile il e al plurale invece prende un articolo femminile le?".

Il primo quesito riguarda nomi come uovo/uova e osso/ossa che, maschili in -o al singolare, hanno il plurale in -a, residuo della desinenza dei neutri plurali latini. Nell’esempio proposto dal lettore inserire le uova a uno a uno il femminile del plurale e il maschile del singolare sono ravvicinati tanto da poter apparire strano, come nota giustamente il nostro interlocutore. Si tratta però di una forma corretta anche se è possibile formulare lo stesso concetto in modo leggermente diverso ed evitare l’apparente stonatura: “inserire un uovo per volta”. 
Il sostantivo osso, insieme a molti altri nomi con doppio plurale (per questa caratteristica sono chiamati sovrabbondanti), presenta, oltre al plurale ossa, anche la forma ossi così come accade per urlo (oggetto della richiesta di un altro lettore) che ha i plurali urla/urli. Nella maggior parte dei casi la diversa terminazione del plurale corrisponde a una sensibile differenza di significato: urla, così come grida, corrisponde a ‘invocazioni umane’, mentre urli (come gridi) a ‘versi di animali’; anche molti nomi indicanti parti del corpo hanno questa caratteristica del doppio plurale: braccio braccia/braccidito dita/diticiglio ciglia/ciglilabbro labbra/labbri dove la forma in -a è sempre quella riferibile al corpo umano, mentre quella in -i ha accezioni sensibilmente diverse o indica plurali di elementi singoli (ad es. "i diti mignoli", "i labbri superiori").
Con carcere siamo di fronte a un sostantivo terminante in -e: questa uscita mantiene un certo grado di ambiguità per quel che riguarda l’attribuzione del genere (è diversa da -o che rimanda a nomi maschili e da -a che rimanda a nomi femminili). Questo ha prodotto varie oscillazioni di genere nel corso del tempo che si riflettono anche nell’italiano standard. Nell’italiano antico il nome latino maschile CARCER aveva assunto come forme del singolare il carcere maschile e la carcere femminile (forse anche per analogia con il sinonimo la prigione): come traccia di questa oscillazione resta nell’italiano contemporaneo la forma femminile del plurale, unica e stabile, le carceri.» 

Raffaella Setti

10 giugno 2014


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