Privacy e riservatezza

A chi, come R.B. che ci scrive dalla provincia di Vicenza dichiarando di “non poterne più” degli anglicismi, ci chiede se non vi sia un sinonimo italiano di privacy, riproponiamo la risposta di Bice Mortara Garavelli apparsa sul n. 27 (ottobre 2003) della nostra rivista La Crusca per voi.

Risposta

Privacy e riservatezza

«Risposta al quesito posto da Franco Caligaris “La radice etimologica di privacy e riservatezza: nel linguaggio giuridico spesso vengono usate come sinonimi; lo sono?”

Il termine privacy, derivato di private ‘privato’, che a sua volta risale al latino privatu(m) da privu(m) ‘che sta davanti, isolato’ (da avvicinare al prefisso prae- ‘pre-’) è attestato in inglese, come spiega il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana (comunemente abbreviato in DELI) di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, in senso generico dal 1450 circa e nel senso specifico “la vita privata di ciascuno e la relativa riservatezza” dal 1814; ed è stato introdotto in italiano nel 1951 (in un articolo comparso nel settimanale “Epoca” del 7 luglio dello stesso anno). Riservatezza ‘l’essere riservato’, nei vari sensi in cui si usa il participio e aggettivo riservato (cito ancora da Cortelazzo / Zolli), proviene “dal verbo latino reservare ‘custodire (servare), mettere da parte (re-)’ che, durante il Medio Evo, fu largamente usato nella terminologia giuridica”. Si sarà notato che nel DELI riservatezza serve a definire privacy in qualità di sinonimo. Nel Grande Dizionario Italiano dell’Uso, di Tullio De Mauro (Torino, UTET, 1999-2000), al lemma privacy troviamo la seguente definizione: “la vita privata, personale e famigliare, di una persona, di cui va tutelata e rispettata la riservatezza”; dove la parola riservatezza designa una prerogativa da tutelare e rispettare, e dunque un diritto personale; il tutto compreso in ciò che si intende per privacy.

Queste sommarie indicazioni linguistiche devono essere integrate da un riferimento all’uso specialistico dei termini in questione. Nella legge 31 dicembre 1996, n. 675, comunemente nota come legge sulla privacy e intitolata “Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”, il termine inglese non compare mai. Cito, ad esempio, il comma 1 dell’art. 1: “Finalità e definizioni. La presente legge garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale; garantisce altresì i diritti delle persone giuridiche e di ogni altro ente o associazione”. Di “tutela della riservatezza” si parla nell’art. 20 della medesima legge. La stessa espressione viene usata in tutta la legislazione successiva entrata in vigore fino ad oggi. Privacy, che si trova nell’uso comune e giornalistico, nei commenti di giuristi in articoli, note a sentenze e altro, pubblicati in riviste specializzate o in rete, ha dunque come corrispettivo ufficiale il termine riservatezza. Quest’ultimo – come del resto accade ad altri vocaboli italiani – può essere impiegato sia in senso soggettivo (a parte subiecti, detto latinamente) per indicare il “ritegno nel palesare sentimenti, intenzioni, informazioni” (Il Sabatini Coletti. Dizionario della Lingua Italiana 2004, Milano, Rizzoli Larousse, 2003), il riserbo come atteggiamento personale, sia in senso oggettivo (a parte obiecti) per indicare la caratteristica di dati, notizie, ecc. riguardanti singole persone o gruppi, che è oggetto del diritto, garantito dalla Costituzione, alla inviolabilità della sfera privata degli individui. Le due prospettive nell’uso del termine riservatezza non si confondono, in quanto rappresentano una condizione normale nel lessico: si pensi, ad esempio, al vocabolo sicurezza, che significa sia “condizione di chi è sicuro di sé, deciso e risoluto per disposizione o per carattere; atteggiamento di chi agisce senza timori o incertezze” (continuo a citare definizioni dal Sabatini Coletti), sia “prevenzione, eliminazione parziale o totale di danni, pericoli, rischi; insieme delle istituzioni statali, delle leggi e dei regolamenti preposti alla tutela dell’ordine e dei diritti del cittadino”».

 

Bice Mortara Garavelli

8 ottobre 2012


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