Scansare vale solo spostare o anche scaffalare?

È giunta in redazione una richiesta di chiarimenti in merito al verbo scanzare [sic] presente in un documento del XVIII secolo.

Risposta

Nel documento, relativo al pagamento di lavori di decorazione a stucco delle pareti di un palazzo nobiliare romano, si legge il seguente brano:

Misure e stima dei lavori del muratore, da gennaio a giugno 1700: Per haver stuccato e fatto delle spigoli e fogliami con grande diligenza nella galleria con haver scanzato le statue.

La decorazione a stucco delle nicchie del palazzo poteva comportare il pericolo di imbrattare con la pittura le statue che vi erano collocate: per evitarlo, una possibile soluzione prevedeva lo spostamento temporaneo delle statue per tinteggiare le pareti oppure, in alternativa, la loro copertura mediante piccoli ponteggi in legno.

Ci viene chiesto se sia possibile che la forma scanzato del documento derivi da scansia, dando così credito all’ipotesi che gli operai non abbiano rimosso le statue ma le abbiano scansate, cioè ‘protette mediante scansie’. Questa congettura tuttavia non sembra essere corroborata dalle informazioni attualmente disponibili.

In primo luogo, il termine scansia non è attestato con il significato di ‘ponteggio’ ma solo con quello di ‘mobiletto, piccola scaffalatura’ adibita a contenere soprattutto libri o altri oggetti di modeste dimensioni:

Mobile per lo più di legno, talvolta riccamente intagliato, o chiuso da sportelli, da vetri, ecc., composto da diversi ripiani su cui sono riposti, esposti e ordinati oggetti di vario genere (come libri, fascicoli, vasellame) o merci, soprattutto nei negozi e nei magazzini. (GDLI, vol. XVII, p. 815a)

Strumento per lo più di legno, ad uso di tenere scritture, o sim., detto altrimenti Scaffale. T. Lo scaffale può essere più grande della Scansía, e più ornato. (Tommaseo-Bellini, vol. IV, p. 607, che riprende in parte la definizione della III edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, Firenze 1691, p. 1453a)

Non solo, dunque, la scansia è un oggetto che mal si presterebbe a ricoprire delle statue per ripararle dagli schizzi di vernice; a ciò si aggiunga che, a prescindere dal significato attribuito a scansia, nei repertori lessicografici non sono attestati, come suoi derivati, né *scansiare né la forma scansare, pur presente ma con origine e significato diversi.

Il verbo, che viene fatto derivare dal lat. campsāre ‘girare per mare’, occorre, anche prima del ’700, in accezioni che fanno propendere per la spiegazione secondo cui le statue menzionate nel documento siano state temporaneamente rimosse per permettere agli operai di dipingere più agilmente le pareti delle nicchie:

canza[re] v.tr.‘rimuovere, allontanare’ (1286) […] scansare (la tavoletta, le robe, i tesori, un mobile dalla parete) v.tr. ‘discostare, spostare, allontanare, mettere da parte’ (1534). (LEI, s.v. campsāre; si veda anche DELI, vol. V, p. 1143a)

Cansare. In signific. att. Allontanare alquanto, Discostare. (Vocabolario degli Accademici della Crusca, IV edizione, Firenze 1729-1738, vol. I, p. 537b)

Infine non sorprende, nella forma riportata nel documento, l’affricazione della sibilante dopo nasale (scansato > scanzato), ampiamente attestata in romanesco e in area centro-meridionale fin dal XIV secolo. (cfr. “Roman. scanzàto agg.” in LEI cit.; Pietro Trifone, Roma e il Lazio, in L’italiano nelle regioni. Lingua nazionale e identità regionali, a cura di Francesco Bruni, Torino 1992, pp. 540-593, p. 550; Rohlfs 1966, § 267).

In conclusione, a oggi non si possiedono elementi per affermare che haver scanzato significhi ‘aver ricoperto tramite ponteggi’. L’ipotesi più probabile è dunque che gli operai abbiano spostato le statue, dipinto le pareti e successivamente ricollocato le statue nella loro posizione originaria.

Gianluca Valenti

26 febbraio 2025


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