Rispondo e poi taccio (o mi taccio?)

Sono pervenute varie domande sulla liceità dell’uso, accanto a taccio, della forma riflessiva mi taccio, che si sente non di rado, soprattutto nelle trasmissioni televisive. Ma il verbo è tacere o tacersi?

Risposta

 

Rispondo e poi taccio (o mi taccio?)

 

Per rispondere alla domanda dobbiamo fare velocemente riferimento alle principali classificazioni dei verbi, che sono canonicamente distinti in verbi transitivi (che reggono un complemento oggetto, che ne completa il significato: Sara lava la macchina) e intransitivi (che non reggono un complemento oggetto: Sara gioisce). I verbi transitivi, oltre alla diatesi attiva (in cui il soggetto sintattico è l’agente dell’azione), hanno quella passiva (in cui il soggetto sintattico è il paziente dell’azione) e quella riflessiva (il soggetto coincide con l’oggetto dell’azione); la forma riflessiva è sempre pronominale, ossia il verbo è in combinazione con un pronome atono (cioè, per le sei persone: mi, ti, si, ci, vi, e ancora si). Ma i verbi cosiddetti riflessivi, combinati con un pronome atono, costituiscono in realtà un sistema più complesso, all’interno del quale si possono distinguere i riflessivi indiretti (indicati più spesso come transitivi pronominali), i verbi pronominali intensivi, i verbi intransitivi pronominali (o riflessivi intransitivi).

 

L’azione espressa dai verbi transitivi pronominali non ricade direttamente sul soggetto, ma rimane nella sua sfera d’influenza; il pronome atono non costituisce l’oggetto ma un complemento indiretto (per es. mi chiedo se fosse la cosa giustami lavo le mani). In questi casi il pronome rappresenta un complemento di termine, il complemento oggetto è espresso e indica ciò che nell’azione si svolge nella sfera del soggetto.

 

Nei verbi pronominali intensivi, invece, il pronome non è indispensabile: non modifica il significato del verbo, è usato soltanto per enfatizzare l’intensità (anche emotiva) della partecipazione del soggetto all’azione (per es. mi bevo un bicchiere di birra). L’italiano ricorre a quest’uso per esprimere le funzioni di una diatesi, quella media, assente nella nostra lingua (ma presente in altre, per esempio il greco). La diatesi media indica intatti “una più intensa partecipazione del soggetto all’azione, che resta nella sfera del soggetto stesso” (SERIANNI 1989, XI.22). Sull’uso di questi verbi rimandiamo alla risposta di Massimo Bellina Mangiarsi una pizza, fumarsi una sigaretta, ascoltarsi una canzone…

 

Nei verbi intransitivi pronominali, infine, il pronome clitico è una semplice componente della forma del verbo e non ha valore riflessivo. Questi verbi possono essere ulteriormente distinti in tre gruppi (SERIANNI 1989, XI.24-28): i verbi in cui l’uso del pronome è obbligatorio (per es. accorgersi); i verbi che, oltre alla forma intransitivo-pronominale, possono avere anche una forma intransitiva senza pronome (che a volte comporta una leggera differenza di significato, per es. sedersi rispetto a sedere); i verbi che ammettono anche una forma transitiva in cui si verifica un netto cambiamento di significato (per es. abbattersi rispetto ad abbattere). Spesso i verbi compresi nel secondo gruppo possono essere usati anche transitivamente (per es. sposare la donna amata). Numerosi esempi del genere sono documentati nell’italiano antico e nella lingua letteraria, Serianni (SERIANNI 1989, XI.27b) ricorda che i verbi che anticamente avevano sia un uso transitivo sia uno intransitivo erano molto più numerosi rispetto alla lingua contemporanea e include tra questi esempi anche il caso dell’oscillazione tacere/tacersi.

 

Tacere deriva dal latino tacēre, che poteva essere sia transitivo sia intransitivo. I principali dizionari italiani (DISC, GRADIT, DELI, GDLI) registrano tanto l’uso transitivo quanto l’uso intransitivo di tacere; il GDLI e il GRADIT qualificano tacersi come intransitivo pronominale.

