Questioni concrete: pragmatico, pragmaticissimo, pragmatismo, pragmaticità

Alcuni lettori s’interrogano sull’esatta accezione di pragmatico (ad esempio se può essere considerato contrario di sofistico) e sulla possibilità di formare derivati come pragmaticissimo e pragmaticità.

Risposta

L’aggettivo pragmatico vuol dire ‘relativo all’attività pratica, incentrato sull’azione’ e, con un significato più diffuso, ‘improntato a concretezza; che tiene conto della realtà di una situazione considerandone gli aspetti facilmente realizzabili per il raggiungimento di risultati concreti’; possiede, inoltre, l’accezione tecnica, oggi obsoleta, di ‘legge o decreto che regola in modo definitivo l’applicazione di una legge a casi concreti’. Nel suo senso più noto può essere considerato antonimo di sofistico ‘che si perde in questioni astratte e in cavilli, estremamente scrupoloso ed esigente’ oppure di utopistico.

La capacità della parola di produrre alcuni derivati si lega alla sua etimologia. Come già denota il significato primario, nasce come aggettivo di relazione, tratto, cioè, da un nome con cui ha uno stretto rapporto e di cui ripropone i contenuti semantici (come paesano da paese, solare da sole). In questo caso il nome è una base classica non riconoscibile in italiano, la parola greca pragma ‘fatto, avvenimento, realtà’; l’aggettivo greco pragmatikós, passato per il latino tardo pragmăticus, è stato, poi, acquisito come cultismo nella nostra lingua nella veste italianizzata pragmatico. Nei processi di formazione delle parole gli aggettivi di relazione consentono un numero minore di trasformazioni rispetto ai qualificativi (che specificano la qualità del nome a cui si riferiscono). Di norma, ad esempio, non costituiscono le tipiche basi per la creazione del superlativo assoluto tramite l’aggiunta del suffisso -issimo, che invece può essere apposto ai qualificativi portandone la qualità espressa fino al massimo grado. Ciò nonostante, negli usi enfatici anche aggettivi di relazione possono essere sottoposti all’intensificazione elativa, a maggior ragione se adoperati anche con funzione qualificativa: pragmaticissimo ha infatti molte attestazioni, anche nell’uso scritto e letterario. Tale impiego per pragmatico nella sua accezione più frequente dà conto anche del derivato nominale pragmaticità, esistente nella realtà linguistica odierna, ma non accolto dalla lessicografia italiana. Lo è, invece, pragmatismo, nato come concetto filosofico e mutuato dall’inglese pragmatism (‘corrente filosofica sviluppatasi negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, secondo cui l’applicazione pratica convalida la speculazione teorica’), ma ormai inteso come ‘atteggiamento improntato all’azione e al raggiungimento di risultati concreti’. Il suffisso -ismo, fra i più produttivi nell’italiano moderno e, nelle forme a esso corrispondenti, in altre lingue europee, si associa spesso a basi rappresentate da aggettivi di relazione con suffissi in -ico e -atico (Ulrich Wandruszka, in Grossmann-Rainer 2004, p. 389) e dà luogo a un considerevole gruppo di nomi che designano concezioni politiche, filosofiche, economiche, religiose, artistiche. Per pragmaticità si può immaginare una trafila simile a quelle delle più comuni formazioni drammaticità e problematicità da drammatico e problematico (nati come aggettivi di relazione dalle basi greche in -ma drâma e próblēma). Assente nella lessicografia moderna dell’uso (GRADIT, Sabatini-Coletti, Zingarelli, nonché Nuovissimo Dardano. Dizionario della lingua italiana, diretto da Maurizio Dardano, Roma, Curcio, 1987) e in quella storica (edizioni del Vocabolario della Crusca, Tommaseo-Bellini, GDLI, TLIO), la parola affiora, come forma concorrente e sinonimica di pragmatismo, in corpora di testi scritti consultabili in rete, quali CORIS (COrpus di Riferimento dell’Italiano Scritto) con sette attestazioni tratte dalla stampa e da miscellanee, e itTenTen 2020 (corpus di testi presi da internet. Ad esempio occorre nella voce Cinema francese di Wikipedia: “Entr’acte […] è un film di matrice surrealista […] che concilia la pragmaticità del burlesque con la frenesia della società”). È usata anche nel social network Facebook, spesso in relazione all’universo femminile come dote posseduta dalle donne (dato che emerge anche da Italian Web 2020).

Su Google libri il sostantivo ricorre come tecnicismo nella saggistica soprattutto degli àmbiti filosofico, linguistico (per ciò che concerne la pragmatica, branca della semiotica), psicoanalitico:

Una comunicazione pragmatica è funzionale alla presa di decisioni rapide, condivise e concrete. La pragmaticità orienta gli scambi quando sa rispondere a domande come: “che cosa abbiamo effettivamente deciso? […]. (Franco Burla, Sofia Capozzi, Elvira Lozupone, Elementi di psicologia, pedagogia, sociologia per le professioni sanitarie, Milano, Franco Angeli, 2007, p. 72)

è particolarmente interessante un aspetto specifico della pragmaticità comunicazionale, quello che è al centro dell’approccio del praghese Mathesius. (Augusto Ancillotti, Elogio del variabile. Introduzione alla linguistica storica. L’indeuropeistica, Milano, Guerini, 1988, p. 114)

Rispetto all’integrazione teorica, [il modello di valutazione integrata] è caratterizzato dalla pragmaticità e da una maggiore attenzione agli aspetti tecnico-strategici. È ateoretico per natura e si caratterizza come una combinazione di metodi su base empirica e pragmatica. (Edoardo Giusti, Mara Sebastiani, Coaching e Psicoterapia: Trattamenti brevi complementari, Roma, Sovera Edizioni, 2017, p. 158)


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