Posizione dei pronomi atoni

C. Boraschi chiede delucidazioni sull'uso dei pronomi atoni: «[...] Oggi abbiamo discusso con alcuni colleghi se si poteva dire "gli andiamo a dare" al posto di "andiamo a dargli". Secondo me è scorretto, ma non so dove cercare sulla grammatica. Il doppiatore preferiva dire la prima forma perché è più scorrevole, ma io onestamente ritengo non sia corretta. Lui diceva che era uguale. Chi ha ragione?»

Risposta

Posizione dei pronomi atoni

La discussione che ci racconta nella sua mail è giustificata dai problemi che può sollevare la scelta della posizione dei pronomi atoni. Nell'italiano moderno i pronomi atoni hanno normalmente posizione proclitica, cioè precedono il verbo (es. mi porti un caffè? Gli dai il giornale), tranne in cinque casi in cui invece sono enclitici (formano cioè un'unica parola con la voce precedente):

  • con un imperativo affermativo (es. dimmi, ascoltalo, parlagli). Si sta diffondendo anche con l'imperativo negativo (es. non dirlo) accanto però sempre alla forma proclitica sostenuta dal prestigio della tradizione letteraria (es. non lo dire)
  • con un gerundio presente o passato (es. vedendola, avendomi detto)
  • con un participio passato con funzione di proposizione subordinata (es. giuntami notizia dell'accaduto, andai subito da lei)
  • con un participio presente (quasi soltanto con il riflessivo si; es. confacentesi)
  • con un infinito (es. andarci, proporgli). Proprio questo caso con l'infinito presenta alcune particolarità, una delle quali risponde alla sua domanda. Nel caso in cui l'infinito sia preceduto da un verbo servile (sapere, volere, potere, dovere, ecc.) il pronome atono può appoggiarsi in genere sia al verbo reggente, come proclitico, sia all'infinito, come enclitico (es. lo posso dire/posso dirlo). Questa doppia possibilità si estende anche a qualche altro verbo, in particolare a quei verbi come stare, andare, incominciare, venire, riuscire, cercare che reggono un infinito preceduto da preposizione (es. stare a guardare, andare a vedere, cercare di capire, ecc.). In molti dei casi citati la libertà di posizione del pronome atono è abbastanza ampia per cui potremo trovarlo e usarlo sia in posizione proclitica che in enclisi (es. non riesco a vederlo/non lo riesco a vedere). Il suo esempio contiene il verbo andare che rientra in questa tipologia per cui tutte e due le soluzioni sono perfettamente legittime.

Fin qui abbiamo visto come stanno le cose dal punto di vista strettamente grammaticale, ma la questione investe senza dubbio un altro aspetto: la ricerca nella lingua del doppiaggio cinematografico (e del cinema in generale) di una lingua credibile, verosimile e il più possibile vicina a quella del parlato reale. E non è un'impressione infondata quella del doppiatore che ha sentito la forma "gli andiamo a dare" più scorrevole, direi forse più vicina alla lingua parlata, rispetto a quella con l'enclisi. La "risalita" del pronome (rispetto alla forma enclitica normale con l'infinito) è infatti un fenomeno che ha avuto ampia diffusione nell'italiano dell'ultimo secolo, favorita anche all'influenza della lingua dei mezzi di comunicazione di massa (quella che tecnicamente è stata definita "italiano trasmesso") in cui sono più frequenti fenomeni di focalizzazione. Anticipare il pronome all'inizio della frase produce l'effetto di attirare l'attenzione sulla persona, nel caso del suo esempio, a cui "andiamo a dare", mentre la posizione enclitica ritarda questa informazione con il rischio che l'ascoltatore non ricolleghi correttamente il pronome alla persona (o cosa) cui fa riferimento. Naturalmente, al variare dei contesti, può essere più o meno vicina l'informazione e quindi più o meno reale il rischio di perderla.

A cura di Raffaella Setti
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

9 aprile 2004


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