L’oscillazione dell’uso tacere/tacersi è molto antica e ben presente nella lingua letteraria: abbiamo esempi di tacersi, tra l’altro, in Bono Giamboni (Fiore di rettorica: “Anche mi taccio la codardia che facesti quando fosti gonfaloniere”), Guittone d’Arezzo, Dante (Inferno, X, vv. 119‑120: “Qua dentro è ‘l secondo Federico / e ‘l Cardinale; e de li altri mi taccio”; Convivio: “Non è da lasciare, che tutto ‘l testo si taccia”), Petrarca (Disperse e attribuite: “Però s’io no ’l mi taccio”), Alberto De la Piagentina (Il Boezio volgarizzato: “Io mi taccio che alla natura minima cosa basta”), Boccaccio (Amorosa visione: “però mi taccio omai e dirò di color che seco mena dalla man”; Ninfale fiesolano: “e s’io mi taccio, veggio ch’è ’l mio peggio”; Decameron, X 8: “Io mi taccio per vergogna delle mie ricchezze, nella mente avendo che l'onesta povertà”), Sacchetti (Rime: “de la targetta ancora non mi taccio”), Ariosto (La Lena: “Tacermene / voglio, per non parer di rinfacciartelo”), Gaspara Stampa (Rime: “Perciò mi taccio, e prego ’l ciel che sempre ti serbi”), Tasso (Aminta: “Ma non risponde alcun: ciascun si tace.”), Alfieri (Agamennone: “uccido: ... e s’io mi taccio?”; Della tirannide, “Tutto ciò veggono palpabilmente ogni giorno quei pochi enti pensanti che la tirannide non ha potuti impedire, e in ciò vedere, sommessamente sospirando, si tacciono”), Foscolo (Epistolario: “miei tristi pensieri sulle lettere agli amici, io mi taccio”).

Il GDLI riporta, tra gli altri significati del verbo, quello di “Chetarsi, zittirsi, non emettere alcun verso o canto (un animale); calmarsi (il vento); non produrre più alcun suono o rumore; non stormire più (le fronde)”. In queste accezioni si usa non di rado la forma pronominale, della quale si trovano esempi ancora in Carducci, Saba, Moravia e Landolfi. L’uso di tacersi risulta però in netta diminuzione nella lingua contemporanea e, oltre tutto, sembra sopravvivere quasi soltanto alla prima persona, e all’indicativo presente.

In conclusione, le forme taccio e mi taccio sono da ritenersi entrambe corrette, ma nell’uso attuale la prima predomina largamente, mentre la seconda sembra un arcaismo, volutamente esibito.

 

Laura Eliseo

 

28 ottobre 2016


Agenda eventi

  Evento di Crusca

  Collaborazione di Crusca

  Evento esterno


Avvisi

La chiusura del Tema di Paolo D'Achille e Rita Librandi

Avviso da Crusca

Il commento di chiusura al Tema Domande e risposte ai concorsi per l’insegnamento: facciamo più attenzione è disponibile nella sezione "Il Tema".

Vai alla sezione

Notizie dall'Accademia

Sao ko kelle terre. Piccola storia della lingua italiana: al MUNDI uno spettacolo dedicato alla lingua italiana

23 set 2022

Giusto, sbagliato, dipende: in uscita un nuovo volume sulla Consulenza linguistica dell'Accademia

05 set 2022

L'accademico Rosario Coluccia alla trasmissione Agorà

17 ago 2022

Scomparso l'accademico Luca Serianni

21 lug 2022

MUNDI. il Museo Nazionale Dell'Italiano in anteprima

05 lug 2022

Nominati 19 nuovi accademici

29 apr 2022

Gli accademici contro la guerra

04 mar 2022

Le parole di Dante fresche di giornata in onda su Radio 1

27 dic 2021

Vai alla sezione